giovedì 31 dicembre 2020

L'importanza di saper risolvere i problemi

Attenzione: articolo ad alto tasso di pensieri personali.

Quando ero giovane mi davano della pessimista. In effetti, di una situazione vedevo più i risvolti negativi di quelli positivi, ma solo per trovare una soluzione che li prevenisse.
  Non ero pessimista, semplicemente non mi affidavo al caso o alle belle speranze e preferivo guardare in faccia la realtà per essere pronta a ogni evenienza. Ero già una risolutrice di problemi (lo sono sempre stata), soprattutto di quelli che nessuno voleva vedere per paura che si avverassero.

La prima cosa da fare per risolvere un problema è capire se dipende da te o da cause esterne. Nel primo caso puoi agire, nel secondo caso non hai alcuna influenza su ciò che accade ma qualcosa puoi fare lo stesso: accettare la situazione, adattarti e trarne il meglio.

Ecco, quest'anno è stato per me una prova della mia capacità di risolvere i problemi.
  Ho impiegato un po' ad accettare la situazione, così tanto da film apocalittico americano, così troppo irreale; ma l'ho accettata, insieme al nuovo modo di vivere le mie giornate, fatte anche di paura, nervosismo e restrizioni.
  Mi sono adattata in fretta e con facilità: sono introversa, mi piacciono la solitudine e le relazioni a distanza, preferisco una telefonata con una persona cara a una gita in compagnia. Rimanere a casa non mi è pesato, affatto.
  Ho tratto il meglio dalla pace di casa, dalle coccole casalinghe (hai presente? un buon libro, una tisana calda, il divano davanti al camino o la sdraio in giardino), dai colori della natura, dalle passeggiate sul lungolago appena possibile, dalla scoperta di luoghi piacevoli anche nelle vicinanze. 

Il mio lavoro mi è stato molto d'aiuto per mantenere la testa impegnata in qualcosa di costruttivo.

  • Ho rimandato (chissà a quando?) tre mini-corsi sul tempo in presenza; ma ho realizzato un corso sull'agenda di tre incontri da remoto, su una piattaforma digitale che nemmeno conoscevo!
    Non dimenticherò mai il momento in cui è nata l'idea né quello in cui ho deciso di buttarmi nonostante i miei infiniti "ma". È passata solo una settimana dalla fine del corso, e sono felice di averlo realizzato e di aver ricevuto riscontri positivi.
  • Ho voluto fare la mia parte, ascoltato il mio intuito e proposto consulenze gratuite per migliorare il rapporto col tempo. Ho fatto bene, perché ho conosciuto il mondo dei multipotenziali (e molte persone speciali), scoperto di esserlo anch'io e sentito forte il desiderio di mettere le mie competenze professionali e le mie esperienze personali in un nuovo progetto.
  • Ho lasciato andare persone e situazioni ormai spente, del tutto fuori linea con il mio modo d'essere e i miei valori. Ma la curiosità mi ha spinto a far parte di nuove reti di professioniste e imprenditrici e ho scoperto persone vere, forti, appassionate e con una gran voglia di fare e cambiare il mondo con le loro capacità. Mi sento molto fortunata.

Domani inizia un nuovo anno. Non credo sarà molto diverso da questo, in apparenza. Nella sostanza, ho intenzione di renderlo straordinario: costruirò un nuovo Paroladordine e la tua presenza sarà per me preziosa. 
  Questo è il mio modo di risolvere i problemi: prevenirli, se possibile; trarne il meglio, sempre.

Paroladordine limportanza di risolvere problemi professional organizer

martedì 22 dicembre 2020

Il tempo per i multipotenziali

Il tempo è sempre lo stesso: scorre lungo la sua strada senza mai fermarsi né curarsi di ciò che accade. Forse è per questo motivo che "il tempo guarisce tutto": mentre passa, le circostanze cambiano e cambiamo anche noi con le nostre emozioni e sensazioni.

La percezione del tempo è sempre diversa: non solo per ciascuno di noi, ma anche per ogni situazione vissuta da ciascuno di noi. Secondo l'intensità e la qualità delle nostre emozioni, il tempo sembra essere più veloce o più lento e in alcuni casi pare quasi fermarsi in una piccola bolla di eternità.

Anche il modo di riempire il nostro tempo è diverso: alcuni hanno paura del vuoto, altri davanti a troppe scelte vanno in confusione, certi non fanno i conti (e aggiungono più cose da fare di quante ore abbiano) e altri ancora dicono solo di sì.
  Ecco alcuni esempi:

  • horror vacui – dal latino, "terrore de vuoto"; è la frase usata per esprimere un concetto filosofico, secondo cui in natura non esistono spazi vuoti perché la natura detesta il vuoto! Allo stesso modo alcune persone detestano il tempo "vuoto" da impegni e cose da fare, e preferiscono riempirlo di qualsiasi cosa (qualsiasi) pur di non rimanere da soli con se stessi e i propri pensieri;
  • sì, certo! – è la frase usata dalle persone che dicono sempre di sì alle richieste altrui (famigliari, parenti, amici, conoscenti, colleghi, capi), un po' perché a loro piace sentirsi indispensabili, un po' perché a dir di no si sentono subito in colpa. Così riempiono il loro tempo di cose da fare di altri e per altri, e rimane a loro quasi nulla per dedicarsi a sé;
  • faccio io – lo dicono quelli che non chiedono aiuto e non delegano mai, nemmeno le attività più ostiche, perché non si fidano degli altri e credono di essere gli unici a saperle fare bene. Così si ritrovano da soli con una montagna di impegni che, immancabilmente e con frustrazione, non riescono mai a completare;
  • oplà! – è l'espressione usata dai bambini quando saltano; forse anche da alcune persone mentre saltano da un'attività all'altra. Sono piene di cose da fare e, invece di iniziarne una e completarla, preferiscono passare da una all'altra e a un'altra ancora, senza mai concluderne alcuna. Così riempiono il loro tempo, sono indaffaratissime, ma a fine giornata sono stremate e con ancora tutto da finire;
  • non so – è la frase ripetuta più spesso da chi non sa prendere una decisione. Di fronte a una serie di attività importanti e urgenti, impiega il suo tempo a cercare di capire che cosa sia meglio fare prima e che cosa dopo. Così il tempo passa senza decidersi e si ritrova a fare attività scelte da altri.

Se non ti sei ritrovata in nessuno di questi esempi, forse sei una persona multipotenziale.
  Per i multipotenziali il tempo è come una valigia morbida, in cui inserire tutto ciò che amano, li incuriosiscono e vogliono assolutamente avere sempre con sé: da rettangolare, la valigia si trasforma presto in un Barbapapà con rotelle!

Per tutti usare bene il tempo significa trovare l'equilibrio tra i doveri (cura di sé e della casa, incombenze familiari e lavorative) e i piaceri (divertimento, riposo, spensieratezza, interessi).
  Per i multipotenziali significa aggiungere altri elementi: l'esplorazione di nuovi mondi, l'immersione nel lavoro costruito su misura per sé, la gioia della scoperta, della conoscenza e della pratica di cose nuove, la dedizione alle proprie passioni e ai tanti interessi..
  Tutto il resto rischia di passare in secondo piano, soprattutto la salute: perché le ore passate a lavorare, studiare, approfondire, fare, consumano energia mentale e fisica, a lungo andare ne esauriscono le scorte e, se non ti imponi di ricaricarle, rischi di bloccarti.

Questo periodo particolare, poi, ha peggiorato la situazione: lavorare da casa senza orari imposti dall'esterno è difficile, mentre è facile cadere nella tentazione di inseguire la propria curiosità e cercare in internet e tra i libri nuovi argomenti, nuovi interessi e nuove passioni.
  Così oltre al carico di lavoro da gestire da sola, ti ritrovi anche con mille altre attività seducenti che ti rubano tempo ed energia. A fine giornata sei stanca, la testa è piena di confusione, ti senti in colpa per non aver concluso molto... Il tuo tempo è talmente pieno di cose da fare che ti sembra di essere arrivata al punto di non ritorno.

C'è sono una cosa da fare: andare oltre e cambiare il tuo rapporto con il tempo. Hai bisogno di organizzarti e riconoscere le tue priorità, quali progetti seguire adesso e quali in futuro, in quanto tempo ricaricare le tue energie (non una tantum, ma ogni giorno), di trovare l'armonia tra tutti gli elementi che compongono la tua ricca e variegata vita.

Se hai bisogno di un aiuto concreto, scrivimi: sono multipotenziale anch'io (so che cosa stai provando) e conosco le tecniche e i metodi organizzativi che ci possono rendere la vita più serena. 

Paroladordine il tempo per i multipotenziali professional organizer


martedì 15 dicembre 2020

L'agenda e il calendario del 2021

Siamo a metà dicembre, mancano pochi giorni all'arrivo ufficiale dell'inverno e un altro poco ancora alle feste invernali. Poi si cambierà data e nei nostri diari scriveremo 2021 anziché 2020.
  Forse con un sospiro di sollievo o magari con un sorriso speranzoso sulle labbra, le dita incrociate dentro le tasche dei maglioni e un unico enorme desiderio collettivo nel cuore: stare bene, tutti

Stare bene significa anche avere la mente sgombra per seguire le passioni, fare passi avanti nei progetti e avere il tempo per ricaricare le energie: un tempo vissuto con intensità sia negli impegni sia negli svaghi, divertimento e (tanto) riposo compresi.
  Per questo ho già pronti i miei due strumenti principali per vivere bene il nuovo anno: l'agenda e il calendario.

L'agenda

Ho iniziato a pensare alla mia prossima agenda a ottobre, quando guardavo con occhio critico quella attuale. Che cosa funziona? mi sono chiesta. E che cosa non funziona più (o non ha mai funzionato)? Cosa cambierei, per renderla ancora più facile da usare e più simile a me?
  • Funziona la struttura in generale, con la visione dell'anno, dei mesi, della settimana e dei singoli giorni. Le uso tutte, ciascuna in modo diverso. 
    Funziona l'organizzazione delle liste delle cose da fare e dei progetti (queste ultime le adoro).
  • Non funziona la mancanza di segnapagina "seri" per trovare il mese e la settimana correnti in un zic.
    Non funziona la parte dedicata ai controlli inserita nella pagina giornaliera (alla fine manco la guardo).
  • Cambierei la successione dei mesi, delle settimane e dei giorni, non più in blocco uno dietro l'altro (prima tutti i mesi, poi tutte le settimane, infine tutti i giorni) ma insieme, proprio come si presentano vivendoli.
    Cambierei anche il carattere usato, non più scanzonato ma classico, come nelle agende delle banche.  

Ah, naturalmente è già pronta! Aspetta solo il primo di gennaio, quando svuoterò l'organiser e inserirò le sue pagine fresche negli anelli.
  E mentre assaporo il momento in cui scriverò sulla mia, aiuto le persone a crearsi la loro agenda perfetta  con un corso di tre incontri, iniziato settimana scorsa.
  Abbiamo cominciato col fare chiarezza: a che cosa serve davvero l'agenda, quale struttura troviamo più comoda, quali parti non possono proprio mancare – soprattutto se portiamo avanti più progetti contemporaneamente. Continueremo poi con l'organizzazione degli impegni nell'agenda, la pianificazione e la programmazione. E termineremo con la cura quotidiana dell'agenda, i controlli periodici dei risultati e dei progressi.
  Sto già pensando di proporre un'altra edizione del corso, a breve: se anche tu sei in cerca dell'agenda perfetta per te e i tuoi progetti, scrivimi e ti risponderò con tutte le informazioni e i dettagli. 


Il calendario

Sempre lui, il Calendario di Paroladordine: ormai è in casa nostra dalla sua prima edizione del 2016. Ricordo ancora la grande emozione di aprire lo scatolone con i calendari impilati uno sull'altro a gruppi di cinque e di ricevere le prenotazioni da tantissime persone interessate.
  Quest'anno sono stata in forse fino all'ultimo: la mia voglia di novità, di cambiare e di provare strade nuove (da brava multipotenziale) mi ha fatto tentennare... Poi ho ricevuto una richiesta da parte di un'affezionata del calendario e ho deciso di proporlo ancora, per il sesto anno consecutivo.

Nell'anima è sempre lo stesso, ma in qualcosa è cambiato:
  • non è cartaceo ma in formato digitale, per essere scaricato, stampato e assembrato direttamente a casa tua (senza bisogno di uscire);
  • la Signorina O è sempre la stessa ma diversa, ha colori nuovi ed è circondata dallo scoppiettio dei pensieri che accompagnano i nuovi progetti;
  • non ha una destinazione unica ma è per tutti, per chi vuole segnare gli impegni della famiglia, per i multipotenziali e i loro tanti progetti, per chi vuole tenere traccia delle nuove abitudini.

Usalo come vuoi, da sola o in compagnia di familiari e colleghi, stmapane una o più copie: per averlo ti basta scrivermi Voglio il calendario di Paroladordine 2021!
P.S. Il costo è davvero piccolo, ma come l'anno scorso darò la metà del guadagno in beneficenza: le buone abitudini sono da mantenere e coccolare.

Paroladordine corso Agenda perfetta professional organizer

martedì 1 dicembre 2020

Tempo di novità per la professional organizer dei multipotenziali

La settimana scorsa ero in casanza (= vacanza da casa) e ho lavorato più che mai.
  Lo so, le vacanze sono sacre e io sono la prima a dire e ridire ai quattro venti che le pause – più o meno lunghe – sono intoccabili e vanno rispettate sempre.
  Ho due buoni motivi per aver lavorato: primo, fare le vacanze a novembre in piena zona rossa non offre molte possibilità di svago (no, pulire e cucinare non rientrano nella mia idea di svago); secondo, sono in pieno cambiamento e quel che faccio mi piace un sacco.

La mia testa in questi giorni – da quando ho deciso di fare la professional organizer per multipotenziali – è piena di idee e di mini progetti da iniziare, sviluppare e concludere in breve tempo. Potrei dire che mi sento sotto pressione ma, in realtà, non vedo l'ora di realizzare tutto quanto.

Ho fatto le mie prime consulenze consapevoli per multipotenziali.
Avevo già lavorato con persone poliedriche ed eclettiche, ma l'avevo scoperto dopo; questa volta, invece, mi sono proposta proprio ad alcune di loro ed è stata un'esperienza bellissima.
  Sarà perché ci riconosciamo nei sentimenti e nei modi di fare, e comprenderci diventa facile; o forse perché mentre io aiuto loro, loro aiutano me a scoprire sempre più sfaccettature del nostro rapporto col tempo, con gli impegni e con noi stessi.
  I multipotenziali vivono il tempo in modo diverso dagli altri: lo riempiono non per paura del vuoto, ma per amore delle cose da fare e conoscere; il loro più grande timore è dover rinunciare a qualcuna delle loro passioni, la più grossa difficoltà è dare una priorità ai propri progetti. Il mio compito è rendere tutto quanto più semplice e fattibile, provare insieme una o più soluzioni finché si trova quella che calza a pennello – e, quando accade, lo si capisce dal sorriso e dagli occhi che brillano.

Ho preso decisioni che mi elettrizzano e spaventano al contempo.
Qualcuno mi ha detto che, se provo queste due emozioni nello stesso momento e allo stesso grado (elevato!), sono sulla strada giusta. Il mio entusiasmo per questa nuova avventura è alle stelle, e altrettanto il timore di partire – un misto di "cosa lascio" e "cosa incontrerò".
  Un grande cambiamento è fatto di tante, piccole novità: compilo liste di progetti (adoro) e continuo a ripetermi "ricordati di aggiustare quel testo, di modificare quell'immagine, di sistemare quel collegamento...". Per raccontare la mia evoluzione ho superato alcuni limiti, mi sono mostrata in video su Instagram e ho cambiato la mia presentazione qui sul blog, da "aiuto le persone a usare bene il tempo per essere libere di godersi la vita" a "faccio la professional organizer del tempo per multipotenziali".

E oggi, più o meno all'ora de tè, invierò la mia nuova newsletter, piena di notizie e novità: mentre la scrivevo, immaginavo la tua possibile reazione...
  Perciò, se ancora non sei iscritta, corri a farlo, così poi mi racconti che cosa ne pensi! 

Paroladordine professional organizer per multipotenziali newsletter


martedì 24 novembre 2020

Perché sono diventata la professional organizer del tempo per multipotenziali

Oggi ti racconto una cosa importante, che riguarda la mia evoluzione come professional organizer.

Come sai, il mio percorso è stato tutto al contrario. Sono sempre stata una persona organizzata, ma senza averne coscienza perché mi veniva d'istinto. Quando ho sentito il bisogno di riorganizzare la mia vita, l'ho fatto con consapevolezza: ho studiato, ho provato le tecniche e i metodi proposti, ho sperimentato sulla mia pelle, finché ho trovato il mio sistema.

Ho iniziato prima con lo spazio, poi sono passata al tempo (sia nella vita, sia nella mia attività di professional organizer), e di questo mio percorso ho tenuto traccia tra le pagine del blog, proprio qui. Ecco perché ora ti scrivo di questa mia nuova evoluzione.

Tutto è iniziato questa primavera, quando ho voluto fare la mia parte in quel periodo assurdo e del tutto inaspettato, e ho aiutato chiunque sentisse il bisogno di organizzarsi per usare bene il proprio tempo. Tra le varie persone incontrate, alcune mi hanno detto di essere multipotenziali.
  Ancora non sapevo nulla di multipotenzialità, ma mi si è accesa una lampadina e ho avuto subito un sospetto...

Senza volerlo ho confrontato il loro modo di vivere e di essere con il mio e finalmente ho capito: sono una multipotenziale anch'io.
  Me ne sono resa conto non perché sono curiosa come una bambina o mi vengono mille idee al giorno, ma soprattutto per due motivi ben precisi: 

  1. ogni volta che sono immersa in un progetto e incontro un nuovo argomento, me ne innamoro e voglio approfondire, conoscere, fare ricerche;
  2. le mie esperienze formative e lavorative non sono state lineari, ma decisamente curvilinee! E ultimamente stanno disegnando un bellissimo cerchio che racchiude tutto quello che ho conosciuto, esplorato e amato finora.

Così, piano piano si è formata un'idea: fare la professional organizer del tempo per multipotenziali!
  Perché...
  • so come ci si sente quando si hanno tanto progetti e non abbastanza tempo per realizzarli;
  • so che quando diciamo "non ho tempo" è vero e non è una scusa;
  • so che accumuliamo troppi impegni da cui poi ci sentiamo sopraffatti;
  • so che siamo talmente presi da arrivare a fine giornata senza energie;
  • so che è facile perdere tempo quando s'inseguono molte passioni;
  • so come ci si sente quando non riusciamo a fare progressi nei nostri progetti.

So anche che per noi multipotenziali imparare a organizzarsi è fondamentale: per trovare il tempo giusto per ogni attività – anche quelle che non ci fanno brillare gli occhi (come la cura di sé, della casa, le incombenze familiari, un lavoro poco entusiasmante) –, per gestire le giornate, per organizzare gli impegni e, soprattutto, per trovare l'equilibrio tra il bisogno di esplorare nuovi mondi e il desiderio di portare avanti e completare i progetti in corso, personali e lavorativi.

Da quando so di essere multipotenziale, ho rivisto con occhi nuovi non solo tutto il mio percorso, ma anche il mio modo di organizzare gli impegni nel tempo. So che ho bisogno di pause tra i vari argomenti per rimanere concentrata più a lungo, conosco quali sono i momenti migliori per ogni tipo di attività, scelgo una tecnica o un metodo organizzativo diverso e ad hoc per ogni progetto.
  Sono consapevole che va bene avere più interessi, impegni e nuovi mondi da esplorare (ehm, sono arrivata a cinque progetti importanti, di cui due sono prioritari e gli altri aspettano in coda frementi!), l'importante è saperli gestire senza venirne risucchiata.

Così ho unito la mia multipotenzialità, le mie competenze di professionista dell'organizzazione e la mia multisfaccettata passione per il tempo, per essere la prima professional organizer specializzata nel tempo per multipotenziali.

Paroladordine professional organizer del tempo per multipotenziali


martedì 17 novembre 2020

La multipotenzialità e l'organizzazione personale

La multipotenzialità è un modo di essere, caratterizzato dalla capacità di portare avanti più interessi e attività anche molto diversi tra loro, dalla curiosità intellettuale e artistica, dalla creatività innovativa. È un po' l'opposto della specializzazione: gli specialisti vanno a fondo di un argomento, i multipotenziali attraversano più argomenti con vari livelli di approfondimento e li collegano tramite nuovi punti di vista.

I multipotenziali vivono una vita "avventurosa", con un'esperienza formativa e lavorativa varia e variegata, all'inseguimento dei loro bisogni fondamentali: trovare il significato profondo delle proprie scelte, denaro quanto basta per vivere serenamente e realizzare le proprie passioni, la varietà di cose da conoscere ed esplorare.
  Emilie Wapnick, nel suo libro Diventa chi sei, descrive i quattro principali approcci al lavoro dei multipotenziali per soddisfare questi bisogni: (1) trovare un mestiere multidisciplinare, (2) dividere la giornata e la settimana in più lavori in ambiti diversi, (3) scegliere un lavoro sicuro e dal basso consumo di energia e tempo, da impiegare nelle attività extra-lavorative, (4) approfondire una materia per mesi o anni per poi cambiare del tutto settore e argomento.

Ogni multipotenziale è diverso dagli altri e può cambiare il suo approccio nel corso degli anni.
  Per esempio ho scoperto di avere un orientamento di tipo fenice (4), a volte combinato con altri: ogni cinque anni sento il bisogno di cambiare qualcosa nel mio lavoro o il lavoro stesso; per vent'anni ho fatto esperienze nello stesso settore, l'archeologia, che è multidisciplinare (1); ho avuto anche una fase con quattro impieghi diversi tra loro e un corso universitario (2); ma non ho mai avuto il desiderio di un lavoro sicuro e tranquillo per mantenere i miei interessi (3).

Di tre cose, però, noi multipotenziali abbiamo bisogno per essere soddisfatti della nostra vita:

  1. la consapevolezza, cioè sapere di essere fatti così e che non c'è nulla di sbagliato;
  2. un progetto lavorativo, per valorizzare e trasformare in denaro le nostre competenze;
  3. l'organizzazione personale, per gestire le nostre attività e usare bene il tempo.
  Se abbiamo consapevolezza e un progetto lavorativo, l'organizzazione è necessaria per non riempire ogni ora di ogni giorno di ogni settimana di troppi impegni.

Come multipotenziale ti sei già accorta che l'organizzazione è fondamentale: le tue infinite passioni si trasformano in impegni concreti, gli impegni si accumulano giorno dopo giorno e ti fanno sentire sopraffatta, a fine giornata ti prosciugano ogni energia e, passando da un'attività all'altra senza una strategia, perdi tempo prezioso... Così non riesci a fare progressi in nessuno dei tuoi progetti, né in quelli personali né in quelli lavorativi – e in questo caso, è un problema.

L'organizzazione personale ti aiuta a trovare l'equilibrio necessario tra bisogni e desideri, tra i devo e i voglio,  tra le pause rigeneranti e le immersioni entusiasmanti:

  • realizzi i tuoi progetti senza rinunciare a nulla. Impari a distinguere i progetti più importanti per la tua crescita personale e professionale, a stilare una classifica e a rispettarla; sviluppi la pazienza e ti godi il momento;
  • trovi il tempo giusto per ogni attività. Impari quando dedicarti alle attività meno entusiasmanti (incombenze familiari, cura di te e della casa, lavori meno coinvolgenti), ai tuoi progetti importanti e all'esplorazione di nuovi mondi;
  • gestisci le tue giornate. Impari a organizzare i tuoi impegni nel tempo, dosare le tue forze, prenderti le giuste pause e fare una cosa alla volta secondo i tuoi ritmi, il tuo bisogno quotidiano di varietà e le tue energie;
  • risparmi tempo. Impari a crearti un metodo personale per usare il tempo con efficacia, bilanciare il tuo bisogno di scoprire novità e il tuo desiderio di arrivare fino in fondo ai tuoi progetti – soprattutto se lavorativi.

L'organizzazione personale per noi multipotenziali è l'unica strada per evitare di smarrirci in una foresta di mille opportunità, materie interessanti e progetti invitanti, e per garantirci la libertà di riuscire a far tutto ciò che desideriamo senza rinunciare a nulla.

Paroladordine professional organizer per multipotenziali


mercoledì 11 novembre 2020

Quando Pareto e Parkinson s'incontrano

La prima volta che ho scoperto il vero significato di efficacia ed efficienza è stato durante un corso di economia. Da quando mi occupo di organizzazione personale del tempo le ho incontrate di nuovo nei miei libri di studio.

I due termini sembrano dei sinonimi, ma ci sono alcune sottili sfumature che li rendono diversi:

  • derivano entrambi dal verbo latino effìcere ("portare a compimento"), in particolare efficacia dall'aggettivo efficàceum ("che ha la forza di raggiungere un obiettivo") ed efficienza dal participio presente efficiens ("che produce un effetto");
  • secondo il vocabolario Treccani, efficacia è sia la "capacità di produrre l'effetto voluto" sia "l'ottenimento stesso dell'effetto", mentre efficienza è la "capacità di rendimento e di rispondenza ai propri fini";
  • in economia, efficacia è la capacità di raggiungere un obiettivo, mentre efficienza è l'abilità di raggiungere un obiettivo usando le risorse minime necessarie.

In altre parole: con la prima raggiungi il risultato desiderato, con l'altra ottieni il massimo con il minimo – più o meno, massima resa con minima spesa.
  Così mi sono convinta dell'assoluta importanza dell'efficienza, finché ho letto 4 ore alla settimana di Timothy Ferriss.

Timothy Ferriss non ha dubbi: avere più tempo significa fare di meno. Fare di meno significa concentrarsi sulle poche azioni davvero importanti, per realizzare più cose e moltiplicare i risultati nei progetti lavorativi e personali. Ma come?
  Innanzitutto, fa chiarezza sulla differenza tra efficacia ed efficienza nell'uso del tempo e nella gestione personale: l'efficacia è la capacità di fare le cose che avvicinano agli obiettivi; l'efficienza è l'esecuzione di un determinato compito nella maniera più economica possibile. Quindi l'efficacia è fondamentale per fare le cose giuste, mentre l'efficienza è inutile se applicata alle cose sbagliate.
  Infine, spiega come essere efficaci, usare bene il tempo e moltiplicare la produttività personale, utilizzando la legge di Pareto e la legge di Parkinson.

La legge di Pareto prende il nome da Vilfredo Pareto, ingegnere, economista e sociologo italiano di fine Ottocento. È conosciuta anche come legge 80/20.
  È una formula matematica usata da Pareto per indicare la distribuzione della ricchezza nella società: "l'80% della ricchezza e del reddito è prodotto e posseduto dal 20% della popolazione".
  La forma semplificata è: "l'80% di un risultato è prodotto dal 20% delle risorse"; la si può usare anche in altri ambiti, con lo scopo di individuare i punti deboli (inefficienti) e i punti di forza (efficienti), per eliminare i primi e moltiplicare i secondi.

La legge di Parkinson prende il nome da Cyril Northcote Parkinson, storico navale, studioso di pubblica amministrazione e autore britannico di inizio Novecento.
  Afferma che "il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo a disposizione per completarlo: più tempo si ha e più il lavoro da svolgere sembra importante e impegnativo."
  Significa che quando le scadenze si avvicinano e il tempo scarseggia, il lavoro è efficiente perché il bisogno di raggiungere l'obiettivo ci rende meno dispersivi e più concentrati.

Per Ferriss il segreto della produttività personale è l'impiego sinergico dei due approcci: limitare i compiti all'essenziale per abbreviare il tempo (legge di Pareto) e abbreviare il tempo per limitare i compiti all'essenziale (legge di Parkinson).
  Perciò, la prossima volta che pianifichi i tuoi progetti in agenda, tienine conto e procedi così:

  1. prima individua i tuoi punti di forza, quel 20% delle attività che ti permette di ottenere l'80% dei tuoi risultati; cioè quei compiti davvero importanti che ti avvicinano alla riuscita dei tuoi progetti;
  2. poi segnali in agenda per le prossime settimane (anche se la consegna è tra qualche mese), perché più le scadenze sono ravvicinate, meno perdi tempo a lavorare – e i risultati sono migliori. 

Paroladordine quando Pareto e Parkinson s'incontrano


martedì 3 novembre 2020

Il potere delle scadenze e la legge di Parkinson

Tempo fa mi ha scritto una persona in cerca di aiuto. Riteneva che il suo problema fosse la pigrizia e cercava qualcuno che le desse una mano a pianificare il suo progetto: "Noto che funziono solo così, se ho delle scadenze divento disciplinata, altrimenti finisce sempre che non so da che parte iniziare". 

Diciamo che una persona è pigra se: (1) non ha voglia di far fatica, sforzarsi né impegnarsi fisicamente o intellettualmente oppure (2) agisce con lentezza, senza entusiasmo, per mancanza di decisioni o di energia.
  Per esempio, la sera dopo il lavoro, il sabato mattina e a volte anche la domenica sono decisamente pigra: ho esaurito le mie forze mentali e non voglio fare più nulla. Ma in alcuni periodi della mia vita sono stata pigra anche per altri motivi: quando non riesco a prendere delle decisioni perché nessuna possibilità mi entusiasma, mi fermo e aspetto che qualcosa mi dia una spinta.
  Come è successo proprio quest'anno: mi ero persa perché non trovavo più il senso, poi ne ho scoperto uno (più interessante di quello vecchio) e ho ripreso con energia.

Le scadenze sono limiti di tempo (date e orari) entro cui avviene o deve avvenire una certa cosa; per esempio, per la persona che mi ha chiesto aiuto, compiere il primo passio del suo progetto.
  I compiti con scadenze sono più facili da iniziare e portare a termine: fissare un termine temporale dà loro un valore in più e ti aiuta a riordinarli per priorità. Le scadenze date da qualcun altro (capi, colleghi, chi ti sta aiutando) sono più forti, ma in loro mancanza è meglio se impari a dartele da sola: sono meno energiche (puoi sempre boicottarti, tanto nessuno lo viene a sapere...) ma meglio di niente. In milanese si dice: "piutost che nient, l'è mei piutost"!

Ne scrive anche Timothy Ferriss nel suo libro 4 ore alla settimana a proposito della legge di Parkinson.
  Cyril Northcote Parkinson era uno storico navale, studioso di pubblica amministrazione e autore britannico, e nel 1958 pubblicò il suo libro più famoso intitolato La legge di Parkinson. Ecco che cosa sostiene: "il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile; più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo".
  In poche parole, significa che:
    1. più tempo hai a disposizione, più ne sprecherai;
    2. meno tempo hai a disposizione, più lavorerai con efficacia.

Le scadenze imminenti funzionano come la migliore delle motivazioni: vuoi realizzare in tempo quell'attività perché altrimenti potrebbero esserci conseguenze spiacevoli.
  Non solo: il lavoro con la scadenza più ravvicinata di solito è di qualità superiore agli altri, perché ti concentri di più nel realizzarlo.

Non so come stai vivendo queste settimane, magari hai mandato all'aria progetti e ne stai immaginando di nuovi oppure procedi con i tuoi programmi o, forse, sei bloccata da una forma di pigrizia passeggera...
  In ogni caso, ricordati che dare una scadenza a ogni tua attività ti aiuta a iniziare e a mantenere la disciplina; se poi la scadenza è ravvicinata quanto basta, lavorerai con più concentrazione e il risultato sarà migliore.


Paroladordine il potere delle scadenze organizzazione personale tempo

martedì 27 ottobre 2020

Pensieri di una professional organizer che non smette mai di cambiare

Forse questo lungo cammino doveva portarmi proprio qui, in questo preciso punto e istante del mio percorso.

Dall'inizio del mese mi è capitato più volte di spiegare alle persone di che cosa mi occupo e che cosa faccio nel concreto. La mia risposta è più o meno così:

mi occupo di organizzazione personale e sono specializzata in uso del tempo, insegno alle persone un metodo per gestire i propri impegni, vivere bene le loro giornate e raggiungere gli obiettivi prefissati (per esempio, stare di più con la famiglia, andare a dormire soddisfatte dei risultati raggiunti, fare un'ora di esercizio fisico al giorno, trovare un equilibrio tra doveri e piaceri); 

in concreto utilizzo tecniche, strumenti e metodi organizzativi provati personalmente, preparo una strategia personalizzata e accompagno le persone, con una serie di incontri da remoto, dal primo passo fino al risultato finale.


Mi è capitato anche di raccontare più volte di come abbia fatto tutto al contrario:

  • mi sono buttata nel mondo dell'organizzazione per interesse e bisogno personale (ero pronta a uscire da un lungo periodo di crisi) senza un piano definito;
  • ho chiuso un gruppo Facebook molto attivo e vivace di diecimila persone senza pensare alle conseguenze (perdita di pubblico, statistiche a rotoli, commenti sgradevoli), perché non mi sentivo più a mio agio e volevo di più;
  • ho iniziato il blog in modo amatoriale coinvolgendo altre blogger e poi ho sentito il bisogno di fare le cose sul serio e promuovere la mia professione;
  • ho chiuso collaborazioni importanti che mi avrebbero dato visibilità e fatto conoscere persone in gamba, perché non ne condividevo la filosofia né la politica;
  • ho fatto un salto degno di un salmone da un ambito molto conosciuto e condiviso (l'organizzazione domestica) a un altro più intimo e nascosto (l'uso del tempo) senza rete di salvataggio.

E adesso? Adesso sono in piena fase di cambiamento. Ancora?! Sì, ancora. E questa volta lo affermo senza sentirmi in colpa o inadeguata: ho scoperto di essere una multipotenziale, una persona che s'innamora di vari argomenti, deve saperne di più e sa trovare e creare intrecci nuovi e interessanti da ciò che ha scoperto. Voglio seguire il mio modo di essere, perciò ho unito le mie competenze, il mio passato da archeologa, il mio presente da professionista dell'organizzazione e tutte le sfaccettature di questi due mondi, e ho trovato la mia nuova direzione. 
  Inizio a lasciarti la mia definizione personale di organizzazione: sarebbe fantastico per me sapere che cosa ne pensi!
L'organizzazione è la quintessenza dell'umanità, perché il linguaggio, il pensiero logico, il pensiero creativo, la pianificazione, il tempo e la lentezza sono prerogative della nostra specie. 

Siamo così  da duecentomila anni, sebbene in questi ultimi decenni lo sviluppo economico e tecnologico ce l'abbia fatto dimenticare: è ora di riscoprirci esseri umani e fare ciò per cui siamo nati.

Paroladordine pensieri di una professional organizer cambiamento


martedì 20 ottobre 2020

La libertà e l'organizzazione personale

 Per oggi avevo in mente di scrivere di un altro argomento. Poi l'altro giorno mi sono confrontata con un'amica sul significato di una parola e mi ha preso così tanto che non ho potuto fare a meno di cambiare programma. Quella parola è libertà.

Libertà deriva dal latino libertas e pare che racchiuda nella radice lib- un senso di piacere e fratellanza. Con molta semplicità, significa "essere liberi" ma in realtà implica qualcosa in più: è la condizione di chi può decidere di sé a suo piacere, lo stato che si esercita per amore nostro e di chi ci vuole bene. In poche parole, solo se sei libera fai ciò che ti piace.

Credo molto nel valore della libertà e ogni mia scelta è sempre stata coerente con ciò in cui credo. Per questo ho un grosso dispiacere: per alcune persone l'organizzazione è un limite alla libertà personale, qualcosa di sterile, opprimente, rigido, senza fantasia né creatività, frutto di una moda passeggera invece di una scelta consapevole e responsabile

Qualche anno fa mi trovavo a mezzogiorno fuori da una scuola insieme a una mia collega: avevamo passato l'intera mattina a insegnare l'organizzazione ai bambini. Si era avvicinato un padre per chiederci preoccupato se troppa organizzazione non fosse "pericolosa" per le loro giovani menti.
  Be', no.

L'organizzazione personale:

  • non è una gabbia, ma la chiave per aprire la gabbia. Il suo compito è strutturare un insieme di elementi (attività, idee, oggetti) e coordinarli tra loro per raggiungere un obiettivo; per questo motivo libera dall'oppressione della confusione e accoglie con flessibilità ogni imprevisto e cambiamento in itinere;
  • non reprime la spontaneità, ma l'esalta. Crea una struttura di elementi interconnessi e coordinati tra loro, così noi siamo liberi di esprimerci come vogliamo e fare ciò che più ci piace; perché sappiamo che tutto sta funzionando come desideriamo e non c'è nulla di cui preoccuparsi continuamente;
  • non è appiattimento, ma creatività. Serve per raggiungere un risultato, per risolvere un problema e le soluzione nascono dalla fantasia e dall'immaginazione. Senza creatività e pensiero libero da "zavorre" mentali non si trova la soluzione organizzativa giusta.

A tutte le persone che hanno lo stesso timore di quel padre scrivo forte e chiaro: l'organizzazione rende liberi. Dalla confusione mentale e fisica, dall'incertezza, dall'eterna preoccupazione e da una massa di cose da fare che prosciuga la nostra attenzione, la nostra energia e divora il nostro tempo fino all'ultimo secondo.
  Solo se liberi il tuo tempo lo vivi come vuoi (mille progetti, tante passioni, un lavoro appagante, ozio a volontà, divertimento e riposo) insieme a chi ami: te stessa in primis, la tua famiglia e i tuoi amici.

Ora prendi la tua agenda, nella prima pagina bianca metti un'etichetta ben visibile e scrivi in grande: 
SOLO CHI È LIBERA FA CIÒ CHE LE PIACE.

 

Paroladordine libertà organizzazine personale

martedì 13 ottobre 2020

Come ho organizzato la scrivania

 A casa mia il regno dell'agenda è la scrivania.
  Tre anni fa ho acquistato un'agenda organise (o organizzatore per carta) di Filofax: in similpelle nera, dalle linee semplici e pulite, con doppio portapenna, due tasche per un quaderno e un taccuino. L'ho scelta in formato A5 perché ho bisogno di spazio per scrivere tutto-tutto (appuntamenti, cose da fare, progetti, verifiche) e non la porto mai fuori casa.
  Rimane sempre sulla mia scrivania, aperta sulla pagina del giorno (tranne la domenica).

Se mi segui già da un po', sai che per anni ho lavorato sul tavolo da pranzo dello studio: un tavolo grande e delicato, centenario e restaurato dall'ebanista di famiglia, il padre di mia nonna. Talmente grande da invitarmi a sparpagliare su ogni centimetro del suo piano libri, penne, quaderni, taccuini e, ohibò, inevitabili cianfrusaglie.

Se mi segui già da un po', sai anche che ho un rapporto di amore-odio con il mio studio: non ha una porta per isolarlo dagli altri ambienti (anzi, non ha un'intera parete!), si trova nell'angolo più buio di tutta la casa, è sia il mio studio sia la sala da pranzo per le belle occasioni.
  Soprattutto non sono soddisfatta del suo arredamento: vorrei una libreria su misura che l'avvolga tutto e una parete di vetro che lo separi dal resto di casa. Per ora, però, lo tengo così e cerco di trarne il meglio che posso.

Un passo avanti l'ho fatto: ho smesso di lavorare sul tavolo della nonna perché adesso ho una vera scrivania. Anzi, una libro-scrivania, cioè ricavata all'interno della libreria. Come sempre, io l'ho progettata e mio marito l'ha realizzata, risolvendo problemi tecnici e trasformando le mie idee in realtà.
  La libreria è una vecchia Expedit di Ikea con vano tivù: solo gli spazi sotto sono chiusi (c'è una fila di doppi cassetti) e tutto il resto era aperto. Adesso c'è un piano a ribalta che copre la parte inferiore del vano tivù (dove teniamo la stampante e il modem) e, quando si alza, diventa la mia scrivania.

La libro-scrivania è larga più di un metro, profonda più di settanta centimetri e ha posto per tutto quello che mi serve, lasciando poco spazio alla mia indole disordinata. Per scongiurarne ogni agguato, ora mi tocca solo organizzarla.

Innanzitutto ho seguito la regola del bersaglio. L'ho descritta in un articolo per APOI e te la riassumo brevemente: serve per organizzare la scrivania e gli spazi circostanti secondo la prossimità e la frequenza d'uso degli oggetti.
  In pratica, distingue quattro aree:

  1. davanti agli occhi si tengono gli strumenti indispensabili per lavorare;
  2. a portata di mano gli oggetti che servono sempre;
  3. allungando le braccia ciò che si usa di meno;
  4. alzandosi dalla scrivania gli strumenti che si utilizzano poco.
Perciò sul piano a ribalta della scrivania ho il computer, l'agenda, il pomodoro, i quaderni e le penne. Sul ripiano fisso  ci sono la lampada, il tablet, il telefono e i libri da consultare. Sul fondo ho voluto un vano chiuso da piccole ante, profondo dodici centimetri, per i caricatori degli aggeggi elettronici, le prese per ricaricarli e gli accessori che uso spesso, come le memorie usb e gli auricolari. Sopra ho messo il portapenne, l'astuccio, la scatola degli evidenziatori e il telefono fisso.

Oltre alla fila di cassetti doppi, ho progettato due cassetti-archivio ai lati del vano tivù (ancora dobbiamo costruirli): uno per i miei documenti da lavoro e l'altro per quelli di casa e di mio marito.
  Voglio sfoltire un po' di libri per far posto ai testi di organizzazione personale e di uso del tempo: alcuni andranno nell'altra libreria (urge riorganizzazione!) e altri al Libraccio.
  E se i cassetti-archivio funzionano bene, li voglio aggiungere anche all'altra libreria, per raccogliere tutto ciò che mi serve per l'altro mio lavoro. 

Dove vanno l'agenda e i suoi compagni quando lo studio diventa una sala da pranzo? Nel mobile accanto alla scrivania, sotto la centrale di comando
  Così, con il piano a ribalta abbassato a nascondere modem e stampante, e gli strumenti da lavoro ritirati nel mobile, rimangono a vista solo i libri: il miglior arredamento di una casa!

Paroladordine spazio come ho organizzato la scrivania professional organizer

martedì 6 ottobre 2020

L'agenda perfetta esiste

Da bambina, agli inizi di settembre, partecipavo alla classica spedizione in cartoleria per recuperare il nuovo materiale scolastico. Scegliere il diario era un momento di pace e concentrazione: doveva essere del colore giusto, le pagine dovevano avere quell'odore particolare (non troppo pungente), la struttura doveva essere semplice e permettermi libertà di espressione.
  Col passaggio al liceo, non ho mai avuto dubbi: acquistavo il nuovo modello di Smemoranda e pregustavo il momento in cui l'avrei personalizzata con scritte, citazioni, disegni, adesivi...

All'università non usavo l'agenda, mi bastava un programma settimanale in formato A3 appeso sopra la scrivania per dare un'occhiata ai miei pochi impegni, e il quaderno degli schemi per pianificare gli esami.
  Nemmeno quando lavoravo nei cantieri archeologici ne avevo bisogno: il lavoro iniziava lunedì alle otto del mattino e finiva venerdì alle cinque del pomeriggio. L'unica cosa da sapere era dove andare e con quali mezzi.
  In realtà l'acquistavo più per abitudine che per necessità: scrivevo qualcosa, pensieri, luoghi visitati, persone incontrate... Ma l'abbandonavo presto, perché era inutile.

Quando ho iniziato a lavorare in proprio, mi sono ritrovata a inizio dicembre a cercarne una per i miei nuovi impegni. Prendevo la prima che capitava, di solito con una bella copertina, tascabile e con la settimana su due pagine: volevo averla sempre con me (ai tempi non ero mai a casa), mi serviva poco spazio per segnare gli appuntamenti e non facevo assolutamente alcuna pianificazione (ehm). 

Poi ho conosciuto l'organizzazione personale. Ho studiato, approfondito, cercato e provato di volta in volta sistemi e tecniche di organizzazione degli impegni nel tempo per non dimenticarmi nulla, prepararmi in anticipo e fare più cose in meno tempo. Iniziavo a cercare l'agenda perfetta per le mie esigenze a ottobre, ma in commercio non ne trovavo nemmeno una che mi soddisfacesse fino in fondo.
  Allora ho pensato di farmela! 

Nel 2016 ho realizzato la mia prima agenda ad anelli: semplice, con il calendario annuale e mensile, un giorno per pagina diviso in due colonne per segnare appuntamenti e attività, e le liste di cose da fare. Dopodiché, ogni anno mi sono affidata al fai-da-te per avere un'agenda su misura per me, i miei impegni e le mie passioni.

  Ogni volta segnavo che cosa non funzionava per apportare modifiche alla versione successiva: nel 2017 ho diviso la pagina giornaliera in orizzontale, con gli appuntamenti sopra e le cose da fare sotto, e aggiunto la lista dei progetti suddivisi per priorità; nel 2018 ho usato per la prima volta il calendario settimanale per pianificare i progetti con largo anticipo; nel 2019 ho diviso il calendario annuale in trimestri (ognuno con un colore diverso) e le attività della pagina giornaliera in "più importanti" e "altre"; nel 2020 l'ho modificata ancora e inserito un riquadro per il controllo periodico dei risultati e uno spazio per le note.

Come sarà l'agenda del 2021? Finora è evoluta insieme a me, adattandosi ai miei bisogni organizzativi e permettendomi di sperimentare nuovi modi e nuovi sistemi, perciò... sto progettando un nuovo modello! Avrà una struttura più funzionale, sezioni più organizzate e risentirà dell'influsso benefico dei miei "maestri del tempo": David Allen e il suo metodo GTD, Michael Heppell e la sua Tecnica dei Tre Giorni, Francesco Cirillo e la Tecnica del Pomodoro.

In questi anni ho capito una cosa: in commercio non esiste l'agenda perfetta per tutti. Ma l'agenda perfetta per te esiste: è fai-da-te, su misura e in continua evoluzione, proprio come la tua vita.

Paroladordine uso del tempo lagenda perfetta professional organizer esiste

martedì 29 settembre 2020

Ti presento Johnny

Negli scorsi mesi ti ho presentato i miei servizi Flora e Baldo; oggi tocca a Johnny, il mio percorso di interventi che ti aiuta a organizzare gli spazi di casa e smettere di perdere tempo a cercare le cose.

L'ho chiamato come il cane che hanno adottato i miei genitori decine di anni fa e con cui ho passato tutta la mia adolescenza e parte della mia giovinezza. Era un Beagle fatto e rifinito: vorace, onnivoro (disdegnava solo le carote tagliate a rondelle), dispettoso e vincitore del premio Oscar alla miglior interpretazione drammatica.
  Passava le sue giornate nei posti più caldi di casa e usciva di rado, di solito per fare giretti in solitaria nel vicinato. Era il re della casa: conosceva ogni angolo, ogni odore, ogni nascondiglio e lasciava entrare gli ospiti solo dietro lauta mancia (biscotti, cornetti e altre leccornie).

Rappresenta perfettamente il mio percorso d'interventi a domicilio o da remoto, pensato per chi vuole organizzare gli oggetti in modo funzionale per non perdere tempo a cercarli, preferisce essere seguita passo dopo passo e desidera imparare un metodo personalizzato che duri nel tempo.
  In poche parole, fa per te se sei pronta a impegnarti, ma hai bisogno di qualcuno che ti accompagni; se desideri dare un posto a ogni cosa per riordinare e pulire in meno tempo, ma non conosci le tecniche e gli strumenti organizzativi; se hai provato a organizzarti da sola, ma non sei riuscita.

L'ho reso il più semplice possibile, perché è impegnativo e il lavoro da fare insieme e in autonomia è molto. Ogni incontro avviene in presenza a casa tua (se abiti a Milano, Torino e nelle province di Novara, Verbania, Varese) oppure tramite internet e dura almeno tre ore, il tempo necessario per ottenere i primi risultati, e al massimo sei ore.
  Dopo le formalità, ci troviamo per un sopralluogo iniziale (gratuito se abitiamo vicine o da remoto): tu mi mostri gli ambienti di casa che ti fanno perdere tempo, io preparo un progetto organizzativo su misura delle tue esigenze e insieme fissiamo i prossimi appuntamenti. Durante gli interventi ti aiuto a trovare il posto più comodo per ogni oggetto, ottimizzare gli spazi di casa e mantenere l'organizzazione nel tempo. Ti affido anche dei compiti da portare avanti da sola di volta in volta.

Johnny funziona perché risolve i problemi legati all'uso degli spazi, alla disposizione degli oggetti e all'organizzazione personale con un percorso di interventi a domicilio o da remoto ed esercizi da fare a casa in autonomia. Inoltre i consigli, i materiali e gli strumenti per organizzare le tue cose negli spazi di casa sono come una guida, da usare ogni volta che avrai bisogno di modificare la tua organizzazione.

Finora Johnny ha aiutato persone a:

  • trovare subito ciò che serve;
  • dare un posto a ogni cosa in modo funzionale e ragionato;
  • mettere a posto e riordinare velocemente;
  • pulire gli ambienti con facilità;
  • scegliere quali oggetti tenere;
  • vivere in ambienti comodi, funzionali e armoniosi;
  • ospitare amici e parenti senza perdersi in maratone di pulizia & riordino.

Se leggi la pagina dedicata a Johnny, trovi la sua descrizione. Intanto ti lascio la fotografia del re della casa che controlla i confini del suo maniero! 

Paroladordine Johnny percorso di interventi a domicilio casa organizzata

martedì 22 settembre 2020

Il disordine e l'organizzazione personale

Si può essere disordinati e al contempo organizzati? Sì, io ne sono la prova.

Sono una persona disordinata, tendente a lasciare tutto dove capita, a impilare oggetti per terra, a far sì che le cose vivano di vita propria per l'eternità. Ho sempre pensato che il disordine fosse libertà d'espressione, che avessi cose più importanti e alte cui dedicarmi. Finché nel mezzo dei trent'anni mi sono accorta che invece il mio disordine mi frenava, innervosiva e, soprattutto, rubava tempo prezioso a ogni mio giorno.

Per fortuna, sono una persona con una discreta dose di organizzazione: fin da piccola mi organizzavo per ottenere i risultati desiderati. Nei periodi critici mi lascio andare al disordine, poi la mia indole organizzativa riprende in mano la situazione e sistema ogni cosa.
  Per me l'organizzazione è un modo di non perdere tempo (a riordinare e cercare) e di contenere con gentilezza il mio disordine innato.

Che cos'è il disordine?

Il disordine è la negazione, la mancanza o lo scompiglio dell'ordine, è confusione. E la confusione porta quasi sempre alla sporcizia, perché pulire un ambiente disordinato è davvero difficile: le superfici sono ricoperte "a macchia di leopardo" da oggetti di vario tipo e tutto rischia di crollare.
  Le persone disordinate, semplicemente, non sono interessate a mantenere l'ordine. Di solito per mancanza di voglia o di tempo, spesso perché attratte da cose più entusiasmanti.
  Ci sono persone che nel loro disordine si sentono a loro agio e trovano senza sforzo né perdita di tempo tutto ciò che cercano: il loro è un disordine "ordinato", una forma più consapevole e meno dispersiva, quasi una confusione solo apparente.

Da disordinata organizzata riconosco i pro e i contro del disordine (basati solo sulla mia esperienza):

  • da una parte è totale libertà, dedizione a impegni più grandi, espressione della propria indipendenza, creatività;
  • dall'altra è caos, impossibilità di gestire un ambiente, perdita di tempo e di energie, sintomo che qualcosa non va.

Come può l'organizzazione eliminare il disordine senza snaturare la personalità?

Di una cosa sono sicura: non sarò mai ordinata. L'ordine fine a se stesso semplicemente non m'interessa. 
Trovare un posto a ogni cosa e mettere ogni cosa al suo posto, tenere traccia delle idee e dei pensieri improvvisi, mi piace solo se finalizzati a un obiettivo capace di entusiasmarmi ancor di più. Per esempio, smettere di affannarmi ogni giorno, riposarmi, divertirmi e avere il tempo di osservare e accorgermi delle piccole e grandi cose belle che accadono attorno a me.
  
L'organizzazione personale, infatti, funziona solo se le soluzioni sono costruite attorno alla tua personalità, alle tue attitudini e consuetudini.
  Se vuoi realizzare un desiderio o soddisfare un bisogno ma il tuo disordine ti ostacola, imparare a organizzarti ti aiuta a rimanere concentrata sui tuoi obiettivi, ad acquisire nuove abitudini e, poco alla volta, a gestire il tuo disordine senza rinnegarlo. Così rimani te stessa, ma più serena.

Paroladordine professional organizer disordine e organizzazione


martedì 15 settembre 2020

Casa ordinata vs casa organizzata

La settimana scorsa è iniziata una nuova serie televisiva sul mondo dell'organizzazione personale: L'arte di organizzare la casa con The Home Edit
  The Home Edit è un'azienda di professioniste dell'organizzazione statunitensi di Nashville, fondata da Clea Shearer e Johanna Teplin. Dal loro sito scopro che vogliono reinventare l'organizzazione domestica tradizionale unendola alla progettazione e all'arredamento d'interni: ai loro sistemi organizzativi, infatti, aggiungono un tocco di stile per trasformare gli spazi anche dal punto di vista estetico. La loro firma stilistica è la disposizione degli oggetti in ordine cromatico.

Non posso fare a meno di pensare a un'altra serie televisiva, Facciamo ordine con Marie Kondo, in cui la famosa consulente di riordino giapponese, insieme alla sua assistente, aiuta alcune famiglie statunitensi a fare ordine nelle loro case.
  Marie Kondo è imprenditrice e ideatrice del metodo KonMari, che insegna in tutto il mondo per trasformare le case disordinate in spazi di serenità e ispirazione. Il suo metodo si basa sul riordino per categorie (e non per stanza) e incoraggia a tenere solo le cose che danno gioia e lasciare andare quelle che non lo fanno più, dopo averle ringraziate per il servizio reso.

The Home Edit aiuta le persone a trovare un sistema di organizzazione degli oggetti in linea con le loro abitudini e il loro stile di vita; Marie Kondo aiuta le persone a liberare gli spazi in cui vivono degli oggetti inutili. Il risultato sembra lo stesso: le case sono in ordine, armoniose e facili da vivere. Ma è davvero così?

Credo che una casa ordinata sia diversa da una casa organizzata. Per comprendere bene la differenza, ho cercato sul vocabolario della lingua italiana l'etimologia e il significato di entrambe le parole, ordine e organizzazione (lo faccio sempre, quando voglio arrivare all'essenza di una parola).
  Ecco cos'ho scoperto.

  • Ordine deriva dalla parola latina ordo, composta da termini indoeuropei col significato di "modo di procedere".
    Indica principalmente la disposizione di ogni cosa nel suo luogo, cioè dove le spetta rispetto ad altre, secondo un criterio ragionato per praticità, utilità e armonia.
    È anche la disposizione delle cose nel mondo secondo natura e legge.

  • Organizzazione deriva dal verbo organizzare e dal termine organo.
    Organo a sua volta deriva dalle parole in latino organum e in greco antico òrganon, che significano "strumento".
    Organizzazione significa "mettere i vari elementi di una cosa in connessione tra loro affinché lavorino insieme e raggiungano un fine determinato". Indica anche la preparazione di quanto è necessario per eseguire qualcosa (per esempio, preparare gli ingredienti per eseguire una ricetta).
    Quindi, l'organizzazione dà una struttura a un insieme di elementi e li coordina tra loro per ottenere un risultato.

In poche parole, quando ordiniamo stiamo mettendo al loro posto oggetti e idee; quando organizziamo stiamo mettendo insieme oggetti e idee per raggiungere un obiettivo.
  La differenza è enorme.

Una casa ordinata è un ambiente armonioso, in cui ogni oggetto è utile, piacevole e al suo posto. Una casa organizzata è un ambiente armonioso, in cui ogni oggetto è utile, piacevole, al suo posto e funzionale a uno scopo.
  Per esempio, in un armadio ordinato i vestiti e gli accessori sono divisi per colori, lunghezza e tipo di stoffa; in un armadio organizzato i vestiti e gli accessori sono raggruppati in completi da indossare nelle diverse occasioni (lavoro, attività all'aria aperta, feste e serate importanti, riposo) per risparmiare tempo ed evitare fatica decisionale.

Insomma, la grande differenza è questa: l'organizzazione fa in modo che sia la casa a lavorare per te, e non tu per la casa.

Paroladordine professional organizer ordine vs organizzazione

martedì 8 settembre 2020

La Tecnica del Pomdoro è molto più di un pomodoro (seconda parte)

Nell'articolo della settimana scorsa ti raccontavo come ho scoperto che la Tecnica del Pomodoro sia molto più ricca e strutturata di quanto si dica solitamente in giro: ci sono cinque fasi (e non solo il Pomodoro da trenta minuti), quattro strumenti (e non solo il timer da cucina) e cinque obiettivi da raggiungere (e non solo il generico "allenare la concentrazione e diminuire le distrazioni").

Nell'articolo scrivevo che cosa si dice in giro e iniziato a spiegare che cosa non si dice in giro: le cinque fasi consecutive e necessarie perché la tecnica abbia successo e gli altri tre strumenti oltre al timer affinché la tecnica abbia senso e funzioni. Ma non è finita qui...

I cinque obiettivi

La Tecnica del Pomodoro serve a molto di più e ogni obiettivo si raggiunge progressivamente, uno dopo l'altro e senza fretta.

  1. Rilevare lo sforzo per ogni attività. Segna una x per ogni Pomodoro concluso e a fine giornata conta quanti pomodori hai dedicato a ogni attività. Il Pomodoro, infatti, non è solo una misura di tempo ma anche di sforzo, cioè dell'impegno dedicato a un lavoro.
  2. Ridurre le interruzioni e imparare a gestirle. Segna un apostrofo per ogni interruzione interna (di solito cose che devi ancora fare, i cosiddetti cerchi aperti) e una linea per ogni interruzione esterna (telefonate, messaggi, domande altrui); decidi se eliminare le attività richieste dalle interruzioni (non importanti) oppure se rimandarle in un altro Pomodoro della giornata o in un altro giorno. Lo scopo è diminuire il numero delle interruzioni e aumentare il numero dei pomodori completi.
  3. Stimare lo sforzo delle attività. Ogni giorno segna prima i pomodori disponibili e dopo le attività  all'interno dei pomodori, in ordine di priorità; se avanzano dei pomodori, riempili con altre attività; se invece i pomodori non bastano, aggiungine altri. A fine giornata registra sia i pomodori stimati sia quelli reali. Lo scopo è prevedere lo sforzo, cioè il numero di pomodori, per ogni attività.
  4. Rendere più efficace il Pomodoro. Man mano che prendi confidenza con la tecnica, puoi usarla per migliorare il tuo modo di lavorare: usa i primi cinque minuti del Pomodoro e il primo pomodoro di un blocco per ripetere quanto fatto finora e gli ultimi cinque minuti del Pomodoro e l'ultimo pomodoro di un blocco per controllare quanto realizzato. 
  5. Definire un orario. Lo scopo è darti dei limiti entro cui iniziare e terminare il tuo lavoro, identificare il tempo "libero" (da attività lavorative) e valutare i risultati della giornata. Sfrutta al meglio i pomodori, trova il blocco di pomodori più produttivo (al mattino, di pomeriggio, a che ora?) e modifica se necessario il tuo orario di lavoro (soprattutto col cambio di stagione). Così rendi la tua giornata più efficace, svolgi le tue attività senza interruzioni e migliori il tuo modo di lavorare.


I risultati si vedono Pomodoro dopo Pomodoro

Per imparare la Tecnica del Pomodoro ci vogliono da una a tre settimane di applicazione costante. Inizi dalle basi e, di volta in volta, segui le cinque fasi fino a raggiungere tutti gli obiettivi previsti dalla tecnica. 
  Ti aiuta a eliminare l'ansia del tempo che scorre e t'insegna l'attenzione al qui e ora. E se le idee si fanno confuse, puoi usare i pomodori "esplorativi" per riordinare le priorità e organizzare un nuovo piano di lavoro. Impari a valutare come migliorare la tua produttività, a riconoscere quante e quali attività realizzare ogni giorno e quali servono per raggiungere i tuoi obiettivi, a ridurre gli errori di pianificazione. Ti abitui a lavorare seguendo un ritmo sostenibile, perché calibrato con consapevolezza sull'uso delle tue energie, per arrivare a fine giornata stanca, sì, ma non esaurita.


Durata del Pomodoro

Il Pomodoro dura trenta minuti, venticinque di attività e cinque di pausa. Il blocco di pomodori è formato da quattro pomodori seguiti da una pausa di quindici-trenta minuti.
  In giro si dice che si può accorciare o allungare il Pomodoro secondo la propria capacità di concentrazione. Ma Francesco Cirillo, l'inventore della tecnica, non sarebbe d'accordo, per due motivi:

  • il Pomodoro deve rappresentare un'efficace grandezza elementare di lavoro. Il Pomodoro serve per misurare sforzi continui, uguali tra loro e confrontabili: trenta minuti sono una grandezza giusta, ideale sia per raggiungere risultati sia per raccogliere dati senza interferire;
  • il Pomodoro deve favorire consapevolezza, concentrazione e lucidità. Intervalli di tempo di venti-quaranta minuti seguiti da una breve pausa massimizzano l'attenzione e l'apprendimento: la pratica dimostra che trenta minuti fanno lavorare al meglio la Tecnica del Pomodoro.
Quindi la durata del Pomodoro è fissa, ma si può variare il numero di pomodori di un blocco (da due fino a sette) e aumentare la durata della pausa a fine Pomodoro (non più di dieci minuti, per non interrompere il ritmo): tutto dipende dalla percezione della propria stanchezza.

Infine, la Tecnica del Pomodoro non è una tecnica di "gestione del tempo" ma di produttività personale. Con il Pomodoro si misura lo sforzo impiegato per completare un'attività (non il tempo), s'impara il valore della continuità e delle pause, aumentano la motivazione e la determinazione, diminuiscono gli errori di pianificazione, si perfezionano l'osservazione e la valutazione dei risultati, si mantiene un ritmo lavorativo personale, consapevole e sostenibile.

Ecco perché mi piace. E, se ti ho incuriosito, vuoi provarla ma non sei sicura di come fare, scrivimi per saperne di più.

Paroladordine la <tecnica del Pomodoro regole professional organizer


martedì 1 settembre 2020

La Tecnica del Pomodoro è molto più di un pomodoro (prima parte)

Chi mi segue anche nel bollettino d'informazioni (o newsletter) Con Brio lo sa: è da un paio di mesi che sto lavorando con passione al Grande Progetto. Sono ancora nella prima fase: rileggo e ristudio i libri sul tempo, e riprovo (se m'ispirano) le tecniche, gli strumenti e i metodi organizzativi proposti. Il tutto rigorosamente in ordine cronologico (ehm).

È così che ho fatto una scoperta davvero sorprendente: la Tecnica del Pomodoro non è soltanto il pomodoro, ma è molto di più. Finora, in internet e nei corsi che ho frequentato, ho trovato solo una parte della Tecnica del Pomodoro, quella caratteristica e incentrata sul timer a forma di pomodoro.
  Ho scoperto che questa tecnica è molto più ricca e strutturata: ci sono cinque fasi, quattro strumenti e cinque obiettivi che si prefigge di raggiungere.


Quel che si dice in giro

La Tecnica del Pomodoro è ideata da Francesco Cirillo alla fine degli anni Ottanta. È una tecnica di gestione del tempo e serve per allenare la concentrazione e ridurre le distrazioni.
  Metterla in pratica è semplice, perché basta un unico strumento: un timer da cucina (quello originale era a forma di pomodoro, da qui il nome della tecnica).
  Un Pomodoro dura trenta minuti: venticinque di attività (lavoro o studio) e cinque di pausa; dopo quattro pomodori si fa una pausa più lunga, tra i quindici e i trenta minuti.
  Il periodo del Pomodoro si può accorciare o allungare, secondo la propria capacità di concentrazione. Per esempio, per i bambini un Pomodoro potrebbe durare dieci minuti, per chi ha una concentrazione già allenata anche quarantacinque-novanta minuti.


Quel che non si dice in giro

La Tecnica del Pomodoro non è così semplice come la descrivono. Non basta il timer e non esiste solo il Pomodoro, ma ci sono ben cinque fasi consecutive, necessarie perché la tecnica abbia successo.
  Eccole:

  1. pianificazione – prima di iniziare a lavorare, pianifica le attività da svolgere in giornata e ordinale per priorità;
  2. rilevazione – durante il lavoro raccogli i dati, cioè segna i pomodori completati e le interruzioni; 
  3. registrazione – a fine giornata archivia le rilevazioni quotidiane, cioè i dati raccolti, per tenerne traccia;
  4. elaborazione – quindi rileggi i dati e trasformali in informazioni utili per migliorare la tua produttività;
  5. visualizzazione – infine, semplifica le informazioni e decidi in che modo e con quali azioni puoi migliorare.
Per mettere in pratica queste cinque fasi hai bisogno di altri tre strumenti oltre al timer:
  • il foglio Magazzino attività su cui scrivere il tuo nome e la lista dei compiti da svolgere e depennare a fine giornata. Ti serve per la fase di pianificazione;
  • il foglio Attività da realizzare oggi con l'intestazione (luogo, data e tuo nome) e la lista della cose da fare quel giorno ordinate per priorità. Ti serve per le fasi di pianificazione e di rilevazione;
  • il foglio Registrazioni da aggiornare a fine giornata, su cui segnare la data, la descrizione dell'attività svolta e il numero di pomodori e di interruzioni. Ti serve per le fasi di registrazione, elaborazione e visualizzazione.

Per ora mi fermo qui: c'è davvero tanto da raccontare sulla Tecnica del Pomodoro! Nel prossimo articolo ti scriverò quali sono i cinque obiettivi, i risultati che si ottengono, perché non è una tecnica di gestione del tempo e perché il Pomodoro non si può accorciare o allungare.
  Nel frattempo sappi che ho trovato il mio Pomodoro e sto riprovando la tecnica seguendo con attenzione le sue regole: non vedo l'ora di raccontati com'è andata!

Paroladordine la Tecnica del Pomodoro

martedì 25 agosto 2020

Ti consiglio una rivista: Nytliv

Oggi ti consiglio una rivista digitale: Nytliv, un mensile indipendente dedicato alla casa, alle case e a chi le ama.
  Il progetto è di Luca e Giampaolo, che sognavano di vedere la loro casa sulle pagine di una rivista di arredamento e hanno deciso di crearne una loro, per esplorare i mille modi di abitare e personalizzare gli ambienti. Ogni mese trovi la versione gratuita direttamente nelle storie di Instagram della rivista oppure la versione in pdf e in maxi formato da scaricare con un piccolo contributo (un euro) dal sito.
  Se t'incuriosisce, Nytliv è una parola danese che significa "nuova vita": la loro, iniziata andando a vivere insieme, quella dei vecchi mobili trovati nei mercatini e quella delle case reinventate e rinnovate grazie alla loro consulenza.

Di questa rivista mi piace l'idea, la loro intraprendenza e competenza, le immagini delicate, l'atmosfera di amicizia, collaborazione e stima che permea ogni pagina. Soprattutto amo la scrittura di Luca, un nastro fluido e curvilineo di parole che toccano emozioni profonde.

Te lo consiglio perché, oltre agli spunti interessanti su come trasformare un ambiente disarmonico in un nido confortevole, nelle parole di Luca e nelle fotografie scelte si respira il ritmo lento di chi sa soffermarsi a osservare ciò che incontra lungo il suo cammino, la meraviglia delle piccole e grandi scoperte quotidiane, quello scorrere lento del tempo che solo chi sa usarlo con amore per sé e per gli altri sa assaporare.

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martedì 18 agosto 2020

Ti consiglio una serie televisiva: La mente in poche parole

 Oggi ti suggerisco una mini-serie televisiva: La mente in poche parole. La trovi su Netflix ed è una serie di sole cinque puntate da venti minuti ciascuna, in lingua originale (la voce narrante è dell'attrice Emma Stone) con sottotitoli in italiano. 
  Ogni puntata tratta di un argomento diverso, ma in qualche modo correlato l'uno all'altro: la memoria, i sogni, l'ansia, la consapevolezza e le sostanze psichedeliche.

In poco più di un'ora e mezzo, questa serie di brevi documentari racconta come funziona il cervello umano in determinate circostanze: come i ricordi siano legati alle emozioni, allo spazio e alla storia; come i sogni siano legati ai ricordi e alla creatività; come l'ansia sia legata alla parte più antica del nostro cervello; come la meditazione di  consapevolezza ci aiuti a domare l'ansia e la "mente-scimmia" e ad agire invece di reagire; come le sostanze psichedeliche siano legate anche alla consapevolezza.

Mi piace perché lo stile è dinamico e ricco di immagini, gli studiosi spiegano come avvengono gli esperimenti, che cosa accade nel cervello e le implicazioni delle scoperte scientifiche sul nostro modo di vivere.

Te lo consiglio per conoscere la risposta degli scienziati alle cinque domande più importanti su ciò che accade all'interno del cervello umano, esplorandone i meccanismi e svelandone i segreti, e per la curiosità che ogni documentario suscita.

Paroladordine consiglio stile di vita neuroscienze documentario organizzazione personale

martedì 11 agosto 2020

Ti consiglio un blog: Iheart organizing

Oggi ti consiglio un blog: Iheart organizing di Jennifer Jones.  Insieme al blog di Benita Larsson, è stato una fonte infinita di spunti e idee creative quando mi occupavo solo di organizzazione domestica.
  Da quando ho scelto di concentrarmi sull'uso del tempo non lo seguo più con assiduità, ma ogni tanto mi piace tornare a curiosare tra le sue pagine e dare un'occhiata ai lavori di casa che Jennifer realizza per renderla sempre più funzionale alla crescita della sua famiglia.

Jennifer Jones è un'appassionata di organizzazione, moglie e madre statunitense, collabora con diverse riviste di casa e organizzazione e ha un negozio in internet per vendere le sue agende.
  Il suo blog tratta di organizzazione degli spazi di casa e della famiglia; è il luogo in cui mostra al mondo la sua passione per l'organizzazione, per provare nuovi sistemi e condividere ciò che ha imparato lungo il percorso, e soprattutto i suoi fantastici fa-da-te.
  Naturalmente, l'organizzazione non è un piacere fine a se stesso, ma un mezzo per rendere la vita più facile, risparmiare tempo e godersi la famiglia: La nostra famiglia ha ottenuto così tanti benefici dall'organizzazione, ma il più grande regalo è il tempo per stare insieme.

Mi piace perché è ricco di idee da cui prendere spunto, per le sue spiegazioni minuziose dei fai-da-te (non solo di quelli di successo, ma anche degli insegnamenti appresi dagli errori), per la sua capacità di mostrare coi fatti quanto l'organizzazione sia importante per una vita serena.

Te lo consiglio per il suo entusiasmo, per le sue idee, per le belle foto (la bellezza non guasta mai!) e per la sua genuinità: Una volta ho letto da qualche parte che le persole di solito spendono quaranta minuti al giorno per cercare le cose. Ho anche letto da qualche altra parte che, per ogni minuto investito a diventare organizzati, si guadagna un'ora: un ritorno sorprendente del tuo investimento, non potrei esserne più certa!

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martedì 4 agosto 2020

Ti consiglio un libro: Elogio della lentezza

Arriva l'estate e con lei un'enorme voglia di leggerezza. Le vacanze sono ancora lontane, passerò questo mese a lavorare dietro le quinte, studiare e assecondare il mio bisogno di tempi laschi e impegni leggeri come piume.
  Come l'anno scorso, ti lascerò alcuni consigli per alleggerire le giornate.

Inizio con un libro: Elogio della lentezza di Lamberto Maffei, neurobiologo italiano. Un libro piccolo ma forte come il richiamo delle sirene: a me è bastato scorrere le prime pagine e trovare il motto latino festine lente ("affrettati lentamente") per volerlo leggere.
  È diviso in cinque capitoli e in questo percorso l'autore ci invita a riflettere sui meccanismi del cervello, su vantaggi e svantaggi di una civiltà caratterizzata dalla rapidità dei rapporti e delle decisioni, dove fare sembra prevalere sul pensare, e a riconsiderare le potenzialità del pensiero lento, soprattutto nell'educazione scolastica.

1. Tartarughe a vela
Le tartarughe di terra (simbolo di lentezza) con una vela gonfiata dal vento (simbolo di velocità) che s'innalza sul guscio, accompagnate dalla scritta festina lente, significano "riflettere prima di agire". Cosa che, oggi, in questo mondo ad alta velocità, stiamo facendo sempre meno.
  Eppure il cervello è una macchina lenta e i meccanismi lenti del pensiero logico (che comportano riflessione, contemplazione, matematica, poesia, musica) sono "abbellimenti caratteristici" degli esseri umani da coltivare.

2. La parabola del cervello
Dalla costruzione al deterioramento, il cervello segue una parabola: il ramo ascendente corrisponde alla costruzione del cervello, che inizia nei nove mesi di gestazione e continua per tutta l'adolescenza (un periodo lunghissimo rispetto agli altri animali), in cui la neuroplasticità è al massimo; nell'età adulta la plasticità del cervello diminuisce, ma subisce ancora cambiamenti grazia agli stimoli del lavoro e dell'apprendimento; il ramo discendente (molto più lungo di quello ascendente) corrisponde al lento e progressivo deterioramento del cervello negli anziani, ma può ancora essere rallentato dai giusti stimoli.
  Il successo degli esseri umani dipende dallo stato di salute intellettuale: per questo è nostra responsabilità rallentare l'invecchiamento del cervello e costruire il mondo di domani tramite l'istruzione scolastica.

3. L'emisfero del tempo
L'emisfero sinistro del cervello è più sviluppato del destro e i meccanismi nervosi che lo regolano sono lenti. È l'emisfero del linguaggio, del pensiero (il linguaggio rivolto a se stessi), del tempo (la consequenzialità del linguaggio) e della lentezza. Il pensiero razionale, che troviamo nella riflessione, nella creatività, nella soluzione dei problemi, è la caratteristica degli esseri umani e la base delle civiltà e del controllo sulla natura. 
  L'era digitale, invece, porta con sé il "pensiero digitale" condizionato dagli strumenti tecnologici e caratterizzato dalla sintesi e dalla rapidità del linguaggio che esprimono. 

4. Bulimia dei consumi, anoressia dei valori
Il cervello funziona con due modalità diverse e sinergiche: il pensiero rapido, essenziale per la sopravvivenza, e il pensiero lento, che può essere influenzato dall'esperienza. Entrambi sono basilari e complementari per il comportamento umano.
  L'economia di mercato della nostra società favorisce il mercato e i vantaggi economici della vendita dei prodotti, e svilisce la cultura, i diritti e i valori: non ha bisogno di cittadini critici, perciò elimina l'insegnamento di materie umanistiche (che sviluppano il pensiero critico e rendono gli individui liberi) e preferisce che i giovani imparino solo a conoscere e a produrre nuove tecnologie. La super-tecnologia, però, influenza negativamente sia il pensiero lento allentandone il suo controllo sul comportamento, sia il pensiero rapido aumentando l'irrazionalità e conseguenti problemi socioeconomici.

5. Creatività
La creatività è una proprietà tipica della nostra specie, legata allo sviluppo della parte nuova del cervello avvenuto duecentomila anni fa. Nasce in una mente libera, dalla sinergia tra pensiero rapido e pensiero lento come incontro casuale tra fantasia, immaginazione (che hanno sede nell'emisfero destro) e razionalità (emisfero sinistro).
  L'atto creativo nasce da meccanismi complessi: gli eventi sensoriali (il pensiero visivo favorisce le associazioni rapide e costruttive), l'atteggiamento giovanile o infantile (il cervello dei bambini è dotato di molta plasticità, libero e spensierato), l'imprevedibilità (le intuizioni avvengono nel cervello quando è rilassato e libero da percezioni sensoriali) e la componente inconscia (le intuizioni sono indipendenti dalla coscienza e dalla volontà). 

Ti consiglio questo libro perché tre motivi: capire come funzioniamo, prendere atto di come le scelte (economiche) di pochi possano influenzare negativamente il comportamento di una moltitudine, mantenere vivo ciò che ci caratterizza, cioè il pensiero lento, la creatività e la mente critica e libera

Paroladordine ti consiglio il libro Elogio della lentezza

 

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