martedì 19 marzo 2019

Le abitudini che aiutano a decidere

  Nei primi tempi da studentessa universitaria fuori sede, la domenica sera era un incubo: dovevo decidere quali abiti mettere in borsa per la settimana (vivevo in un monolocale senza lavatrice) e, immancabilmente, andavo in tilt. Aprivo le ante dell’armadio e, invece dei vestiti, vedevo bianco: era come se in testa avessi l’ovatta al posto del cervello. Solo con l’aiuto di mia madre (Pazienza, di secondo nome) riuscivo a mettere insieme qualcosa di sensato. Poi, per fortuna, ho imparato ed è diventata un’abitudine.

  Ogni giorno dobbiamo prendere un gran numero di decisioni, tante, troppe; ci sembra quasi che all’inizio della giornata le scelte da fare siano più facili, mentre a fine giornata ci sembrano pesanti, difficili, quasi impossibili…
  Se ti capita più di quanto vorresti, non pensare di essere l’unica a soffrire di fatica decisionale. Ogni volta che prendiamo una decisione, infatti, il nostro cervello fa un enorme lavoro: recupera le informazioni, le valuta una a una, le confronta tra di loro e, alla fine, sceglie la migliore. Accade per ogni tipo di decisione, dalle più importanti per la nostra vita (riguardano gli affetti, gli studi, la carriera, i valori in cui crediamo) alle più banali di tutti i giorni (come vestirsi, che cosa mangiare, che cosa fare nel fine settimana). Per ogni scelta fatta, il nostro cervello consuma energia e, a fine giornata, è del tutto esaurita – proprio come le batterie del telefono dopo sedici ore di uso continuo: non riusciamo più a decidere e sprechiamo tempo che non torna più indietro.

    Ma c’è un modo per fermare questa spirale discendente: impara a organizzarti per eliminare le piccole decisioni di tutti i giorni e instaurare delle abitudini. Le abitudini, lo sai, sono il nostro pilota automatico: fanno risparmiare energia al cervello e ti permettono di concentrarti sulle cose che davvero contano.
  Ti lascio qualche esempio per risparmiare energia decisionale:

  • ogni sera prepara gli abiti che indosserai il giorno dopo – ogni occasione richiede un abbigliamento adatto, quindi scegli con cura i vestiti e gli accessori che ti faranno sentire più a tuo agio. Decidi quando farlo (dopo cena, quando t’infili il pigiama oppure subito dopo aver finito di lavorare) finché diventa un gesto automatico.
      Consiglio organizzativo: al prossimo cambio di stagione, dopo aver sfoltito un po’ il guardaroba, dividi i tuoi capi per destinazione d’uso (lavoro, casa, fine settimana, occasioni importanti, sport) e organizzali per abbinamenti, così saprai a priori che cosa indossare in ogni occasione;
  • ogni mese compila il menu delle prossime settimane – scegli quale regime alimentare seguire, in linea col tuo stile di vita e le tue necessità e cancella dalla tua mente la domanda: “Che cosa mangio a colazione / per pranzo / stasera?” Decidi una sola volta al mese che cosa mangiare e fallo diventare un’abitudine.
      Consiglio organizzativo: raccogli indicazioni, preferenze e ricette in un quaderno, dividi gli alimenti per i cinque pasti della giornata (colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena), informati su frutta e verdura di stagione e componi il tuo programma alimentare;
  • ogni giorno segna le cose che vorresti fare nei fine settimana – quando parli con qualcuno, sfogli una rivista, passeggi per la città, navighi in Internet e scopri luoghi che vorresti visitare, attività da provare, cose da vedere, segnali subito su un taccuino. Allenati a farlo sempre, finché ti verrà spontaneo.
      Consiglio organizzativo: una volta a settimana, meglio prima di venerdì, aggiungi tutte le informazioni raccolte su una lista e dividile per occasione (quando piove, quando fa caldo, nelle diverse occasioni, con gli amici, in famiglia, passeggiate, mostre, spettacoli), così saprai sempre che cosa fare.


  Se elimini le piccole decisioni quotidiane, il cervello ha l’energia per prendere le decisioni importanti: più scelte fai, più tempo risparmi e ti godi appieno la vita.
  Vuoi saperne di più? Non perderti il corso che terrò sabato 23 marzo ad Arona rivolto a tutte quelle persone che vogliono fare la scelta giusta per (ri)conquistare il proprio tempo e vivere con serenità. Ti aspetto!

Paroladordine corso Il valore della decisione 23 marzo

martedì 12 marzo 2019

La tua casa è il tuo rifugio

  Fin dalle origini la casa ha avuto un ruolo ben preciso: proteggerci dai pericoli esterni, come il freddo, il caldo, le intemperie, gli animali feroci. Le prime case erano semplici ripari sotto roccia e contenevano lo stretto necessario per vivere bene: un focolare, giacigli comodi, vestiti, coperte, scorte di cibo, di acqua e di altre materie prime, oggetti d’ornamento personali e d’arredo.
  Oggi le case ci proteggono anche dai pericoli interni, come lo stress e la stanchezza da troppi impegni e “poco tempo”. Sono edifici sofisticati con riscaldamento diffuso, acqua corrente in entrata e in uscita, corrente elettrica e collegamenti vari per comunicare da una parte all’altra del mondo. E contengono di tutto.

  Le case sono ricolme e ci tocca proteggerci anche da ciò che contengono. Nella nostra epoca è facile ottenere qualsiasi cosa desideriamo: i negozi reali e virtuali straripano di cibo, di comodità, di accessori, di ornamenti; la pubblicità crea nuovi bisogni (fittizi); in poco tempo e con pochi soldi, acquistiamo con facilità tutto quel che ci passa per la mente. Dimentichiamo il valore intrinseco degli oggetti, della loro funzione, del tempo necessario per ottenerli dalle materie prime. Piano piano diventano padroni di casa esigenti, e la nostra vita gira attorno a loro: rubano il nostro spazio, il nostro denaro, il nostro tempo, a volte anche la nostra salute. Così le case smettono di proteggerci.

  La tua casa com’è? Ti assomiglia? Quando rincasi, ti senti protetta, sostenuta e sicura? Riesci a ricaricare le tue energie, o ne spendi altre a cercare oggetti, mettere in ordine e tentare di pulire? Riesci a riposarti davvero? Quante cianfrusaglie contiene?
  Le cianfrusaglie sono come gli Avvincini di Harry Potter: non si nascondono in laghi e paludi, ma giacciono indisturbati nelle nostre abitazioni (non solo, anche in automobile e in ufficio!) e ci afferrano e trattengono con le loro lunghe dita. Più ci divincoliamo, più ci trascinano negli abissi, facendoci perdere tempo, energia e pazienza.

  Non so se esiste una formula magica per neutralizzare le cianfrusaglie (potrebbe essere: “Sciò, sciò, sciò”?), ma so che cosa deve contenere una casa per ripararci da ogni pericolo e vivere bene.
  • Ciò che usiamo quotidianamente. Sei un’autrice? Non possono mancare quaderni, matite, penne, computer, fogli, stampante e tanto cioccolato. Pratichi tai-chi? Non possono mancare uno spazio ampio e una stuoia. Ami cucinare? Non possono mancare pentole, padelle, mestoli, ingredienti e ricettari.
  • Ciò che usiamo almeno una volta all’anno (ogni anno). L’occorrente per Natale, la settimana bianca, le vacanze al mare, le gite in moto, l’abito e gli accessori per le grandi occasioni.
  • Ciò che ci piace. La bellezza è utile perché ci fa sentire bene: un quadro, una fotografia, un’edizione speciale, un paio di orecchini scintillanti, una lampada colorata. Poche cose ma buone.

Prendi la decisione giusta e scegli che cosa tenere: tutto il resto è superfluo e non ti aiuta a rendere la tua casa il rifugio accogliente e rigenerante che hai sempre sognato.

Paroladordine spazio organizzare la casa

martedì 5 marzo 2019

Agenda, voce del verbo fare

  L’armatura degli antichi soldati era formata da due tipi di armi: quelle da offesa per colpire il nemico e quelle da difesa per resistere agli assalti del nemico. Queste sono le mie preferite: scudi, elmi, corazza, schinieri – alcune sono delle vere opere d’arte in bronzo. Ognuno ha i suoi nemici e le sue difese, io mi difendo dalla scarsa memoria e dalla dispersione d’intenti con l’agenda.
  In particolar modo, con la sezione Agenda, che in latino significa proprio “cose da fare”. È l’involucro dei miei desideri, lì dentro stanno al sicuro, non si perdono in giro e maturano senza interruzioni. Protegge i miei sogni, grazie a un lavoro preparatorio meticoloso e a un controllo paziente, mese dopo mese.

  Di solito a marzo i buoni propositi d’inizio anno sbiadiscono, gli obiettivi si offuscano, le energie evaporano: tutto si confonde e si procede a tentoni. Da quando curo con attenzione la sezione Agenda, non è più così: ho tutto sotto controllo, mi basta leggere le etichette per trovar quel che mi serve e non mi perdo più lungo la strada.
  Ti racconto che cosa contiene, a che cosa mi serve ogni singola parte e come le uso: spero ti sia utile.

  • Gli obiettivi personali di lungo periodo. Il lavoro è solo una parte della mia vita, anche se molto consistente, e le altre parti sono ancor più importanti: per esempio, la salute (intesa come benessere fisico, mentale e relazionale) e la realizzazione personale. Qui scrivo come sarò tra cinque anni e i progressi da fare ogni anno: è una dichiarazione d’intenti, da rileggere ogni volta che tentenno.
  • Il business plan (o almeno la sua essenza), con gli obiettivi lavorativi di breve, medio e lungo periodo. È il punto di riferimento per il mio lavoro e mi serve per capire dove voglio arrivare, con quali mezzi e con chi condividere il percorso. Il mio business plan è ormai quasi completato: ho raccolto tutti i dati e sto “dando i numeri”, quelli che trasformano i sogni in desideri e i desideri in obiettivi concreti e realizzabili. Ne sono davvero entusiasta!
  • Il piano editoriale annuale, con le attività suddivise per trimestre. È la visione d’insieme di quel che farò nei prossimi mesi, da guardare ogni mese. Grazie al business plan, per me è più chiaro capire che cosa voglio fare e per chi; quindi preparare il piano editoriale diventa più facile (più facile, non facile!). 
  • Un vademecum per il piano editoriale, con le indicazioni per redigere il piano annuale, mensile, settimanale, giornaliero, il calendario editoriale e i vari controlli. Mi aiuta a trasformare delle semplici parole su un foglio in azioni reali – da consultare sempre.
  • La lista “cose-da-fare”, con attività generiche, non legate a progetti particolari, ma più agli obiettivi personali. È un po’ come la “borsa dentro la borsa”, mi aiuta ad avere sempre con me i piccoli indispensabili, qualsiasi cosa stia facendo: ogni mattina controllo se posso fare qualcosa (prendere un appuntamento o un’informazione, scrivere o telefonare a qualcuno, acquistare o realizzare qualcosa).
  • La lista “cose-da-non-fare”, con attività che non mi aiutano a stare bene, lavorative e non.
  • La lista “cose-da-fare-da-sola”, con attività che mi aiutano a stare bene (non lavorative), cui dedicare il mio tempo per me.
  • Le liste “progetti”, con le attività necessarie per portare avanti e concludere i progetti lavorativi. Per me fondamentali, sono il punto d’incontro tra le intenzioni e gli impegni quotidiani: spuntare le voci dall’elenco è come aprire le caselle del calendario dell’avvento! 

  A chi mi chiede aiuto per usare bene il tempo e ha un obiettivo importante da raggiungere, consiglio sempre l’agenda. Per me è lo strumento migliore per pianificare e programmare quel che ti sei proposta di fare: con le caratteristiche giuste (anelli, divisori, etichette) è flessibile perché segue la tua personalità e i cambiamenti in corso, agile perché è semplice da usare, protettiva perché ti difende da imprevisti, confusione e perdita di motivazione.

Paroladordine agenda fare

martedì 26 febbraio 2019

Settimana dell’organizzazione Apoi 2019

  Sono iscritta a Apoi – Associazione Professional Organizers Italia da cinque anni; mi sono persa l’euforia della fondazione e dei primi incontri, ma ho recuperato col tempo. Per me essere socia senior di Apoi ha un significato profondo.

  Apoi è l’associazione di categoria che rappresenta la nostra professione in Italia e nel resto del mondo, che ci fa riconoscere come professionisti dal Ministero dello sviluppo economico e conoscere come professionisti a tutti gli italiani che hanno bisogno del nostro aiuto.
  Apoi è una comunità di professionisti dell’organizzazione: proveniamo da tutta Italia, da contesti diversi, con bagagli culturali ricchi e variegati; ci confrontiamo e arricchiamo a vicenda, i successi personali sono uno sprone per tutti gli altri, i momenti di sconforto (chi non ne ha, sul lavoro?) sono un’occasione di confronto e crescita.
  Apoi è una famiglia: parliamo la stessa lingua (quella organizzativa!), abbiamo le stesse abitudini (organizzative!), ci conosciamo poco alla volta tramite Internet, il telefono, incontri per lavoro o puro piacere, coltiviamo amicizie preziose, condividiamo lo stesso desiderio di aiutare più persone possibile a organizzarsi bene per vivere meglio.

  C’è un momento prezioso per noi professionisti dell’organizzazione di Apoi: la Settimana dell’organizzazione, che inizia con la primavera. Sono sette giorni, dal 21 al 27 marzo, dedicati a tutti gli italiani, per far sapere che esiste un metodo per vivere appieno: l’organizzazione personale.
  Credo che uno dei mali più insidiosi del presente sia la confusione. La confusione è come una foresta: troppe informazioni allontanano l’attenzione da ciò che davvero conta, troppe richieste stordiscono i sensi, troppi impegni tolgono la luce, troppi oggetti fanno inciampare. Nella confusione ti perdi, dimentichi i tuoi desideri e bisogni, perdi di vista la strada e le opportunità.
  L’organizzazione personale trasforma la confusione nella libertà di essere ciò che davvero vuoi.

  Come? Per iniziare, tra il 21 al 27 marzo segui i consigli di noi PO: sul sito di Apoi troverai l’elenco degli eventi locali e ogni giorno sui vari canali di comunicazione (blog, Facebook, Twitter) articoli, messaggi, vademecum, infografiche e video sull’organizzazione. Ci sarà anche qualcosa di mio, perciò tieni d’occhio Apoi!
  Come dicono i saggi, ogni viaggio, anche il più lungo, inizia con un piccolo passo.

Paroladordine Settimana dell'organizzazione Apoi

martedì 19 febbraio 2019

È tempo di decidere

  L’indecisione è uno dei motivi per cui si rimandano le cose da fare e si perde tempo nella vita. Me ne accorgo ogni volta che facciamo la spesa (di solito di pomeriggio tardi, appena finisco di lavorare): io scelgo i prodotti che conosco bene o che hanno il giusto rapporto qualità/prezzo, mio marito si blocca davanti agli scaffali e la mezz’ora si trasforma in un’ora. Argh!

 La vita è fatta di scelte, prendiamo decisioni più o meno importanti tutto il giorno,  dal mattino appena suona la sveglia fino al momento in cui ci addormentiamo la sera. Se ci blocchiamo, arriva l’ansia e ogni sforzo è vano.
  La maggior parte delle volte ci blocchiamo perché ci assalgono mille informazioni: al supermercato mio marito, persona curiosa e attenta alle novità, si ferma a confrontare i prodotti e a leggerne le confezioni; io, che voglio solo tornare a casa a cenare, lascio il bagno d’informazioni ai momenti della settimana in cui sono più vivace e pimpante.
  Le informazioni, che cerchiamo (o riceviamo) per prendere una decisione, hanno bisogno di un periodo di incubazione: mentre noi facciamo altro, il nostro cervello le elabora e, senza nemmeno accorgercene, sappiamo già che cosa fare ancor prima di scegliere. Se, invece, ci riempiamo di troppe informazioni in poco tempo, andiamo in confusione e non siamo più in grado di decidere.

  Secondo Michael Heppell, autore del libro Guadagnare un’ora al giorno (e vivere felici!), la nostra incapacità di prendere decisioni ha due cause principali: il bisogno di conferme esterne e la paura di sbagliare. Con due esperimenti dimostra come entrambe non abbiano ragione d’esistere; ti va di provarli?
  Testa o croce è un gioco molto conosciuto. Immagina di porre una domanda, assegnare a una faccia della moneta (testa) una risposta e all'altra faccia (croce) un'altra risposta, lanciare la moneta e guardare se è caduta con la testa o la croce in su: se la risposta ti piace, fai quel che ti dice; se non ti piace, la lanci di nuovo finché ti dà la risposta giusta – cioè quella che si avvicina alla tua scelta.
  La sfida delle decisioni sbagliate consiste nell’impegnarti a prendere – appunto – dieci decisioni sbagliate nei prossimi dieci giorni: l’autore scommette che non ci riuscirai, perché le tue esperienze e il tuo istinto ti aiuteranno a scegliere bene!

  Se gli esperimenti non ti bastano, ecco che cosa puoi fare se fatichi a prendere decisioni:
  1. assaggia – non fare indigestione di notizie, pareri e consigli vari, ma assapora poche informazioni per volta, soprattutto quando hai l’energia necessaria per “digerirle”;
  2. aspetta – lascia che lavorino in sottofondo nella tua mente, mentre passeggi, leggi un libro, chiacchieri con le amiche o prepari il pranzo; meno le guardi, meglio “fermentano’;
  3. ascolta – invece di cercare conferme nelle opinioni altrui, dai retta al tuo istinto; è quella parte di te che sa già che cosa vuoi fare (o non fare) con sicurezza;
  4. osa – sii audace e fatti guidare dalle esperienze che hai vissuto; assieme formano un tesoro prezioso di insegnamenti, scoperte e illuminazioni utili in ogni momento della vita.

  Più decisioni prendi, meno rimandi le cose da fare; meno procrastini, più tempo risparmi e ti godi la vita!

Paroladordine decidere per non perdere tempo

martedì 12 febbraio 2019

Cinque domande per vivere bene il tuo spazio

  All’inizio credevo che organizzare gli spazi di casa mi servisse per fare chiarezza fuori e dentro di me. Sceglievo gli oggetti da tenere, decidevo come eliminare le cose inutili, svuotavo le superfici, riempivo gli interni dei mobili con un criterio logico e, nel frattempo, imparavo qualcosa di me e del mio disordine.
  Ho scoperto di essere disordinata non per anticonformismo o pigrizia, ma perché non so dove mettere le cose. È abbastanza semplice: se non so dove va un oggetto, lo lascio dove capita, di solito dove l’ho usato l’ultima volta o dove l’ho appoggiato senza nemmeno accorgermene.

  Man mano che trovavo un posto per ogni cosa, era facile riporla dopo l’uso e trovarla al momento del bisogno. A quel punto mi si è accesa la lampadina: organizzare gli spazi in cui si vive significa risparmiare tempo!
  Risparmio tempo (ed energia preziosa) quando esco di casa e so dove sono gli occhiali da sole, le chiavi della macchina, la borsa e il cappello; quando è il momento di pagare le tasse e so dove sono tutti i documenti necessari; quando incontro un’amica e so dov’è il libro che mi ha prestato.

  Quindi, per me, l’organizzazione degli spazi ha due grandi valori:
  • la consapevolezza, cioè sapere con precisione quali oggetti ci servono e dove tenerli, in linea con lo stile di vita dei nostri sogni;
  • il tempo, cioè limitare le perdite inutili e risparmiare minuti, ore e giorni per dedicarci a ciò che davvero conta.
 
  Una casa in disordine è difficile da pulire, le cose in giro sono difficili da trovare, una dispensa caotica è difficile da gestire tanto quanto un armadio ingarbugliato – e non si sa che cosa mangiare né come vestirsi!
  Per questo motivo, a chi mi chiede aiuto per usare meglio il tempo, domando sempre come sono gli spazi di casa: se regna il caos, propongo di organizzarli, perché fa parte del processo di trasformazione dell’uso del tempo.

  Ti sei resa conto che la gran parte del tuo tempo rotola via tra pulizie di casa simil-campagne militari e battute di caccia all’oggetto smarrito? È ora di correre ai ripari: fermati, preparati una tisana, siediti al tavolo con quaderno e penna pronti all’uso, e rispondi a queste cinque domande con calma e sincerità.
  1. Che cosa desideri e di che cosa hai bisogno?
    Pensa a come vorresti che fossero i tuoi spazi (aperti, luminosi, intimi, accoglienti, rilassanti, stimolanti) e a quali caratteristiche ti faciliterebbero la vita (semplici da gestire, con tanti contenitori, insonorizzati, ben riscaldati, asciutti, senza barriere architettoniche).
    Per esempio, desidero una casa luminosa, un soggiorno intimo ma accogliente e pochi mobili; ho bisogno di una stanza tutta mia, una cucina isolabile – per gli odori -, tutte le stanze su un unico piano.
  2. A che cosa ti serve?
    Ogni spazio ha la sua funzione (o più funzioni) e deve contenere solo ed esclusivamente gli oggetti necessari per svolgere quelle attività. Il motivo è logico: trovare subito quel che ti serve dove ti serve! Pensa se gli oggetti presenti nelle tue stanze corrispondono alle attività che vi svolgi, e togli tutto quel che non c’entra.
    Per esempio, nella nostra camera da letto ci sono solo un letto comodo, due comodini (con l’occorrente per la notte), due panche per i cuscini, due sveglie, due lampade e il mio libro.
  3. Come organizzi gli oggetti?
    Se sai che cosa fare in ogni stanza, sai anche di quali oggetti hai bisogno. Dividili per categorie, cioè insiemi di oggetti con caratteristiche simili (servono per svolgere la stessa attività), e riponi ogni gruppo proprio dove lo utilizzi.
    Per esempio, nel nostro soggiorno tivù, dvd, lettore dvd e telecomandi sono nel mobile tivù; ciocchi di legno, fiammiferi, pinze sono in una borsa di feltro accanto al camino; le riviste sono tutte nel portariviste; i giochi dei cani sono in un cestino tra le due cucce.
  4. Sei comoda?
    Ogni oggetto è accessibile se lo prendi e lo riponi con facilità; se fai fatica, qualcosa non funziona. Tieni sott’occhio e a portata di mano quel che usi ogni giorno, in basso le cose pesanti che usi poco, in alto gli oggetti che usi una o due volte all’anno; evita le doppie file, usa separatori e contenitori di ogni misura.
    Per esempio, sotto il piano di lavoro della cucina ho un cassetto con il porta-coltelli, un cassetto con contenitori per grattugie, spremi agrumi e mandoline, un altro con seperatori per tritatutto, frullatore e taglieri.
  5. Ti fa stare bene?
    Uno spazio organizzato è funzionale, comodo e contiene tutto ciò che serve dal punto di vista pratico ed emotivo. Aggiungi un po’ di bellezza, un pizzico di meraviglia, colori, odori e suoni capaci di destare ogni giorno serenità, sicurezza e gioia.
    Per esempio, nella nostra camera c’è un portacandele in sale rosa per conciliare il sonno, un profumatore che mi ricorda il mare, oggetti, libri e un quadro che mi piacciono.

  E adesso? Ora rileggi le tue risposte e mettiti all’opera per vivere bene lo spazio e risparmiare tempo!

Paroladordine 5 domande per organizzare spazio

martedì 5 febbraio 2019

Il metodo per non perdere tempo

  Avevo scelto l’archeologia perché immaginavo di vivere ogni giorno un’esperienza diversa, senza mai annoiarmi. Mi ero fatta l’idea di una vita avventurosa (ben diversa da quella d’ufficio), finché mi sono accorta che il metodo di lavoro rischiava di essere noioso. Facevo sempre le stesse cose: pulire lo strato portato alla luce, fotografare le caratteristiche del suolo, compilare il registro delle fotografie, disegnare lo strato, compilare la scheda delle unità stratigrafiche, raccogliere i reperti, compilare il registro dei reperti, scavare per scendere allo strato successivo e così via all’infinito – come qualsiasi altro lavoro.
  In realtà stavo imparando due lezioni importanti:
  • grazie a questo metodo sapevo sempre che cosa fare, non tentennavo, non perdevo tempo, andavo avanti e a fine giornata i risultati erano eclatanti - scritti nero su bianco e tangibili;
  • l’avventura quotidiana consisteva nella scoperta del passato, nel mio desiderio di conoscere la storia di quel sito, nella curiosità di sapere cos’avrei trovato sotto l’ultimo strato.

  Ho cambiato lavoro, ma questi insegnamenti sono sempre con me. La mia motivazione (l’avventura quotidiana) era forte, ma mi mancava il metodo; quindi ho studiato, sperimentato, sbagliato, ricominciato e provato di nuovo, finché ho trovato quello giusto per me.
  Il mio metodo per non perdere tempo si sviluppa in quattro passaggi: te lo racconto, perché, se anche tu sei stanca di lavorare tanto con pochi risultati, potrebbe esserti utile.
  Immaginalo come un viaggio…

  Idee chiare e decisioni sicure: la destinazione. Prima ancora di partire, la cosa più importante – anzi, fondamentale – è sapere dove andare: senza una meta non c’è viaggio, ma solo un errare confuso verso l’ignoto.
  Per chiarirti le idee, segui i tuoi desideri, i tuoi bisogni e il tuo istinto; poi, scegliere con sicurezza che cosa fare per realizzare le tue idee ti verrà facile.

  Il piano di attività e la lista progetti: la mappa. Subito dopo, traccia il tuo itinerario: segna la strada giusta da seguire e le tappe lungo il percorso; consultalo durante il viaggio, così non rischi di perderti.
  Prenditi del tempo per elaborare il tuo piano di lavoro e decidi quali attività intraprendere. Usa le liste di progetto per dividere ogni attività in singole azioni.

  L’agenda mensile, settimanale, giornaliera e il metodo Heppell: il programma di viaggio. Per ogni tappa decidi che cosa visitare, da chi farti accompagnare, quando e come spostarti, giorno per giorno.
  Vai dal generale al particolare, dalle attività di ogni mese a quelle settimanali e quotidiane. Col metodo Heppell ti concentri ogni giorno su un tipo di attività.

  Il metodo dei quindici minuti: il diario di viaggio. Finalmente sei partita! Ricordati di segnare ogni piccola esperienza, non tralasciare nulla perché tutto ti sarà utile per il prossimo viaggio.
  Fai suonare la sveglia ogni quindici minuti e registra quante cose riesci a fare in questo lasso di tempo: ti servirà per calcolare quanto impieghi a fare ogni attività.

  Se non vuoi perdere tempo, parti preparata, con tutti gli strumenti a portata di mano. Solo così puoi vivere il tempo risparmiato con intensità, scoprire qualcosa di nuovo e inaspettato, goderti il momento e divertirti per quello che stai facendo.

Paroladordine metodo per non perdere tempo

martedì 29 gennaio 2019

Fare le cose per bene

  Lo sai (e, se non lo sai, te lo racconto ora): ho iniziato quasi per caso. Ero un’archeologa, scrivevo di storia antica per bambini, volevo occuparmi di turismo culturale; poi ho avuto un incidente, ho smesso di guardare avanti per dare un’occhiata attorno e quel che ho visto non mi piaceva affatto: non stavo bene (sprecavo il mio tempo) e avevo bisogno di riorganizzarmi la vita. E così ho fatto: ho cercato dentro di me i miei reali bisogni e desideri, ho studiato e mi sono impegnata per soddisfarli e realizzarli. So di avere ancora da imparare e migliorare, ma il cambiamento è stato così immenso da farmi decidere di diventare una consulente di organizzazione personale (o professional organizer), per aiutare chiunque senta la necessità di cambiare stile di vita.

  Adesso sono il capo di me stessa e voglio fare le cose per bene - nonostante qualche briciola d’indulgenza sparsa qua e là.
  Ho quasi finito il business plan con l’aiuto di Enrica Maria Laveglia di WithYou; grazie a lei sto imparando a essere più Noseda e meno Alessandra, cioè a guardarmi dall’esterno in maniera oggettiva.
  Ho preparato il piano e il calendario editoriale per il 2019, seguendo le indicazioni che Gioia Gottini e Silvia Lanfranchi danno nei loro corsi e facendole mie. Pianificare dà un meraviglioso senso di leggerezza!
  Ho aperto la partita Iva (!!!).

  Mai come ora mi rendo conto di quanto organizzarsi significhi imparare a prendersi le proprie responsabilità, senza perdere nemmeno un grammo delle preziose risorse personali (tempo, energie, spazio e soldi). Per questo ho deciso di migliorare il mio modo di lavorare e di utilizzare solo strumenti davvero utili:
  • il quaderno delle prassi, in cui segnare passaggio dopo passaggio come procedere per ogni progetto e tipo di consulenza;
  • il quaderno delle tecniche organizzative per avere sempre sotto mano le loro caratteristiche (un utile aiuto per la memoria);
  • la sezione “denaro” dell’agenda, su cui segnare non solo costi e ricavi, ma anche quale percentuale dei ricavi accantonare per pagare tasse e contributi;
  • il piano di lavoro, per stabilire la rotta a breve termine (sei mesi), a medio (un anno) e a lungo termine (tre anni);
  • il calendario editoriale dei canali di comunicazione, per essere presente come e quando voglio con cognizione di causa e farmi conoscere al mondo là fuori;
  • il metodo Heppell e la sveglia ogni quindici minuti, per favorire la concentrazione, valutare il tempo impiegato nelle varie attività e riposarmi davvero durante le pause.

  Mi impegno a rendere (molto) di più in (molto) meno tempo, per dedicarmi il più possibile alle cose davvero importanti per me: il benessere fisico, mentale e sociale, i sogni da realizzare e le persone che posso aiutare col mio lavoro.

Paroladordine tempo strumenti

martedì 22 gennaio 2019

Trasforma gli obblighi in responsabilità

Attenzione, questo articolo contiene un consiglio prezioso! Nasce da diciotto anni di esperienza, tentativi, prove, fallimenti e, infine, molta chiarezza. L’ho dato prima a me stessa, poi a un’altra donna (che mi ha ringraziato dal profondo del cuore) e ora a te. So che saprai farne buon uso.

  In ogni famiglia c’è un capo. Nell’antica Roma il capofamiglia era il padre e prendeva le decisioni per tutti – moglie, figli, nuore, nipoti, servitù – e lo era per sempre, fino alla morte. Oggi, per fortuna, non è più così.
  Se vivi da sola, il capo indiscusso sei tu: ovvio! Se vivi con uno o più animali, loro si aspettano che il capo sia tu: hai presente? Pappa, passeggiate, coccole, cure varie, regole del “branco”. Se condividi una casa con amici o perfetti sconosciuti, la cosa si fa complicata. Se vivi con le persone che ami, è meglio che il capo sia un adulto.
  In ogni caso, il capofamiglia oggi è chi prende le decisioni finali, chi sente la responsabilità nei confronti di tutti per il presente e il futuro, chi si confronta sempre con gli altri e va avanti attraverso le difficoltà. Può essere sempre la stessa persona oppure ci si può alternare o essere in due come i consoli romani.

  Stai pensando a chi sia il vero capofamiglia a casa tua? È inevitabile, l’ho fatto anch’io. Per capirlo meglio, ho cercato in internet le qualità di un buon capo: è una guida capace di stimolare gli altri, è coraggioso e dice sempre le cose come stanno (anche quando non stanno bene), si espone in prima persona in cerca di dialogo, chiede scusa quando commette errori.
  Con ogni probabilità hai riconosciuto in te queste doti: complimenti, sei il capofamiglia!

  Ora, mettiamo il caso che tu sia in piena fase di cambiamento, che abbia scelto la via dell’organizzazione per vivere con serenità il passaggio verso lo stile di vita dei tuoi sogni. È un percorso impegnativo, stancante, fatto di piccoli passi e ogni passo in  avanti è una conquista.
  È inevitabile coinvolgere chi vive con te. Anzi, stravolgere: le persone disordinate difenderanno con ogni mezzo la loro libertà d’espressione, quelle ordinate si opporranno con l’evidenza dei fatti, le disorganizzate saranno molto preoccupate.
  Se desideri che nella tua famiglia regni l’armonia, nonostante i cambiamenti, prova a fare così:
  • non imporre il tuo stile di vita, ma spiega perché l’hai scelto, quali effetti benefici ti aspetti e come il cambiamento potrebbe giovare a tutta la famiglia;
  • non obbligarli a fare o non fare qualcosa, ma mostra con il tuo esempio l’efficacia dei nuovi comportamenti;
  • non ti inalberare se oppongono resistenza e boicottano i tuoi sforzi (con ritardi studiati ad arte, cumuli di oggetti fuori posto, dimenticanze a oltranza, richieste inascoltate), ma spiega loro come ti senti quando si comportano in questo modo.

  Sarebbe bello se gli altri capissero al volo i tuoi sentimenti, ma non è così. Perciò cambia prospettiva, mettiti in gioco: invece di imporre un obbligo (“Rifai il letto!”), rendili responsabili dello loro azioni (“Quando non rifai il nostro letto, mi sento come se non t’importasse del mio riposo.”), continua a essere un esempio e ringrazia sempre.
  Così non solo riuscirai nel tuo percorso di cambiamento, ma potrai anche aiutare chi vive con te a organizzarsi e mantenere l’organizzazione nel tempo, con armonia e serenità.

  P.S. Funziona.

Paroladordine esempio


martedì 15 gennaio 2019

Ci vuole coraggio

  Questo è uno dei periodi in cui ricevo più richieste d’aiuto per risolvere problemi di spazio in casa. So che non è facile (ci sono passata) e so che per riprendere in mano la propria vita ci vuole una buona dose di coraggio.
  Il coraggio non si trova sugli alberi, pronto per essere colto; è una risorsa che si esaurisce in fretta e ha bisogno del suo tempo per ricaricarsi. Per questo ammiro le persone con cui lavoro: nonostante i dubbi e i timori (soprattutto di non farcela), si mettono in gioco e hanno il coraggio.

  Di riconoscere che qualcosa non va, prima con se stesse, poi col resto del mondo. Può sembrare una sconfitta, una vergogna, un fallimento; invece è il primo passo verso la vittoria, l’orgoglio e la riuscita.

  Di chiedere aiuto. Per anni sono stata la regina dei “faccio tutto io” e, quando non sapevo fare qualcosa, aspettavo; non so bene cosa, forse di imparare in poco tempo! Decidere di fidarsi di una persona sconosciuta, accoglierla in casa e accettare che tocchi ogni cosa è un coraggioso passo avanti.

  Di andar contro le opinioni di famigliari e amici. Le persone a loro più care credono che sia un capriccio, un assurdo spreco di denaro; ripetono che basta darsi da fare, assumersi le responsabilità; nascondono dietro a queste parole il timore che l’equilibrio vacilli e certi legami si spezzino. E loro resistono.

  Di iniziare. Non si sentono all’altezza, per anni ci hanno provato senza riuscirci, temono il giudizio – severo di se stesse e superficiale degli altri; si sentono in imbarazzo per la loro casa, il loro disordine, la loro mancanza di organizzazione. Ma iniziano lo stesso il percorso, scelto per vivere meglio.

  Di continuare. Ogni piccolo traguardo è un cambiamento, costa fatica nel corpo e nella mente; ogni passo avanti le allontana dalla loro zona di sicurezza e a un certo punto fa paura. Nonostante questo, vanno avanti.

  Di finire. Raggiungere la meta è pura gioia, ma la fine del viaggio lascia un vuoto; procedere da sole può preoccupare. L’organizzazione personale non finisce mai, è un metodo per migliorarsi sempre e, una volta imparato, sarà tutto più semplice.

  Di cambiare mentalità. Le certezze sono come pali piantati in profondità, le sostengono e al contempo le vincolano. I dubbi sono come raffiche di vento, le strappano dalle certezze e le fanno volare dove mai sono state, a scoprire qualcosa di nuovo, di loro.

  Per me essere coraggiosa significa fare qualcosa, anche se ne ho paura. Mi chiedono aiuto persone che prendono in mano la loro vita e decidono che cosa farne, anche se ne hanno paura. Mentre mi raccontano la situazione che stanno vivendo e si mettono in gioco, usano parole forti e semplici, gentili e ironiche; esprimono dubbi, necessità e desideri; si prendono in giro e si fanno forza, ridono e piangono. Io le ammiro, tutte.

Paroladordine coraggio


martedì 8 gennaio 2019

La mia agenda 2019

  La mia agenda è la mia guida, senza sarei persa. Una volta, quando la mia vita era più semplice, la usavo solo per ricordarmi gli appuntamenti; ora le affido tutto il mio lavoro: è la mia sicurezza, mi ricorda che cosa fare, quando farla e, soprattutto, perché. Il motivo è quasi imbarazzante: ho poca memoria, perciò tutto ciò che non segno non esiste, glab.

  Ho aspettato martedì, il primo giorno dell’anno, per prendere carta e penna e iniziare a scrivere sul mio quaderno con piacere e convinzione - le stelline che sprizzavano dalla sfera assieme all’inchiostro! Zero buoni propositi, solo i desideri più veri e tutte le azioni per attuarli. Il 2019 è ancora ai primi giorni e già si fanno avanti nuovi progetti, collaborazioni inedite e tanta chiarezza.
  La chiarezza è l’ingrediente base per ogni ricetta organizzativa: senza, non si ottengono risultati. È come voler cucinare una buona torta senza farina e poi accorgersi che non è una torta, ma… un pasticcio!

  Nei giorni successivi ho svuotato l’agenda dalle pagine del 2018 e l’ho riempita con quelle del 2019. Ogni anno do un’aggiustatina alla struttura e provo qualcosa di nuovo; per esempio questa volta ho eliminato tutte le pagine di revisione settimanale e trimestrale (mai usate) e aggiunto nuove sezioni.
  Oggi ti racconto come ho organizzato l’agenda vera e propria, cioè le pagine su cui segno gli impegni.

Nella sezione “Quando” ho inserito tutto: la tabella dell’anno, quelle dei mesi, delle settimane e le pagine giornaliere. Ho iniziato a usarle insieme l’anno scorso e affinato la tecnica dopo aver seguito il corso sul business planning di Gioia Gottini.

ANNO

  La tabella annuale è su due pagine e divisa in quattro colonne: a sinistra ci sono i mesi del primo e del secondo trimestre, a destra quelli del terzo e del quarto. Ogni trimestre ha un colore diverso.
  In questo modo ho una visione d’insieme dell’anno e mi alleno a ragionare per trimestri, suddividendone gli obiettivi, gli impegni e le attività. Tre mesi sono una distanza temporale più breve e più “reale” di dodici.

paroladordine agenda 2019 anno

MESI

  La tabella mensile è su due pagine e divisa in otto colonne, che corrispondono ai giorni della settimana più una per segnare gli obiettivi del mese. I mesi hanno il colore del trimestre cui appartengono.
  Qui annoto subito le scadenze e gli appuntamenti fissi, e di volta in volta quelli nuovi. Prima che cominci il mese, li segno sulle pagine giornaliere corrispondenti.

paroladordine agenda 2019 mese

SETTIMANE (novità!)

  All’inizio dell’anno scorso credevo di non averne bisogno e non le ho proprio contemplate; qualche mese dopo mi sono ricreduta: per fortuna avevo conservato le pagine settimanali in dotazione con la Filofax!
  La tabella settimanale è su due pagine e divisa in otto colonne, che corrispondono ciascuna a un giorno lavorativo più una per il sabato e la domenica. In alto ho riportato il numero della settimana e dei giorni d’inizio e fine. Anche le settimane hanno il colore del trimestre cui appartengono.
  È una parte molto importante dell’agenda, perché qui segno le singole attività in cui ho diviso i progetti e le dispongo secondo il metodo Heppell: è come un ponte che connette i “grandi” obiettivi dell’anno con i “piccoli” impegni quotidiani.

paroladordine agenda 2019 settimana

GIORNI

  I giorni sono su un’unica pagina, divisa in due parti: sopra la tabella con gli orari di lavoro (dalle nove del mattino alle sei di sera) per segnare appuntamenti e scadenze; sotto l’elenco delle quattro attività importanti della giornata più un altro per quelle meno importanti.
  Ho eliminato le caselline di controllo, da sbarrare appena svolti i rituali del mattino e della sera e di inizio e fine giornata lavorativa. Non l’ho mai fatto.
  Ho semplificato la domenica: al posto degli impegni ci sono righe su cui segnare come l’ho passata o come vorrei passarla. 
  Ogni giorno ha anche il numero della settimana nel colore del trimestre cui appartiene. 

paroladordine agenda 2019 giorno

  Sono a buon punto con la stesura del business plan, alcune delle idee che ne son saltate fuori prendono forma, sostanza e consistenza anche grazie all’agenda. L’agenda mi guida giorno per giorno, mi ricorda gli obiettivi che voglio raggiungere ogni mese, in quali giorni svolgere certe attività e mi aiuta a dar spazio agli imprevisti (belli o brutti) dell’ultimo minuto. 

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