martedì 21 maggio 2019

Le attività quotidiane cui non rinuncio

Sto cambiando stile di vita, ho spostato il mio “centro di gravità” dalla soddisfazione personale tramite il lavoro alla salute.
  La salute, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è lo stato di benessere fisico, mentale e sociale che otteniamo quando riusciamo a sviluppare le nostre potenzialità con l’aiuto delle competenze di vita. Quindi dal semplice “stare bene” sono passata a “esprimere pienamente me stessa (i miei valori, le mie doti, la mia personalità), vivere appieno ogni giorno senza stress e costruire relazioni basate su gentilezza, rispetto e arricchimento reciproco”. In poche parole, un cambiamento impegnativo su ogni fronte!

Ho stravolto la programmazione delle mie giornate, un po’ per seguire i cambiamenti portati dalla nuova stagione, un po’ per inserire poco alla volta nuove abitudini e raggiungere il mio obiettivo. Ho diminuito le ore di lavoro, accorciato la pausa pranzo, aumentato il tempo per l’esercizio fisico, spostato l’ora per cucinare e quella per camminare (se solo smettesse di piovere…).
  Con tutti questi cambiamenti, sono stata intransigente su un’unica cosa: non rinuncio alle attività che mi fanno star bene.
  Ecco quali sono:
  • leggere appena sveglia: anticipo di mezz’ora il trillo della sveglia, perché mi piace crogiolarmi nel tepore del letto leggendo un buon libro; che sia di studio o di piacere non conta, è importante per me iniziare la giornata con morbidezza!
  • fare colazione con calma: sempre e ovunque! È il mio passaggio dal riposo all’azione, ho bisogno di circondarmi di buon cibo, silenzio e lettura; ho bisogno di mezz’ora tutta per me per mettere in moto l’energia;
  • camminare: un’ora di camminata in mezzo alla natura (sul lungolago e nei boschi) ha gli stessi effetti di una giornata di sole sui meteoropatici, porta via i brutti pensieri e regala serenità. Quando piove, nevica, si gela e sto male, non cammino e si vede!
  • guardare la tivù mentre pranzo: lo so, non è una buona abitudine; ma mango da sola e la tivù mi distrae dai soliti pensieri legati al lavoro. Seguo solo cose leggere (serie tivù, film o programmi di case) e mi tengo lontana da ogni fonte di nervosismo;
  • struccarmi: da quando ho scoperto di avere una pelle iper sensibile, prima di andare a dormire mi strucco con attenzione e mi proteggo con una crema super emolliente. A qualsiasi ora e grado di sonno! I miglioramenti sono visibili e tangibili;
  • scrivere: di mattina o la sera (oppure entrambe le volte), scrivo su un quaderno le emozioni e le sensazioni della giornata, i desideri e i progetti per il futuro, tutto quello che mi passa per la mente, senza censure e in totale libertà;
  • leggere prima di addormentarmi: sempre, anche se sono già quasi addormentata! L’ho sempre fatto fin da bambina, è il mio momento spensierato di totale riposo e divertimento. Se non leggo, non riesco a dormire.

Temevo di dover rinunciare a quel che mi piace, perché le nuove abitudini occupano ore e le giornate non si allungano per magia. In realtà, ho fatto in modo che ogni cambiamento nella mia vita si adatti attorno a queste attività. 
  Ti racconto come, perché può esserti utile.
  1. Priorità. Scegli le cose davvero importanti: non solo ti fanno stare bene, ma sono anche quelle che più ti aiutano a raggiungere il tuo scopo. Decidi quando farle e sistema le altre attività tutt'attorno.
    Consiglio organizzativo: usa la matrice del tempo per individuare le tue vere priorità
  2. Pazienza. Hai bisogno di tempo per rendere tuo uno stile di vita nuovo, perciò non cercare di fare tutto subito, introduci un’abitudine alla volta, sperimenta nuovi orari e procedi con calma e fiducia.
    Consiglio organizzativo: pianifica le tue prossime mosse e controlla che tutto funzioni.
  3. Disciplina. Se sai con chiarezza come vuoi vivere, sai anche che cosa fare e lo fai con intenzione, nonostante le difficoltà. Datti delle regole e seguile, fatti delle promesse e mantienile.
    Consiglio organizzativo: usa la tecnica “non spezzare la catena”, per aiutarti a mantenere la disciplina.

Ora sai di poter cambiare stile di vita, introdurre nuove abitudini, trovare soluzioni a nuovi problemi senza rinunciare per forza alle attività che ti piacciono e che ti fanno star bene. Anzi, il tuo nuovo percorso inizia proprio da loro: seguile, ti porteranno lontano.

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martedì 14 maggio 2019

La matrice del tempo di Covey

Conosci già la cosiddetta matrice di Eisenhower? È una tabella divisa in quattro quadranti: ogni quadrante corrisponde a un tipo diverso di attività e ogni tipo di attività si distingue per il grado di urgenza e di importanza. Pare che il suo nome sia dovuto alla frase del presidente statunitense: Ciò che è importante raramente è urgente e ciò che è urgente raramente è importante. Serve per identificare le nostre priorità.
  Ho trovato tanti esempi di matrice di Eisenhower, su libri di “gestione del tempo” e di produttività, in siti Internet di life coach, time manager e influencer. Ogni volta che ne incontro una, è leggermente differente dalle altre; non tanto nella sostanza (è sempre uguale), ma nell’uso che ne vien fatto.

Paroladordine matrice del tempo Covey

Stephen Covey nel suo libro Le 7 regole per avete successo la chiama “matrice del tempo”, ed è il fondamento della regola 3 (dai la precedenza alle priorità). La descrive con cura, la pone al centro della gestione personale e le dona una sfumatura particolare.
  La regola 3 di Covey riguarda la capacità di gestirci bene, cioè di dare la precedenza alle nostre priorità, di prendere impegni con noi stessi e di mantenerli. Per Covey il modo migliore per usare bene il proprio tempo è focalizzarsi sulle aspettative, sulle relazioni e sui risultati, tutti aspetti su cui possiamo agire.

Spendiamo il tempo in quattro modi: a risolvere problemi e crisi urgenti e importanti per noi (I), a risolvere problemi urgenti e importanti per altri (III), a cercare sollievo in attività inutili (IV) oppure a crearci opportunità (II).
  Se passiamo il 90% del nostro tempo a risolvere emergenze e il 10% in attività inutili, alla fine della giornata siamo stressati e privi di qualsiasi energia. Se, invece, passiamo il 50% del tempo a risolvere problemi altrui e il 50% in attività inutili, siamo incapaci di gestire la vita e di assumerci le nostre responsabilità. In entrambi i casi, non riusciremo mai a essere soddisfatti di noi e della nostra vita.

Il modo migliore di usare il nostro tempo è agire secondo coscienza e in modo coerente con le risposte a due semplici domande:

  1. quale cosa potresti fare con regolarità (e che ora non fai) per determinare un enorme cambiamento positivo nella tua vita personale?
  2. quale cosa potresti fare nella tua attività professionale per ottenere risultati analoghi?

Eliminiamo le attività inutili, quelle che ci fanno solo perdere tempo ed energia, e dedichiamo il nostro tempo a crearci le opportunità per vivere una vita piena e a risolvere poche (inevitabili) emergenze.

Quella sfumatura che dona un valore aggiunto

La matrice del tempo di Covey non è una bacchetta magica per produrre di più in meno tempo, ma uno strumento per capire come stiamo usando il nostro tempo e se ne siamo soddisfatti, per conoscere il nostro grado di responsabilità personale, per allenare la volontà e la disciplina, e per chiarire quali sono i nostri reali obiettivi nella vita e come vogliamo usare il nostro tempo.
  Le priorità non sono le attività più importanti per produrre di più, ma il frutto dei principi, dei valori, della missione e degli obiettivi personali.

Come lo utilizzerò

Sono in una fase di transizione, la mia bussola segna un nuovo nord – vivere in modo salutare per me e per gli altri – e ho bisogno di ogni strumento possibile per usare bene il mio tempo e realizzare lo stile stile di vita che desidero.
  Per raggiungere il mio obiettivo, cerco il più possibile di allenarmi ogni giorno alla camminata veloce, di evitare cibo industriale, di acquistare capi d’abbigliamento sostenibili e di accogliere emozioni, sensazioni e pensieri in modo critico. Non sempre ci riesco, ma mi sto impegnando ed è lì che voglio arrivare.
  Sono sicura che questo percorso arricchirà me e la mia famiglia, e mi permetterà di aiutare nel migliore dei modi tutte quelle persone che desiderano essere soddisfatte della loro vita, giorno dopo giorno.

Paroladordine matrice del tempo secondo quadrante Covey

martedì 7 maggio 2019

La tua casa sei tu

Quando abbiamo iniziato a vivere assieme, io e mio marito ci siamo detti: «Minimalismo». Volevamo una casa bianca, con pochi mobili, poche suppellettili e solo quel che serve.
  È durato poco. Prima sono entrati i miei libri e le mie scarpe, poi i grandi elettrodomestici (quelli per sopravvivere: lavatrice, lavastoviglie, frigorifero, forno), i piccoli elettrodomestici (aspirapolvere, forno a microonde, tostapane, frullatore, fruste, tritatutto), un po’ di tecnologia (due tivù, un video registratore, un lettore dvd, un impianto hi-fi, casse stereo di ogni genere e tipo, computer, stampante, scanner, due telefoni mobili, vari cavi e caricabatterie), qualche ninnolo, un armadio a otto ante, una scrivania, una poltrona, una nuova libreria, una scarpiera, altri libri, altre scarpe… Argh.
  Quando ci siamo trasferiti dal bilocale a casa nostra ci siamo detti: “Cerchiamo di non esagerare”.
  Il minimalismo non fa per noi, ma nemmeno lo spreco di spazio: quel che desidero è una casa bianca, luminosa, ariosa, accogliente come un abbraccio, allegra come una strizzata d’occhio; con tanti angoli in cui rifugiarsi con un libro, un’idea in mente da realizzare, un cuscino sotto la testa, gli oggetti necessari conservati nei mobili necessari e un po’ di bellezza sparsa qui e là a rallegrarci l’anima.
  Casa nostra assomiglia a questa immagine? Non ancora, ma ci stiamo lavorando.

Il prossimo passo sarà riorganizzare lo studio: l’ho fatto più volte, ma non mi soddisfa mai fino in fondo. Voglio dare una sistemazione definitiva a tutti i libri e i documenti che contiene, eliminare quel che non mi serve più, fare spazio, progettare la nuova libreria (in attesa di realizzarla), aggiungere piante e quadri che mi rallegrino durante le ore di lavoro, trovare la poltrona giusta per lavorare “sostenuta” ma rilassata. Lo farò seguendo la Regola dei 15’: è un’attività che mi pesa molto (troppi ricordi, troppa roba da vagliare, troppi cambiamenti da fare!) perciò ho bisogno di prenderla con leggerezza, poco alla volta.

Ho un altro progetto che vorrei realizzare: ridimensionare l’armadio da 360 cm + angolo di circa un metro quadrato a soli tre metri, tutti disposti su un’unica parete. Ho come la sensazione di aver riempito “per forza” il mio guardaroba, pur sapendo di avere pochi vestiti e pochi accessori. Ogni volta che lavo, ritiro o cerco un capo, elimino quelli rovinati senza rimedio (nel secchio dell’indifferenziata) e quelli che proprio non mi stanno bene (nel cassonetto del riciclo apposito). Da quando ho seguito il percorso di consulenza d’immagine di Silvia Frisone, (finalmente) so quali abiti mi vestono bene e il mio guardaroba, piano piano, prende forma.

Poi c’è il ripostiglio del sottoscala: pare dotato di una personalità propria, alquanto volubile! Ci sono barattolini, scatoline e oggettini da eliminare, bottiglie di vino e liquori (li facciamo noi con le erbe del nostro giardino) da riorganizzare, bottiglie vuote da riempire e regalare, vecchie candele da usare, borse termiche da controllare, poche scorte di cibo da finire. Ogni volta che apro le ante e accendo la luce, mi viene il nervoso! È ora di metterci mano.

Mi sto impegnando per vivere come vorrei davvero e desidero che la mia casa mi rispecchi. Altrimenti rischio di sentirmi a disagio e fuori posto – come se indossassi un vestito da gran sera per fare la spesa!
  Se anche tu provi questa sensazione, prenditi qualche minuto per chiederti: “Io e la mia casa ci assomigliamo?”, “Lo spazio in cui vivo mi rappresenta?”. Le tue risposte saranno il punto di partenza del cambiamento che ti porterà verso lo stile di vita dei tuoi sogni.

Settimana prossima io e Viola Emanuelli del centro SÉ74 iniziamo un percorso di quattro incontri per riconnettersi al proprio corpo tramite la pratica millenaria dello yoga e migliorare il rapporto con lo spazio grazie all’organizzazione personale. Se vuoi saperne di più e vivi dalle parti di Verbania sul Lago Maggiore, scrivimi per avere informazioni!

Paroladordine corso yoga organizzazione personale

martedì 23 aprile 2019

Si studia! Le 7 regole per avere successo

Ho tra le mani un libro pubblicato per la prima volta nel 1989. Eppure è attuale, nonostante i tempi siano cambiati, soprattutto per i ritmi divenuti più frenetici e la tecnologia che intossica la nostra vita. S’intitola Le 7 regole per avere successo di Stephen R. Covey.

Paroladordine Covey 7 regole successo

È attuale – e sempre lo sarà – perché il successo di cui tratta non ha nulla a che fare con il denaro, il potere o la fama. Il successo per l’autore è l’efficacia personale e interpersonale, cioè la capacità di realizzare le cose davvero importanti per noi stessi da soli e assieme agli altri; un processo fondato sui principi, sul carattere e sul concetto di inside-out:
  • i principi sono leggi naturali, reali e immutabili, verità profonde e fondamentali applicabili a tutti, come l’equità e la giustizia, la coerenza e l’onesta, la pazienza e l’incoraggiamento, la crescita e il cambiamento;
  • il nostro carattere è formato dalle abitudini e regole che ci diamo ogni giorno e che dimostrano quello che noi siamo davvero;
  • il concetto inside-out (da dentro a fuori) si riferisce al processo di rinnovamento personale che procede prima dentro di noi e poi verso l’esterno.

Le sette regole sono un approccio integrato, sequenziale e coerente per l’efficacia personale e interpersonale.
  Covey afferma che l’efficacia dipende da due cose: la produzione di risultati desiderati (P) e la capacità di produzione (CP). Essere efficaci, quindi, significa riuscire a bilanciare il desiderio di ottenere qualcosa con le risorse necessarie per ottenerlo, secondo il principio che l’autore chiama “equilibrio C/CP”.
  Le regole spiegate da Covey si possono dividere in tre gruppi:
  • le regole 1 (Sii proattivo), 2 (Comincia pensando alla fine) e 3 (Dai la precedenza alle priorità) riguardano la padronanza di sé e segnano il passaggio dalla dipendenza dagli altri all’indipendenza: aiutano a sviluppare il carattere e a ottenere successi privati;
  • le regole 4 (Pensa vinco/vinci), 5 (Prima cerca di capire, poi di farti capire) e 6 (Sinergizza) sono legate all’interdipendenza, cioè al lavoro di gruppo, alla cooperazione e alla comunicazione, e aiutano a ottenere successi pubblici;
  • le regola 7 (Affila la lama) riguarda il rinnovamento continuo delle quattro dimensioni della vita: fisica, sociale, spirituale e mentale. È la nostra capacità di produrre i risultati desiderati e di migliorarci sempre.


Che cosa c’entra un libro di crescita personale con l’organizzazione? 

   Tanto! Col mio lavoro, infatti, aiuto persone che stanno vivendo un cambiamento e ogni cambiamento, fortemente voluto o subito malgrado tutto, è un’opportunità di crescere, migliorarsi, rinnovarsi e diventare più se stesse. Il libro di Covey offre una visione d’insieme della situazione di partenza, del percorso in atto e dei risultati finali: un approccio fondamentale anche nell’organizzazione personale.
  La parte che più mi è piaciuta è il capitolo della regola 3 (Dai la precedenza alle priorità), perché si parla dei principi di gestione personale, di organizzazione e del buon uso del tempo. Ho gustato la “matrice del tempo”, spiegata da una prospettiva nuova e più ricca: merita un articolo tutto per sé (te ne parlerò presto)!

  Non so se sono riuscita a trasmetterti in poche righe la “vastità” di questo libro ormai trentenne… Posso consigliarti però di leggerlo appena puoi: dedicagli la tua attenzione, prendi appunti e metti in pratica i suoi suggerimenti; sono sicura che ti aiuterà a realizzare lo stile di vita dei tuoi sogni.


P.S. Per le prossime due settimane non pubblicherò articoli perché sono in vacanza. Se vuoi continuare a leggere di organizzazione personale, ho programmato la pubblicazione di alcuni vecchi articoli sulla pagina Facebook: buona lettura “amarcord” e buone feste!

Paroladordine si studia Covey Le 7 regole per avere successo

martedì 16 aprile 2019

Ti concentri sulle cose importanti?

Hai passato la notte a rigirarti nel letto. Colpa dell’abbuffata di cibo spazzatura o dei soliti pensieri che ti assillano? Forse c’entrano entrambe le cose… Ieri sera sei tornata a casa dal lavoro talmente esausta che hai proposto una cena d’asporto: ti evita l’ennesimo impegno, ti risolve la serata e magari anche l’umore.
  Ti alzi al mattino quando suona la sveglia, gli angoli della bocca all’ingiù, tanta stanchezza dentro e fuori. Lavori, pulisci casa, fai la spesa, segui i bisogni della famiglia, mangi, dormi (quando riesci). Ti sembra di marciare tutto il giorno senza arrivare mai da nessuna parte; anzi, ti sei proprio scordata da che parte andare: dove vuoi arrivare? qual è la tua meta? Non lo ricordi più.
  Anche se le tue giornate vanno bene, fai le cose per bene e stai bene, ti senti insoddisfatta e provi la spiacevole sensazione di essere alla deriva in una notte senza stelle.

Ti sei accorta che la tua vita, così com’è, non ti piace più. Non c’è niente di male, la vita è fatta di continui cambiamenti e quel che prima funzionava, ora ha poco senso. Per ritrovare la rotta, accendi i tuoi sogni, lasciati guidare e concentrati sulle cose davvero importanti per te.
 Sogni uno stile di vita salutare, che il tuo corpo sia in forma e resistente, che la tua mente sia libera da pensieri insidiosi, che le tue relazioni siano arricchenti. Oppure sogni di contribuire a un mondo migliore, di mangiare solo cibo biologico a chilometro zero, di indossare solo abiti e tessuti sostenibili per l’ambiente e le comunità, di diminuire l’uso della plastica. O sogni di lasciare il lavoro d’ufficio, dedicarti alla pittura, organizzare mostre e vendere le tue opere.
  I tuoi sogni ti illuminano ogni giorno di più e sai che è arrivato il momento di trasformarli in obiettivi. Sono cambiamenti che implicano nuove abitudini, nuovi ritmi, nuovi spazi, nuovi punti fermi: per realizzarli, non ti resta che organizzarti.

Ti faccio un esempio. Lo stile di vita che desidero è innanzitutto salutare: desidero curare gli acciacchi, imparare a mangiare bene, allenarmi per irrobustire il corpo e le difese immunitarie, imparare a meditare.

Curare gli acciacchi: invece di far finta di nulla come le tre scimmie “non vedo, non sento, non parlo”, ho deciso di passare all’azione. Ho segnato in agenda come procedere: dal più urgente al più innocuo (o presunto tale) e ogni mese cerco di risolvere un acciacco. Decido il giorno in cui telefonare allo specialista per farmi visitare e segno subito sul calendario l’appuntamento, che ha la priorità su tutto il resto.
  Trucco organizzativo: conosco i miei punti deboli, perciò segno sul calendario le visite mediche da fare l’anno prossimo, per tenermi sotto controllo.

Imparare a mangiare bene: è più difficile di quanto pensassi. Il primo passo è stato smettere di comprare cibi già pronti, i prossimi sono: scegliere solo cibo buono e uno specialista che mi segua con criterio. Perché non voglio dimagrire, ma dare il giusto nutrimento al mio corpo, assecondando i miei gusti, il mio ritmo e i miei bisogni (allergie, intolleranze, carenze).
  Trucco organizzativo: mentre preparo il pranzo, cucino già le verdure per la cena, in dosi doppie o triple per tutta la settimana; così non cado in tentazione da cibo pronto!

Allenarmi: da un lavoro all’aperto, faticoso e in movimento, sono passata a un lavoro per lo più sedentario e ne hanno risentito la mia forma fisica, la mia salute e il mio umore. Ho iniziato ad allenarmi un’ora al giorno, sei giorni su sette, alla camminata veloce: decido dove e quando in base al traffico (mi sposto in macchina), alla temperatura e alla presenza o meno di altre persone.
  Trucco organizzativo: mi sono abituata a svegliarmi un’ora prima del solito e a prepararmi subito per gli allenamenti; così non ci sono scuse!

Imparare a meditare: ho provato da sola, ma non ci riesco. Però, mentre mi alleno alla camminata veloce, mi concentro sui suoni, su forme e colori, sulla mia postura, argino i pensieri insistenti e rigenero l’energia. Volevo praticare tai-chi, per concentrarmi sui movimenti del corpo, ma gli acciacchi d’inizio anno mi hanno fatto passare la voglia. Sto pensando, invece, di iscrivermi a un corso di Mindfulness, per imparare a ridurre lo stress: chissà, forse a settembre?
  Trucco organizzativo: quando seguirò le lezioni, programmerò gli impegni della settimana in modo da riuscire a far tutto senza affanno.

Se non avessi sviluppato le mie capacità organizzative – migliorate con lo studio e la prova diretta di tecniche, strumenti e metodi –, sarei insoddisfatta e mi sentirei come se le mie giornate non avessero senso.
  Quindi questo è il mio consiglio: concentrati sulle cose davvero importanti per te e, con l’aiuto dell’organizzazione personale, inizia a vivere secondo lo stile di vita dei tuoi sogni.

Paroladordine stile di vita vivere il presente

martedì 9 aprile 2019

Tanti oggetti = poco tempo

Sono entrata nel magico mondo dell’organizzazione personale perché mi sembrava di abitare in una stazione ferroviaria, di quelle grandi, con tante coincidenze e binari sempre pieni: oggetti che si fermavano per qualche tempo per poi ripartire verso destinazioni ignote, scatoloni del trasloco che andavano e venivano, vestiti pendolari dalla sedia alla lavatrice… Casa nostra non era ancora finita (mancavano mobili, stanze e idee chiare) ma noi eravamo già sfiniti!
  Mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a organizzare gli oggetti e gli spazi di casa, finché ne ho ripreso il controllo. Credevo di dedicarmi all’organizzazione domestica, invece stavo imparando a usare bene il mio tempo.

Me ne sono accorta dopo, quando ho provato finalmente la meravigliosa sensazione di abitare in una casa accogliente, riposante e rigenerante. Tra lo spazio e il tempo, infatti, c’è una stretta relazione: più oggetti riempiono il tuo spazio, meno tempo hai per te.
  Possedere troppe cose ha delle conseguenze:
  • non sai dove metterle, perciò le lasci esattamente dove le hai usate l’ultima volta oppure le rinchiudi alla rinfusa in un sacchetto o una scatola o, peggio ancora, dietro l’anta di un mobile;
  • si crea disordine, perché il disordine non è solo quello visibile (il classico mucchio di vestiti sulla sedia) ma anche quello nascosto (il classico groviglio di vestiti nell’armadio, quando scatta l’allarme ospiti) e quello invisibile (la classica confusione mentale, da “???”);
  • non trovi le cose, perciò passi al setaccio casa cercando tra i mucchi sulla sedia, i grovigli nell’armadio e i ricordi più o meno sfumati dell’ultima volta che hai indossato o preso o tolto o lavato o ritirato (ah, ah, ah!) il maglioncino rosa delle belle occasioni;
  • ne acquisti altre, perché se non trovi in tempo il maglioncino rosa delle belle occasioni e domani hai una bella occasione, ti tocca prenderne uno nuovo. Costa un po’, il negozio non è proprio sotto casa e dovrai rinunciare all’ora di ginnastica, ma non sai cos’altro fare;
  • odi le pulizie, perché prima di passare il piumino della polvere, l’aspirapolvere e il panno bagnato, ti tocca vivere un’ora e mezzo di passione per riordinare gli oggetti sparsi su ogni piano e superficie orizzontale. Purtroppo, però, non sai dove metterle e ritorni al punto di partenza…

Prima o poi ti rendi conto che avere troppi oggetti più che una conquista è una vera e propria perdita: di spazio, di denaro, di energia (tua e altrui) e soprattutto di tempo.
  Le prime tre risorse sono rinnovabili, e puoi imparare non solo a risparmiarle ma anche a ottenerne di nuove. Il tempo, invece, è una risorsa non rinnovabile: se non lo usi bene, non puoi rimpiazzarlo.
  Se vuoi eliminare una causa della perdita di tempo, puoi prenderti cura dei tuoi oggetti seguendo il metodo SOOS:

S come scegliere
  L’origine del problema sono le cose di troppo, dunque fatti forza e scegli quali tenere e quali eliminare. Non sai come fare? Usa il quadrante degli oggetti (lo trovi nel libro Facciamo ordine) per dividerli in quattro categorie secondo il loro valore funzionale (lo usi) ed emozionale (ti piace): tieni pochi tesori (ti piacciono ma non li usi), gli strumenti (non ti piacciono ma li usi) e gli svaghi (ti piacciono e li usi), ed elimina le cianfrusaglie (non ti piacciono e non li usi).

O come organizzare
  Ora in casa tua ci sono solo cose utili e piacevoli: lo spazio respira e ti senti già meglio, più leggera e in armonia con ciò che ti circonda. E adesso? Trova un posto per le cose che hai deciso di tenere, non a caso ma secondo criteri pratici: tieni in ogni stanza solo gli oggetti che usi lì (per esempio: in cucina cibo e pentole, in sala da pranzo stoviglie e tovaglie), a portata di mano quelli che usi di più, lontano dagli occhi quelli che usi saltuariamente, in basso i più pesanti, in alto i più ingombranti.

O come ordinare
  Immagina che tutti i tuoi oggetti si chiamino “Pietro-e-torna-indietro”. Per eliminare il disordine, quotidiano e cronico, non ti basta trovare un posto per ogni cosa: abituati a riporla subito al suo posto appena hai finito di usarla. Sembra difficile (soprattutto per chi è disordinata) ma non lo è: l’attenzione con cui hai scelto i tuoi oggetti e il pizzico di bellezza che hai aggiunto organizzandoli ti invogliano a mantenere l’ordine. Non è più un dovere, ma un piacere.

S come salvaguardare
  Difenditi da altre perdite di tempo e mantieni organizzati e ordinati gli spazi di casa. Impara ad acquistare solo ciò che ti serve e ti piace davvero, a eliminare il superfluo senza sensi di colpa né tentennamenti, a sfruttare bene gli spazi, ad assecondare i gusti e i bisogni che cambiano, a rispettare e prenderti cura degli oggetti che ti circondano.

In questo modo ottieni un doppio beneficio: hai una casa “su misura”, che ti rispecchia e sostiene in ogni attività, facile da pulire e pronta per ogni occasione (anche per le visite a sorpresa) e hai più tempo per prenderti cura di te stessa e di ciò che conta davvero.

Paroladordine organizzare lo spazio di casa troppi oggetti poco tempo

martedì 2 aprile 2019

Perdite di tempo, vero o falso?

Vuoi imparare a usare bene il tuo tempo? Evita gli sprechi: sono buchi neri che ingoiano ore preziose e non le restituiscono più. Sono sparsi ovunque nel corso delle tue giornate, alcuni palesi, altri nascosti e altri ancora sembrano ma non lo sono: ci vuole una visione d’insieme per riconoscerli, capire quali evitare e quali no.

Perciò oggi voglio fare con te un gioco: io elenco una serie di comportamenti e attività, e tu indovini se sono perdite di tempo vere o false. Iniziamo?
  • Non sai come vuoi vivere il tuo tempo.
  • Non sai come stai usando il tuo tempo.
  • Fai più cose contemporaneamente. 
  • Pianifichi le cose da fare.
  • Possiedi troppe cose. 
  • Non inizi a fare le cose, cioè procrastini.
  • Anteponi le attività più o meno urgenti a quelle davvero importanti.
  • Programmi le tue giornate.
  • Non ti dai scadenze.
  • Non crei nuove abitudini.

Ora confronta le tue risposte con le frasi qui sotto.

Non sai con come vuoi vivere il tuo tempo.          
  Se hai degli obiettivi vaghi e una motivazione debole o, peggio ancora, zero obiettivi e zero motivazioni, stai perdendo tempo. Magari ti lamenti di averne poco e vorresti giornate di quarantotto ore, ma non sai come usarlo.
  Consiglio organizzativo: per chiarire gli obiettivi e avere una forte motivazione, stila una lista delle cose che ti piacerebbe fare (e non di cose che dovresti fare).

Non sai come stai usando il tuo tempo.
  Se non sei consapevole di come utilizzi le tue ore, stai perdendo tempo. Hai lavorato sodo tutto il giorno, eppure sei indietro sulla tabella di marcia… Forse c’entrano quelle tre ore abbondanti, sparse qui e là, passate in Internet?
  Consiglio organizzativo: per sapere come impieghi il tuo tempo, tieni un diario del tempo per almeno una settimana. 

Fai più cose contemporaneamente.
  Se in mezz’ora inizi cinque cose assieme, stai perdendo tempo. Nella mezz’ora successiva ne finisci a malapena una, perché il cervello può prestare attenzione solo a un’attività per volta: se passa da una all’altra in breve tempo, si stanca e va in confusione.
  Consiglio organizzativo: per rimanere concentrata su un’unica attività, usa la Tecnica del pomodoro (The Pomodoro Technique) di Francesco Cirillo.

Pianifichi le cose da fare.
  Se ti piace pianificare con attenzione i tuoi progetti, non stai perdendo tempo. Dividerli in piccole attività e decidere quando farle è un lavoro lungo e complicato, ma sapere sempre che cosa fare ti fa guadagnare tempo prezioso.
  Consiglio organizzativo: per pianificare, parti dal grande e arriva al piccolo usando un calendario mensile e uno settimanale.

Possiedi troppe cose.
  Se i tuoi spazi di casa e di lavoro sono pieni di oggetti, stai perdendo tempo. Possedere troppe cose genera disordine, nel disordine ignori dove si trovano le cose e sprechi minuti (o ore!) preziosi a cercarle.
  Consiglio organizzativo: per risolvere questo problema, elimina il superfluo, trova un posto per ogni cosa e riponi subito ogni cosa al suo posto.

Anteponi le attività più o meno urgenti a quelle davvero importanti.
  Se rimandi le cose per te importanti, stai perdendo tempo. Invece di prenotare quella visita medica, svuoti la lavastoviglie, sistemi la contabilità, rispondi ai messaggi di lavoro… e perdi l’orario per fissare l'appuntamento.
  Consiglio organizzativo: per distinguere le tue priorità, usa la matrice del tempo e pianifica le attività importanti.

Programmi le tue giornate.
  Se prepari un programma giornaliero, non stai perdendo tempo. Hai intenzione di fare qualcosa e decidi in quale momento della giornata farlo, in modo da non sovrapporre più impegni, dare spazio agli imprevisti e avere tempo per te.
  Consiglio organizzativo: per programmare, dividi la giornata in blocchi di ore, da dedicare al lavoro, alla casa, agli affetti e a te stessa.

Non ti dai scadenze.
  Se ti dimentichi di fare qualcosa, stai sprecando tempo. Hai eliminato il superfluo in casa e decidi di portare in discarica gli scatoloni, però non avvisi chi ti può aiutare né ti impegni a farlo entro una data ben precisa…
  Consiglio organizzativo: per non dimenticarti, segna subito sul calendario condiviso (come il Calendario di Paroladordine per la famiglia) quando vuoi o puoi farlo.

Non crei nuove abitudini.
  Se non inizi a fare un’attività, stai perdendo tempo. Ti scordi di passare il filo interdentale perché non ti sei abituata a farlo: finché non diventa automatico, ripeti “Comincio da lunedì”, ma non capita mai…
  Consiglio organizzativo: per creare nuove abitudini e smettere di rimandare, usa il metodo Non spezzare la catena (Don't Break the Chain) di Jerry Sienfield.

Com’è andato il gioco? Adesso sai distinguere le vere perdite di tempo da quelle false: tra comportamenti occasionali che, ripetuti giorno dopo giorno, sprecano irrimediabilmente le tue ore, e attività prestabilite (come pianificare e programmare), in apparenza lunghe e impegnative, che ti fanno risparmiare tempo sempre.

Paroladordine perdite di tempo vero o falso

martedì 26 marzo 2019

Le interviste ai PO: Enrica Maria Laveglia

Oggi ritorno con le interviste ai PO per presentarti Enrica Maria Laveglia, collega e amica. La incontri una volta e ti colpisce per il suo sorriso, la sua cultura e la rara capacità di creare connessioni innovative.
  Enrica è una specialista nel trovare soluzioni come project manager, consulente aziendale e professionista dell’organizzazione, titolare di With you – Solution discovery specialist.
  Mi sono rivolta a lei per preparare il mio business plan: “Sii più Noseda e meno Alessandra” mi ha detto; con lei ho imparato a farlo e ho iniziato a guardarmi dall'esterno.

paroladordine intervista PO Enrica Maria Laveglia
Immagine di With You - Solution discovery specialist

Che lavoro facevi prima di diventare PO? Lo fai ancora?
Prima di fare il professional organizer facevo la consulente aziendale e la project manager. Ancora oggi, vista la mia passione per questi due lavori, ho deciso di portarli avanti insieme al lavoro del PO: continuo a seguire imprenditori e aziende per la creazione di attività imprenditoriali, e il lavoro di coordinamento e gestione di progetti a livello locale ed europeo. Sono anche un’esperta di formazione per imprenditori e privati nel settore dell'organizzazione aziendale e personale.
  Nel 2017 ho deciso di mettere insieme le miei passioni e competenze creando With You - solution discovery specialist.

Come sei diventata PO e qual è stato il tuo percorso?
Ho conosciuto la figura del professional organizer su Internet. Cercavo di sviluppare e migliorare le mie competenze organizzative e ho trovato Apoi, di cui sono socia dal 2015. Ho frequentato prima il corso propedeutico e poi il corso di formazione per professional organizer offerto da Organizzare Italia, per qualificarmi professionalmente, e dal 2017 collaboro con Organizzare Italia in qualità di responsabile e docente dei corsi propedeutici al centro e sud Italia.

Quali motivazioni ti hanno fatto capire che era la strada giusta da percorrere?
La mia motivazione iniziale credo sia in comune con molti colleghi PO, ovvero la passione per l'organizzazione. Tuttavia, durante il mio percorso, ho analizzato il mercato e la domanda di organizzazione e notato i risultati positivi che il mio lavoro poteva portare nella quotidianità della vita delle persone. Ne ho percepito l'impatto sociale e questo mi motiva tutti i giorni a continuare, nonostante sia difficile e molto impegnativo.

Che valore aggiunto hai dato alla tua professione con l’organizzazione personale?
Grazie al'organizzazione personale ho migliorato la  mia capacità di guardare in maniera trasversale gli ambiti di applicazione della mia professione: ogni problema organizzativo ha necessità di un approccio personalizzato e può riguardare anche più aspetti della quotidianità, da quello lavorativo a quello personale.

Come ti aiuta l’organizzazione ad aiutare le persone?
Con l'organizzazione riesco a supportare le persone a migliorare la qualità della loro vita quotidiana trovando soluzioni dedicate al loro problema organizzativo.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno è far si che questa professione diventi un lavoro  di successo: non solo per me, ma per chiunque si approcci al mondo del lavoro.

martedì 19 marzo 2019

Le abitudini che aiutano a decidere

  Nei primi tempi da studentessa universitaria fuori sede, la domenica sera era un incubo: dovevo decidere quali abiti mettere in borsa per la settimana (vivevo in un monolocale senza lavatrice) e, immancabilmente, andavo in tilt. Aprivo le ante dell’armadio e, invece dei vestiti, vedevo bianco: era come se in testa avessi l’ovatta al posto del cervello. Solo con l’aiuto di mia madre (Pazienza, di secondo nome) riuscivo a mettere insieme qualcosa di sensato. Poi, per fortuna, ho imparato ed è diventata un’abitudine.

  Ogni giorno dobbiamo prendere un gran numero di decisioni, tante, troppe; ci sembra quasi che all’inizio della giornata le scelte da fare siano più facili, mentre a fine giornata ci sembrano pesanti, difficili, quasi impossibili…
  Se ti capita più di quanto vorresti, non pensare di essere l’unica a soffrire di fatica decisionale. Ogni volta che prendiamo una decisione, infatti, il nostro cervello fa un enorme lavoro: recupera le informazioni, le valuta una a una, le confronta tra di loro e, alla fine, sceglie la migliore. Accade per ogni tipo di decisione, dalle più importanti per la nostra vita (riguardano gli affetti, gli studi, la carriera, i valori in cui crediamo) alle più banali di tutti i giorni (come vestirsi, che cosa mangiare, che cosa fare nel fine settimana). Per ogni scelta fatta, il nostro cervello consuma energia e, a fine giornata, è del tutto esaurita – proprio come le batterie del telefono dopo sedici ore di uso continuo: non riusciamo più a decidere e sprechiamo tempo che non torna più indietro.

    Ma c’è un modo per fermare questa spirale discendente: impara a organizzarti per eliminare le piccole decisioni di tutti i giorni e instaurare delle abitudini. Le abitudini, lo sai, sono il nostro pilota automatico: fanno risparmiare energia al cervello e ti permettono di concentrarti sulle cose che davvero contano.
  Ti lascio qualche esempio per risparmiare energia decisionale:

  • ogni sera prepara gli abiti che indosserai il giorno dopo – ogni occasione richiede un abbigliamento adatto, quindi scegli con cura i vestiti e gli accessori che ti faranno sentire più a tuo agio. Decidi quando farlo (dopo cena, quando t’infili il pigiama oppure subito dopo aver finito di lavorare) finché diventa un gesto automatico.
      Consiglio organizzativo: al prossimo cambio di stagione, dopo aver sfoltito un po’ il guardaroba, dividi i tuoi capi per destinazione d’uso (lavoro, casa, fine settimana, occasioni importanti, sport) e organizzali per abbinamenti, così saprai a priori che cosa indossare in ogni occasione;
  • ogni mese compila il menu delle prossime settimane – scegli quale regime alimentare seguire, in linea col tuo stile di vita e le tue necessità e cancella dalla tua mente la domanda: “Che cosa mangio a colazione / per pranzo / stasera?” Decidi una sola volta al mese che cosa mangiare e fallo diventare un’abitudine.
      Consiglio organizzativo: raccogli indicazioni, preferenze e ricette in un quaderno, dividi gli alimenti per i cinque pasti della giornata (colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena), informati su frutta e verdura di stagione e componi il tuo programma alimentare;
  • ogni giorno segna le cose che vorresti fare nei fine settimana – quando parli con qualcuno, sfogli una rivista, passeggi per la città, navighi in Internet e scopri luoghi che vorresti visitare, attività da provare, cose da vedere, segnali subito su un taccuino. Allenati a farlo sempre, finché ti verrà spontaneo.
      Consiglio organizzativo: una volta a settimana, meglio prima di venerdì, aggiungi tutte le informazioni raccolte su una lista e dividile per occasione (quando piove, quando fa caldo, nelle diverse occasioni, con gli amici, in famiglia, passeggiate, mostre, spettacoli), così saprai sempre che cosa fare.


  Se elimini le piccole decisioni quotidiane, il cervello ha l’energia per prendere le decisioni importanti: più scelte fai, più tempo risparmi e ti godi appieno la vita.
  Vuoi saperne di più? Non perderti il corso che terrò sabato 23 marzo ad Arona rivolto a tutte quelle persone che vogliono fare la scelta giusta per (ri)conquistare il proprio tempo e vivere con serenità. Ti aspetto!

Paroladordine corso Il valore della decisione 23 marzo

martedì 12 marzo 2019

La tua casa è il tuo rifugio

  Fin dalle origini la casa ha avuto un ruolo ben preciso: proteggerci dai pericoli esterni, come il freddo, il caldo, le intemperie, gli animali feroci. Le prime case erano semplici ripari sotto roccia e contenevano lo stretto necessario per vivere bene: un focolare, giacigli comodi, vestiti, coperte, scorte di cibo, di acqua e di altre materie prime, oggetti d’ornamento personali e d’arredo.
  Oggi le case ci proteggono anche dai pericoli interni, come lo stress e la stanchezza da troppi impegni e “poco tempo”. Sono edifici sofisticati con riscaldamento diffuso, acqua corrente in entrata e in uscita, corrente elettrica e collegamenti vari per comunicare da una parte all’altra del mondo. E contengono di tutto.

  Le case sono ricolme e ci tocca proteggerci anche da ciò che contengono. Nella nostra epoca è facile ottenere qualsiasi cosa desideriamo: i negozi reali e virtuali straripano di cibo, di comodità, di accessori, di ornamenti; la pubblicità crea nuovi bisogni (fittizi); in poco tempo e con pochi soldi, acquistiamo con facilità tutto quel che ci passa per la mente. Dimentichiamo il valore intrinseco degli oggetti, della loro funzione, del tempo necessario per ottenerli dalle materie prime. Piano piano diventano padroni di casa esigenti, e la nostra vita gira attorno a loro: rubano il nostro spazio, il nostro denaro, il nostro tempo, a volte anche la nostra salute. Così le case smettono di proteggerci.

  La tua casa com’è? Ti assomiglia? Quando rincasi, ti senti protetta, sostenuta e sicura? Riesci a ricaricare le tue energie, o ne spendi altre a cercare oggetti, mettere in ordine e tentare di pulire? Riesci a riposarti davvero? Quante cianfrusaglie contiene?
  Le cianfrusaglie sono come gli Avvincini di Harry Potter: non si nascondono in laghi e paludi, ma giacciono indisturbati nelle nostre abitazioni (non solo, anche in automobile e in ufficio!) e ci afferrano e trattengono con le loro lunghe dita. Più ci divincoliamo, più ci trascinano negli abissi, facendoci perdere tempo, energia e pazienza.

  Non so se esiste una formula magica per neutralizzare le cianfrusaglie (potrebbe essere: “Sciò, sciò, sciò”?), ma so che cosa deve contenere una casa per ripararci da ogni pericolo e vivere bene.
  • Ciò che usiamo quotidianamente. Sei un’autrice? Non possono mancare quaderni, matite, penne, computer, fogli, stampante e tanto cioccolato. Pratichi tai-chi? Non possono mancare uno spazio ampio e una stuoia. Ami cucinare? Non possono mancare pentole, padelle, mestoli, ingredienti e ricettari.
  • Ciò che usiamo almeno una volta all’anno (ogni anno). L’occorrente per Natale, la settimana bianca, le vacanze al mare, le gite in moto, l’abito e gli accessori per le grandi occasioni.
  • Ciò che ci piace. La bellezza è utile perché ci fa sentire bene: un quadro, una fotografia, un’edizione speciale, un paio di orecchini scintillanti, una lampada colorata. Poche cose ma buone.

Prendi la decisione giusta e scegli che cosa tenere: tutto il resto è superfluo e non ti aiuta a rendere la tua casa il rifugio accogliente e rigenerante che hai sempre sognato.

Paroladordine spazio organizzare la casa

martedì 5 marzo 2019

Agenda, voce del verbo fare

  L’armatura degli antichi soldati era formata da due tipi di armi: quelle da offesa per colpire il nemico e quelle da difesa per resistere agli assalti del nemico. Queste sono le mie preferite: scudi, elmi, corazza, schinieri – alcune sono delle vere opere d’arte in bronzo. Ognuno ha i suoi nemici e le sue difese, io mi difendo dalla scarsa memoria e dalla dispersione d’intenti con l’agenda.
  In particolar modo, con la sezione Agenda, che in latino significa proprio “cose da fare”. È l’involucro dei miei desideri, lì dentro stanno al sicuro, non si perdono in giro e maturano senza interruzioni. Protegge i miei sogni, grazie a un lavoro preparatorio meticoloso e a un controllo paziente, mese dopo mese.

  Di solito a marzo i buoni propositi d’inizio anno sbiadiscono, gli obiettivi si offuscano, le energie evaporano: tutto si confonde e si procede a tentoni. Da quando curo con attenzione la sezione Agenda, non è più così: ho tutto sotto controllo, mi basta leggere le etichette per trovar quel che mi serve e non mi perdo più lungo la strada.
  Ti racconto che cosa contiene, a che cosa mi serve ogni singola parte e come le uso: spero ti sia utile.

  • Gli obiettivi personali di lungo periodo. Il lavoro è solo una parte della mia vita, anche se molto consistente, e le altre parti sono ancor più importanti: per esempio, la salute (intesa come benessere fisico, mentale e relazionale) e la realizzazione personale. Qui scrivo come sarò tra cinque anni e i progressi da fare ogni anno: è una dichiarazione d’intenti, da rileggere ogni volta che tentenno.
  • Il business plan (o almeno la sua essenza), con gli obiettivi lavorativi di breve, medio e lungo periodo. È il punto di riferimento per il mio lavoro e mi serve per capire dove voglio arrivare, con quali mezzi e con chi condividere il percorso. Il mio business plan è ormai quasi completato: ho raccolto tutti i dati e sto “dando i numeri”, quelli che trasformano i sogni in desideri e i desideri in obiettivi concreti e realizzabili. Ne sono davvero entusiasta!
  • Il piano editoriale annuale, con le attività suddivise per trimestre. È la visione d’insieme di quel che farò nei prossimi mesi, da guardare ogni mese. Grazie al business plan, per me è più chiaro capire che cosa voglio fare e per chi; quindi preparare il piano editoriale diventa più facile (più facile, non facile!). 
  • Un vademecum per il piano editoriale, con le indicazioni per redigere il piano annuale, mensile, settimanale, giornaliero, il calendario editoriale e i vari controlli. Mi aiuta a trasformare delle semplici parole su un foglio in azioni reali – da consultare sempre.
  • La lista “cose-da-fare”, con attività generiche, non legate a progetti particolari, ma più agli obiettivi personali. È un po’ come la “borsa dentro la borsa”, mi aiuta ad avere sempre con me i piccoli indispensabili, qualsiasi cosa stia facendo: ogni mattina controllo se posso fare qualcosa (prendere un appuntamento o un’informazione, scrivere o telefonare a qualcuno, acquistare o realizzare qualcosa).
  • La lista “cose-da-non-fare”, con attività che non mi aiutano a stare bene, lavorative e non.
  • La lista “cose-da-fare-da-sola”, con attività che mi aiutano a stare bene (non lavorative), cui dedicare il mio tempo per me.
  • Le liste “progetti”, con le attività necessarie per portare avanti e concludere i progetti lavorativi. Per me fondamentali, sono il punto d’incontro tra le intenzioni e gli impegni quotidiani: spuntare le voci dall’elenco è come aprire le caselle del calendario dell’avvento! 

  A chi mi chiede aiuto per usare bene il tempo e ha un obiettivo importante da raggiungere, consiglio sempre l’agenda. Per me è lo strumento migliore per pianificare e programmare quel che ti sei proposta di fare: con le caratteristiche giuste (anelli, divisori, etichette) è flessibile perché segue la tua personalità e i cambiamenti in corso, agile perché è semplice da usare, protettiva perché ti difende da imprevisti, confusione e perdita di motivazione.

Paroladordine agenda fare

martedì 26 febbraio 2019

Settimana dell’organizzazione Apoi 2019

  Sono iscritta a Apoi – Associazione Professional Organizers Italia da cinque anni; mi sono persa l’euforia della fondazione e dei primi incontri, ma ho recuperato col tempo. Per me essere socia senior di Apoi ha un significato profondo.

  Apoi è l’associazione di categoria che rappresenta la nostra professione in Italia e nel resto del mondo, che ci fa riconoscere come professionisti dal Ministero dello sviluppo economico e conoscere come professionisti a tutti gli italiani che hanno bisogno del nostro aiuto.
  Apoi è una comunità di professionisti dell’organizzazione: proveniamo da tutta Italia, da contesti diversi, con bagagli culturali ricchi e variegati; ci confrontiamo e arricchiamo a vicenda, i successi personali sono uno sprone per tutti gli altri, i momenti di sconforto (chi non ne ha, sul lavoro?) sono un’occasione di confronto e crescita.
  Apoi è una famiglia: parliamo la stessa lingua (quella organizzativa!), abbiamo le stesse abitudini (organizzative!), ci conosciamo poco alla volta tramite Internet, il telefono, incontri per lavoro o puro piacere, coltiviamo amicizie preziose, condividiamo lo stesso desiderio di aiutare più persone possibile a organizzarsi bene per vivere meglio.

  C’è un momento prezioso per noi professionisti dell’organizzazione di Apoi: la Settimana dell’organizzazione, che inizia con la primavera. Sono sette giorni, dal 21 al 27 marzo, dedicati a tutti gli italiani, per far sapere che esiste un metodo per vivere appieno: l’organizzazione personale.
  Credo che uno dei mali più insidiosi del presente sia la confusione. La confusione è come una foresta: troppe informazioni allontanano l’attenzione da ciò che davvero conta, troppe richieste stordiscono i sensi, troppi impegni tolgono la luce, troppi oggetti fanno inciampare. Nella confusione ti perdi, dimentichi i tuoi desideri e bisogni, perdi di vista la strada e le opportunità.
  L’organizzazione personale trasforma la confusione nella libertà di essere ciò che davvero vuoi.

  Come? Per iniziare, tra il 21 al 27 marzo segui i consigli di noi PO: sul sito di Apoi troverai l’elenco degli eventi locali e ogni giorno sui vari canali di comunicazione (blog, Facebook, Twitter) articoli, messaggi, vademecum, infografiche e video sull’organizzazione. Ci sarà anche qualcosa di mio, perciò tieni d’occhio Apoi!
  Come dicono i saggi, ogni viaggio, anche il più lungo, inizia con un piccolo passo.

Paroladordine Settimana dell'organizzazione Apoi

martedì 19 febbraio 2019

È tempo di decidere

  L’indecisione è uno dei motivi per cui si rimandano le cose da fare e si perde tempo nella vita. Me ne accorgo ogni volta che facciamo la spesa (di solito di pomeriggio tardi, appena finisco di lavorare): io scelgo i prodotti che conosco bene o che hanno il giusto rapporto qualità/prezzo, mio marito si blocca davanti agli scaffali e la mezz’ora si trasforma in un’ora. Argh!

 La vita è fatta di scelte, prendiamo decisioni più o meno importanti tutto il giorno,  dal mattino appena suona la sveglia fino al momento in cui ci addormentiamo la sera. Se ci blocchiamo, arriva l’ansia e ogni sforzo è vano.
  La maggior parte delle volte ci blocchiamo perché ci assalgono mille informazioni: al supermercato mio marito, persona curiosa e attenta alle novità, si ferma a confrontare i prodotti e a leggerne le confezioni; io, che voglio solo tornare a casa a cenare, lascio il bagno d’informazioni ai momenti della settimana in cui sono più vivace e pimpante.
  Le informazioni, che cerchiamo (o riceviamo) per prendere una decisione, hanno bisogno di un periodo di incubazione: mentre noi facciamo altro, il nostro cervello le elabora e, senza nemmeno accorgercene, sappiamo già che cosa fare ancor prima di scegliere. Se, invece, ci riempiamo di troppe informazioni in poco tempo, andiamo in confusione e non siamo più in grado di decidere.

  Secondo Michael Heppell, autore del libro Guadagnare un’ora al giorno (e vivere felici!), la nostra incapacità di prendere decisioni ha due cause principali: il bisogno di conferme esterne e la paura di sbagliare. Con due esperimenti dimostra come entrambe non abbiano ragione d’esistere; ti va di provarli?
  Testa o croce è un gioco molto conosciuto. Immagina di porre una domanda, assegnare a una faccia della moneta (testa) una risposta e all'altra faccia (croce) un'altra risposta, lanciare la moneta e guardare se è caduta con la testa o la croce in su: se la risposta ti piace, fai quel che ti dice; se non ti piace, la lanci di nuovo finché ti dà la risposta giusta – cioè quella che si avvicina alla tua scelta.
  La sfida delle decisioni sbagliate consiste nell’impegnarti a prendere – appunto – dieci decisioni sbagliate nei prossimi dieci giorni: l’autore scommette che non ci riuscirai, perché le tue esperienze e il tuo istinto ti aiuteranno a scegliere bene!

  Se gli esperimenti non ti bastano, ecco che cosa puoi fare se fatichi a prendere decisioni:
  1. assaggia – non fare indigestione di notizie, pareri e consigli vari, ma assapora poche informazioni per volta, soprattutto quando hai l’energia necessaria per “digerirle”;
  2. aspetta – lascia che lavorino in sottofondo nella tua mente, mentre passeggi, leggi un libro, chiacchieri con le amiche o prepari il pranzo; meno le guardi, meglio “fermentano’;
  3. ascolta – invece di cercare conferme nelle opinioni altrui, dai retta al tuo istinto; è quella parte di te che sa già che cosa vuoi fare (o non fare) con sicurezza;
  4. osa – sii audace e fatti guidare dalle esperienze che hai vissuto; assieme formano un tesoro prezioso di insegnamenti, scoperte e illuminazioni utili in ogni momento della vita.

  Più decisioni prendi, meno rimandi le cose da fare; meno procrastini, più tempo risparmi e ti godi la vita!

Paroladordine decidere per non perdere tempo

martedì 12 febbraio 2019

Cinque domande per vivere bene il tuo spazio

  All’inizio credevo che organizzare gli spazi di casa mi servisse per fare chiarezza fuori e dentro di me. Sceglievo gli oggetti da tenere, decidevo come eliminare le cose inutili, svuotavo le superfici, riempivo gli interni dei mobili con un criterio logico e, nel frattempo, imparavo qualcosa di me e del mio disordine.
  Ho scoperto di essere disordinata non per anticonformismo o pigrizia, ma perché non so dove mettere le cose. È abbastanza semplice: se non so dove va un oggetto, lo lascio dove capita, di solito dove l’ho usato l’ultima volta o dove l’ho appoggiato senza nemmeno accorgermene.

  Man mano che trovavo un posto per ogni cosa, era facile riporla dopo l’uso e trovarla al momento del bisogno. A quel punto mi si è accesa la lampadina: organizzare gli spazi in cui si vive significa risparmiare tempo!
  Risparmio tempo (ed energia preziosa) quando esco di casa e so dove sono gli occhiali da sole, le chiavi della macchina, la borsa e il cappello; quando è il momento di pagare le tasse e so dove sono tutti i documenti necessari; quando incontro un’amica e so dov’è il libro che mi ha prestato.

  Quindi, per me, l’organizzazione degli spazi ha due grandi valori:
  • la consapevolezza, cioè sapere con precisione quali oggetti ci servono e dove tenerli, in linea con lo stile di vita dei nostri sogni;
  • il tempo, cioè limitare le perdite inutili e risparmiare minuti, ore e giorni per dedicarci a ciò che davvero conta.
 
  Una casa in disordine è difficile da pulire, le cose in giro sono difficili da trovare, una dispensa caotica è difficile da gestire tanto quanto un armadio ingarbugliato – e non si sa che cosa mangiare né come vestirsi!
  Per questo motivo, a chi mi chiede aiuto per usare meglio il tempo, domando sempre come sono gli spazi di casa: se regna il caos, propongo di organizzarli, perché fa parte del processo di trasformazione dell’uso del tempo.

  Ti sei resa conto che la gran parte del tuo tempo rotola via tra pulizie di casa simil-campagne militari e battute di caccia all’oggetto smarrito? È ora di correre ai ripari: fermati, preparati una tisana, siediti al tavolo con quaderno e penna pronti all’uso, e rispondi a queste cinque domande con calma e sincerità.
  1. Che cosa desideri e di che cosa hai bisogno?
    Pensa a come vorresti che fossero i tuoi spazi (aperti, luminosi, intimi, accoglienti, rilassanti, stimolanti) e a quali caratteristiche ti faciliterebbero la vita (semplici da gestire, con tanti contenitori, insonorizzati, ben riscaldati, asciutti, senza barriere architettoniche).
    Per esempio, desidero una casa luminosa, un soggiorno intimo ma accogliente e pochi mobili; ho bisogno di una stanza tutta mia, una cucina isolabile – per gli odori -, tutte le stanze su un unico piano.
  2. A che cosa ti serve?
    Ogni spazio ha la sua funzione (o più funzioni) e deve contenere solo ed esclusivamente gli oggetti necessari per svolgere quelle attività. Il motivo è logico: trovare subito quel che ti serve dove ti serve! Pensa se gli oggetti presenti nelle tue stanze corrispondono alle attività che vi svolgi, e togli tutto quel che non c’entra.
    Per esempio, nella nostra camera da letto ci sono solo un letto comodo, due comodini (con l’occorrente per la notte), due panche per i cuscini, due sveglie, due lampade e il mio libro.
  3. Come organizzi gli oggetti?
    Se sai che cosa fare in ogni stanza, sai anche di quali oggetti hai bisogno. Dividili per categorie, cioè insiemi di oggetti con caratteristiche simili (servono per svolgere la stessa attività), e riponi ogni gruppo proprio dove lo utilizzi.
    Per esempio, nel nostro soggiorno tivù, dvd, lettore dvd e telecomandi sono nel mobile tivù; ciocchi di legno, fiammiferi, pinze sono in una borsa di feltro accanto al camino; le riviste sono tutte nel portariviste; i giochi dei cani sono in un cestino tra le due cucce.
  4. Sei comoda?
    Ogni oggetto è accessibile se lo prendi e lo riponi con facilità; se fai fatica, qualcosa non funziona. Tieni sott’occhio e a portata di mano quel che usi ogni giorno, in basso le cose pesanti che usi poco, in alto gli oggetti che usi una o due volte all’anno; evita le doppie file, usa separatori e contenitori di ogni misura.
    Per esempio, sotto il piano di lavoro della cucina ho un cassetto con il porta-coltelli, un cassetto con contenitori per grattugie, spremi agrumi e mandoline, un altro con seperatori per tritatutto, frullatore e taglieri.
  5. Ti fa stare bene?
    Uno spazio organizzato è funzionale, comodo e contiene tutto ciò che serve dal punto di vista pratico ed emotivo. Aggiungi un po’ di bellezza, un pizzico di meraviglia, colori, odori e suoni capaci di destare ogni giorno serenità, sicurezza e gioia.
    Per esempio, nella nostra camera c’è un portacandele in sale rosa per conciliare il sonno, un profumatore che mi ricorda il mare, oggetti, libri e un quadro che mi piacciono.

  E adesso? Ora rileggi le tue risposte e mettiti all’opera per vivere bene lo spazio e risparmiare tempo!

Paroladordine 5 domande per organizzare spazio

martedì 5 febbraio 2019

Il metodo per non perdere tempo

  Avevo scelto l’archeologia perché immaginavo di vivere ogni giorno un’esperienza diversa, senza mai annoiarmi. Mi ero fatta l’idea di una vita avventurosa (ben diversa da quella d’ufficio), finché mi sono accorta che il metodo di lavoro rischiava di essere noioso. Facevo sempre le stesse cose: pulire lo strato portato alla luce, fotografare le caratteristiche del suolo, compilare il registro delle fotografie, disegnare lo strato, compilare la scheda delle unità stratigrafiche, raccogliere i reperti, compilare il registro dei reperti, scavare per scendere allo strato successivo e così via all’infinito – come qualsiasi altro lavoro.
  In realtà stavo imparando due lezioni importanti:
  • grazie a questo metodo sapevo sempre che cosa fare, non tentennavo, non perdevo tempo, andavo avanti e a fine giornata i risultati erano eclatanti - scritti nero su bianco e tangibili;
  • l’avventura quotidiana consisteva nella scoperta del passato, nel mio desiderio di conoscere la storia di quel sito, nella curiosità di sapere cos’avrei trovato sotto l’ultimo strato.

  Ho cambiato lavoro, ma questi insegnamenti sono sempre con me. La mia motivazione (l’avventura quotidiana) era forte, ma mi mancava il metodo; quindi ho studiato, sperimentato, sbagliato, ricominciato e provato di nuovo, finché ho trovato quello giusto per me.
  Il mio metodo per non perdere tempo si sviluppa in quattro passaggi: te lo racconto, perché, se anche tu sei stanca di lavorare tanto con pochi risultati, potrebbe esserti utile.
  Immaginalo come un viaggio…

  Idee chiare e decisioni sicure: la destinazione. Prima ancora di partire, la cosa più importante – anzi, fondamentale – è sapere dove andare: senza una meta non c’è viaggio, ma solo un errare confuso verso l’ignoto.
  Per chiarirti le idee, segui i tuoi desideri, i tuoi bisogni e il tuo istinto; poi, scegliere con sicurezza che cosa fare per realizzare le tue idee ti verrà facile.

  Il piano di attività e la lista progetti: la mappa. Subito dopo, traccia il tuo itinerario: segna la strada giusta da seguire e le tappe lungo il percorso; consultalo durante il viaggio, così non rischi di perderti.
  Prenditi del tempo per elaborare il tuo piano di lavoro e decidi quali attività intraprendere. Usa le liste di progetto per dividere ogni attività in singole azioni.

  L’agenda mensile, settimanale, giornaliera e il metodo Heppell: il programma di viaggio. Per ogni tappa decidi che cosa visitare, da chi farti accompagnare, quando e come spostarti, giorno per giorno.
  Vai dal generale al particolare, dalle attività di ogni mese a quelle settimanali e quotidiane. Col metodo Heppell ti concentri ogni giorno su un tipo di attività.

  Il metodo dei quindici minuti: il diario di viaggio. Finalmente sei partita! Ricordati di segnare ogni piccola esperienza, non tralasciare nulla perché tutto ti sarà utile per il prossimo viaggio.
  Fai suonare la sveglia ogni quindici minuti e registra quante cose riesci a fare in questo lasso di tempo: ti servirà per calcolare quanto impieghi a fare ogni attività.

  Se non vuoi perdere tempo, parti preparata, con tutti gli strumenti a portata di mano. Solo così puoi vivere il tempo risparmiato con intensità, scoprire qualcosa di nuovo e inaspettato, goderti il momento e divertirti per quello che stai facendo.

Paroladordine metodo per non perdere tempo

martedì 29 gennaio 2019

Fare le cose per bene

  Lo sai (e, se non lo sai, te lo racconto ora): ho iniziato quasi per caso. Ero un’archeologa, scrivevo di storia antica per bambini, volevo occuparmi di turismo culturale; poi ho avuto un incidente, ho smesso di guardare avanti per dare un’occhiata attorno e quel che ho visto non mi piaceva affatto: non stavo bene (sprecavo il mio tempo) e avevo bisogno di riorganizzarmi la vita. E così ho fatto: ho cercato dentro di me i miei reali bisogni e desideri, ho studiato e mi sono impegnata per soddisfarli e realizzarli. So di avere ancora da imparare e migliorare, ma il cambiamento è stato così immenso da farmi decidere di diventare una consulente di organizzazione personale (o professional organizer), per aiutare chiunque senta la necessità di cambiare stile di vita.

  Adesso sono il capo di me stessa e voglio fare le cose per bene - nonostante qualche briciola d’indulgenza sparsa qua e là.
  Ho quasi finito il business plan con l’aiuto di Enrica Maria Laveglia di WithYou; grazie a lei sto imparando a essere più Noseda e meno Alessandra, cioè a guardarmi dall’esterno in maniera oggettiva.
  Ho preparato il piano e il calendario editoriale per il 2019, seguendo le indicazioni che Gioia Gottini e Silvia Lanfranchi danno nei loro corsi e facendole mie. Pianificare dà un meraviglioso senso di leggerezza!
  Ho aperto la partita Iva (!!!).

  Mai come ora mi rendo conto di quanto organizzarsi significhi imparare a prendersi le proprie responsabilità, senza perdere nemmeno un grammo delle preziose risorse personali (tempo, energie, spazio e soldi). Per questo ho deciso di migliorare il mio modo di lavorare e di utilizzare solo strumenti davvero utili:
  • il quaderno delle prassi, in cui segnare passaggio dopo passaggio come procedere per ogni progetto e tipo di consulenza;
  • il quaderno delle tecniche organizzative per avere sempre sotto mano le loro caratteristiche (un utile aiuto per la memoria);
  • la sezione “denaro” dell’agenda, su cui segnare non solo costi e ricavi, ma anche quale percentuale dei ricavi accantonare per pagare tasse e contributi;
  • il piano di lavoro, per stabilire la rotta a breve termine (sei mesi), a medio (un anno) e a lungo termine (tre anni);
  • il calendario editoriale dei canali di comunicazione, per essere presente come e quando voglio con cognizione di causa e farmi conoscere al mondo là fuori;
  • il metodo Heppell e la sveglia ogni quindici minuti, per favorire la concentrazione, valutare il tempo impiegato nelle varie attività e riposarmi davvero durante le pause.

  Mi impegno a rendere (molto) di più in (molto) meno tempo, per dedicarmi il più possibile alle cose davvero importanti per me: il benessere fisico, mentale e sociale, i sogni da realizzare e le persone che posso aiutare col mio lavoro.

Paroladordine tempo strumenti

martedì 22 gennaio 2019

Trasforma gli obblighi in responsabilità

Attenzione, questo articolo contiene un consiglio prezioso! Nasce da diciotto anni di esperienza, tentativi, prove, fallimenti e, infine, molta chiarezza. L’ho dato prima a me stessa, poi a un’altra donna (che mi ha ringraziato dal profondo del cuore) e ora a te. So che saprai farne buon uso.

  In ogni famiglia c’è un capo. Nell’antica Roma il capofamiglia era il padre e prendeva le decisioni per tutti – moglie, figli, nuore, nipoti, servitù – e lo era per sempre, fino alla morte. Oggi, per fortuna, non è più così.
  Se vivi da sola, il capo indiscusso sei tu: ovvio! Se vivi con uno o più animali, loro si aspettano che il capo sia tu: hai presente? Pappa, passeggiate, coccole, cure varie, regole del “branco”. Se condividi una casa con amici o perfetti sconosciuti, la cosa si fa complicata. Se vivi con le persone che ami, è meglio che il capo sia un adulto.
  In ogni caso, il capofamiglia oggi è chi prende le decisioni finali, chi sente la responsabilità nei confronti di tutti per il presente e il futuro, chi si confronta sempre con gli altri e va avanti attraverso le difficoltà. Può essere sempre la stessa persona oppure ci si può alternare o essere in due come i consoli romani.

  Stai pensando a chi sia il vero capofamiglia a casa tua? È inevitabile, l’ho fatto anch’io. Per capirlo meglio, ho cercato in internet le qualità di un buon capo: è una guida capace di stimolare gli altri, è coraggioso e dice sempre le cose come stanno (anche quando non stanno bene), si espone in prima persona in cerca di dialogo, chiede scusa quando commette errori.
  Con ogni probabilità hai riconosciuto in te queste doti: complimenti, sei il capofamiglia!

  Ora, mettiamo il caso che tu sia in piena fase di cambiamento, che abbia scelto la via dell’organizzazione per vivere con serenità il passaggio verso lo stile di vita dei tuoi sogni. È un percorso impegnativo, stancante, fatto di piccoli passi e ogni passo in  avanti è una conquista.
  È inevitabile coinvolgere chi vive con te. Anzi, stravolgere: le persone disordinate difenderanno con ogni mezzo la loro libertà d’espressione, quelle ordinate si opporranno con l’evidenza dei fatti, le disorganizzate saranno molto preoccupate.
  Se desideri che nella tua famiglia regni l’armonia, nonostante i cambiamenti, prova a fare così:
  • non imporre il tuo stile di vita, ma spiega perché l’hai scelto, quali effetti benefici ti aspetti e come il cambiamento potrebbe giovare a tutta la famiglia;
  • non obbligarli a fare o non fare qualcosa, ma mostra con il tuo esempio l’efficacia dei nuovi comportamenti;
  • non ti inalberare se oppongono resistenza e boicottano i tuoi sforzi (con ritardi studiati ad arte, cumuli di oggetti fuori posto, dimenticanze a oltranza, richieste inascoltate), ma spiega loro come ti senti quando si comportano in questo modo.

  Sarebbe bello se gli altri capissero al volo i tuoi sentimenti, ma non è così. Perciò cambia prospettiva, mettiti in gioco: invece di imporre un obbligo (“Rifai il letto!”), rendili responsabili dello loro azioni (“Quando non rifai il nostro letto, mi sento come se non t’importasse del mio riposo.”), continua a essere un esempio e ringrazia sempre.
  Così non solo riuscirai nel tuo percorso di cambiamento, ma potrai anche aiutare chi vive con te a organizzarsi e mantenere l’organizzazione nel tempo, con armonia e serenità.

  P.S. Funziona.

Paroladordine esempio


martedì 15 gennaio 2019

Ci vuole coraggio

  Questo è uno dei periodi in cui ricevo più richieste d’aiuto per risolvere problemi di spazio in casa. So che non è facile (ci sono passata) e so che per riprendere in mano la propria vita ci vuole una buona dose di coraggio.
  Il coraggio non si trova sugli alberi, pronto per essere colto; è una risorsa che si esaurisce in fretta e ha bisogno del suo tempo per ricaricarsi. Per questo ammiro le persone con cui lavoro: nonostante i dubbi e i timori (soprattutto di non farcela), si mettono in gioco e hanno il coraggio.

  Di riconoscere che qualcosa non va, prima con se stesse, poi col resto del mondo. Può sembrare una sconfitta, una vergogna, un fallimento; invece è il primo passo verso la vittoria, l’orgoglio e la riuscita.

  Di chiedere aiuto. Per anni sono stata la regina dei “faccio tutto io” e, quando non sapevo fare qualcosa, aspettavo; non so bene cosa, forse di imparare in poco tempo! Decidere di fidarsi di una persona sconosciuta, accoglierla in casa e accettare che tocchi ogni cosa è un coraggioso passo avanti.

  Di andar contro le opinioni di famigliari e amici. Le persone a loro più care credono che sia un capriccio, un assurdo spreco di denaro; ripetono che basta darsi da fare, assumersi le responsabilità; nascondono dietro a queste parole il timore che l’equilibrio vacilli e certi legami si spezzino. E loro resistono.

  Di iniziare. Non si sentono all’altezza, per anni ci hanno provato senza riuscirci, temono il giudizio – severo di se stesse e superficiale degli altri; si sentono in imbarazzo per la loro casa, il loro disordine, la loro mancanza di organizzazione. Ma iniziano lo stesso il percorso, scelto per vivere meglio.

  Di continuare. Ogni piccolo traguardo è un cambiamento, costa fatica nel corpo e nella mente; ogni passo avanti le allontana dalla loro zona di sicurezza e a un certo punto fa paura. Nonostante questo, vanno avanti.

  Di finire. Raggiungere la meta è pura gioia, ma la fine del viaggio lascia un vuoto; procedere da sole può preoccupare. L’organizzazione personale non finisce mai, è un metodo per migliorarsi sempre e, una volta imparato, sarà tutto più semplice.

  Di cambiare mentalità. Le certezze sono come pali piantati in profondità, le sostengono e al contempo le vincolano. I dubbi sono come raffiche di vento, le strappano dalle certezze e le fanno volare dove mai sono state, a scoprire qualcosa di nuovo, di loro.

  Per me essere coraggiosa significa fare qualcosa, anche se ne ho paura. Mi chiedono aiuto persone che prendono in mano la loro vita e decidono che cosa farne, anche se ne hanno paura. Mentre mi raccontano la situazione che stanno vivendo e si mettono in gioco, usano parole forti e semplici, gentili e ironiche; esprimono dubbi, necessità e desideri; si prendono in giro e si fanno forza, ridono e piangono. Io le ammiro, tutte.

Paroladordine coraggio


martedì 8 gennaio 2019

La mia agenda 2019

  La mia agenda è la mia guida, senza sarei persa. Una volta, quando la mia vita era più semplice, la usavo solo per ricordarmi gli appuntamenti; ora le affido tutto il mio lavoro: è la mia sicurezza, mi ricorda che cosa fare, quando farla e, soprattutto, perché. Il motivo è quasi imbarazzante: ho poca memoria, perciò tutto ciò che non segno non esiste, glab.

  Ho aspettato martedì, il primo giorno dell’anno, per prendere carta e penna e iniziare a scrivere sul mio quaderno con piacere e convinzione - le stelline che sprizzavano dalla sfera assieme all’inchiostro! Zero buoni propositi, solo i desideri più veri e tutte le azioni per attuarli. Il 2019 è ancora ai primi giorni e già si fanno avanti nuovi progetti, collaborazioni inedite e tanta chiarezza.
  La chiarezza è l’ingrediente base per ogni ricetta organizzativa: senza, non si ottengono risultati. È come voler cucinare una buona torta senza farina e poi accorgersi che non è una torta, ma… un pasticcio!

  Nei giorni successivi ho svuotato l’agenda dalle pagine del 2018 e l’ho riempita con quelle del 2019. Ogni anno do un’aggiustatina alla struttura e provo qualcosa di nuovo; per esempio questa volta ho eliminato tutte le pagine di revisione settimanale e trimestrale (mai usate) e aggiunto nuove sezioni.
  Oggi ti racconto come ho organizzato l’agenda vera e propria, cioè le pagine su cui segno gli impegni.

Nella sezione “Quando” ho inserito tutto: la tabella dell’anno, quelle dei mesi, delle settimane e le pagine giornaliere. Ho iniziato a usarle insieme l’anno scorso e affinato la tecnica dopo aver seguito il corso sul business planning di Gioia Gottini.

ANNO

  La tabella annuale è su due pagine e divisa in quattro colonne: a sinistra ci sono i mesi del primo e del secondo trimestre, a destra quelli del terzo e del quarto. Ogni trimestre ha un colore diverso.
  In questo modo ho una visione d’insieme dell’anno e mi alleno a ragionare per trimestri, suddividendone gli obiettivi, gli impegni e le attività. Tre mesi sono una distanza temporale più breve e più “reale” di dodici.

paroladordine agenda 2019 anno

MESI

  La tabella mensile è su due pagine e divisa in otto colonne, che corrispondono ai giorni della settimana più una per segnare gli obiettivi del mese. I mesi hanno il colore del trimestre cui appartengono.
  Qui annoto subito le scadenze e gli appuntamenti fissi, e di volta in volta quelli nuovi. Prima che cominci il mese, li segno sulle pagine giornaliere corrispondenti.

paroladordine agenda 2019 mese

SETTIMANE (novità!)

  All’inizio dell’anno scorso credevo di non averne bisogno e non le ho proprio contemplate; qualche mese dopo mi sono ricreduta: per fortuna avevo conservato le pagine settimanali in dotazione con la Filofax!
  La tabella settimanale è su due pagine e divisa in otto colonne, che corrispondono ciascuna a un giorno lavorativo più una per il sabato e la domenica. In alto ho riportato il numero della settimana e dei giorni d’inizio e fine. Anche le settimane hanno il colore del trimestre cui appartengono.
  È una parte molto importante dell’agenda, perché qui segno le singole attività in cui ho diviso i progetti e le dispongo secondo il metodo Heppell: è come un ponte che connette i “grandi” obiettivi dell’anno con i “piccoli” impegni quotidiani.

paroladordine agenda 2019 settimana

GIORNI

  I giorni sono su un’unica pagina, divisa in due parti: sopra la tabella con gli orari di lavoro (dalle nove del mattino alle sei di sera) per segnare appuntamenti e scadenze; sotto l’elenco delle quattro attività importanti della giornata più un altro per quelle meno importanti.
  Ho eliminato le caselline di controllo, da sbarrare appena svolti i rituali del mattino e della sera e di inizio e fine giornata lavorativa. Non l’ho mai fatto.
  Ho semplificato la domenica: al posto degli impegni ci sono righe su cui segnare come l’ho passata o come vorrei passarla. 
  Ogni giorno ha anche il numero della settimana nel colore del trimestre cui appartiene. 

paroladordine agenda 2019 giorno

  Sono a buon punto con la stesura del business plan, alcune delle idee che ne son saltate fuori prendono forma, sostanza e consistenza anche grazie all’agenda. L’agenda mi guida giorno per giorno, mi ricorda gli obiettivi che voglio raggiungere ogni mese, in quali giorni svolgere certe attività e mi aiuta a dar spazio agli imprevisti (belli o brutti) dell’ultimo minuto. 

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