martedì 4 dicembre 2018

Quel che conta davvero

Sto facendo il punto della situazione, in anticipo di qualche settimana: questo mese sarà pieno di impegni e alla fine dell’anno voglio arrivarci preparata.
  Perché sono fatta alla vecchia maniera, per me l’anno inizia a gennaio e finisce a dicembre, nel cuore dell’inverno (e non a settembre, a fine estate).

  Quest’anno sono stata la cliente di me stessa, ho chiesto aiuto alla professionista dell’organizzazione per capire dove volessi andare e quali cambiamenti desiderassi vivere. È stato difficile ascoltarmi e seguire i miei consigli, un po’ per la tendenza istintiva ad anteporre le richieste altrui alle mie, un po’ per la stanchezza mentale e fisica che mi accompagna da qualche mese. Ed è stato utile, perché ho potuto immedesimarmi ancor di più in chi mi chiede aiuto e ha bisogno di un supporto esterno.

Che cosa ho imparato (e ancora sto imparando)

  È difficile capire che cosa si vuole davvero, che cosa davvero conta per noi. Ho riflettuto a lungo e ora so di voler cambiare il mio stile di vita: non quello che faccio, ma come lo faccio. La mia vita mi piace (è semplice, su misura per me, con soddisfazioni inaspettate) ma il modo in cui vivo è migliorabile.
  Ho usato il metodo di Eisenhower per suddividere i miei bisogni e desideri secondo quattro criteri (importante e urgente, importante e non urgente, non importante e urgente, non importante e non urgente) e scelto di conseguenza i miei obiettivi per il 2018: solo ciò che è in linea con il mio stile di vita ideale.

Le difficoltà che ho incontrato (e ancora sto incontrando)

  Avevo tre obiettivi precisi e le migliori intenzioni, ma qualcosa è andato storto. Ho dovuto fare i conti con una stanchezza noiosa e persistente, che mi ha obbligata a rallentare e ricalibrare gli obiettivi: meno energie, infatti, equivalgono a più ore.
  Conosco le cause di questa stanchezza, sono legate al mio modo di essere e, proprio per questo motivo, difficili da risolvere all’istante. Ma non demordo.
  In questi mesi ho lavorato sulle urgenze importanti (scadenze da rispettare, occasioni da prendere al volo, acciacchi da curare), valutato l’importanza di alcuni impegni presi, pianificato e - soprattutto - chiesto aiuto per riuscire nei miei intenti.

  Dei tre obiettivi da raggiungere entro la fine del 2018, mi sono concentrata soprattutto sul primo, il più importante in assoluto: vivere in modo sano. Ho curato alcuni acciacchi e ne ho scoperti di nuovi, ne tengo sotto controllo altri e chiedo aiuto agli esperti. So che per star bene ho bisogno di far tanto movimento, liberare la mente e mangiare bene: ancora non sono diventate abitudini, ma ci sto lavorando!

  P.S. Non dimentico gli altri obiettivi: li ho solo rimandati di qualche mese e saranno al centro dei miei pensieri nel 2019.

paroladordine dicembre 2018
"Le cose davvero importanti sono raramente urgenti e
le cose urgenti sono raramente davvero importanti."
Dwight Eisenhower

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martedì 27 novembre 2018

Segui i tuoi sogni

 Da piccola sognavo di fare l’archeologa, la ballerina di danza classica, la collaudatrice di materassi, l’antropologa, la scrittrice…
  Da ragazza sognavo di girare il mondo, scrivere libri per la scuola, arredare case, scrivere per una rivista, guidare gruppi di turisti, scrivere libri per le scuole…
  Da adulta sogno una vita serena, ricca di esperienze, piena di significato. Che tradotto significa: un lavoro che soddisfi me e le persone per cui lo faccio, un corpo sano, una mente ben funzionante, tanto divertimento da sola, in famiglia e con gli amici.

  Non avere paura di sognare, anzi: concediti ogni tanto qualche sogno a occhi aperti e abbandonati al piacere della fantasia. Sogni mai di vincere un milione di euro e di cosa farne? (In casa nostra capita spesso!) Oppure di lasciare il tuo lavoro per dedicarti a ciò che davvero ami – la famiglia, la pasticceria, la barca a vela, il teatro, la scrittura?

  I tuoi sogni – quelli fatti di giorno, con intenzione e la fantasia a briglia sciolta – sono potenti, per almeno due motivi.
  1. Ti motivano. Il cervello non distingue tra sensazioni provenienti dalla realtà e quelle provocate dall’immaginazione: mentre sogni a occhi aperti, funziona come se stessi vivendo davvero quel che immagini. Si scatena la dopamina, di cui il cervello “è ghiotto” e ne vuole sempre di più: questo è il carburante per mantenere viva la tua motivazione.
  2. Ti guidano. Nei tuoi sogni sono nascosti degli indizi preziosi: indicano verso quale direzione desideri davvero cambiare la tua vita. Perché quel che fai ti piace ma non ti convince più come lo fai. Vuoi uno stile di vita diverso, più in sintonia con i tuoi valori e la tua personalità. 
  Perciò segui i tuoi sogni e trasformali in realtà. Non sai come fare? Di racconto come faccio.
  •   Ascolto il mio istinto. L’istinto è la nostra parte saggia: quando sono indecisa, lui sa già cos’è meglio per me. Si è formato nel tempo, mentre studiavo, ascoltavo, desideravo, lavoravo, scambiavo opinioni, provavo sensazioni, facevo qualsiasi tipo di esperienza… Per dargli retta, però, devo far spazio nella mia mente: smetto di lavorare, cammino, osservo tutto quel che mi circonda e lui si fa vivo.
  • Pianifico un passo alla volta. Trasformare un sogno in obiettivo è come viaggiare: per raggiungere la mia meta, decido quando partire, quanti passi fare e cosa portare con me. Di sicuro una lista di progetto (con le scadenze di tutte le attività, dall’inizio alla fine), un’agenda (per dividere le attività in mesi, settimane e giorni) e un calendario condiviso (con chi collaboro).
  • Mi do da fare. Per me non c’è niente di più bello del vedere un’idea scendere dall’iperuranio e diventare reale e tangibile. Perciò seguo il piano stabilito e realizzo una dopo l’altra le attività segnate in agenda. Senza fretta, seguendo il giusto ritmo: quando sono stanca, mi fermo per recuperare l’energia, per poi riprendere e premiarmi quando supero un traguardo difficile. 

  La cosa incredibile è che nel corso degli anni sono riuscita a realizzare molti dei miei sogni, alcuni per caso, altri perché mi sono impegnata: sono stata archeologa, guida turistica, autrice di storia antica per sussidiari, ho scritto per una rivista, testato materassi, imparato danza classica, studiato antropologia, arredato casa nostra, scrivo per diletto, per lavoro e, presto (spero), per chi ha voglia di leggermi.

paroladordine sogni

martedì 20 novembre 2018

Prima il dovere, poi il piacere

  Ho iniziato a organizzare i miei spazi di casa e di lavoro per risolvere i piccoli problemi quotidiani. Avevo bisogno di sapere dove riporre le cose e dove trovare subito ciò che mi serve, di risparmiare tempo, di pulire senza dover riordinare prima… Insomma, la normale amministrazione di una persona in balia del suo disordine.
  Poi ho capito che l’organizzazione mi regalava molto di più: la possibilità di vivere in un modo diverso, più sereno e spensierato, più ricco di esperienze e di opportunità.

  Ne ho la conferma ogni volta che aiuto qualcuno a organizzare i suoi spazi. “Perché hai deciso di organizzare casa?” chiedo. “Perché non voglio più fare fatica”, “Perché mi piace trovare tutto in ordine”, “Per rendere più accogliente casa”, “Per ospitare amici e parenti con serenità”, “Per permettermi di fare quel che davvero voglio fare”.

  Ogni volta che inizi un percorso di organizzazione personale, pensa al detto Prima il dovere, poi il piacere. Ricordati che non esiste solo il dovere, ma anche e soprattutto il piacere.

Il dovere
  Nella prima fase prendi coscienza dei tuoi bisogni e dei tuoi desideri di cambiare qualcosa: ti impegni al massimo, cerchi di essere costante, fatichi a mantenere alta la motivazione, resisti alla tentazione di mollare, provi ad acquisire nuove abitudini (per esempio, mettere subito a posto qualcosa dopo averlo usato!), sperimenti il gusto dolce-amaro del decluttering. Quando hai raggiunto l’obiettivo della prima fase, sai che non è finita, perché il tuo lavoro avrà bisogno di una cura costante.

Il piacere
  La seconda fase inizia quando ti accorgi di stare bene: vivi in uno spazio che ti rappresenta, in cui ti senti a tuo agio, coccolata e accolta, ogni oggetto ti racconta qualcosa di piacevole, sei circondata da armonia, un pizzico di bellezza, tutto ha un senso per te. Stai bene e ti rendi conto che tutto l’impegno di prima ti ha portata qui, dove sei ora; ne è valsa la pena, sai di aver preso la decisione giusta per te e la tua vita, di esserti regalata la libertà di provare piacere, divertirti ed essere spensierata.

  Non fermarti al dovere, goditi il piacere. Il fine dell’organizzazione, infatti, è goderti gli spazi, invitare gli amici, organizzare feste, ritirarti nel tuo rifugio privato, stare in famiglia, riposarti, rigenerarti, dar sfogo alla tua creatività.

paroladordine spazio piacere

martedì 13 novembre 2018

Goditi le pause, davvero

Sarà il tempo uggioso, l’umidità fredda che avvolge la casa o il buio che arriva presto; sarà l’inverno dietro l’angolo o tutto questo messo assieme, arrivato quasi all’improvviso; qualsiasi cosa sarà, le mie pause si fanno più intense. E le tue?

  Sono un’osservatrice, mi piace osservare i comportamenti delle persone e capirne le cause. Mi aiuta a conoscermi meglio e a immedesimarmi negli altri. Da quando mi occupo di organizzazione personale non riesco a fare a meno di osservare con attenzione come si comporta la gente nei confronti del tempo, come lo usa, come lo apostrofa, che cosa ne fa.

  C’è chi non riesce a concentrarsi su quel che fa perché i pensieri, le sensazioni, i desideri e le emozioni la distraggono. Pensa già a quel che vuole fare dopo e perde interesse per quel che sta facendo adesso. Non sopporta il clima di queste giornate e tutto va storto. Desidera essere a casa davanti al camino e non vede l’ora del fine settimana. Ha litigato con una persona cara e ancora si sente scombussolata. Vive nel passato, nel futuro o nell’iperuranio e dimentica il presente.

  C’è chi non riesce a concentrarsi su quel che fa perché i colleghi e i familiari la interrompono. Succede spesso e (mal)volentieri a chi condivide l’ufficio e ancor di più a chi lavora da casa. Vuole davvero finire quel compito ma i colleghi chiedono consigli, pareri, propongono un caffè, quattro chiacchiere, consegnano compiti urgenti di cui occuparsi subito. Desidera ardentemente dedicarsi a quell’attività ma le domande (in altre occasioni innocue) dei familiari glielo impediscono: “Solo una cosa… Oh, scusa! Stai lavorando?”. Un continuo singhiozzo temporale.

  C’è chi si concentra al massimo in quel che fa per passione. Lavora assorta per ore intere senza mai interrompersi né alzare lo sguardo da quel che fa. A pranzo mangia un panino in fretta e furia, e non si accorge di che colore è il cielo fuori dalla finestra. Vive profondamente il presente, ma solo un aspetto.

  C’è chi si concentra al massimo in quel che fa per paura di non farcela. Continua a lavorare finché non raggiunge il traguardo che si è imposta, nonostante la stanchezza, gli strapazzi e l’ansia che aumenta a ogni ora. Inizia al mattino e finisce la sera, spesso senza aver finito davvero e con un carico di sensazioni spiacevoli sulle spalle. In bilico tra “oggi” e “domani”, tra “adesso” e “dopo”, senza riposo.

  Se ti riconosci in una di queste persone, ricordati che in ogni caso il cervello si stanca e il tuo lavoro (e la tua energia personale) ne risente. L’ho consigliato mille e una volta: rallenta il ritmo, fermati ogni tanto, smetti di fare e inizia a non fare. Anche solo per pochi minuti, ma concediti una, due, tutte le pause necessarie.
  Usale per rigenerarti: esci dall’ufficio per prendere la tua rivista preferita dal giornalaio in fondo alla strada (10’), spalanca la finestra o esci sul balcone e osserva quel che accade davanti e sotto di te (5’ o 10’),  prepara una tazza di tè, qualche biscotto e il libro che stai leggendo per uno spuntino riposante (15’). Fa’ qualcosa di piacevole e che non coinvolga gli strumenti di lavoro.

  Ti lascio qualche consiglio per goderti davvero le pause:
  • dividi la tua giornata in sessioni di lavoro e decidi quanto tempo dedicare a ciascuna attività; può essere un lasso di tempo di quindici minuti, venticinque oppure cinquanta – dipende dall’attività che stai svolgendo e da quanto è allenata la tua attenzione;
  • programma le pause secondo il ritmo delle tue giornate, almeno una breve ogni ora, due medie al giorno (a metà mattina e metà pomeriggio), una lunga a pranzo:
  • dedicati a qualcosa che ami, ti diverte e ti fa stare bene, perciò stacca del tutto dall’attività che stai svolgendo, senza sensi di colpa, per l'intera durata della tua pausa;
  • vivi intensamente le tue pause e ripeti ogni giorno finché diventa una sana abitudine a cui non poter rinunciare.

  Le pause sono tanto importanti quanto le attività: vivile fino in fondo con intenzione, non perché devi ma perché vuoi.

paroladordine pausa tempo

martedì 6 novembre 2018

Perché mi piace fare quello che faccio

  Ero un’archeologa. In realtà lo sono ancora: sono nata con il “perché?” sempre pronto e non ho mai smesso di cercare le risposte. Non ho mai smesso di voler scoprire i “misteri” dell’umanità e di credere profondamente che la storia, specie quella più antica, quella dei nostri esordi, può insegnarci a vivere.
  Ero anche una guida turistica. Anzi, lo sono ancora: amo raccontare le meraviglie del mio territorio, emozionare chi mi ascolta e condividere le mie scoperte. Non ho mai smesso di progettare e pianificare percorsi, divulgare e appassionare le persone che si affidano alle mie cure.

  Ora mi occupo di organizzazione personale ed è per me una vera vocazione. Aiuto le persone a realizzare lo stile di vita dei loro sogni ed esprimere appieno se stesse in armonia coi tempi e gli spazi quotidiani.


  Mi piace fare quello che faccio…


… perché aiuto le persone a essere libere: ti organizzi e non hai più limiti di spazio e di tempo, azzeri gli affanni quotidiani, gestisci le emergenze con mente lucida, sei libera di scegliere come vivere, di pensare e occuparti delle cose che davvero contano per te.

… perché aiuto le persone a risolve i problemi quotidiani: ti organizzi e trovi la soluzione migliore per te, realizzi grandi cambiamenti procedendo a piccoli passi, ti alleni a superare gli intoppi e le difficoltà, vivi la tua vita in modo diverso, più rilassato, sereno e intenso.

… perché continuo a chiedermi il motivo delle cose e a voler scoprire i “misteri” del comportamento umano: studio sempre qualcosa di nuovo, per esempio com’è fatto il cervello e come funziona, e conoscere le cause mi aiuta a trovare la soluzione migliore.

… perché continuo a raccontare e progettare: condivido con te le mie esperienze, i miei risultati e le mie scoperte, ti racconto com’è cambiata la mia vita e quanta strada ancora desidero percorrere.

… perché sono utile a chi chiede il mio aiuto: ti ascolto, ti coinvolgo, ti accompagno, ti insegno l’organizzazione personale, m’impegno assieme a te per esaudire i tuoi bisogni e i tuoi desideri.


  La cosa più bella? Per me è questa: tutto quello che ho imparato prima dall’archeologia e dal turismo adesso fa parte del mio essere professionista dell’organizzazione, mi dà una spinta in più e mi aiuta ad aiutarti meglio.

paroladordine kanban novembre
"Trova un lavoro che ti piaccia e avrai cinque giorni in più per settimana."
Jackson Brown Jr

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martedì 30 ottobre 2018

Evento nazionale Apoi 2018: io c’ero (e Bologna è bellissima)!

  L’evento nazionale Apoi è una cosa grande per noi professionisti dell’organizzazione associati. È l’occasione migliore per incontrarci, conoscere nuovi colleghi (pieni di grinta ed entusiasmo), fare progetti per il futuro, veder sbocciare amicizie e collaborazioni. È il momento giusto per mostrare al pubblico la nostra passione, perché – ne sono convinta – per tutti noi l’organizzazione personale è una vocazione.
  È l’opportunità, anche, per prendere ispirazione da quel che succede.

  La riunione plenaria mi ha ispirato la responsabilità.
  Il mattino dell’evento, infatti, è dedicato a noi PO: ci presentiamo, il consiglio direttivo ci spiega le attività in corso e i risultati ottenuti, ci presenta i partner storici e nuovi, si avanzano proposte e se ne discute assieme. Si è parlato, soprattutto, di comunità di professionisti dell’organizzazione e della nostra responsabilità sul futuro della nostra professione.
  Mi ha ispirato a impegnarmi di più sia a parole (tramite i canali di comunicazione) sia coi fatti (tra colleghi e con i clienti) a mostrare il valore dell’organizzazione personale.

  L’evento aperto al pubblico mi ha ispirato la flessibilità.
  Nel pomeriggio l’evento si apre al pubblico. Siamo impegnati ad accogliere, registrare e aiutare i partecipanti con consulenze individuali, a far conoscere il mondo dell’organizzazione personale attraverso laboratori e approfondimenti che toccano vari ambiti della vita quotidiana. Quest’anno abbiamo sperimentato una nuova formula: non più tutti assieme su un unico piano, ma divisi su due piani differenti.
  Mi ha ispirato a cogliere il meglio da ogni situazione, a provare sempre nuove strade fino a trovare la migliore da percorrere in quel momento.

  La cena dopo l’evento mi ha ispirato la serenità.
  La sera, quando l’evento finisce e i partecipanti tornano a casa, svuotiamo lo spazio che ci ha ospitato da ogni nostro oggetto, raggiungiamo il ristorante, festeggiamo assieme e iniziamo a rilassarci. Vorrei che questa occasione non finisse mai! Nonostante la stanchezza, la serotonina che avanza e i piedi gonfi, chiacchieriamo, ridiamo, ci scambiamo impressioni sulla giornata, mangiamo e godiamo della compagnia reciproca.
  Mi ha ispirato a moltiplicare le occasioni per sentirmi parte di una comunità – una splendida comunità di professionisti dell’organizzazione personale.

  P.S. Ero molto emozionata, perché, assieme a Francesca Pansadoro di TUTTOAPOSTO, spiegavo l'importanza di apprendere le abilità organizzative fin da piccoli e presentavo i nostri progetti "Educare all'organizzazione".

  P.P.S. Naturalmente non ho scattato nemmeno una foto...

paroladordine evento nazionale apoi 2018

martedì 23 ottobre 2018

Domani è il compleanno di Paroladordine: regalo, regalo, regalo!

  Sono passati già quattro anni da quando ho chiuso il gruppo segreto di Paroladordine e aperto il blog! In quattro anni sono cambiate tante cose…

  All’inizio c’era La Squadra, la Signorina O (qualche volta ci verrà a trovare, mi ha promesso), una stanza al mese, c’erano tanti libri, tante interviste e, soprattutto, c’era l’organizzazione degli oggetti nello spazio. Ancora adesso ne sono convinta: il disordine è una gran perdita di tempo, e la regola “un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto” fa vivere bene.
  Poi ho sentito il bisogno di andare oltre e di occuparmi dell’organizzazione degli impegni nel tempo. Con tutto quel che porta con sé: usare bene il tempo apre infinite possibilità - di concentrazione, creatività e libertà di essere chi davvero siamo.
  Dentro di me – lo sento - sta maturando il desiderio di andare ancora più in là: aiutare chi vuole migliorare, per necessità o scelta spontanea, il proprio stile di vita. Fatto di spazi armonici, accoglienti, funzionali e di tempi naturali, coerenti e ben vissuti.

  In questi ultimi tre mesi dell’anno mi preparo a un nuovo cambiamento: metterò in pratica quanto imparato nei corsi Semina & raccogli sul planning di Gioia Gottini e Strategia Fai da te sui social network di Silvia Lanfranchi, studierò per realizzare il mio piano aziendale con Enrica Maria Laveglia di With You, collega e amica, e per aprire la partita Iva. Poi, tanto studio ancora, ché non si finisce mai d’imparare e migliorarsi.

  Perché ti racconto tutto questo? Perché per me è come una dichiarazione d’amore e d’intenti: continuo a fare le cose sul serio, per aiutarti nel miglior modo a realizzare lo stile di vita dei tuoi sogni.

  E domani? Domani è il compleanno di Paroladordine e voglio farti un regalo utile, “buono”, su misura per te! Lo trovi alle otto in punto del mattino sulla pagina Facebook: ti spiegherò in che cosa consiste la sorpresa e… be’, spero che ti piaccia!


martedì 16 ottobre 2018

Una casa che emoziona

A volte penso che vorrei vivere in una casa emozionante. Non solo una casa che accoglie, mi fa sentire bene, asseconda ogni mia voglia di fare o non fare. Ma anche una casa che mi faccia provare le stesse sensazioni di quando osservo la bellezza dei paesaggi: sono emozioni e sensazioni forti, vivificanti, mi inducono a fare pace col mondo e a sentirmi grata.

Lo vorresti anche tu? Allora accompagnami in una camminata in montagna e lasciati ispirare dalla natura.

La fatica

La strada in piano è facile, riusciamo a camminare e nel contempo a chiacchierare. Mi dici quanto vorresti che la tua vita quotidiana fosse così, semplice e piacevole, a cominciare dalla casa. Poi inizia la salita, le pause tra una frase e l’altra si allungano per prendere fiato. Vorresti una casa comoda da riordinare, da pulire, da mantenere sempre sorridente; ti rendi conto che non è facile. Aumenta la pendenza, la strada diventa un sentiero che sale ripido tra rocce e sassaie. Ti aiuti con le mani, sudi e hai il fiato grosso. Una volta hai provato a rivoluzionare casa, ma c’era tanto da fare, e per quanto ti impegnassi il risultato era sempre lontano. I muscoli bruciano, la stanchezza è alle stelle, manca ancora tanto alla cima. Non ce la fai più, quasi quasi ti fermi, rinunci e torni indietro… Resisti, puoi farcela, guarda: siamo quasi arrivate.

La bellezza

Siamo sulla cima! Ci sediamo comodamente a contemplare la bellezza del mondo. In silenzio osserviamo le sfumature del cielo, i disegni delle nuvole, i colori delle foglie, dei prati e dei tetti laggiù, il torrente che esce dal bosco e scorre tranquillo verso la pianura, proprio sotto di noi. Sei senza fiato e non per la fatica, ma per la meraviglia.
Vorresti che la vita in casa seguisse il suo flusso senza intoppi, proprio come il torrente: zero disordine, zero mucchi di oggetti ovunque, zero confusione. Vorresti portare nei tuoi spazi l’ariosità e gli orizzonti lontani del paesaggio, per sentirti libera e senza costrizioni. Puoi farlo: scegli che cosa tenere, quale vista meravigliosa vuoi vedere ogni giorno, ed elimina tutto il resto.

La determinazione

Ce l’hai fatta. Sei contenta di aver resistito, perché il risultato è proprio quello che desideravi, anzi è ancor meglio. La vista da quassù ti regala pace e serenità, non hai più dubbi, solo certezze: sai che puoi farcela. Adesso è ora di tornare a casa, ci alziamo e imbocchiamo un altro sentiero. Sembra meno scosceso, più dolce e facile da percorrere. Ci ritroviamo a correre come bambine, tra risate e scherzi. È stata una bella passeggiata.
Ora lo sai, ogni volta che ne hai bisogno, immagina di essere sulla cima di una montagna e lasciati ispirare dalla natura: come ti senti?


La strada che unisce i tuoi desideri alla loro realizzazione è lunga, in salita e faticosa. Tu, però, non rinunciare e continua a percorrerla fino in fondo: ogni passo in più è una conquista, perché ti avvicina alla meta.


A PROPOSITO DI spazio... MERCOLEDÌ 24 OTTOBRE È IL COMPLEANNO DI PAROLADORDINE! 

PER FESTEGGIARLO ASSIEME HO PREPARATO UNA SORPRESA PER TE

TIENI D'OCCHIO LA PAGINA FACEBOOK, NEI PROSSIMI GIORNI TI DARÒ QUALCHE INDIZIO!


paroladordine spazio flusso

martedì 9 ottobre 2018

Il tuo tempo e il cambio di stagione

Ogni mattina mi sveglio presto per allenarmi sul lungolago prima di iniziare a lavorare. È tutto calcolato al minuto, perché se parto dopo una certa ora trovo traffico sulla strada e la mia giornata lavorativa inizia e finisce più tardi.

Nelle stagioni calde, la luce e il tepore del mattino mi regalano grinta e tutto fila liscio. Nelle stagioni fredde, invece, il buio e il gelo mi sussurrano all’orecchio: “Non uscire dal tepore delle coperte, rimani a letto! Chi te lo fa fare di alzarti presto e rabbrividire a ogni passo?”.
Questa mattina stavo cedendo. Ho pensato a che cosa mi fa alzare presto – anche a ottobre! - e mi sono resa conto che ho tanti motivi: esserci quando il sole sorge, scaldarmi alla prima luce del giorno, raggiungere il mio obiettivo quotidiano, sentirmi pienamente viva, far iniziare bene la giornata al mio corpo e alla mia mente.

Le stagioni fredde si avvicinano e so che tra poco dovrò rinunciare a questi piaceri: i miei orari non coincideranno più con quelli del sole, riprenderò a svegliarmi un po’ più tardi e a utilizzare le prime ore del mattino per fare altro.
L’anno scorso ho cercato in ogni modo di mantenere questi ritmi, senza riuscirci: zero voglia di allenarmi al buio pesto (con incontri poco piacevoli), sensi di colpa a mille. Euuiua.
Per tutto questo tempo ho cercato una buona soluzione per continuare ad allenare corpo e mente; alla fine ho deciso di iscrivermi a un corso di tai-chi (per la mente) e di camminare nei boschi prima di pranzo (per il corpo). Mi mancherà il momento magico del sole, ma sono sicura che ne scoprirò altri, diversi e altrettanto “magici”.

Da questa mia piccola avventura ho imparato qualcosa che desidero condividere con te, se anche tu, come me, sei sensibile ai cambi di stagione e fatichi ad adattare le tue abitudini (e le tue conquiste!) ai nuovi ritmi.

Non può essere sempre uguale. Non solo ogni stagione porta con sé momenti di energia e momenti di stanchezza, ma anche tu stessa reagisci in modo diverso rispetto al caldo e al freddo, alla luce e al buio, al sole e alla pioggia (e a tutte le altre condizioni climatiche), spesso in modo inconsapevole.
Consiglio organizzativo: tieni traccia delle tue attività quotidiane per una settimana (usa lo schema di Nuove Abitudini, semplice ed efficace!) e, dopo averlo osservato bene, chiediti perché hai faticato con alcune e trova una soluzione alternativa.
Esempio: invece di non camminare quando piove, mi allenerò con l'ellittica a casa.

Lasciati ispirare dalle stagioni. L’autunno e l’inverno sono fatti per riposarsi e fare scorte di energia, la primavera e l’estate per fiorire e dare frutti. Segui i ritmi della natura e prova a farli tuoi: lo so, gli orari della scuola, del lavoro, di tutti gli altri impegni ti lasciano poca scelta…
Consiglio organizzativo: gioca con le ore extra scuola/lavoro/impegni, combina in modo diverso le attività che svolgi normalmente e trova il “nuovo” momento giusto per quel che ti sta a cuore.
Esempio: invece di allenarmi al mattino presto e cucinare in pausa pranzo, farò il contrario.

Ogni stagione ha il suo “momento magico”. Anche se preferisci l’estate per i bagni al mare oppure l’autunno per le castagne, vai oltre e trova il tuo motivo giusto per cui gioire degli altri momenti dell’anno: le vacanze di Natale, i film di Poirot del sabato pomeriggio (adoro), il corso di acquerello, i giri in moto – scegli il tuo.
Consiglio organizzativo: per mantenere alta la motivazione e godere appieno di questi momenti, poniti degli obiettivi, immagina i risultati, usa parole positive e premiati a ogni “vittoria” – ne vorrai sempre di più!
Esempio: invece di rimpiangere l’alba sul lago, mi godrò la luce del sole tra le foglie.

Il cambiamento è sempre in agguato e spesso è proprio il passaggio da una stagione all’altra a renderti difficile godere del tuo tempo, quello al di fuori degli impegni inderogabili legati al lavoro, alla casa e alla famiglia. Fai in modo che sia ricco in ogni momento dell’anno, così non rinuncerai più a quel che ti piace e ami.


    A proposito di tempo... mercoledì 24 ottobre è il compleanno di Paroladordine! 

Per festeggiarlo assieme ho preparato una sorpresa per te

tieni d'occhio la pagina Facebook, nei prossimi giorni ti darò qualche indizio!

paroladordine-stagioni

martedì 2 ottobre 2018

Ispirazioni in vacanza

Sono tornata ieri dalle vacanze e da due mesi di studio intenso.
In vacanza ho dormito, mangiato, visitato posti bellissimi ed emozionanti, sognato a occhi aperti, riso e camminato tanto. Ho pensato anche un po’ al lavoro, perché quei due mesi di studio mi hanno lasciato delle tracce profonde e persistenti. Speravo di trovare idee illuminanti, ispirate dai posti da visitare ma, forse perché mi sono allontanata poco da casa, temevo se ne accendessero ben poche. Invece…

Ispirazioni sparse


Le isole dei Borromeo nel Lago Maggiore mi hanno ispirato la cura del bello.
Sono due isole di proprietà della famiglia Borromeo da più di mezzo millennio e ospitano due giardini botanici spettacolari. Li abbiamo visitati a settembre con piante e aiuole sfiorite - sopravvivevano le begonie e sbocciavano le ninfee -, ma erano talmente ben curati in ogni dettaglio da farci subito capire come saranno la prossima primavera.
Mi hanno ispirato a curare il mio modo di comunicare per infondere un po’ di bellezza in tutto quel che faccio col mio lavoro.

Il sito archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta mi ha ispirato la calma.
Il museo che lo ospita ha solo due anni e non è ancora finito, ma gli scavi di questa meravigliosa area sacra preistorica sono iniziati negli anni Sessanta: tanto tempo, se ne lamentano anche alcuni addetti ai lavori. Ma ne è valsa la pena: non sarebbe potuto essere altrimenti, senza la tecnologia del terzo millennio.
Mi ha ispirato a procedere con calma nei progetti lavorativi, rispettare i miei ritmi e le mie capacità, senza fretta e senza ansia.

L’isola di San Giulio nel lago d’Orta mi ha ispirato la condivisione.
L’isola si trova di fronte al borgo di Orta San Giulio e ospita un’abbazia di monache benedettine di clausura. Durante la visita, non ne abbiamo incontrata nemmeno una, ma le abbiamo sentite vicine. La strada ad anello che gira attorno al monastero è chiamata “percorso del silenzio e della meditazione” perché su alcuni cartelli sono scritte frasi sul silenzio (davanti) e sulla meditazione (dietro).
Mi ha ispirato a condividere qualcosa di davvero utile con i miei clienti, per essere presente anche quando non ci sono.

Il Parco di Villa Pallavicino a Stresa mi ha ispirato la partecipazione.
All’interno del parco c’è una “fattoria” per alcuni animali selvatici che non possono più vivere nel loro ambiente e hanno bisogno di cure. Ci sono anche daini, capre tibetane e lama che accorrono appena vedono nuovi visitatori per mangiare fettine di carote dalle loro mani. Sono stata in mezzo a loro, all’inizio mi sentivo a disagio, poi mi son lasciata catturare dalla loro spontaneità. Ora rimane un ricordo indelebile.
Mi ha ispirato a partecipare di più con chi mi segue, nonostante la mia timidezza. Per questo ho deciso di creare occasioni per chiacchierare assieme, ascoltare i tuoi bisogni e desideri, e darti qualche consiglio.

Ogni occasione è buona per crescere e migliorare: sia studiare da chi è esperto e competente, sia lasciarsi ispirare dalle vacanze!

paroladoridne-kanban-ottobre
"L'ispirazione non dà preavvisi."
Gabriel Garcìa Màrquez

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martedì 25 settembre 2018

Evento nazionale Apoi 2018: buon compleanno!

Quest’anno Apoi, Associazione Professional Organizers Italia, torna a Bologna per festeggiare il suo quinto compleanno, con la nuova edizione dell’evento nazionale “Impara ad organizzarti… divertendoti!”

L’associazione è nata un fine settimana ottobrino del 2013, quando per la prima volta Sabrina Toscani, Irene Novello, Silva Bucci e Chiara Battaglioni si sono riunite a Faenza per porne le basi. In cinque anni l’associazione è passata dai primi sei iscritti agli oltre novanta associati di oggi!

Apoi non è soltanto la nostra associazione di categoria, fonte di continui aggiornamenti formativi per noi professionisti dell’organizzazione e garanzia di serietà e qualità professionale per tutti i nostri clienti, ma anche un punto di riferimento. Qui ho conosciuto persone eccezionali che stimo e ammiro per la loro bravura, colleghe e colleghi che seguo, con cui collaboro e ho stretto legami d’amicizia speciali. Proveniamo da tutto il Paese, da esperienze e contesti diversi, ma siamo uniti nel nostro desiderio di promuovere la cultura dell’organizzazione in Italia.

Quest’anno ci trovi il 27 ottobre dalle 15.00 alle 19.00 da Sympo’, un’ex chiesa del Cinquecento nel cuore di Bologna: potrai partecipare ai laboratori creativi e interattivi sui temi “alleggerisci e semplifica”, “stile di vita”, “lavoro e ufficio”, “casa organizzata”, “bambini e famiglia”, e richiedere una consulenza personalizzata e gratuita all’angolo “Parla con un PO”.

Vienici a trovare e passa a salutarmi: mi farà un grande piacere conoscerti e abbracciarti.

martedì 18 settembre 2018

Aspettative in vacanza

Sono in vacanza da due giorni (soprattutto con la testa).
Venerdì sera ho chiuso agenda, libri, taccuini e tecnologia, ho ritirato le penne nell’astuccio e tutto quanto al suo posto. Il tavolo nello studio è vuoto, ho messo un vaso di fiori per fargli assaporare un po’ del profumo spensierato.
Al mattino mi sveglio e dico: “Che bello! Oggi dove andiamo?” Ho una lista lunghissima di luoghi da visitare e scoprire, mi sento pronta a tutto e non mi aspetto nulla.

Non ho aspettative per queste vacanze. Non mi aspetto di riposarmi, né di divertirmi, nemmeno di non pensare al lavoro. Voglio semplicemente vivere ogni giorno fino in fondo e godermi qualsiasi cosa mi porterà.
Per quindici giorni mi sveglierò presto, camminerò, mangerò cibi sfiziosi e scoprirò qualcosa di nuovo. Come qualsiasi altro giorno, ma con leggerezza.

Da quando ho smesso di aspettarmi grandi cose da ciò che per me è importante, ricevo solo piacevoli sorprese e non so più cosa sia la delusione. Un bellissimo risultato, vero?

Ora scappo, mi aspettano a pranzo!

aspettative in vacanza

martedì 11 settembre 2018

Il tempo dei risultati

Desideri una casa in ordine, pulita e sempre pronta ad accogliere te con un abbraccio confortevole e col sorriso i tuoi ospiti – sì, anche quelli improvvisi. Oppure senti il bisogno di una vita equilibrata tra casa, lavoro, famiglia e te stessa, in armonia con i tuoi ritmi e desideri. Sei determinata a cambiare la tua vita e, nonostante questo sia solo l’inizio, sai con esattezza dove vuoi arrivare e quale sarà il tuo risultato finale. L’hai immaginato in ogni particolare, per giorni, mesi e non vedi l’ora che sia reale.
Ma il risultato è lontano, si trova là, alla fine di una lunga strada fatta di nuovi gesti, nuove abitudini, nuovi pensieri da imparare e fare tuoi. Se hai paura di fallire, non ne hai motivo.

Una volta si credeva bastassero ventun giorni (cioè tre settimane tonde tonde) per formare una nuova abitudine e cambiare comportamento: così poco tempo, fantastico! In realtà nel 2009 Philippa Lally del UK Research Centre on Health Behaviour ha dimostrato con una ricerca che ce ne vogliono in media sessantasei: due mesi e quasi una settimana.
La Lally ha chiesto a novantasei volontari di scegliere un nuovo comportamento (nel mangiare, nel bere o un’attività) da compiere quotidianamente nello stesso momento della giornata e nello stesso contesto, per dodici settimane. Ogni giorno i volontari registravano il loro risultato, cioè se erano riusciti a farlo in automatico o meno; la maggioranza dei partecipanti ha procurato dati sufficienti per lo studio, ma la Lally continuò a esaminare i risultati anche oltre il periodo stabilito. Così fece due importanti scoperte:
  1. per acquisire una nuova abitudine alcune persone hanno impiegato diciotto giorni (due settimane e quattro giorni: complimenti!), altre duecento cinquantaquattro  giorni (nove mesi e due giorni);
  2. ripetere il nuovo comportamento nello stesso contesto aiuta a renderlo un gesto automatico; mancare di farlo, però, non influisce sul processo di formazione dell’abitudine.

Sono rimasta colpita dalla sua ricerca, perché cancella con un colpo di spugna quegli atteggiamenti che rischiano di farci perdere ogni determinazione:
  • non esiste un tempo preciso e valido per tutti per riuscire a compiere nuovi gesti in automatico, quindi ognuno ha il suo (anche tu) ed è compreso tra poco meno di tre settimane e poco più di nove mesi;
  • qualche volta dimenticarsi di farlo o non averne la possibilità non rallenta la formazione della nuova abitudine, quindi non c’è motivo per demoralizzarti, né per lasciar perdere alla prima “difficoltà “.

Perciò, quando decidi di cambiare qualcosa nella tua vita, non aver fretta di raggiungere il risultato finale, segui il tuo ritmo naturale e concentrati sul risultato quotidiano: piccolo o grande che sia, è sempre un successo. Lo scriveva anche Goethe.

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martedì 4 settembre 2018

Un risultato (in)aspettato

Mentre eri in vacanza hai preso una decisione importante: cambiare stile di vita per dar spazio ai tuoi bisogni interiori. Brava, hai fatto il primo passo, il più importante di tutti! Il prossimo è pensare a come realizzare il cambiamento, perché quel che ti capita è il risultato del tuo comportamento, dei tuoi pensieri e delle tue parole.

Usa le parole con attenzione

Le parole hanno un enorme potere: influenzano i tuoi pensieri. I pensieri, poi, suscitano delle emozioni, e le emozioni guidano la tua attenzione e determinano il tuo comportamento.
Ti propongo un piccolo test. Quale tra queste due espressioni usi di più?
  1. “Ogni giorno mi preparo ad affrontare le difficoltà quotidiane.”
  2. “Ogni giorno mi preparo a superare le difficoltà quotidiane.
Se hai scelto la 1, probabilmente provi emozioni poco piacevoli (ansia, paura, insofferenza) e ti senti come un soldato in battaglia: affrontare, infatti, significa fronteggiare, esporsi. Se hai scelto la 2, le tue emozioni sono positive (sicurezza, serenità) e ti senti propositiva, pronta ad agire nel miglior modo possibile per “passare oltre”. A ciascuna espressione corrisponde un modo di agire, un atteggiamento, cioè come fai le cose che fai.

I pensieri negativi ti distraggono

Usare spesso parole ed espressioni negative ti porta ad avere pensieri negativi: ti accorgi solo delle difficoltà, rimugini su errori passati, problemi odierni, ostacoli futuri. Questi pensieri ti provocano angoscia, ti scoraggi e perdi ogni buona intenzione.
Ehi, non ti sentire in colpa! Non dipende da te, ma dal cervello: quando provi emozioni spiacevoli, cerca di alleviarle spostando la tua attenzione altrove.
Insomma, come scrive Daniel Goleman in Focus, “le emozioni negative non funzionano bene con le motivazioni”.

Sii positiva e realizza i tuoi sogni 

Già lo sai: se usi parole positive, i tuoi pensieri sono positivi. Ti concentri sulle opportunità, immagini i successi, le soluzioni, i benefici. Ti senti serena, sei convinta di quanto stai facendo e vuoi impegnarti al massimo. Ogni risultato intermedio aumenta la tua soddisfazione, la tua gioia e la tua determinazione.
Il cervello mantiene l’attenzione su ciò che ti fa provare emozioni positive e la tua motivazione è alle stelle! Solo così puoi mantenerti costante nel tempo e realizzare i tuoi sogni.


Quindi, ora ti chiedo: come vuoi realizzare il tuo cambiamento? Come vuoi vivere questa esperienza? Come vuoi rendere le tue giornate, facili o difficili?
Inizia dalle parole (anche nei discorsi tra te e te), allenati alla bellezza (anche delle emozioni) e quello che pensi, tornerà indietro. Prova, ne vale la pena.

P.S. Ti lascio il Kanban di settembre, per segnare i tuoi risultati!

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"Quando abbiamo fatto del nostro meglio, dobbiamo aspettare i risultati in pace."
John Lubbock

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martedì 28 agosto 2018

Un divertimento al giorno toglie la stanchezza di torno

Per ricaricare l’energia puoi fare due cose: riposarti e divertirti.
Già ti sento sospirare: “Sono talmente presa dal vortice delle mie giornate, che non riesco nemmeno a riposarmi – figuriamoci a divertirmi!”

Con ogni probabilità, durante l’anno ti riposi appena puoi: è il corpo stesso che te lo chiede, mentre la stanchezza rallenta ogni movimento e ragionamento. Per fortuna le vacanze estive sembrano fatte proprio per trasformare i lunghi pomeriggi di sole in pisolini altrettanto lunghi!
Per quanto riguarda il divertimento, invece, spesso te ne dimentichi proprio.

Peccato, perché il divertimento è fatto apposta per allontanare il pensiero dalle preoccupazioni quotidianesollevare l’animo dalle fatiche del lavoro (così dice la Treccani).
Sembra quasi che il divertimento non sia un affare da persone adulte: passata la fanciullezza e la gioventù, ci sono solo cose serie, impegni, doveri, problemi “da grandi” (bah!). Invece, proprio quando le giornate si complicano, lasciarti andare a qualcosa di lieve, entusiasmante, gioioso ti aiuta a vivere con più serenità.

Allora ti chiedo (e ti invito a chiederti): quante volte al giorno pensi al piacere di divertirti? Quante volte a settimana ti concedi un piccolo o grande divertimento? Quando ti diverti, te ne accorgi? E se te ne accorgi, come ti senti?
Ma la domanda più importante è: che cosa ti fa davvero divertire?

Se non hai le idee chiare, ti lascio una lista di dieci cose che mi divertono da cui prendere spunto:
  1. fare lunghi giri in moto 
  2. visitare musei e siti archeologici per vedere da vicino i reperti che ho studiato sui libri
  3. leggere libri coinvolgenti
  4. scoprire cose nuove (di cui m’innamoro sempre - sempre!)
  5. ridere a crepapelle
  6. allenarmi sotto la pioggia (ma non sotto i temporali)
  7. giocare con i bambini
  8. andare in bicicletta
  9. osservare le persone attorno a me e immaginare le loro storie
  10. fare la “ribelle”, anche solo per un’ora al mese

Ora tocca a te: come ti diverti? Pensaci, poi aggiungi un pizzico del tuo divertimento a ogni giornata: che sia d’ora in poi il tuo piccolo rituale gioioso per ricaricare l’energia.
E, se ti va, raccontamelo nei commenti: così il sorriso si allarga!

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martedì 21 agosto 2018

Un rito ci salverà (seconda parte)

A. viveva costantemente in ritardo. Nonostante iniziasse la giornata in orario, nel corso della mattina già accumulava ritardo: la colazione da preparare, i vestiti da scegliere (e trovare – o, peggio, stirare!), i documenti (sparpagliati tra tavolo, divano e studio) da mettere in borsa, una telefonata dell’ultimo momento, la benzina ancora da fare… Oltre a tutto questo, era completamente priva di senso del tempo: non riusciva proprio a percepirne il passaggio, a quantificare i minuti, le ore e si perdeva via. Amici, familiari, parenti conoscevano bene questo aspetto del suo carattere; sul lavoro, però, era un problema. Ormai aveva rinunciato a inventare scuse, si affannava per quanto poteva, ma sapeva che se fosse uscita mezz’ora prima di casa il traffico stradale, il passaggio a livello chiuso, i semafori rossi non sarebbero stati d’impiccio.
Sempre di fretta, in affanno, con la sensazione di correre tutto il giorno e arrivare a sera con la meta ancora lontana, inseguita da un senso di colpa ogni giorno più grande… Una gran fatica, sempre.
Quando aveva lasciato il lavoro da dipendente per avviare un’attività in proprio, aveva deciso di dare una svolta alla sua vita e di cambiare questo suo modo di fare: basta ritardi!

Un rituale serale le ha salvato la vita: controllare l’agenda per ricordarsi gli impegni del giorno dopo, preparare il materiale di lavoro, appendere sulla sedia i vestiti (già stirati) e gli accessori da indossare l’indomani, imbandire la tavola per la colazione appena finito di cenare.
Ora A. si prepara con tranquillità, esce di casa mezz’ora prima, arriva in orario agli appuntamenti. Soprattutto ha imparato a calcolare quanto tempo impiega a fare le cose e quanto lasciarne agli imprevisti. Non tutti gli imprevisti sono prevedibili, in questo caso avvisa subito del ritardo, senza scuse inventate - che è meglio!

Ecco che cos’altro ha imparato:
  • prevenire è meglio! Cioè cercare le cause dei suoi ritardi (colazione, vestiti, documenti, telefonate, benzina, traffico) per anticiparle;
  • instaurare un rito serale per chiudere la giornata di lavoro, prepararsi con piacere a quella successiva e alla notte di riposo;
  • partire almeno quindici-trenta minuti prima per far fronte a ingorghi stradali, lavori in corso, lunghe ricerche del parcheggio;
  • fare subito benzina appena il serbatoio della macchina è in riserva;
  • tenere sempre da parte dei soldi per fare benzina. 

Soprattutto ha capito, facendone esperienza, che una serie di piccoli gesti ripetuti ogni sera dà inizio a una nuova e sana abitudine, in linea con lo stile di vita desiderato, e trasforma un circolo vizioso in uno virtuoso.

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martedì 14 agosto 2018

Un rito ci salverà (prima parte)

A. entrava a casa, chiudeva la porta, appoggiava le chiavi da qualche parte, lanciava borsa e cappotto sul divano, scalciava via le scarpe e correva in bagno: quando scappa, scappa!
Poi riceveva una telefonata urgente, raccoglieva scarpe, cappotto e borsa, se li infilava, andava alla porta di casa ed esclamava: “Dove sono le chiavi?! Come cavolo faccio a uscire?!” Sbuffando (e non solo), cercava da tutte le parti: sul tavolo in cucina, in bagno, in camera, tra i cuscini del divano, nelle tasche del cappotto, in quelle dei jeans, sotto i mobili...
Ogni giorno così: qualsiasi fosse la scusa, non sapeva mai dove appoggiare le chiavi di casa o gli occhiali da sole o quel documento importantissimo da firmare e consegnare al più presto; quando ne aveva bisogno, passava minuti interi a cercare, ripensando ai movimenti fatti e buttando a soqquadro la casa. Era sempre di corsa, affannata e indispettita.
Una fatica immane e una gran perdita di tempo, energia e buon umore. A lungo andare, tutto questo la stava logorando.

Un rituale le ha salvato la vita: entrare in casa, infilare le chiavi di casa nella toppa, ritirare le chiavi della macchina e gli occhiali da sole nell’ingresso, togliere giacca, borsa e scarpe e metterle via nell’ingresso.
In questo modo A. sa sempre dove riporre e dove trovare quel che le serve; se arriva una telefonata urgente, ha tutto sotto controllo, recupera quel che le serve in poco tempo e rimane serena e concentrata su quel che deve fare.
Quei gesti, compiuti con lentezza e cura, sono anche un modo per  lasciar fuori i pensieri e prepararsi all’atmosfera accogliente di casa.

Per arrivarci s’è impegnata parecchio:

  1. ha ammesso di avere un problema che le complicava la vita;
  2. ha capito di essere disorganizzata e che il suo disordine stava prendendo il sopravvento;
  3. ha immaginato come sarebbe stata la sua vita senza quel problema – e quel che ha visto le è piaciuto!
  4. ha compreso che la soluzione al suo problema era semplice: bastava trovare un posto per ogni cosa e rimettere ogni cosa al suo posto;
  5. ha ottimizzato gli spazi dell’ingresso secondo le sue necessità, acquistato un nuovo mobile con ante, attaccapanni e cassetti;
  6. ha risolto il suo problema e dato vita a un rituale che le dà il benvenuto a casa e, nel frattempo, l’aiuta a instaurare una nuova abitudine.

Lo so, l’ impegno è tanto e il timore del cambiamento sempre in agguato. Ti assicuro però che ne vale la pena.

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martedì 7 agosto 2018

Il fascino dei riti

Rito è una parola che mi piace molto. Significa “procedura”, cioè modo di comportarsi in alcune circostanze per ottenere un certo risultato, e la nostra vita ne è piena. Ha a che fare, per esempio, con la religione, le tradizioni, la serietà e l’impegno con cui svolgiamo certe attività.
Ha un qualcosa di sacro, di spirituale, mi dà l’idea di pace interiore e intimità con me stessa.

Accade quando facciamo qualcosa per noi, talmente importante ed edificante, da diventare un vero e proprio rituale personale, un pilastro della nostra vita. Qualcosa che rassicura, migliora, arricchisce, che ci predispone bene e ci conduce là dove vogliamo andare.
Il rito può  essere una cosa semplice, come far colazione a casa ogni mattina o leggere un libro prima di addormentarsi, ed è fatto di piccole azioni concatenate: scegliamo di farle perché, nella loro semplicità, ci migliorano la vita.

Ne sono sicura, anche tu hai un rituale speciale che ti accompagna ogni giorno: sono azioni che desideri fare per il piacere di farle, assaporando ogni piccolo gesto con calma e attenzione, aspettando con gioia di compierle perché ti fanno sentire bene.
E così, pian piano, sostituisci una vecchia abitudine (uscire di casa al mattino a stomaco vuoto o usare la tecnologia fino a notte inoltrata) con una nuova.

Gli esseri umani non sanno resistere al fascino dei riti! Il rituale aiuta a focalizzarci sull’importanza dei nostri gesti, a pensare ai mezzi e non al fine, al come e non al perché.
Il modo migliore per instaurare una nuova abitudine è trasformarla in rito. Così non sarà più un dovere, ma solo puro piacere.


P.S. Con i rituali il kanban non serve, ma prepararlo, scegliere la frase più significativa e condividerlo con te è diventato il mio rito d’inizio mese.

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“L’abitudine è un rito.”
Antonio Tabucchi

(clicca su uno dei seguenti formati
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martedì 31 luglio 2018

Uno spazio fluido

È il cuore dell’estate, il caldo mi annienta nel corpo e nella mente, le vacanze sono lontane e nel frattempo ho mille pagine da studiare, mille idee da organizzare e mille progetti da scrivere. Ohibò.
Dopo aver provato ogni angolo di casa e scartato giardino, cortile, studio per il troppo caldo, ho trovato la postazione estiva di lavoro/studio perfetta per me: vicina alla luce naturale, lontana dai raggi del sole, rinfrescata da una costante corrente d’aria.
Poiché sono convinta che in un corpo comodo la mente lavori meglio, vi ho trasferito l’unica poltrona di casa, con tanto di poggiapiedi. E all’improvviso il soggiorno s’è trasformato in un piccolo labirinto.

È tutta una questione di flusso. La disposizione degli oggetti determina o meno il passaggio fluido, comodo, naturale di persone, animali, oggetti nello spazio in cui viviamo ogni giorno: ci semplifica la vita oppure la complica.

Ti sei mai chiesta quanto spazio lasci tra un oggetto e l’altro, qual è l’intervallo tra un mobile e l’altro? Passi comodamente in ogni parte di casa o c’è sempre qualcosa “tra i piedi” che intralcia?
Per esempio: puoi aprire lo sportello degli elettrodomestici in cucina, le ante dell’armadio in camera, l’oblò della lavatrice senza rivoluzionare ogni volta l’arredamento? Puoi sfilare un libro dallo scaffale, un paio di piatti dalla credenza, la tua maglietta preferita dal cassetto senza far cadere quel che c'è attorno?

Questo intervallo, lo chiamo comodità, una delle parole chiave che seguo per aiutare le persone a vivere bene lo spazio di casa (quest’anno mi sono capitate un paio di consulenze a distanza proprio per organizzare gli ambienti di casa secondo le attività svolte e la fluidità di movimento). Le altre parole chiave sono: esigenza, funzione, abitudine. Vediamole assieme: prendi quaderno, matita e giù di appunti!

Esigenza

Chiediti qual è la motivazione profonda che ti ha spinto a cambiare in parte o del tutto questo spazio. Di solito si tratta di un nuovo bisogno da soddisfare.
Organizzati: scrivi sul quaderno ogni motivo - sì, ce ne può essere più di uno; per esempio  “Mi manca un posto tutto mio in cui lavorare, leggere un libro e guardare un film in assoluta tranquillità”.

Funzione

Chiediti quali attività svolgerai in questo spazio, cioè che cosa ci farai in concreto, quali oggetti e arredi utilizzerai. 
Organizzati: dividi un foglio a metà, a sinistra elenca le attività, a destra, accanto a ogni voce, gli oggetti e gli arredi necessari; per esempio “Lavorare —> scrivania, sedia ergonomica, cuscini, prese elettriche, computer, stampante, scaffali, faldoni, buste trasparenti, portapenne, candele profumate; leggere —> libri, poltrona, lampada; guardare film —> poltrona, tivù, telecomandi”.

Abitudine

Chiediti come sei abituata a svolgere quell’attività, a usare quegli oggetti e quegli arredi. Di solito abbiamo delle preferenze, trasformatesi col tempo in abitudini; se sono “innocue”, non cercare di cambiarle ma tienine conto e assecondale: diventeranno le tue migliori alleate.
Organizzati: fai una lista delle tue preferenze riguardo le attività, gli oggetti e gli arredi necessari per svolgerla; per esempio “Quando lavoro mi piace sorseggiare tè e sgranocchiare biscotti —> vassoio per non sporcare la scrivania? Piano alto del carrellino?”

Comodità

Chiediti se gli arredi e gli oggetti sono disposti in modo da facilitare i tuoi gesti abituali e il passaggio di persone, animali e cose. Di solito si cerca di tenere tutto vicino col rischio di bloccare i movimenti e di rendere complicato svolgere quell’attività.
Organizzati: fai le prove, sposta arredi e oggetti finché ogni cosa sia disposta in modo funzionale e comoda per ogni movimento; per esempio “Il vassoio sulla scrivania è ingombrante, il carrellino intralcia il passaggio, invece una mensola profonda 30 cm sopra il piano di lavoro sarebbe comoda!”

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Ecco la mia nuova postazione estiva: una poltrona, il suo poggiapiedi, un tavolino e, proprio di fronte (nella foto non si vede), il ventilatore.
Esigenza: trovare un posto comodo, luminoso, fresco e riparato dal sole per lavorare e studiare in questa torrida estate.
Funzione: lavorare e studiare al fresco e in comodità, appoggiare gambe, libri, quaderni, penne, matite, supporti tecnologici, azionare il ventilatore quando necessario —> una poltrona con poggiapiedi, un tavolino e una presa elettrica.
Abitudine: avere vicino ciò che serve per lavorare e studiare, usare contemporaneamente (e sparpagliare) libri, quaderni, penne e matite, tenere a portata di mano bicchiere d’acqua, telefono e occhiali, appoggiare le gambe.
Comodità: media —> la poltrona è vicina alla portafinestra (luce naturale e aria fresca), a quattro prese elettriche, a un tavolino e al ventilatore; l’appoggiapiedi è comodo per gambe e libri, ma occupa molto spazio: in caso di ospiti, lo sposterò davanti al camino per offrire un’altra seduta. 

A volte l’esigenza si scontra con la comodità, allora bisogna capire se vale la pena vivere in uno spazio scomodo o se è meglio cambiare qualcosa. È questo il bello dell’organizzazione personale: cambia assieme a noi e ci sfida a trovare soluzioni creative a nuovi problemi.

martedì 24 luglio 2018

Le interviste creative: Valentina e il Tetto delle Nuvole

Io e Valentina di il Tetto delle Nuvole abitiamo quasi vicino, abbiamo anche alcune ex compagne di scuola in comune, eppure non ci conoscevamo. Ho scoperto lei, la sua bravura e le sue meraviglie all’inizio dell’anno in un incontro a distanza ed è scattata subito l’intesa: oltre all’amore per il nostro lago, per i nostri canidi e per il nostro lavoro, ci accomunano certi pensieri, stati d’animo e sogni.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Ogni mattina a colazione, seguo il suo profilo Instagram e mi diverto ad ascoltare quel che racconta (è simpaticissima) e m’incanto a rimirare quel che realizza con legno, colori, brillantini e perizia.
Mi piace perché è bravissima, piena di idee ed entusiasmo - da quel poco che so, mi sembra una persona capace di trasformare i problemi in opportunità: lo mostra, con garbo e spontaneità, tra un racconto e l’altro delle sue giornate.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Valentina, inizio subito con La Domanda: sei una creativa ordinata o disordinata?
Sono una casinista-ordinata. Lo so, sembra impossibile ma riesco a generare disordine in ogni angolo mente preparo un lavoro o mentre studio nuove idee, per poi sistemare tutto in maniera maniacale in un ordine quasi schematizzato.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Dove realizzi i tuoi lavori: in un laboratorio creativo oppure in un angolo della creatività (magari errante per casa)? 
Vivo in una mansarda senza porte e senza divisioni, che è casa, studio e laboratorio insieme. Ho realizzato un angolo dedicato solo al lavoro dove creo, disegno e studio, circondata da attrezzature e oggetti che cambiano a seconda del periodo e dei progetti a cui mi sto dedicando.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Come hai organizzato i materiali e gli strumenti con cui lavori?
Il mio lavoro è focalizzato principalmente sul colore e, avendo davvero molti barattoli e tubi di acrilici, ho optato per una cassettiera modulabile (quelle in metallo da ufficio di Ikea sono perfette): con tre elementi e tanti cassetti riesco ad avere di fianco a me tutto il necessario. In aggiunta ho un carrello, che posso spostare a seconda del bisogno, attrezzato con le cose più immediate che devo avere sempre a portata di mano. Non può mancare una libreria sia per carte e documenti vari, che per libri, riviste e materiale per il packaging: di cose ne servono sempre tante e cerco di incastrarle per rendere tutto il più funzionale possibile. E ovviamente una peg board {letteralmente un pannello a pioli, ma quella di Valentina è molto, molto di più!} sulla parete dove tengo tutta le parte legata all’ispirazione, che modifico ogni volta che ho in programma nuovi progetti.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Altra domandona: come organizzi il tuo lavoro in base agli ordini, alle spedizioni, ai mercatini...?
Con il tempo ho imparato a organizzarmi meglio, all’inizio era tutto a tutte le ore! Adesso invece divido la giornata a seconda dei compiti: dedico la mattina alla risposta di messaggi e allo shop; una volta finito, passo a quello che io definisco il “lavoro vero”, cioè mi dedico al legno e ai colori.
Ogni settimana compilo una lista delle commissioni in base alla data di consegna e ogni mattina compilo il planner con gli ordini che devo portare avanti: cerco di mantenerlo il più reale possibile così da poterlo completare entro sera.
Per gli ordini tengo sempre qualche spazio per le urgenze, così, se mi viene richiesto qualcosa in tempi brevi, ho due-tre spot liberi al mese per poterli mettere in lavorazione. Tranne nel periodo natalizio o pre fiera, in cui mi divido tra ordini e articoli che andranno in pronta consegna.

iltettodellenuvole-pegboard
Immagine de il Tetto delle Nuvole

Ci racconti di uno spazio organizzato di cui vai particolarmente fiera?
Sicuramente i cassetti dei colori e dei pennelli divisi per ordine cromatico: potrei aprili a occhi chiusi e trovare il colore in un lampo! Ho cambiato soluzione un paio di volte, ma ora ho trovato la formula perfetta.
Ma la cosa a cui sono più legata è indubbiamente la peg board: è nata dopo tante prove e tanti studi, per essere il più pratica possibile e gestita a seconda del tipo di utilizzo aggiungendo gli accessori in base al bisogno.

iltettodellenuvole-pegboard-organizzata
Immagine di il Tetto delle Nuvole

Per finire: qual è il tuo sogno nel cassetto della creatività?
Questa è difficile, perché ho tantissimi sogni divisi in tanti cassetti! Per dirtene un paio: c’è quello più pratico di un laboratorio interattivo dove ospitare colleghe, amici e clienti, e quello più fantasioso di vedere la linea dei Musini Birichini diventare un marchio vero e proprio con mobili, accessori e, perché no?, anche tessili.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Una volta di più è confermata la mia idea: creatività e organizzazione sono fatte l'una per l'altra!
Non solo l'organizzazione aiuta a liberare la creatività, ma la creatività aiuta anche a migliorare e rendere più colorata l'organizzazione.

Se vuoi conoscere Valentina e i suoi lavori, puoi curiosare nel suo negozio Etsy e tra le immagini di Instagram e Facebook (tra poco sarà attivo anche il suo sito): buona meraviglia!


martedì 17 luglio 2018

In estate, ozio

Da questa settimana ho iniziato il mio intervallo: due mesi in cui sospendo ogni collaborazione e m’impegno solo con me stessa.
Non sono due mesi di vacanza, piuttosto due mesi di otium: studierò parecchio, mi eserciterò e metterò in pratica per apprendere bene.

Mi è sempre piaciuto l’otium, fin dalla prima volta che l’ho incontrato al ginnasio.
L’otium era una prerogativa dei patrizi romani, il tempo libero dal negotium (gli affari commerciali e la vita politica), dedicato alla cura di sé, agli studi, alla filosofia e alla letteratura. Insomma, niente a che fare con l’ozio di oggi, sinonimo di pigrizia e indolenza...
Sono d’accordo con gli antichi filosofi, per cui l’otium è importante quanto il negotium e fondamentale per contemplare il mondo fuori e dentro di noi.

Come professionista dell’organizzazione, mi impegno con passione anche in importanti progetti di collaborazione (con Organizzare ItaliaApoi e altri colleghi) perché mi portano là dove, da sola, arriverei con difficoltà. Il confronto di esperienze, comportamenti e idee è uno stimolo continuo. Ma è comunque un lavoro fatto di riunioni, scadenze, obiettivi e compromessi da raggiungere. Per me, abituata a lavorare da sola, è faticoso: sento il bisogno di dedicarmi a me stessa e ai miei progetti, soprattutto quando le scadenze esterne fanno slittare quelle interne.

Ho rimandato questo appuntamento con me stessa da troppo tempo (almeno un anno e mezzo), non posso e non voglio più aspettare.
Perciò a giugno ho avvisato del mio periodo di “ritiro formativo”, settimana scorsa ho concluso le attività in comune e da lunedì ho sospeso per i prossimi due mesi ogni collaborazione. 

Perché proprio adesso e non prima? Sento di essere in una fase di cambiamento: più esperienze faccio e meglio capisco come fare per aiutare chi ha problemi di organizzazione personale.

Ho tante cose da studiare, approfondire e applicare: 

Saranno due mesi di quiete e riflessione. Mi ritirerò al fresco di casa e dedicherò il mio tempo ad accogliere le idee e gli spunti che arriveranno, liberare la mia creatività e migliorare come professionista dell’organizzazione.

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