martedì 21 agosto 2018

Un rito ci salverà (seconda parte)

A. viveva costantemente in ritardo. Nonostante iniziasse la giornata in orario, nel corso della mattina già accumulava ritardo: la colazione da preparare, i vestiti da scegliere (e trovare – o, peggio, stirare!), i documenti (sparpagliati tra tavolo, divano e studio) da mettere in borsa, una telefonata dell’ultimo momento, la benzina ancora da fare… Oltre a tutto questo, era completamente priva di senso del tempo: non riusciva proprio a percepirne il passaggio, a quantificare i minuti, le ore e si perdeva via. Amici, familiari, parenti conoscevano bene questo aspetto del suo carattere; sul lavoro, però, era un problema. Ormai aveva rinunciato a inventare scuse, si affannava per quanto poteva, ma sapeva che se fosse uscita mezz’ora prima di casa il traffico stradale, il passaggio a livello chiuso, i semafori rossi non sarebbero stati d’impiccio.
Sempre di fretta, in affanno, con la sensazione di correre tutto il giorno e arrivare a sera con la meta ancora lontana, inseguita da un senso di colpa ogni giorno più grande… Una gran fatica, sempre.
Quando aveva lasciato il lavoro da dipendente per avviare un’attività in proprio, aveva deciso di dare una svolta alla sua vita e di cambiare questo suo modo di fare: basta ritardi!

Un rituale serale le ha salvato la vita: controllare l’agenda per ricordarsi gli impegni del giorno dopo, preparare il materiale di lavoro, appendere sulla sedia i vestiti (già stirati) e gli accessori da indossare l’indomani, imbandire la tavola per la colazione appena finito di cenare.
Ora A. si prepara con tranquillità, esce di casa mezz’ora prima, arriva in orario agli appuntamenti. Soprattutto ha imparato a calcolare quanto tempo impiega a fare le cose e quanto lasciarne agli imprevisti. Non tutti gli imprevisti sono prevedibili, in questo caso avvisa subito del ritardo, senza scuse inventate - che è meglio!

Ecco che cos’altro ha imparato:
  • prevenire è meglio! Cioè cercare le cause dei suoi ritardi (colazione, vestiti, documenti, telefonate, benzina, traffico) per anticiparle;
  • instaurare un rito serale per chiudere la giornata di lavoro, prepararsi con piacere a quella successiva e alla notte di riposo;
  • partire almeno quindici-trenta minuti prima per far fronte a ingorghi stradali, lavori in corso, lunghe ricerche del parcheggio;
  • fare subito benzina appena il serbatoio della macchina è in riserva;
  • tenere sempre da parte dei soldi per fare benzina. 

Soprattutto ha capito, facendone esperienza, che una serie di piccoli gesti ripetuti ogni sera dà inizio a una nuova e sana abitudine, in linea con lo stile di vita desiderato, e trasforma un circolo vizioso in uno virtuoso.

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martedì 14 agosto 2018

Un rito ci salverà (prima parte)

A. entrava a casa, chiudeva la porta, appoggiava le chiavi da qualche parte, lanciava borsa e cappotto sul divano, scalciava via le scarpe e correva in bagno: quando scappa, scappa!
Poi riceveva una telefonata urgente, raccoglieva scarpe, cappotto e borsa, se li infilava, andava alla porta di casa ed esclamava: “Dove sono le chiavi?! Come cavolo faccio a uscire?!” Sbuffando (e non solo), cercava da tutte le parti: sul tavolo in cucina, in bagno, in camera, tra i cuscini del divano, nelle tasche del cappotto, in quelle dei jeans, sotto i mobili...
Ogni giorno così: qualsiasi fosse la scusa, non sapeva mai dove appoggiare le chiavi di casa o gli occhiali da sole o quel documento importantissimo da firmare e consegnare al più presto; quando ne aveva bisogno, passava minuti interi a cercare, ripensando ai movimenti fatti e buttando a soqquadro la casa. Era sempre di corsa, affannata e indispettita.
Una fatica immane e una gran perdita di tempo, energia e buon umore. A lungo andare, tutto questo la stava logorando.

Un rituale le ha salvato la vita: entrare in casa, infilare le chiavi di casa nella toppa, ritirare le chiavi della macchina e gli occhiali da sole nell’ingresso, togliere giacca, borsa e scarpe e metterle via nell’ingresso.
In questo modo A. sa sempre dove riporre e dove trovare quel che le serve; se arriva una telefonata urgente, ha tutto sotto controllo, recupera quel che le serve in poco tempo e rimane serena e concentrata su quel che deve fare.
Quei gesti, compiuti con lentezza e cura, sono anche un modo per  lasciar fuori i pensieri e prepararsi all’atmosfera accogliente di casa.

Per arrivarci s’è impegnata parecchio:

  1. ha ammesso di avere un problema che le complicava la vita;
  2. ha capito di essere disorganizzata e che il suo disordine stava prendendo il sopravvento;
  3. ha immaginato come sarebbe stata la sua vita senza quel problema – e quel che ha visto le è piaciuto!
  4. ha compreso che la soluzione al suo problema era semplice: bastava trovare un posto per ogni cosa e rimettere ogni cosa al suo posto;
  5. ha ottimizzato gli spazi dell’ingresso secondo le sue necessità, acquistato un nuovo mobile con ante, attaccapanni e cassetti;
  6. ha risolto il suo problema e dato vita a un rituale che le dà il benvenuto a casa e, nel frattempo, l’aiuta a instaurare una nuova abitudine.

Lo so, l’ impegno è tanto e il timore del cambiamento sempre in agguato. Ti assicuro però che ne vale la pena.

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martedì 7 agosto 2018

Il fascino dei riti

Rito è una parola che mi piace molto. Significa “procedura”, cioè modo di comportarsi in alcune circostanze per ottenere un certo risultato, e la nostra vita ne è piena. Ha a che fare, per esempio, con la religione, le tradizioni, la serietà e l’impegno con cui svolgiamo certe attività.
Ha un qualcosa di sacro, di spirituale, mi dà l’idea di pace interiore e intimità con me stessa.

Accade quando facciamo qualcosa per noi, talmente importante ed edificante, da diventare un vero e proprio rituale personale, un pilastro della nostra vita. Qualcosa che rassicura, migliora, arricchisce, che ci predispone bene e ci conduce là dove vogliamo andare.
Il rito può  essere una cosa semplice, come far colazione a casa ogni mattina o leggere un libro prima di addormentarsi, ed è fatto di piccole azioni concatenate: scegliamo di farle perché, nella loro semplicità, ci migliorano la vita.

Ne sono sicura, anche tu hai un rituale speciale che ti accompagna ogni giorno: sono azioni che desideri fare per il piacere di farle, assaporando ogni piccolo gesto con calma e attenzione, aspettando con gioia di compierle perché ti fanno sentire bene.
E così, pian piano, sostituisci una vecchia abitudine (uscire di casa al mattino a stomaco vuoto o usare la tecnologia fino a notte inoltrata) con una nuova.

Gli esseri umani non sanno resistere al fascino dei riti! Il rituale aiuta a focalizzarci sull’importanza dei nostri gesti, a pensare ai mezzi e non al fine, al come e non al perché.
Il modo migliore per instaurare una nuova abitudine è trasformarla in rito. Così non sarà più un dovere, ma solo puro piacere.


P.S. Con i rituali il kanban non serve, ma prepararlo, scegliere la frase più significativa e condividerlo con te è diventato il mio rito d’inizio mese.

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“L’abitudine è un rito.”
Antonio Tabucchi

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martedì 31 luglio 2018

Uno spazio fluido

È il cuore dell’estate, il caldo mi annienta nel corpo e nella mente, le vacanze sono lontane e nel frattempo ho mille pagine da studiare, mille idee da organizzare e mille progetti da scrivere. Ohibò.
Dopo aver provato ogni angolo di casa e scartato giardino, cortile, studio per il troppo caldo, ho trovato la postazione estiva di lavoro/studio perfetta per me: vicina alla luce naturale, lontana dai raggi del sole, rinfrescata da una costante corrente d’aria.
Poiché sono convinta che in un corpo comodo la mente lavori meglio, vi ho trasferito l’unica poltrona di casa, con tanto di poggiapiedi. E all’improvviso il soggiorno s’è trasformato in un piccolo labirinto.

È tutta una questione di flusso. La disposizione degli oggetti determina o meno il passaggio fluido, comodo, naturale di persone, animali, oggetti nello spazio in cui viviamo ogni giorno: ci semplifica la vita oppure la complica.

Ti sei mai chiesta quanto spazio lasci tra un oggetto e l’altro, qual è l’intervallo tra un mobile e l’altro? Passi comodamente in ogni parte di casa o c’è sempre qualcosa “tra i piedi” che intralcia?
Per esempio: puoi aprire lo sportello degli elettrodomestici in cucina, le ante dell’armadio in camera, l’oblò della lavatrice senza rivoluzionare ogni volta l’arredamento? Puoi sfilare un libro dallo scaffale, un paio di piatti dalla credenza, la tua maglietta preferita dal cassetto senza far cadere quel che c'è attorno?

Questo intervallo, lo chiamo comodità, una delle parole chiave che seguo per aiutare le persone a vivere bene lo spazio di casa (quest’anno mi sono capitate un paio di consulenze a distanza proprio per organizzare gli ambienti di casa secondo le attività svolte e la fluidità di movimento). Le altre parole chiave sono: esigenza, funzione, abitudine. Vediamole assieme: prendi quaderno, matita e giù di appunti!

Esigenza

Chiediti qual è la motivazione profonda che ti ha spinto a cambiare in parte o del tutto questo spazio. Di solito si tratta di un nuovo bisogno da soddisfare.
Organizzati: scrivi sul quaderno ogni motivo - sì, ce ne può essere più di uno; per esempio  “Mi manca un posto tutto mio in cui lavorare, leggere un libro e guardare un film in assoluta tranquillità”.

Funzione

Chiediti quali attività svolgerai in questo spazio, cioè che cosa ci farai in concreto, quali oggetti e arredi utilizzerai. 
Organizzati: dividi un foglio a metà, a sinistra elenca le attività, a destra, accanto a ogni voce, gli oggetti e gli arredi necessari; per esempio “Lavorare —> scrivania, sedia ergonomica, cuscini, prese elettriche, computer, stampante, scaffali, faldoni, buste trasparenti, portapenne, candele profumate; leggere —> libri, poltrona, lampada; guardare film —> poltrona, tivù, telecomandi”.

Abitudine

Chiediti come sei abituata a svolgere quell’attività, a usare quegli oggetti e quegli arredi. Di solito abbiamo delle preferenze, trasformatesi col tempo in abitudini; se sono “innocue”, non cercare di cambiarle ma tienine conto e assecondale: diventeranno le tue migliori alleate.
Organizzati: fai una lista delle tue preferenze riguardo le attività, gli oggetti e gli arredi necessari per svolgerla; per esempio “Quando lavoro mi piace sorseggiare tè e sgranocchiare biscotti —> vassoio per non sporcare la scrivania? Piano alto del carrellino?”

Comodità

Chiediti se gli arredi e gli oggetti sono disposti in modo da facilitare i tuoi gesti abituali e il passaggio di persone, animali e cose. Di solito si cerca di tenere tutto vicino col rischio di bloccare i movimenti e di rendere complicato svolgere quell’attività.
Organizzati: fai le prove, sposta arredi e oggetti finché ogni cosa sia disposta in modo funzionale e comoda per ogni movimento; per esempio “Il vassoio sulla scrivania è ingombrante, il carrellino intralcia il passaggio, invece una mensola profonda 30 cm sopra il piano di lavoro sarebbe comoda!”

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Ecco la mia nuova postazione estiva: una poltrona, il suo poggiapiedi, un tavolino e, proprio di fronte (nella foto non si vede), il ventilatore.
Esigenza: trovare un posto comodo, luminoso, fresco e riparato dal sole per lavorare e studiare in questa torrida estate.
Funzione: lavorare e studiare al fresco e in comodità, appoggiare gambe, libri, quaderni, penne, matite, supporti tecnologici, azionare il ventilatore quando necessario —> una poltrona con poggiapiedi, un tavolino e una presa elettrica.
Abitudine: avere vicino ciò che serve per lavorare e studiare, usare contemporaneamente (e sparpagliare) libri, quaderni, penne e matite, tenere a portata di mano bicchiere d’acqua, telefono e occhiali, appoggiare le gambe.
Comodità: media —> la poltrona è vicina alla portafinestra (luce naturale e aria fresca), a quattro prese elettriche, a un tavolino e al ventilatore; l’appoggiapiedi è comodo per gambe e libri, ma occupa molto spazio: in caso di ospiti, lo sposterò davanti al camino per offrire un’altra seduta. 

A volte l’esigenza si scontra con la comodità, allora bisogna capire se vale la pena vivere in uno spazio scomodo o se è meglio cambiare qualcosa. È questo il bello dell’organizzazione personale: cambia assieme a noi e ci sfida a trovare soluzioni creative a nuovi problemi.

martedì 24 luglio 2018

Le interviste creative: Valentina e il Tetto delle Nuvole

Io e Valentina di il Tetto delle Nuvole abitiamo quasi vicino, abbiamo anche alcune ex compagne di scuola in comune, eppure non ci conoscevamo. Ho scoperto lei, la sua bravura e le sue meraviglie all’inizio dell’anno in un incontro a distanza ed è scattata subito l’intesa: oltre all’amore per il nostro lago, per i nostri canidi e per il nostro lavoro, ci accomunano certi pensieri, stati d’animo e sogni.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Ogni mattina a colazione, seguo il suo profilo Instagram e mi diverto ad ascoltare quel che racconta (è simpaticissima) e m’incanto a rimirare quel che realizza con legno, colori, brillantini e perizia.
Mi piace perché è bravissima, piena di idee ed entusiasmo - da quel poco che so, mi sembra una persona capace di trasformare i problemi in opportunità: lo mostra, con garbo e spontaneità, tra un racconto e l’altro delle sue giornate.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Valentina, inizio subito con La Domanda: sei una creativa ordinata o disordinata?
Sono una casinista-ordinata. Lo so, sembra impossibile ma riesco a generare disordine in ogni angolo mente preparo un lavoro o mentre studio nuove idee, per poi sistemare tutto in maniera maniacale in un ordine quasi schematizzato.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Dove realizzi i tuoi lavori: in un laboratorio creativo oppure in un angolo della creatività (magari errante per casa)? 
Vivo in una mansarda senza porte e senza divisioni, che è casa, studio e laboratorio insieme. Ho realizzato un angolo dedicato solo al lavoro dove creo, disegno e studio, circondata da attrezzature e oggetti che cambiano a seconda del periodo e dei progetti a cui mi sto dedicando.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Come hai organizzato i materiali e gli strumenti con cui lavori?
Il mio lavoro è focalizzato principalmente sul colore e, avendo davvero molti barattoli e tubi di acrilici, ho optato per una cassettiera modulabile (quelle in metallo da ufficio di Ikea sono perfette): con tre elementi e tanti cassetti riesco ad avere di fianco a me tutto il necessario. In aggiunta ho un carrello, che posso spostare a seconda del bisogno, attrezzato con le cose più immediate che devo avere sempre a portata di mano. Non può mancare una libreria sia per carte e documenti vari, che per libri, riviste e materiale per il packaging: di cose ne servono sempre tante e cerco di incastrarle per rendere tutto il più funzionale possibile. E ovviamente una peg board {letteralmente un pannello a pioli, ma quella di Valentina è molto, molto di più!} sulla parete dove tengo tutta le parte legata all’ispirazione, che modifico ogni volta che ho in programma nuovi progetti.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Altra domandona: come organizzi il tuo lavoro in base agli ordini, alle spedizioni, ai mercatini...?
Con il tempo ho imparato a organizzarmi meglio, all’inizio era tutto a tutte le ore! Adesso invece divido la giornata a seconda dei compiti: dedico la mattina alla risposta di messaggi e allo shop; una volta finito, passo a quello che io definisco il “lavoro vero”, cioè mi dedico al legno e ai colori.
Ogni settimana compilo una lista delle commissioni in base alla data di consegna e ogni mattina compilo il planner con gli ordini che devo portare avanti: cerco di mantenerlo il più reale possibile così da poterlo completare entro sera.
Per gli ordini tengo sempre qualche spazio per le urgenze, così, se mi viene richiesto qualcosa in tempi brevi, ho due-tre spot liberi al mese per poterli mettere in lavorazione. Tranne nel periodo natalizio o pre fiera, in cui mi divido tra ordini e articoli che andranno in pronta consegna.

iltettodellenuvole-pegboard
Immagine de il Tetto delle Nuvole

Ci racconti di uno spazio organizzato di cui vai particolarmente fiera?
Sicuramente i cassetti dei colori e dei pennelli divisi per ordine cromatico: potrei aprili a occhi chiusi e trovare il colore in un lampo! Ho cambiato soluzione un paio di volte, ma ora ho trovato la formula perfetta.
Ma la cosa a cui sono più legata è indubbiamente la peg board: è nata dopo tante prove e tanti studi, per essere il più pratica possibile e gestita a seconda del tipo di utilizzo aggiungendo gli accessori in base al bisogno.

iltettodellenuvole-pegboard-organizzata
Immagine di il Tetto delle Nuvole

Per finire: qual è il tuo sogno nel cassetto della creatività?
Questa è difficile, perché ho tantissimi sogni divisi in tanti cassetti! Per dirtene un paio: c’è quello più pratico di un laboratorio interattivo dove ospitare colleghe, amici e clienti, e quello più fantasioso di vedere la linea dei Musini Birichini diventare un marchio vero e proprio con mobili, accessori e, perché no?, anche tessili.

iltettodellenuvole-musini-birichini
Immagine di il Tetto delle Nuvole

Una volta di più è confermata la mia idea: creatività e organizzazione sono fatte l'una per l'altra!
Non solo l'organizzazione aiuta a liberare la creatività, ma la creatività aiuta anche a migliorare e rendere più colorata l'organizzazione.

Se vuoi conoscere Valentina e i suoi lavori, puoi curiosare nel suo negozio Etsy e tra le immagini di Instagram e Facebook (tra poco sarà attivo anche il suo sito): buona meraviglia!


martedì 17 luglio 2018

In estate, ozio

Da questa settimana ho iniziato il mio intervallo: due mesi in cui sospendo ogni collaborazione e m’impegno solo con me stessa.
Non sono due mesi di vacanza, piuttosto due mesi di otium: studierò parecchio, mi eserciterò e metterò in pratica per apprendere bene.

Mi è sempre piaciuto l’otium, fin dalla prima volta che l’ho incontrato al ginnasio.
L’otium era una prerogativa dei patrizi romani, il tempo libero dal negotium (gli affari commerciali e la vita politica), dedicato alla cura di sé, agli studi, alla filosofia e alla letteratura. Insomma, niente a che fare con l’ozio di oggi, sinonimo di pigrizia e indolenza...
Sono d’accordo con gli antichi filosofi, per cui l’otium è importante quanto il negotium e fondamentale per contemplare il mondo fuori e dentro di noi.

Come professionista dell’organizzazione, mi impegno con passione anche in importanti progetti di collaborazione (con Organizzare ItaliaApoi e altri colleghi) perché mi portano là dove, da sola, arriverei con difficoltà. Il confronto di esperienze, comportamenti e idee è uno stimolo continuo. Ma è comunque un lavoro fatto di riunioni, scadenze, obiettivi e compromessi da raggiungere. Per me, abituata a lavorare da sola, è faticoso: sento il bisogno di dedicarmi a me stessa e ai miei progetti, soprattutto quando le scadenze esterne fanno slittare quelle interne.

Ho rimandato questo appuntamento con me stessa da troppo tempo (almeno un anno e mezzo), non posso e non voglio più aspettare.
Perciò a giugno ho avvisato del mio periodo di “ritiro formativo”, settimana scorsa ho concluso le attività in comune e da lunedì ho sospeso per i prossimi due mesi ogni collaborazione. 

Perché proprio adesso e non prima? Sento di essere in una fase di cambiamento: più esperienze faccio e meglio capisco come fare per aiutare chi ha problemi di organizzazione personale.

Ho tante cose da studiare, approfondire e applicare: 

Saranno due mesi di quiete e riflessione. Mi ritirerò al fresco di casa e dedicherò il mio tempo ad accogliere le idee e gli spunti che arriveranno, liberare la mia creatività e migliorare come professionista dell’organizzazione.

paroladordine-otium

martedì 10 luglio 2018

Ogni quanto ricarichi la tua energia?

L’energia, più di tutte, è la risorsa personale che curo con attenzione.
Ho passato anni a sperperarla, senza mai soffermarmi sulle conseguenze: spossatezza, mancanza di lucidità, malattie – dalle più banali alle più gravi. C’era sempre qualcosa di più importante della mia salute, mille impegni che rubavano piccole (e a volte grandi)  dosi quotidiane di energia. Non capivo che, una volta esaurita del tutto, mi sarei esaurita anch’io. E così è successo: sedici anni fa, dieci anni fa, quattro anni fa, l’anno scorso… Il tempo di ripresa diventa ogni volta più lungo e più faticoso è mantenere l’energia a un livello adeguato.

Quando mi sono accorta che la salute mentale e fisica dipende da quanta energia impiego ogni giorno, ho deciso di spenderne meno, risparmiarne di più e farne scorta appena posso.
Significa che ho ridimensionato la mole dei miei impegni, ho imparato a pretendere meno da me stessa, a rispettare i miei ritmi e i miei bisogni (riposo, innanzitutto!). Ho riscritto le pagine dell’agenda, ricalcolato per eccesso il tempo necessario per ogni attività, contato sulla comprensione di chi vive e lavora con me. Soprattutto ho inserito molte pause rigenerative.

Anche tu hai scoperto di essere una comune mortale e non una super eroina come credevi (o ti hanno fatto credere)? Bene, è un ottimo inizio. Per procedere in questa direzione, puoi prendere spunto da quanto ho imparato: ti racconto, infatti, ogni quanto tempo ricarico la mia energia.

Ogni giorno

Al mattino, appena sveglia e prima che inizi a lavorare: la colazione o la pausa in bagno sono momenti preziosi, senza pensieri molesti e interruzioni. In silenzio e con calma puoi prenderti cura di te per iniziare bene la giornata.
Organizzati: vivi in una casa affollata? Svegliati mezz’ora prima degli altri e la pace è assicurata.

In pausa pranzo: mangia bene, goditi ogni boccone, assapora tutti i gusti e assicurati che i tuoi pasti contengano i nutritivi necessari. Appena puoi esci dall’ufficio, raggiungi un parco, pranza con una persona cara, ascolta la tua musica preferita o immergiti in un gustoso romanzo.
Organizzati: sei sempre di fretta e non sai quando e che cosa cucinare? Prepara un menù settimanale (che cosa ti piace mangiare? Che cosa ti mantiene leggera e lucida per le prossime ore di lavoro?) e cucina la sera prima o durante il fine settimana.

Durante le pause tra un’attività e l’altra: mangia uno spuntino (sano), fai quattro passi, prendi una boccata d’aria fresca. Se riesci, fai tutte e tre le cose assieme!
Organizzati: concentrati mentre lavori, evita le distrazioni e premiati con una pausa rigenerativa. Il tuo cervello manterrà la vivacità e lavorerai meglio.

Dopo il lavoro, prima di rientrare a casa: dedica un’ora tutta per te e per sfogarti. Fai ginnastica, una corsa, una passeggiata, prendi un aperitivo, gira per i negozi… 
Organizzati: gli impegni della tua famiglia ti “rubano” tempo? Usa il calendario della famiglia per dividere equamente doveri e piaceri, e avere tutto sotto controllo.

Ogni settimana

Nei giorni del riposo: sono i giorni in cui non si lavora né si pensa al lavoro, i giorni perfetti per un bell’incontro con gli amici e per un’uscita rilassante e rinvigorente. Spegni il computer, silenzia le notifiche delle applicazioni, attiva la modalità aereo sul tuo telefono e resisti - resisti! – alla tentazione di usare il telefono con qualsiasi scusa. 
Organizzati: lavori di sabato e domenica? Usa i tuoi giorni liberi “come se”, proponi un aperitivo invece di una cena, controlla che i luoghi che vuoi frequentare siano aperti proprio quel giorno.

Ogni mese

Nei fine settimana: organizza almeno una visita al mese a un museo, un castello, un sito archeologico, una mostra, una fiera… Amplia i tuoi orizzonti, vivi una piccola avventura con una gita a un luogo del cuore, vicino o lontano.
Organizzati: non sai mai dove andare? Scrivi un elenco di posti da visitare in ogni occasione: nelle stagioni calde, in quelle fredde, col sole, con la pioggia, da sola, in compagnia, vicini, lontani, impegnativi, semplici. Segna anche giorni e orari d’apertura, indirizzo e recapiti.

Ogni stagione

Col cambio di stagione: se sei stanca, parlane col tuo medico e assumi degli integratori. Approfitta di ogni vacanza, festività e ponte stagionale per staccare mente e corpo e dedicarti al dolce far niente.
Organizzati: non puoi permettertelo perché hai troppo lavoro? Pianifica per tempo le tue attività, avvisa con largo anticipo capi, colleghi, collaboratori e clienti, prepara il lavoro per il tuo rientro.

Ogni anno

Periodicamente: controlla che tutto stia andando bene e, se avverti qualche disagio o sei affaticata, corri ai ripari. Fidati del tuo medico e non saltare le visite specialistiche di controllo. Vai in vacanza almeno due volte: non è necessario andare lontano, basta staccare dai soliti ritmi e riposarti – sì, anche a casa! Ma, appena puoi, regalati un viaggio, anzi il viaggio dei tuoi sogni!
Organizzati: a dicembre segna nell’agenda del nuovo anno quando prendere appuntamento per le visite mediche, quando cadranno ferie, feste e ponti, e quando iniziare i preparativi del viaggio dei tuoi sogni.

paroladordine-energia

martedì 3 luglio 2018

Intervallo

Ogni tanto soffermarsi sul significato delle parole e sulle sue sfaccettature dà l’avvio a nuovi pensieri.
Prendi per esempio la parola intervallo: è una parola di origini antiche* ma dal significato molto attuale e fondamentale nell’organizzazione personale.
Segna, infatti, la distanza spaziale tra due punti di riferimento (persone, animali, cose) oppure la distanza temporale tra due avvenimenti (passati, presenti, futuri).
Non solo: significa anche indugio, pausa in un’azione – quella pausa basilare per l’equilibrio tra il fare e il non-fare.

Quando vuoi trasformare un’idea in realtà è utile misurare quanto tempo passa tra il dire e il fare: un intervallo breve serve per prendere le misure, per ricaricare le energie, per fare il punto della situazione e decidere il nuovo “piano d’attacco”; un intervallo lungo può nascondere timore (di non farcela oppure di farcela), perfezionismo, false motivazioni, scarsa convinzione.

Ti faccio un esempio: ho iniziato ad allenarmi alla camminata veloce l’anno scorso, dodici mesi fa esatti; ho smesso a novembre a causa del freddo e dell’umidità, per tutto l’inverno non mi sono allenata e in primavera ho continuato a rimandare perché ero stanca (e ormai poco convinta). A giugno ho capito che l’unico modo per ricominciare era obbligarmi: la sveglia suonava alle sei, invece di lamentarmi per la stanchezza e usarla come scusa, mi costringevo ad alzarmi, prepararmi e uscire.
Un intervallo lunghissimo: avevo bisogno di un atto energico, perché altrimenti non avrei mai ripreso!

Usa il kanban per misurare la distanza tra la pianificazione e l’inizio delle azioni (basta aggiungere la data per ogni attività); poi chiediti che cosa funziona e che cosa no. A questo punto, se scopri che qualcosa non funziona, non demoralizzarti ma trova il modo di trasformare i punti di debolezza in punti di forza e falli lavorare per te.


* In latino significa “spazio tra due palizzate”. 

"Ozio: intervalli di lucidità nei disordini della vita."
Ambrose Bierce

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martedì 26 giugno 2018

La forza della pazienza

Con il tempo bisogna avere tanta pazienza.
Hai un’idea, un progetto, un obiettivo da raggiungere e vorresti che tutto accadesse subito. O almeno il più presto possibile. Ma succede assai di rado.

Conosco poche persone capaci di rispettare con puntualità la loro “tabella di marcia” senza perdersi via. Sono dotati di una grande capacità di autodisciplina, allenati a fare quel che c’è da fare e a vedere i risultati a tempo debito.

A volte faccio fatica. Seguo il mio ritmo (molto tranquillo, ultimamente), il ritmo degli altri (veloce o lento, di rado in sintonia col mio) e quello delle situazioni (spesso ingarbugliato, ripetitivo, smozzicato)… e il risultato mi sembra ancora più lontano. Non mi scoraggio, ricalibro i tempi e vado avanti. Però è stancante, mi capita di distrarmi con facilità e rimandare a un altro momento quel che devo fare.

Succede anche a te? Ti metti di buzzo buono, poi basta una piccola distrazione e rimandi tutto a dopo, con conseguenti sensi di colpa misti ad ansia? Non sei sola, tutti gli esseri umani tendono a farlo e per un motivo semplice: il nostro cervello è programmato per preferire una soddisfazione oggi (seppur effimera) a un premio importante domani.

Tutta “colpa” della dopamina, un neurotrasmettitore che svolge diverse funzioni nel cervello: comportamento, conoscenza, motivazione, sonno, umore, attenzione, memoria a breve e a lungo termine… In particolare, la dopamina è rilasciata quando dall’esterno riceviamo stimoli che producono una ricompensa. Hai presente, no? Alla fine di una lunga e stancante giornata, un buon gelato ci ripaga di ogni fatica e ci fa sentire molto soddisfatte!
Il nostro cervello, tende a ripetere le situazioni che hanno scatenato la dopamina: ora che lo sappiamo, possiamo trasformare un circolo vizioso (mangiare un gelato ogni volta che siamo giù di morale, nonostante la dieta) in un circolo virtuoso (mangiare un gelato di domenica per festeggiare una settimana di dieta). O meglio: sostituire una ricompensa effimera con una forte motivazione.

Ti lascio qualche dritta (le ho provate e le sto mettendo ancora in pratica) per smettere di distrarti e di procrastinare, e iniziare ad avere tanta pazienza. Buon allenamento!

  • Un lungo cammino è fatto di molteplici passi. Dividi una grossa attività in piccole azioni coerenti tra di loro e ben distribuite nel tempo.
  • Le distanze si possono accorciare. Al termine di ogni azione premiati con qualcosa di “goloso”, così darti da fare sarà un vero piacere e il risultato finale sempre più vicina.
  • Le distrazioni sono una brutta bestia. Disattiva le notifiche sonore e pop-up dai tuoi dispositivi elettronici, scegli un paio di momenti nella tua giornata lavorativa per controllare i messaggi di lavoro e di svago, fai sapere a tutti che mentre lavori hai bisogno di concentrarti.
  • La pazienza è la virtù dei forti. Per dare i frutti un albero ha bisogno di tre stagioni: prima perde le foglie, poi va in riposo vegetativo, dopo fiorisce.

paroladordine-motivazione


martedì 19 giugno 2018

La forza della quotidianità

L’organizzazione non si ferma mai.
Hai deciso di dare una svolta alla tua vita, iniziando dalla casa. Hai passato ore a svuotare armadi, spostare mobili, controllare gli angoli più nascosti; hai deciso che cosa fare di ogni oggetto scovato (tenerlo o eliminarlo? Regalarlo, venderlo, riciclarlo o buttarlo nella raccolta differenziata?); li hai divisi per categorie e funzioni; hai trovato il posto giusto per ognuno di loro - secondo le tue abitudini, la tua comodità e le tue necessità. Hai ottimizzato i tuoi spazi e dopo ore, giorni, settimane di lavoro sei finalmente soddisfatta dei risultati ottenuti: ogni volta che entri a casa ti senti accolta con un caldo abbraccio, qualsiasi attività svolga ti senti sostenuta e a tuo agio. Bravissima!

E ora? Ti do un consiglio spassionato: non fermarti mai.
Ora inizia il bello, cioè fare in modo che tutto il tuo lavoro si mantenga giorno dopo giorno. Altrimenti rischi di aver sprecato il tuo tempo (tutte quelle ore!), il tuo spazio (tutto quel trambusto!), il tuo denaro, la tua energia.

Per mantenere il tuo spazio organizzato affidati alla quotidianità: ripeti ogni giorno gli stessi comportamenti finché diventano automatici, quindi abitudini preziose che ti aiutano ad agire per il tuo bene.
Per comodità ho diviso queste attività quotidiane in due gruppi:

1. i piccoli gesti quotidiani
  • metti al suo posto ogni oggetto appena hai finito di usarlo
  • archivia quel che ti serve in futuro
  • fai subito un’azione se dura meno di due minuti
  • programma (pasti, spese, pulizie)
  • elimina l’inutile
  • ripara o ricicla subito quel che può essere riutilizzato

2. i grandi gesti quotidiani
  • apriti ai cambiamenti 
  • ascolta i nuovi bisogni e i nuovi desideri
  • preparati a una nuova organizzazione

L’organizzazione è un lavoro sempre in atto, fa parte della nostra quotidianità, ci accompagna nelle fasi della vita, si adatta ai cambiamenti per aiutarci a vivere meglio, giorno dopo giorno.

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mercoledì 13 giugno 2018

La forza della fiducia

Un giorno ho letto una frase che mi ha fatto ragionare. Pare sia di Louise Hay, autrice statunitense e sostenitrice del pensiero positivo. Dice così: Ti sei criticato per anni e la cosa non ha mai funzionato. Prova invece ad apprezzarti e guarda che cosa accade.

Mi ha fatto ragionare, perché in effetti per anni sono stata molto severa con me stessa: pretendevo grandi cose, senza mai regalarmi un complimento. Perché, dal mio punto di vista, non ero e non facevo mai “abbastanza”.
Così i sogni rimanevano tali, i bisogni rimanevano insoddisfatti e io continuavo a non avere fiducia nelle mie capacità.
Finché un po’ per l’età, un po’ per l’esperienza accumulata, un po’ per le parole di un’amica* ho iniziato a smettere di criticarmi e ad avere fiducia in me. Ho cambiato prospettiva e quel che vedo mi piace.

Mi ha fatto ragionare su quanto sia importante la fiducia in sé in ogni ambito della vita, nei momenti tranquilli come nelle fasi di cambiamento; sì, anche quando senti fortissimo il bisogno o il desiderio di organizzarti.
Per organizzarsi bisogna avere fiducia: in te stessa, in chi ti può aiutare, nel metodo e nella tecnica organizzativi scelti.
Mi è capitato quando ho provato il metodo Heppell: ci ho creduto anche se all’inizio ero scettica  (mi sembrava un modo difficile di lavorare); per mesi ho faticato, ma alla fine dell’esperimento ho fatto mio il metodo e ora ne sono entusiasta: lavoro meno e ottengo più risultati!

Ti lascio i miei ragionamenti: se sei in bilico sul ciglio dell’autocritica, potrebbero esserti utili.
  • Apprezzarsi significa fidarsi. Se dai valore e ti affidi al tuo istinto e alle tue capacità, riesci anche a riconoscere il valore e a fidarti degli altri. 
  • La fiducia è il carburante che alimenta la tua energia. Soprattutto quando sei stanca, giù di tono, soprappensiero, un po’ persa… in ogni caso, sai di poter contare sui tuoi punti di forza.
  • Organizzarsi significa usare bene l’energia. Prova una tecnica adatta al tuo modo di vivere ed essere, finché la senti tua: abbi fiducia che funzionerà.
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L’amica è Mayda, e se segui Paroladordine fin dall’inizio la conosci bene, perché ha curato la rubrica socialMente. Le parole che mi hanno spronata sono parte di un brano di Marianne Williamson: Siamo tutti nati per risplendere, come i bambini. […] E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo la possibilità agli altri di fare lo stesso.

martedì 5 giugno 2018

La forza della perseveranza

Come passare dall’idea alla sua realizzazione senza perdersi via? Scrivo queste righe per me, per te - se anche tu tendi a fermarti dopo la seconda fase -, per non dimenticarlo mai più!

1. Dall’idea nasce un obiettivo
Hai un bisogno o un desiderio (oppure tutti e due!) e l’hai trasformato in un obiettivo, cioè nel risultato che vuoi ottenere (soddisfare il tuo bisogno o esaudire il tuo desiderio) compiendo una serie di azioni.
Questa, per me, è la parte più bella: mentre progetto do libero sfogo all’immaginazione, alla creatività, risolvo ipotetici problemi… Il risultato mi sembra vicino e ottenerlo così facile!

2. Attorno all’obiettivo cresce un piano
Hai pianificato ogni azione nei minimi dettagli: procedendo a ritroso, dall’ultima alla prima cosa da fare; decidendo quando fare che cosa; a chi, nell’eventualità, chiedere aiuto; che cosa puoi imparare di nuovo o quali capacità mettere in campo…
È un lavoro lungo, certosino, coinvolgente: talmente coinvolgente da (farmi) credere che tutto sia già fatto. Ma non è così.

3. Il piano prende vita con le azioni
Ora inizia la parte (per me) più difficile: ora devi agire.
Agli inizi è dura, perché il risultato è ancora lontano e la fatica è molta. Può capitare che ti senta frustrata, perché vuoi tutto subito… ma ogni cosa ha il suo tempo e l’unico modo per non abbatterti è perseverare.
Se sei motivata e la tua idea è sostenuta da una forte convinzione personale, la perseveranza ti aiuta a mantenere il giusto comportamento nel tempo, finché raggiungi il risultato che vuoi ottenere..

Riassumo le tre fasi con un esempio (reale).
  • Prima fase. Ho deciso di seguire un regime alimentare sano ed equilibrato perché desidero vivere sano. Ho posto domande, letto, ascoltato risposte, approfondito, capito quali sono i miei limiti (no cipolle, pasta al peperoncino, bistecca ai ferri per colazione, per favore!), stabilito dei compromessi. 
  • Seconda fase. Ho impostato un menù settimanale di prova con gli alimenti giusti al momento giusto, organizzato i pasti (a pranzo cucino doppia porzione di verdure, anche per la cena del giorno dopo), deciso il giorno della spesa (lontano, molto lontano dal fine settimana tentatore) e le quantità di alimenti da acquistare.
  • Terza fase. Ho fatto tante “prove” (leggi tentativi) e rimandato l’inizio “serio” di questa nuova alimentazione per un paio di settimane: mercoledì, infatti, tendo a cedere, ogni “notizia così così” (di cattive non ne ho, sicché…) è una scusa per sgarrare, la domenica è libera e il lunedì successivo la dieta è condita con amarezza e sensi di colpa. Alla fine mi sono detta: falla, ‘sta dieta, e basta! Sono consapevole che i primi cambiamenti positivi li noterò tra quindici giorni: proprio perché voglio vederli e gioirne, persevero!

E, sì, il kanban può essere d’aiuto anche per la dieta…

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"Scegli piuttosto di essere forte nell'animo che forte nel corpo."
Pitagora

(clicca su uno dei seguenti formati
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martedì 29 maggio 2018

Si studia! Il potere del riposo

La vita è fatta di incontri. Alcuni sembrano ricamati da una mano esperta, altri buttati a caso come in una partita a dadi. Alcuni sono frutto di coincidenze. Fatto sta che ero in stazione a Milano e nell’ora buca tra un treno e l’altro sono entrata in libreria, ho dato un’occhiata vagamente curiosa alle copertine dei libri e ho trovato lui: Il potere del riposo. Ottenere di più, lavorando di meno di Marcella Danon.

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Era gennaio, tra gli obiettivi per l’anno nuovo brillavano “lavorare meglio” e “vivere sano”. Era un segno del destino: l’ho preso, sfogliato, comprato e letto tutto d’un fiato.
Non mi sono pentita di questo acquisto “di pancia”, perché l’autrice spiega con parole sue quel che già sentivo con prepotenza: trovare l’equilibrio tra il fare e non fare, e che dal non fare può nascere un fare molto più armonioso, che fa bene a noi e al mondo che ci circonda.

Il testo è diviso in sette capitoli, che accompagnano chi legge a ragionare lungo un percorso, da quanto sia controproducente essere iperattivi e frenetici a quanto sia benefico – e naturale – riposarsi seguendo i propri ritmi. Gli esercizi suggeriti aiutano a mettere in pratica fin da subito i benefici del non fare.
L’iperattività compulsiva tipica della nostra società è la causa di molti errori, che richiedono tutta la nostra attenzione, il nostro tempo e la nostra energia. Per evitarli l’autrice suggerisce di fermarci e dedicarci a noi stessi, ritrovare il nostro ritmo e agire secondo i nostri reali (e naturali) desideri e bisogni.
Il riposo, infatti, è un bisogno fisiologico e un vantaggio non solo sul piano personale, ma anche per l’efficacia del lavoro: aiuta a ritrovare la creatività, a prendere decisioni, a risolvere i piccoli e i grandi problemi quotidiani. Se scegliamo di non farci assorbire dal lavoro e dagli impegni, possiamo rendere le nostre giornate più vive e scegliere le attività con cui esprimerci pienamente: tutto questo ci farà diventare persone migliori in ogni ambito della nostra esistenza e ci aprirà a ben più ampi orizzonti.

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Ed è questo il motivo per cui il libro mi è piaciuto. La frenesia del lavoro ci ha tolto ogni spontaneità, riposarci sembra quasi una perdita di tempo… Eppure dall’alternanza tra fare e non fare possiamo crescere, espanderci e “fiorire”.
Conosco sempre più persone che esauriscono l’energia perché hanno chiesto troppo a se stesse sul lavoro, con effetti spiacevoli anche in casa e in famiglia. Ritmi innaturali, resistenza portata al limite (anche oltre), finché il corpo pretende il giusto riposo e qualcosa si rompe: riaggiustare tutto, poi, è faticoso e doloroso.
A me è capitato un paio di volte, l’ultima tre anni fa e non mi è piaciuto affatto: da allora cerco di seguire ritmi più semplici, rifiutare gli impegni che non mi fanno bene (con garbo e senza sensi di colpa), dedicare più tempo al riposo e alle attività che mi piacciono. Non sempre è facile: se sei una persona entusiasta e innamorata del tuo lavoro, conosci bene questa situazione e le sue irresistibili tentazioni!

Ma c’è un altro motivo per cui il libro mi è piaciuto: l’ho incontrato per caso poco dopo aver deciso assieme a Fabiola Di Giov Angelo i contenuti del nostro evento Elogio della lentezza per la Settimana dell’organizzazione… Mi è sembrato un segno del destino.

Non hai potuto seguire il nostro evento e il titolo ti incuriosisce? 

Puoi scaricarne il testo per leggerlo con un semplice click


martedì 22 maggio 2018

Che cosa fare quando non hai nulla da fare

Ti è mai capitato di aspettare con trepidazione quell’unica mezza giornata della settimana in cui sei a casa da sola, senza impegni di ogni sorta (né casa, né famiglia, né lavoro), a fare tutto quel che desideri in assoluta libertà, tu & te stessa; poi il momento arriva, passa e ti accorgi di non aver combinato nulla?
A me sì, ogni sabato mattina.

Aspetto da una settimana queste cinque ore tutte per me, voglio fare mille cose: riposarmi, uscire con la mia amica, imparare a cucire, curiosare nei negozi, vedere quel film bellissimo, leggere una rivista, prendere il sole al lago, strappare le erbacce in giardino, fare un lungo bagno, provare quella maschera all’argilla, …

Poi, finalmente è sabato mattina e penso: “Evviva, posso fare quello che mi va!” Le ore passano, il pranzo si avvicina e la casa si riempie: non ho combinato nulla, né quello che volevo fare, né i soliti compiti quotidiani (tipo rifare il letto, sparecchiare la tavola dopo colazione e svuotare la lavastoviglie), perché… “lo faccio dopo, tanto non ho nulla da fare!”

Sgrunt. Questa è una vera perdita di tempo: non mi riposo, non mi diverto, non faccio nulla di creativo. Solo, spreco il mio preziosissimo tempo – e, in più, mi sento in colpa all’ennesima potenza.

Il motivo per cui non combino nulla è semplice: troppi desideri equivalgono a nessun desiderio.
Voglio fare troppe cose non ben definite e ho in mente tante idee confuse. Perciò ho deciso di risolvere questo inghippo una volta per tutte e di iniziare a godermi il mio tempo da sola fino in fondo: ti spiego come, così puoi provare anche tu (e dirmi come funziona).
  1. Scrivere una lista delle cose da fare da sola. Su una pagina della tua agenda elenca tutte le attività che vuoi regalarti in questi momenti di grazia: dal sonno profondo alla passeggiata nei boschi, passando attraverso mille sfumature (amici, negozi, fai-da-te, libri…). Segna ogni voce man mano che ti viene in mente qualcosa o senti un forte desiderio.
  2. Prendere appuntamento con me stessa. Il venerdì sera, mentre programmi gli impegni della settimana successiva, sfoglia la lista e scegli d’istinto che cosa ti piacerebbe fare nella tua mezza giornata tutta per te. Segnalo sull’agenda, come fosse (e in effetti lo è) un appuntamento improrogabile. 

Il mio appuntamento di questo sabato è l’evento di un’amica che seguirò assieme a un’altra amica: ho proprio voglia di divertirmi e di assaporare ogni momento! E tu cosa farai?

P.S. Scatterò una fotografia da pubblicare sul mio profilo Instagram con la parola d’ordine #TempoPerMe. Se lo fai anche tu, ci possiamo scambiare idee e desideri per i prossimi momenti tutti per noi!

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martedì 15 maggio 2018

Uno spazio (quasi) tutto per te

Ricordo ancora la prima volta che ho provato l’ebbrezza di vivere da sola; le persone con cui condividevo l’appartamento non c’erano mai ed ero, in pratica, l’unica, felicissima padrona di casa!
È durato poco (qualche mese) e non è mai più capitato: la mia è stata una vita di lunghe convivenze. Prima con i genitori, poi con i coinquilini all’università, ora con la mia famiglia, ma continuo a sognare un piccolo rifugio in città tutto per me.

Per me vivere da sola significa essere libera di fare e non fare quel che mi pare, ma anche assumermi la responsabilità dello spazio in cui vivo: come renderlo accogliente in ogni momento della giornata, come risolverne i problemi pratici e burocratici, come mantenerlo in buono stato contando solo sulle mie forze.

Con la convivenza le cose cambiano. Per esempio, mi sono accorta che tendo ad adagiarmi e a perdere un po’ della mia intraprendenza, lasciando a mio marito le attività più pesanti. D’altro canto, però, mi aspetto che faccia quelle piccole cose quotidiane che rendono più confortevole lo spazio in cui viviamo.

In pratica, uno spazio godibile si basa su poche e semplici regole: un posto per ogni cosa (= organizza gli oggetti nello spazio in base a funzione, comodità e abitudini), ogni cosa al suo posto (= ritira subito gli oggetti dopo averli usati), cura e mantenimento (= riordina e pulisci lo spazio prima che si formi il caos).

Se ora stai sospirando, significa che anche tu convivi con un esemplare di “finto ordinato” (= colei/colui che si crede ordinatissima/ordinatissimo ma non lo è) e spesso ti senti sola a combattere ogni giorno le stesse battaglie: “Infila la sedia sotto il tavolo”, “Chiudi bene il rubinetto, ché altrimenti continua a sgocciolare”, “Ritira il tappetino del bagno dopo la doccia”…

Ho pochi consigli, frutto della mia esperienza, di alcuni tentativi e un’infinita voglia di vivere gli spazi condivisi con serenità. Sono ben meditati e desidero condividerli con te, perché potrebbero esserti utili.
  1. Non assillare. Ognuno di noi ha le sue priorità, ma in una convivenza esiste sempre un punto d’incontro: fai sapere una tantum quali sono i vantaggi di uno spazio organizzato e curato, e perché sono importanti per te.
  2. Agire indipendentemente dagli altri. Immagina di vivere da sola; tutto ciò che fai per rendere piacevole il tuo spazio, lo fai innanzitutto per te.
  3. Non aspettare che gli altri facciano la loro parte. Spesso non sanno nemmeno quale sia “la loro parte”, non si accorgono di ciò che per te è evidente, non fanno caso alle piccole cose: diglielo, con garbo e costanza, finché diventa una loro abitudine.
  4. Dare l’esempio. Prenditi cura del tuo vostro spazio con piacere (perché fa bene a te), gli altri si accorgeranno che con poche azioni si può vivere meglio e faranno altrettanto.

E se l’esempio non basta, prova con un biglietto: scritto con cortesia e fermezza, lettere grandi e ben leggibili, su fogli A5. Inizia con un “per favore”, continua con la richiesta e il motivo, termina con un “grazie”! Attaccalo con un po’ di nastro adesivo in un punto “sensibile” (sul cuscino della sedia, sul rubinetto, sull’accappatoio…) e lascialo finché l’abitudine si è consolidata. Dalle mie parti funziona.

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martedì 8 maggio 2018

I no che danno energia

Lo conosci il detto: “Meglio sola che male accompagnata”? È valido per chi ama e pure per chi odia la solitudine, perché nasconde una verità di vitale importanza. Ci credo profondamente e oggi mi serve per introdurre un argomento un po’ delicato: come e perché dire “no” ai ladri di energia.

C’è stato un periodo della mia vita in cui frequentavo ogni giorno un gruppo di persone: le sentivo al mattino, in pausa pranzo e pure la sera. Le ho conosciute per caso e frequentate un po’ per volta, finché mi ci sono ritrovata in mezzo con tutti gli annessi e connessi: consigli mai chiesti, dispetti malcelati, lamenti protratti, dardi invidiosi e competizioni all’ultimo sgambetto.

All’inizio non me ne sono nemmeno accorta (tutto avveniva in modo leggero, ne ero solo sfiorata), poi è diventato evidente (e pesante): ero spossata, nervosa, sempre arrabbiata e senza alcun motivo apparente.
La causa del mio viver male era davanti ai miei occhi: avevo permesso ad alcune persone di entrare dolcemente nella mia vita per rubarmi energia con prepotenza.

Forse è capitato anche a te: tra gli amici, i conoscenti e i parenti c’è sempre qualcuno che eviteresti volentieri; non sai come, ma ogni volta che passate del tempo assieme ti senti svuotata e di malumore.
Sono chiamati ladri d’energia perché vivono rapinando le nostre scorte energetiche; alcuni ne sono inconsapevoli, altri invece lo fanno con ben studiata intenzione e per motivi tutti loro.
Pare che l’attuale Dalai Lama li abbia messi al primo posto di dieci situazioni succhia-energia, addirittura prima dei debiti!

Non so tu, ma io non ho voglia di frequentare persone che prendono tutto senza dar nulla in cambio, nemmeno una risata o un sorriso sinceri. Non fanno bene alla salute, perciò ho deciso di eliminarle come si eliminano gli oggetti, le spese e gli impegni nocivi.
Ho messo in pratica i consigli di Michael Heppell e Sarah Knight, adattandoli al mio modo d’essere, e sviluppato una strategia personale per imparare a dire “no” senza sensi di colpa. Ecco come:
  1. ignorare - resisti alla tentazione di rispondere e domandare come faresti di solito: meno risposte dai e domande fai, meno appigli hanno loro per derubarti della tua energia;
  2. neutralizzare - ormai li conosci, sai che anche la più semplice domanda (“Come stai?”) è il preludio di un prelievo energetico: sii neutra (“Tutto normale, grazie.”) e non sapranno come procedere con il consiglio/il lamento/l’invidia/la competizione;
  3. dimenticare - anche se ti dispiace, dimenticati della loro esistenza: non cercarli, non chiederne notizie ad altri e, al limite, ricordati che puoi anche non rispondere ai loro messaggi e telefonate.

Non è facile, anzi è doloroso – perché in fondo a loro vuoi bene davvero – ma necessario per vivere con pienezza, serenità e consapevolezza di come spendere al meglio la tua energia.
Quando ho eliminato quelle persone dalla mia quotidianità, infatti, mi sono sentita subito bene: leggera, serena, piena di forze vitali. E ho capito che il guadagno supera infinitamente la perdita.

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venerdì 4 maggio 2018

Da sola

In questi primi quattro mesi dell’anno ho scoperto quanto sia importante un aspetto del mio modo di essere: ho bisogno della solitudine per coltivare me stessa e i miei interessi.
Mi piace il confronto con gli altri, credo sia fondamentale per crescere e vedere nuove prospettive, ma ho bisogno di restare da sola per pensare e agire seguendo i miei ritmi, con serenità. Vale tanto nella vita privata quanto nella vita lavorativa: stare un po’ insieme agli altri mi piace, troppo mi fa male.

Se sei come me, sai cosa provo quando mi propongono vacanze di gruppo, frequento corsi intensivi di otto ore al giorno per cinque giorni su sette e nove mesi consecutivi, divido il mio tempo con qualcuno incapace di arricchirlo: un forte senso d’oppressione e come se, pian piano, la mia vera me stessa scivolasse via…

Ho deciso che questo mese userò il kanban per mantenere il giusto equilibrio tra attività da sola e attività di gruppo (per me il rapporto ideale è 3:1), vuoi provare anche tu?
Usa etichette di due colori diversi per le attività (per esempio rosa “da sola” e arancione “di gruppo”) e controlla che nel corso della giornata e della settimana le attività “da sola” non siano trascurate ma procedano assieme a quelle “di gruppo”.

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"La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista."
Bernardo Bertolucci

(clicca su uno dei seguenti formati
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martedì 24 aprile 2018

Ne vale la pena?

Qualche giorno fa mi è stato chiesto un parere su una diatriba che sta accadendo in ufficio: si sono formate due fazioni, da una parte chi è a favore del metodo Konmari (buttar via senza pietà), dall’altra chi segue il detto “non si sa mai” (in caso di dubbio, tenere).
Un bel quesito davvero.

Prima di dare il mio parere di professionista dell’organizzazione, vorrei fare una premessa.
Sono cresciuta in una famiglia in cui gli oggetti si sfruttano fino alla fine, riparandoli  più volte, riadattandoli e riciclandoli. Ho imparato a non sprecare le cose e tenerle da parte perché “non si sa mai”, potrebbe esserci una buona occasione: dai vestiti ai componenti di aggeggi meccanici ed elettronici.
Per anni sono stata una “conservatrice”: non accumulavo, ma conservavo qualsiasi cosa potesse documentare un pezzo di storia della mia vita. Jeans sdruciti, biglietti del cinema, diari di scuola, zaini quasi disintegrati e mille altre cose ancora: li conservavo perché “non si sa mai”... e se avessi perduto la memoria? Ehm.

Quando ho ripreso in mano gli oggetti conservati, mi sono accorta che la maggior parte di loro non mi diceva più nulla, non mi raccontava alcuna storia. A malapena ricordavo la trama del film di cui avevo conservato gelosamente il biglietto!
Ho iniziato a scegliere con intenzione che cosa tenere e che cosa eliminare: un lavoro lungo, coinvolgente, complicato dal punto di vista emotivo e, per me, difficile.
Ma ce l’ho fatta e, man mano che procedevo mi sono sentita più distaccata, critica, quasi spietata.

Ho imparato un po’ di cose:
  • odio lo spreco e sto male dentro se elimino un oggetto prima che abbia esaurito il suo ciclo vitale; ho scoperto che se lo recupero, lo riciclo, lo regalo o lo vendo provo meno male, perché può continuare a vivere;
  • amo i ricordi evocati dagli oggetti e sto bene se tengo quelli preziosi, i miei tesori; ho scoperto che alcuni mi lasciano indifferente, perciò non solo li elimino ma cerco anche di non trattenerne di nuovi;
  • mi piace conservare qualcosa perché “non si sa mai”, mi fa sentire tranquilla e mi sento pronta per ogni evenienza; ho scoperto però che tra gli oggetti conservati, ne ho utilizzati davvero pochi, sicché...
  • non mi piace la zavorra e preferisco viaggiare leggera, libera di cambiare rotta e programmi; ho scoperto che dopo l'ansia iniziale e la freddezza (da eliminazione) arriva la gioia di sentirmi più leggera.

Perciò ora mi sento pronta a dare il mio parere: tra il buttare e il tenere c'è di mezzo la domanda "Ne vale la pena?"

Ponitela sempre (anche in ufficio, assieme ai colleghi!): terrai tutto ciò che usi e che ti fa stare bene, e seguirai il detto "non si sa mai" solo quando sei sicura di usare quell'oggetto nell'immediato futuro; butterai tutto ciò che è distrutto ed eliminerai (come riciclo, regalo, vendita) tutto ciò che non usi e che non ti piace più.

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venerdì 20 aprile 2018

Le interviste ai PO: Emanuela Tirabassi

Le mie interviste ai colleghi Professionisti dell'Organizzazione (PO, in breve) continuano, sempre alla scoperta del loro percorso.
Da oggi ti voglio presentare chi lavora con me al progetto Educare all'organizzazione: inizio con Emanuela Tirabassi, Kids PO e socio senior Apoi!

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Immagine di Emanuela Tirabassi

Che lavoro facevi prima di diventare PO?
Sono insegnante di Attività Educativa Motoria da più di trent’anni. Negli ultimi dieci - dodici anni, osservando le necessità dei bambini, mi sono specializzata in percorsi per l’apprendimento delle abilità visuo-spaziali, con l’intenzione di fornire ai bambini i requisiti necessari per avviarsi alla letto-scrittura in modo sereno e agevole: la percezione, l'organizzazione e la gestione dello spazio.
Passava il tempo e inventavo milioni di giochi, ambientazioni, favole, tutto per raggiungere quegli obiettivi in modo ludico e divertente; ma non ero mai completamente soddisfatta, mi mancava qualcosa per fare una proposta completa, non solo ai bambini, ma anche a chi si occupa di loro, dall’infanzia fino all’adolescenza: genitori, insegnanti ed educatori in ogni ambito.
Ed ecco che arriva la svolta...

Perché hai deciso di diventare PO? Quali motivazioni ti hanno fatto capire che era la strada giusta da percorrere?
Vedo su un giornale un'interessante intervista a SabrinaToscani, presidente di Apoi e fondatrice di Organizzare Italia, e come capita nelle storie più belle mi si accende un grande luce nella mente e soprattutto nel cuore: ho trovato quello che cercavo, ho capito cosa manca ai bambini e ai ragazzi di oggi. Una buona organizzazione nella loro vita, su misura per i bambini di oggi, di questo momento sociale e storico, tutto frenetico e poco pensato per loro. Un'organizzazione di supporto e di motivazione per i ragazzi, perché raggiungano con successo la loro autonomia.
Questa è la strada giusta per me: posso arricchire il mio percorso di insegnante, posso completare la mia offerta a tutti coloro che hanno a cuore l’educazione e la formazione delle nuove generazioni, mettendo in campo il mix vincente di apprendimento, organizzazione e educazione.
Cerco di mettermi in contatto con Sabrina e in un paio di giorni sono iscritta al corso di formazione per diventare PO: non una PO generica, ma una Kids PO! Dedita esclusivamente all'ambito educativo, con la finalità di aiutare tutti coloro che hanno a che fare con l'infanzia e l'adolescenza, per organizzare in modo nuovo il loro compito educativo, che sia funzionale all'apprendimento e garantisca la corretta crescita.

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Immagine di Emanuela Tirabassi

Come sei diventata PO e qual è stato il tuo percorso? 
Certamente decidere di fare il corso di formazione è stata una scelta ottima. Ho davvero raccolto tantissimo da questo percorso, che ha continuato a mantenere accesa in me quella luce iniziale della prima ispirazione, e ho potuto dare una risposta alle tante domande che avevo. Tra l’altro la mia base pedagogica ed esperienziale di insegnante “da palestra” è stata fondamentale per collegare le nuove prospettive dell’organizzazione con il percorso generale di apprendimento di ciascun bambino o ragazzo.
Sono stati sei mesi di grande impegno, studio, riflessione; inoltre, non immaginavo quanto tutto ciò potesse sviluppare in me una grande creatività per fare proposte nuove e stimolanti agli “addetti ai lavori”.

Che cosa ti affascina di più del mondo dell'organizzazione e di che cosa ti occupi principalmente?
Il mondo dell’organizzazione è davvero trasversale a tutti gli ambiti della vita di ciascuno. Una vita organizzata è certamente più serena, piena e senza stress; a patto di intendere sempre l’organizzazione uno strumento privilegiato e mai il fine. Questo concetto è fondamentale per saperla applicare a vantaggio di ogni nostra attività, sia essa di lavoro o di svago.
Una volta assimilato bene questo concetto, la valenza che può avere nell’educazione e nella formazione è immensa!
Inoltre l’organizzazione induce a prestare attenzione all’altro, alle sue esigenze, alle sue dinamiche personali, scolastiche, famigliari, a tutto ciò che può essere costruttivo per la vita di ciascuno; di questa capacità di attenzione abbiamo tanto bisogno nella società di oggi, perlopiù superficiale e frettolosa.
Ecco il motivo per cui ho risposto prontamente alla proposta di Organizzare Italia di entrare a far parte del favoloso Gruppo Edu che si occupa proprio di progetti volti a educare all’organizzazione. Li abbiamo creati ad hoc per ogni ordine di scuola (bambini, ragazzi, docenti, genitori e famiglie!) e già sperimentati con grande successo. Ora siamo pronte per riempire il mondo della scuola, e non solo!

Questo è il mio impegno principale, ma ovviamente sono disponibile anche nell’ambito privato: genitori, educatori e insegnanti possono contattarmi per consulenze. Le esperienze fatte in due anni di attività da Kids PO mi confermano la grande efficacia di questi interventi, specialmente per ritrovare la serenità in famiglia tra genitori e figli.

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Immagine di Emanuela Tirabassi

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
È davvero un sogno! Ma voglio sognare in grande: spero che ben presto tutti coloro che hanno una passione educativa, possano comprendere quanto la giusta organizzazione del loro ruolo e del loro intervento educativo sia la chiave e il solido supporto per risolvere tante situazioni di stallo e problematiche, o semplicemente per vivere con serenità un compito tanto fondamentale per il futuro delle nuove generazioni. 
A volte basta conoscere le giuste strategie, qualche trucco divertente, un approccio mirato, per ottenere grandi risultati in casa, a scuola, nello sport, in tutto. 
Provare per credere!

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Immagine di Emanuela Tirabassi

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