martedì 19 giugno 2018

La forza della quotidianità

L’organizzazione non si ferma mai.
Hai deciso di dare una svolta alla tua vita, iniziando dalla casa. Hai passato ore a svuotare armadi, spostare mobili, controllare gli angoli più nascosti; hai deciso che cosa fare di ogni oggetto scovato (tenerlo o eliminarlo? Regalarlo, venderlo, riciclarlo o buttarlo nella raccolta differenziata?); li hai divisi per categorie e funzioni; hai trovato il posto giusto per ognuno di loro - secondo le tue abitudini, la tua comodità e le tue necessità. Hai ottimizzato i tuoi spazi e dopo ore, giorni, settimane di lavoro sei finalmente soddisfatta dei risultati ottenuti: ogni volta che entri a casa ti senti accolta con un caldo abbraccio, qualsiasi attività svolga ti senti sostenuta e a tuo agio. Bravissima!

E ora? Ti do un consiglio spassionato: non fermarti mai.
Ora inizia il bello, cioè fare in modo che tutto il tuo lavoro si mantenga giorno dopo giorno. Altrimenti rischi di aver sprecato il tuo tempo (tutte quelle ore!), il tuo spazio (tutto quel trambusto!), il tuo denaro, la tua energia.

Per mantenere il tuo spazio organizzato affidati alla quotidianità: ripeti ogni giorno gli stessi comportamenti finché diventano automatici, quindi abitudini preziose che ti aiutano ad agire per il tuo bene.
Per comodità ho diviso queste attività quotidiane in due gruppi:

1. i piccoli gesti quotidiani
  • metti al suo posto ogni oggetto appena hai finito di usarlo
  • archivia quel che ti serve in futuro
  • fai subito un’azione se dura meno di due minuti
  • programma (pasti, spese, pulizie)
  • elimina l’inutile
  • ripara o ricicla subito quel che può essere riutilizzato

2. i grandi gesti quotidiani
  • apriti ai cambiamenti 
  • ascolta i nuovi bisogni e i nuovi desideri
  • preparati a una nuova organizzazione

L’organizzazione è un lavoro sempre in atto, fa parte della nostra quotidianità, ci accompagna nelle fasi della vita, si adatta ai cambiamenti per aiutarci a vivere meglio, giorno dopo giorno.

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mercoledì 13 giugno 2018

La forza della fiducia

Un giorno ho letto una frase che mi ha fatto ragionare. Pare sia di Louise Hay, autrice statunitense e sostenitrice del pensiero positivo. Dice così: Ti sei criticato per anni e la cosa non ha mai funzionato. Prova invece ad apprezzarti e guarda che cosa accade.

Mi ha fatto ragionare, perché in effetti per anni sono stata molto severa con me stessa: pretendevo grandi cose, senza mai regalarmi un complimento. Perché, dal mio punto di vista, non ero e non facevo mai “abbastanza”.
Così i sogni rimanevano tali, i bisogni rimanevano insoddisfatti e io continuavo a non avere fiducia nelle mie capacità.
Finché un po’ per l’età, un po’ per l’esperienza accumulata, un po’ per le parole di un’amica* ho iniziato a smettere di criticarmi e ad avere fiducia in me. Ho cambiato prospettiva e quel che vedo mi piace.

Mi ha fatto ragionare su quanto sia importante la fiducia in sé in ogni ambito della vita, nei momenti tranquilli come nelle fasi di cambiamento; sì, anche quando senti fortissimo il bisogno o il desiderio di organizzarti.
Per organizzarsi bisogna avere fiducia: in te stessa, in chi ti può aiutare, nel metodo e nella tecnica organizzativi scelti.
Mi è capitato quando ho provato il metodo Heppell: ci ho creduto anche se all’inizio ero scettica  (mi sembrava un modo difficile di lavorare); per mesi ho faticato, ma alla fine dell’esperimento ho fatto mio il metodo e ora ne sono entusiasta: lavoro meno e ottengo più risultati!

Ti lascio i miei ragionamenti: se sei in bilico sul ciglio dell’autocritica, potrebbero esserti utili.
  • Apprezzarsi significa fidarsi. Se dai valore e ti affidi al tuo istinto e alle tue capacità, riesci anche a riconoscere il valore e a fidarti degli altri. 
  • La fiducia è il carburante che alimenta la tua energia. Soprattutto quando sei stanca, giù di tono, soprappensiero, un po’ persa… in ogni caso, sai di poter contare sui tuoi punti di forza.
  • Organizzarsi significa usare bene l’energia. Prova una tecnica adatta al tuo modo di vivere ed essere, finché la senti tua: abbi fiducia che funzionerà.
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L’amica è Mayda, e se segui Paroladordine fin dall’inizio la conosci bene, perché ha curato la rubrica socialMente. Le parole che mi hanno spronata sono parte di un brano di Marianne Williamson: Siamo tutti nati per risplendere, come i bambini. […] E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo la possibilità agli altri di fare lo stesso.

martedì 5 giugno 2018

La forza della perseveranza

Come passare dall’idea alla sua realizzazione senza perdersi via? Scrivo queste righe per me, per te - se anche tu tendi a fermarti dopo la seconda fase -, per non dimenticarlo mai più!

1. Dall’idea nasce un obiettivo
Hai un bisogno o un desiderio (oppure tutti e due!) e l’hai trasformato in un obiettivo, cioè nel risultato che vuoi ottenere (soddisfare il tuo bisogno o esaudire il tuo desiderio) compiendo una serie di azioni.
Questa, per me, è la parte più bella: mentre progetto do libero sfogo all’immaginazione, alla creatività, risolvo ipotetici problemi… Il risultato mi sembra vicino e ottenerlo così facile!

2. Attorno all’obiettivo cresce un piano
Hai pianificato ogni azione nei minimi dettagli: procedendo a ritroso, dall’ultima alla prima cosa da fare; decidendo quando fare che cosa; a chi, nell’eventualità, chiedere aiuto; che cosa puoi imparare di nuovo o quali capacità mettere in campo…
È un lavoro lungo, certosino, coinvolgente: talmente coinvolgente da (farmi) credere che tutto sia già fatto. Ma non è così.

3. Il piano prende vita con le azioni
Ora inizia la parte (per me) più difficile: ora devi agire.
Agli inizi è dura, perché il risultato è ancora lontano e la fatica è molta. Può capitare che ti senta frustrata, perché vuoi tutto subito… ma ogni cosa ha il suo tempo e l’unico modo per non abbatterti è perseverare.
Se sei motivata e la tua idea è sostenuta da una forte convinzione personale, la perseveranza ti aiuta a mantenere il giusto comportamento nel tempo, finché raggiungi il risultato che vuoi ottenere..

Riassumo le tre fasi con un esempio (reale).
  • Prima fase. Ho deciso di seguire un regime alimentare sano ed equilibrato perché desidero vivere sano. Ho posto domande, letto, ascoltato risposte, approfondito, capito quali sono i miei limiti (no cipolle, pasta al peperoncino, bistecca ai ferri per colazione, per favore!), stabilito dei compromessi. 
  • Seconda fase. Ho impostato un menù settimanale di prova con gli alimenti giusti al momento giusto, organizzato i pasti (a pranzo cucino doppia porzione di verdure, anche per la cena del giorno dopo), deciso il giorno della spesa (lontano, molto lontano dal fine settimana tentatore) e le quantità di alimenti da acquistare.
  • Terza fase. Ho fatto tante “prove” (leggi tentativi) e rimandato l’inizio “serio” di questa nuova alimentazione per un paio di settimane: mercoledì, infatti, tendo a cedere, ogni “notizia così così” (di cattive non ne ho, sicché…) è una scusa per sgarrare, la domenica è libera e il lunedì successivo la dieta è condita con amarezza e sensi di colpa. Alla fine mi sono detta: falla, ‘sta dieta, e basta! Sono consapevole che i primi cambiamenti positivi li noterò tra quindici giorni: proprio perché voglio vederli e gioirne, persevero!

E, sì, il kanban può essere d’aiuto anche per la dieta…

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"Scegli piuttosto di essere forte nell'animo che forte nel corpo."
Pitagora

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martedì 29 maggio 2018

Si studia! Il potere del riposo

La vita è fatta di incontri. Alcuni sembrano ricamati da una mano esperta, altri buttati a caso come in una partita a dadi. Alcuni sono frutto di coincidenze. Fatto sta che ero in stazione a Milano e nell’ora buca tra un treno e l’altro sono entrata in libreria, ho dato un’occhiata vagamente curiosa alle copertine dei libri e ho trovato lui: Il potere del riposo. Ottenere di più, lavorando di meno di Marcella Danon.

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Era gennaio, tra gli obiettivi per l’anno nuovo brillavano “lavorare meglio” e “vivere sano”. Era un segno del destino: l’ho preso, sfogliato, comprato e letto tutto d’un fiato.
Non mi sono pentita di questo acquisto “di pancia”, perché l’autrice spiega con parole sue quel che già sentivo con prepotenza: trovare l’equilibrio tra il fare e non fare, e che dal non fare può nascere un fare molto più armonioso, che fa bene a noi e al mondo che ci circonda.

Il testo è diviso in sette capitoli, che accompagnano chi legge a ragionare lungo un percorso, da quanto sia controproducente essere iperattivi e frenetici a quanto sia benefico – e naturale – riposarsi seguendo i propri ritmi. Gli esercizi suggeriti aiutano a mettere in pratica fin da subito i benefici del non fare.
L’iperattività compulsiva tipica della nostra società è la causa di molti errori, che richiedono tutta la nostra attenzione, il nostro tempo e la nostra energia. Per evitarli l’autrice suggerisce di fermarci e dedicarci a noi stessi, ritrovare il nostro ritmo e agire secondo i nostri reali (e naturali) desideri e bisogni.
Il riposo, infatti, è un bisogno fisiologico e un vantaggio non solo sul piano personale, ma anche per l’efficacia del lavoro: aiuta a ritrovare la creatività, a prendere decisioni, a risolvere i piccoli e i grandi problemi quotidiani. Se scegliamo di non farci assorbire dal lavoro e dagli impegni, possiamo rendere le nostre giornate più vive e scegliere le attività con cui esprimerci pienamente: tutto questo ci farà diventare persone migliori in ogni ambito della nostra esistenza e ci aprirà a ben più ampi orizzonti.

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Ed è questo il motivo per cui il libro mi è piaciuto. La frenesia del lavoro ci ha tolto ogni spontaneità, riposarci sembra quasi una perdita di tempo… Eppure dall’alternanza tra fare e non fare possiamo crescere, espanderci e “fiorire”.
Conosco sempre più persone che esauriscono l’energia perché hanno chiesto troppo a se stesse sul lavoro, con effetti spiacevoli anche in casa e in famiglia. Ritmi innaturali, resistenza portata al limite (anche oltre), finché il corpo pretende il giusto riposo e qualcosa si rompe: riaggiustare tutto, poi, è faticoso e doloroso.
A me è capitato un paio di volte, l’ultima tre anni fa e non mi è piaciuto affatto: da allora cerco di seguire ritmi più semplici, rifiutare gli impegni che non mi fanno bene (con garbo e senza sensi di colpa), dedicare più tempo al riposo e alle attività che mi piacciono. Non sempre è facile: se sei una persona entusiasta e innamorata del tuo lavoro, conosci bene questa situazione e le sue irresistibili tentazioni!

Ma c’è un altro motivo per cui il libro mi è piaciuto: l’ho incontrato per caso poco dopo aver deciso assieme a Fabiola Di Giov Angelo i contenuti del nostro evento Elogio della lentezza per la Settimana dell’organizzazione… Mi è sembrato un segno del destino.

Non hai potuto seguire il nostro evento e il titolo ti incuriosisce? 

Puoi scaricarne il testo per leggerlo con un semplice click


martedì 22 maggio 2018

Che cosa fare quando non hai nulla da fare

Ti è mai capitato di aspettare con trepidazione quell’unica mezza giornata della settimana in cui sei a casa da sola, senza impegni di ogni sorta (né casa, né famiglia, né lavoro), a fare tutto quel che desideri in assoluta libertà, tu & te stessa; poi il momento arriva, passa e ti accorgi di non aver combinato nulla?
A me sì, ogni sabato mattina.

Aspetto da una settimana queste cinque ore tutte per me, voglio fare mille cose: riposarmi, uscire con la mia amica, imparare a cucire, curiosare nei negozi, vedere quel film bellissimo, leggere una rivista, prendere il sole al lago, strappare le erbacce in giardino, fare un lungo bagno, provare quella maschera all’argilla, …

Poi, finalmente è sabato mattina e penso: “Evviva, posso fare quello che mi va!” Le ore passano, il pranzo si avvicina e la casa si riempie: non ho combinato nulla, né quello che volevo fare, né i soliti compiti quotidiani (tipo rifare il letto, sparecchiare la tavola dopo colazione e svuotare la lavastoviglie), perché… “lo faccio dopo, tanto non ho nulla da fare!”

Sgrunt. Questa è una vera perdita di tempo: non mi riposo, non mi diverto, non faccio nulla di creativo. Solo, spreco il mio preziosissimo tempo – e, in più, mi sento in colpa all’ennesima potenza.

Il motivo per cui non combino nulla è semplice: troppi desideri equivalgono a nessun desiderio.
Voglio fare troppe cose non ben definite e ho in mente tante idee confuse. Perciò ho deciso di risolvere questo inghippo una volta per tutte e di iniziare a godermi il mio tempo da sola fino in fondo: ti spiego come, così puoi provare anche tu (e dirmi come funziona).
  1. Scrivere una lista delle cose da fare da sola. Su una pagina della tua agenda elenca tutte le attività che vuoi regalarti in questi momenti di grazia: dal sonno profondo alla passeggiata nei boschi, passando attraverso mille sfumature (amici, negozi, fai-da-te, libri…). Segna ogni voce man mano che ti viene in mente qualcosa o senti un forte desiderio.
  2. Prendere appuntamento con me stessa. Il venerdì sera, mentre programmi gli impegni della settimana successiva, sfoglia la lista e scegli d’istinto che cosa ti piacerebbe fare nella tua mezza giornata tutta per te. Segnalo sull’agenda, come fosse (e in effetti lo è) un appuntamento improrogabile. 

Il mio appuntamento di questo sabato è l’evento di un’amica che seguirò assieme a un’altra amica: ho proprio voglia di divertirmi e di assaporare ogni momento! E tu cosa farai?

P.S. Scatterò una fotografia da pubblicare sul mio profilo Instagram con la parola d’ordine #TempoPerMe. Se lo fai anche tu, ci possiamo scambiare idee e desideri per i prossimi momenti tutti per noi!

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martedì 15 maggio 2018

Uno spazio (quasi) tutto per te

Ricordo ancora la prima volta che ho provato l’ebbrezza di vivere da sola; le persone con cui condividevo l’appartamento non c’erano mai ed ero, in pratica, l’unica, felicissima padrona di casa!
È durato poco (qualche mese) e non è mai più capitato: la mia è stata una vita di lunghe convivenze. Prima con i genitori, poi con i coinquilini all’università, ora con la mia famiglia, ma continuo a sognare un piccolo rifugio in città tutto per me.

Per me vivere da sola significa essere libera di fare e non fare quel che mi pare, ma anche assumermi la responsabilità dello spazio in cui vivo: come renderlo accogliente in ogni momento della giornata, come risolverne i problemi pratici e burocratici, come mantenerlo in buono stato contando solo sulle mie forze.

Con la convivenza le cose cambiano. Per esempio, mi sono accorta che tendo ad adagiarmi e a perdere un po’ della mia intraprendenza, lasciando a mio marito le attività più pesanti. D’altro canto, però, mi aspetto che faccia quelle piccole cose quotidiane che rendono più confortevole lo spazio in cui viviamo.

In pratica, uno spazio godibile si basa su poche e semplici regole: un posto per ogni cosa (= organizza gli oggetti nello spazio in base a funzione, comodità e abitudini), ogni cosa al suo posto (= ritira subito gli oggetti dopo averli usati), cura e mantenimento (= riordina e pulisci lo spazio prima che si formi il caos).

Se ora stai sospirando, significa che anche tu convivi con un esemplare di “finto ordinato” (= colei/colui che si crede ordinatissima/ordinatissimo ma non lo è) e spesso ti senti sola a combattere ogni giorno le stesse battaglie: “Infila la sedia sotto il tavolo”, “Chiudi bene il rubinetto, ché altrimenti continua a sgocciolare”, “Ritira il tappetino del bagno dopo la doccia”…

Ho pochi consigli, frutto della mia esperienza, di alcuni tentativi e un’infinita voglia di vivere gli spazi condivisi con serenità. Sono ben meditati e desidero condividerli con te, perché potrebbero esserti utili.
  1. Non assillare. Ognuno di noi ha le sue priorità, ma in una convivenza esiste sempre un punto d’incontro: fai sapere una tantum quali sono i vantaggi di uno spazio organizzato e curato, e perché sono importanti per te.
  2. Agire indipendentemente dagli altri. Immagina di vivere da sola; tutto ciò che fai per rendere piacevole il tuo spazio, lo fai innanzitutto per te.
  3. Non aspettare che gli altri facciano la loro parte. Spesso non sanno nemmeno quale sia “la loro parte”, non si accorgono di ciò che per te è evidente, non fanno caso alle piccole cose: diglielo, con garbo e costanza, finché diventa una loro abitudine.
  4. Dare l’esempio. Prenditi cura del tuo vostro spazio con piacere (perché fa bene a te), gli altri si accorgeranno che con poche azioni si può vivere meglio e faranno altrettanto.

E se l’esempio non basta, prova con un biglietto: scritto con cortesia e fermezza, lettere grandi e ben leggibili, su fogli A5. Inizia con un “per favore”, continua con la richiesta e il motivo, termina con un “grazie”! Attaccalo con un po’ di nastro adesivo in un punto “sensibile” (sul cuscino della sedia, sul rubinetto, sull’accappatoio…) e lascialo finché l’abitudine si è consolidata. Dalle mie parti funziona.

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martedì 8 maggio 2018

I no che danno energia

Lo conosci il detto: “Meglio sola che male accompagnata”? È valido per chi ama e pure per chi odia la solitudine, perché nasconde una verità di vitale importanza. Ci credo profondamente e oggi mi serve per introdurre un argomento un po’ delicato: come e perché dire “no” ai ladri di energia.

C’è stato un periodo della mia vita in cui frequentavo ogni giorno un gruppo di persone: le sentivo al mattino, in pausa pranzo e pure la sera. Le ho conosciute per caso e frequentate un po’ per volta, finché mi ci sono ritrovata in mezzo con tutti gli annessi e connessi: consigli mai chiesti, dispetti malcelati, lamenti protratti, dardi invidiosi e competizioni all’ultimo sgambetto.

All’inizio non me ne sono nemmeno accorta (tutto avveniva in modo leggero, ne ero solo sfiorata), poi è diventato evidente (e pesante): ero spossata, nervosa, sempre arrabbiata e senza alcun motivo apparente.
La causa del mio viver male era davanti ai miei occhi: avevo permesso ad alcune persone di entrare dolcemente nella mia vita per rubarmi energia con prepotenza.

Forse è capitato anche a te: tra gli amici, i conoscenti e i parenti c’è sempre qualcuno che eviteresti volentieri; non sai come, ma ogni volta che passate del tempo assieme ti senti svuotata e di malumore.
Sono chiamati ladri d’energia perché vivono rapinando le nostre scorte energetiche; alcuni ne sono inconsapevoli, altri invece lo fanno con ben studiata intenzione e per motivi tutti loro.
Pare che l’attuale Dalai Lama li abbia messi al primo posto di dieci situazioni succhia-energia, addirittura prima dei debiti!

Non so tu, ma io non ho voglia di frequentare persone che prendono tutto senza dar nulla in cambio, nemmeno una risata o un sorriso sinceri. Non fanno bene alla salute, perciò ho deciso di eliminarle come si eliminano gli oggetti, le spese e gli impegni nocivi.
Ho messo in pratica i consigli di Michael Heppell e Sarah Knight, adattandoli al mio modo d’essere, e sviluppato una strategia personale per imparare a dire “no” senza sensi di colpa. Ecco come:
  1. ignorare - resisti alla tentazione di rispondere e domandare come faresti di solito: meno risposte dai e domande fai, meno appigli hanno loro per derubarti della tua energia;
  2. neutralizzare - ormai li conosci, sai che anche la più semplice domanda (“Come stai?”) è il preludio di un prelievo energetico: sii neutra (“Tutto normale, grazie.”) e non sapranno come procedere con il consiglio/il lamento/l’invidia/la competizione;
  3. dimenticare - anche se ti dispiace, dimenticati della loro esistenza: non cercarli, non chiederne notizie ad altri e, al limite, ricordati che puoi anche non rispondere ai loro messaggi e telefonate.

Non è facile, anzi è doloroso – perché in fondo a loro vuoi bene davvero – ma necessario per vivere con pienezza, serenità e consapevolezza di come spendere al meglio la tua energia.
Quando ho eliminato quelle persone dalla mia quotidianità, infatti, mi sono sentita subito bene: leggera, serena, piena di forze vitali. E ho capito che il guadagno supera infinitamente la perdita.

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venerdì 4 maggio 2018

Da sola

In questi primi quattro mesi dell’anno ho scoperto quanto sia importante un aspetto del mio modo di essere: ho bisogno della solitudine per coltivare me stessa e i miei interessi.
Mi piace il confronto con gli altri, credo sia fondamentale per crescere e vedere nuove prospettive, ma ho bisogno di restare da sola per pensare e agire seguendo i miei ritmi, con serenità. Vale tanto nella vita privata quanto nella vita lavorativa: stare un po’ insieme agli altri mi piace, troppo mi fa male.

Se sei come me, sai cosa provo quando mi propongono vacanze di gruppo, frequento corsi intensivi di otto ore al giorno per cinque giorni su sette e nove mesi consecutivi, divido il mio tempo con qualcuno incapace di arricchirlo: un forte senso d’oppressione e come se, pian piano, la mia vera me stessa scivolasse via…

Ho deciso che questo mese userò il kanban per mantenere il giusto equilibrio tra attività da sola e attività di gruppo (per me il rapporto ideale è 3:1), vuoi provare anche tu?
Usa etichette di due colori diversi per le attività (per esempio rosa “da sola” e arancione “di gruppo”) e controlla che nel corso della giornata e della settimana le attività “da sola” non siano trascurate ma procedano assieme a quelle “di gruppo”.

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"La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista."
Bernardo Bertolucci

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martedì 24 aprile 2018

Ne vale la pena?

Qualche giorno fa mi è stato chiesto un parere su una diatriba che sta accadendo in ufficio: si sono formate due fazioni, da una parte chi è a favore del metodo Konmari (buttar via senza pietà), dall’altra chi segue il detto “non si sa mai” (in caso di dubbio, tenere).
Un bel quesito davvero.

Prima di dare il mio parere di professionista dell’organizzazione, vorrei fare una premessa.
Sono cresciuta in una famiglia in cui gli oggetti si sfruttano fino alla fine, riparandoli  più volte, riadattandoli e riciclandoli. Ho imparato a non sprecare le cose e tenerle da parte perché “non si sa mai”, potrebbe esserci una buona occasione: dai vestiti ai componenti di aggeggi meccanici ed elettronici.
Per anni sono stata una “conservatrice”: non accumulavo, ma conservavo qualsiasi cosa potesse documentare un pezzo di storia della mia vita. Jeans sdruciti, biglietti del cinema, diari di scuola, zaini quasi disintegrati e mille altre cose ancora: li conservavo perché “non si sa mai”... e se avessi perduto la memoria? Ehm.

Quando ho ripreso in mano gli oggetti conservati, mi sono accorta che la maggior parte di loro non mi diceva più nulla, non mi raccontava alcuna storia. A malapena ricordavo la trama del film di cui avevo conservato gelosamente il biglietto!
Ho iniziato a scegliere con intenzione che cosa tenere e che cosa eliminare: un lavoro lungo, coinvolgente, complicato dal punto di vista emotivo e, per me, difficile.
Ma ce l’ho fatta e, man mano che procedevo mi sono sentita più distaccata, critica, quasi spietata.

Ho imparato un po’ di cose:
  • odio lo spreco e sto male dentro se elimino un oggetto prima che abbia esaurito il suo ciclo vitale; ho scoperto che se lo recupero, lo riciclo, lo regalo o lo vendo provo meno male, perché può continuare a vivere;
  • amo i ricordi evocati dagli oggetti e sto bene se tengo quelli preziosi, i miei tesori; ho scoperto che alcuni mi lasciano indifferente, perciò non solo li elimino ma cerco anche di non trattenerne di nuovi;
  • mi piace conservare qualcosa perché “non si sa mai”, mi fa sentire tranquilla e mi sento pronta per ogni evenienza; ho scoperto però che tra gli oggetti conservati, ne ho utilizzati davvero pochi, sicché...
  • non mi piace la zavorra e preferisco viaggiare leggera, libera di cambiare rotta e programmi; ho scoperto che dopo l'ansia iniziale e la freddezza (da eliminazione) arriva la gioia di sentirmi più leggera.

Perciò ora mi sento pronta a dare il mio parere: tra il buttare e il tenere c'è di mezzo la domanda "Ne vale la pena?"

Ponitela sempre (anche in ufficio, assieme ai colleghi!): terrai tutto ciò che usi e che ti fa stare bene, e seguirai il detto "non si sa mai" solo quando sei sicura di usare quell'oggetto nell'immediato futuro; butterai tutto ciò che è distrutto ed eliminerai (come riciclo, regalo, vendita) tutto ciò che non usi e che non ti piace più.

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venerdì 20 aprile 2018

Le interviste ai PO: Emanuela Tirabassi

Le mie interviste ai colleghi Professionisti dell'Organizzazione (PO, in breve) continuano, sempre alla scoperta del loro percorso.
Da oggi ti voglio presentare chi lavora con me al progetto Educare all'organizzazione: inizio con Emanuela Tirabassi, Kids PO e socio senior Apoi!

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Immagine di Emanuela Tirabassi

Che lavoro facevi prima di diventare PO?
Sono insegnante di Attività Educativa Motoria da più di trent’anni. Negli ultimi dieci - dodici anni, osservando le necessità dei bambini, mi sono specializzata in percorsi per l’apprendimento delle abilità visuo-spaziali, con l’intenzione di fornire ai bambini i requisiti necessari per avviarsi alla letto-scrittura in modo sereno e agevole: la percezione, l'organizzazione e la gestione dello spazio.
Passava il tempo e inventavo milioni di giochi, ambientazioni, favole, tutto per raggiungere quegli obiettivi in modo ludico e divertente; ma non ero mai completamente soddisfatta, mi mancava qualcosa per fare una proposta completa, non solo ai bambini, ma anche a chi si occupa di loro, dall’infanzia fino all’adolescenza: genitori, insegnanti ed educatori in ogni ambito.
Ed ecco che arriva la svolta...

Perché hai deciso di diventare PO? Quali motivazioni ti hanno fatto capire che era la strada giusta da percorrere?
Vedo su un giornale un'interessante intervista a SabrinaToscani, presidente di Apoi e fondatrice di Organizzare Italia, e come capita nelle storie più belle mi si accende un grande luce nella mente e soprattutto nel cuore: ho trovato quello che cercavo, ho capito cosa manca ai bambini e ai ragazzi di oggi. Una buona organizzazione nella loro vita, su misura per i bambini di oggi, di questo momento sociale e storico, tutto frenetico e poco pensato per loro. Un'organizzazione di supporto e di motivazione per i ragazzi, perché raggiungano con successo la loro autonomia.
Questa è la strada giusta per me: posso arricchire il mio percorso di insegnante, posso completare la mia offerta a tutti coloro che hanno a cuore l’educazione e la formazione delle nuove generazioni, mettendo in campo il mix vincente di apprendimento, organizzazione e educazione.
Cerco di mettermi in contatto con Sabrina e in un paio di giorni sono iscritta al corso di formazione per diventare PO: non una PO generica, ma una Kids PO! Dedita esclusivamente all'ambito educativo, con la finalità di aiutare tutti coloro che hanno a che fare con l'infanzia e l'adolescenza, per organizzare in modo nuovo il loro compito educativo, che sia funzionale all'apprendimento e garantisca la corretta crescita.

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Immagine di Emanuela Tirabassi

Come sei diventata PO e qual è stato il tuo percorso? 
Certamente decidere di fare il corso di formazione è stata una scelta ottima. Ho davvero raccolto tantissimo da questo percorso, che ha continuato a mantenere accesa in me quella luce iniziale della prima ispirazione, e ho potuto dare una risposta alle tante domande che avevo. Tra l’altro la mia base pedagogica ed esperienziale di insegnante “da palestra” è stata fondamentale per collegare le nuove prospettive dell’organizzazione con il percorso generale di apprendimento di ciascun bambino o ragazzo.
Sono stati sei mesi di grande impegno, studio, riflessione; inoltre, non immaginavo quanto tutto ciò potesse sviluppare in me una grande creatività per fare proposte nuove e stimolanti agli “addetti ai lavori”.

Che cosa ti affascina di più del mondo dell'organizzazione e di che cosa ti occupi principalmente?
Il mondo dell’organizzazione è davvero trasversale a tutti gli ambiti della vita di ciascuno. Una vita organizzata è certamente più serena, piena e senza stress; a patto di intendere sempre l’organizzazione uno strumento privilegiato e mai il fine. Questo concetto è fondamentale per saperla applicare a vantaggio di ogni nostra attività, sia essa di lavoro o di svago.
Una volta assimilato bene questo concetto, la valenza che può avere nell’educazione e nella formazione è immensa!
Inoltre l’organizzazione induce a prestare attenzione all’altro, alle sue esigenze, alle sue dinamiche personali, scolastiche, famigliari, a tutto ciò che può essere costruttivo per la vita di ciascuno; di questa capacità di attenzione abbiamo tanto bisogno nella società di oggi, perlopiù superficiale e frettolosa.
Ecco il motivo per cui ho risposto prontamente alla proposta di Organizzare Italia di entrare a far parte del favoloso Gruppo Edu che si occupa proprio di progetti volti a educare all’organizzazione. Li abbiamo creati ad hoc per ogni ordine di scuola (bambini, ragazzi, docenti, genitori e famiglie!) e già sperimentati con grande successo. Ora siamo pronte per riempire il mondo della scuola, e non solo!

Questo è il mio impegno principale, ma ovviamente sono disponibile anche nell’ambito privato: genitori, educatori e insegnanti possono contattarmi per consulenze. Le esperienze fatte in due anni di attività da Kids PO mi confermano la grande efficacia di questi interventi, specialmente per ritrovare la serenità in famiglia tra genitori e figli.

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Immagine di Emanuela Tirabassi

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
È davvero un sogno! Ma voglio sognare in grande: spero che ben presto tutti coloro che hanno una passione educativa, possano comprendere quanto la giusta organizzazione del loro ruolo e del loro intervento educativo sia la chiave e il solido supporto per risolvere tante situazioni di stallo e problematiche, o semplicemente per vivere con serenità un compito tanto fondamentale per il futuro delle nuove generazioni. 
A volte basta conoscere le giuste strategie, qualche trucco divertente, un approccio mirato, per ottenere grandi risultati in casa, a scuola, nello sport, in tutto. 
Provare per credere!

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Immagine di Emanuela Tirabassi

martedì 17 aprile 2018

La macchina del tempo

L'articolo di oggi è per chi, come me, ha poca memoria e tanta voglia di buoni ricordi.

Facciamo un gioco? Immagina: mentre stai leggendo queste parole, appare il genio della lampada e ti dice: “Grazie per avermi liberato! Per dimostrarti la mia gratitudine, desidero farti un regalo. Scegli uno, e uno soltanto, tra questi tre super poteri: il dono dell’ubiquità per essere in ogni luogo nello stesso momento, la dote dell’eternità per essere in ogni tempo nello stesso luogo, e il sonno beato per essere sempre riposata.”

Scegliere non è facile...  Quante volte, infatti, nel corso delle tue giornate hai sentito il bisogno di un po’ di ubiquità, un pizzico di eternità e una manciata di sonno beato? Io più volte di quanto mi piaccia ammettere.

Eppure c’è un super potere di cui potrei fare a meno: la dote dell’eternità. Perché ciascuno di noi ha già dentro di sé la capacità di viaggiare nel tempo, di esserci ora e anche allora: la memoria.
La memoria è una facoltà del nostro cervello legata al tempo: il tempo che passa, infatti, si misura in ricordi e ricordare significa rivivere ogni cosa (anche le sensazioni) attraverso il tempo.
I ricordi si formano quando apprendiamo qualcosa di nuovo dagli stimoli provenienti dall’esterno. Se gli stimoli esterni sono accompagnati dalle emozioni, i ricordi sono più forti.
Perciò, i ricordi si creano quando viviamo intensamente.

Se ci penso, mi rendo conto di avere tanti ricordi della mia infanzia e della mia giovinezza e (relativamente) pochi della mia vita da adulta. Eppure non ho mai smesso di apprendere: ho imparato un mestiere e molte sue sfaccettature, che mi hanno portato a imparare tante altre cose e a conoscere tante persone, situazioni e via così, fino a essere quel che sono adesso.
Forse nei ricordi da adulta è mancato lo stimolo interno: ho vissuto - e continuo a vivere - tante esperienze ma, a volte, con poca intensità.

Sai a cosa mi riferisco, vero? A volte ti sembra di andare avanti col pilota automatico, un impegno dopo l’altro, giorno dopo giorno, col rischio di appiattire le tue giornate e di dimenticare momenti irripetibili della tua vita...
Per creare sempre nuovi ricordi e migliorare la tua macchina del tempo personale, prova a seguire questi tre trucchi: i primi due li metto in pratica da anni, per l’altro mi sto ancora allenando.
  1. Aiutare la memoria di lavoro (a breve termine). Trascrivi tutti i tuoi impegni e le cose da fare in una lista, sull’agenda o il calendario, nel taccuino: così liberi la mente e alleggerisci il cervello.
  2. Aiutare la memoria a lungo termine. Fai ogni giorno qualcosa di unico, diverso e memorabile! Quando studiavo per un esame all’università, passavo un mese intero a leggere, ripetere, comprendere una sola materia: per non perdermici dentro, organizzavo ogni giorno un’ora di cose belle - un pranzo con le amiche, un giro in città, la scoperta di strade diverse, la visita a un negozio nuovo... Li ricordo ancora tutti!
  3. Essere presente nel qui e ora. Segui dei rituali quotidiani, vivi fino in fondo ogni momento e lasciati andare al piacere di fare quel che stai facendo. Il tempo lento è eterno, non solo mentre lo vive ma anche nei tuoi ricordi.

P.S. Vuoi sapere quale super potere sceglierei? Senza alcun dubbio il sonno beato! 

paroladordine-ricordi

martedì 10 aprile 2018

Una casa sempre nuova

A casa nostra si respira aria di novità (tutta colpa della primavera!). Immagina la scena: ci soffermiamo in ogni stanza, la scrutiamo con millimetrica attenzione, annotiamo su un taccuino brevi frasi in codice, poi ci sediamo sul divano e iniziamo a discutere sul da farsi.
Se ti riconosci in tutto questo, allora sai già quali sensazioni sto provando: stupore (ma quando si è formata quella crepa?!), insofferenza (quel verde non lo sopporto più!), indecisione (voglio cambiare il bagno ma non so come), trionfo (ho trovato!)...

Dopo dieci anni di vita intensa, quasi per caso ci siamo accorti che la casa ha bisogno di una rinfrescata, di sentirsi ancora giovane e bella come quando ci siamo trasferiti. O forse siamo noi ad averne bisogno.
La casa cresce e si adatta ai nostri cambiamenti, ma, se questo non accade, rischiamo di sentirci altrove in casa nostra.

Ringiovanire casa è fattibile, ma non sempre è facile: a volte basta una mano di pittura, un divano nuovo, una disposizione diversa dei mobili; altre volte c’è bisogno di una vera rivoluzione (dalla scelta di colori e materiali, all’uso delle stanze) che nasce dal profondo e di cui non si può più fare a meno.
Soprattutto se nel frattempo si sono stratificati nuovi ricordi, nuovi oggetti, nuove abitudini e nuovi desideri.

Perciò tra una voce e l’altra della lunga lista di cose-da-fare per rinnovare le nostre stanze, mi sono chiesta: quali sono le caratteristiche di una casa nuova?
  • C’è solo l’essenziale. Gli spazi semivuoti accolgono pochi oggetti: i mobili necessari, qualche ricordo, dei regali freschi freschi. 
  • È pulita e curata. Non c’è traccia di polvere, terra o cemento: ogni superficie è come nuova e tutto funziona per bene.
  • È in divenire. Si assapora l’aroma intenso di “potenzialità”: gli ambienti possono diventare ciò che vogliamo e sogniamo.

Per ringiovanire casa so già che dovrò rimboccarmi le maniche: scavare per portare alla luce la sua vera essenza, eliminare le cianfrusaglie, archiviare le cose importanti, tenere a portata di mano quel che serve. Una fatica erculea che, tra dieci anni, voglio evitare!
Perciò ho segnato quattro azioni fondamentali da portare avanti con costanza nel tempo: se ti trovi nella mia stessa situazione, ti possono essere utili.
  1. Eliminare – non significa svuotare casa di ogni cosa! Ma alleggerirla: tieni solo le cose che usi davvero e quelle che ti fanno star bene al solo vederle.
  2. Curare e mantenere funzionante – guarda ogni ambiente con occhi nuovi, come se fossi un ospite curioso o un acquirente interessato: senza questo allenamento rischi di abituarti alle magagne e non vederle (né ripararle) più. Non è un fatto solo estetico, ma soprattutto pratico.
  3. Seguire sempre lo stile di vita - se cambi esigenze, abitudini e desideri, anche la casa cambia con te: esattamente come il colore del tuo rossetto.
  4. Aggiungere un pizzico di bellezza e una manciata di comodità: il compito della casa è accoglierti ogni giorno e renderti la vita piacevole, anche dopo dieci anni di vita assieme.

Noi approfitteremo delle pulizie di primavera per prenderci cura della casa e mantenerla sempre giovane: perché non provi anche tu?

P.S. Trovi utili consigli per le pulizie di primavera su Organizzatips di Francesca Covolan e Linda Rossi!

paroladordine-4-azioni-per-una-casa-sempre-nuova

venerdì 6 aprile 2018

Il sole, la bellezza e l’armadio

È arrivato il sole, la luce e il tepore! Le gemme sui rami prendono forma e colore: la primavera sta arrivando con il suo carico di bellezza! E nelle case di numerose famiglie ci si prepara al cambio di stagione degli armadi, per dire addio ai capi invernali e dare il benvenuto ai vestiti leggeri! Urrà.

Il cambio di stagione è come un rito di passaggio: magari difficile, a volte pauroso, ma sempre di gran soddisfazione. È l’occasione per trasformare l’armadio in un piccolo mondo che ti assomiglia, pieno di bellezza e stimoli che ti fanno star bene.
Il kanban è un valido aiuto per sapere in quale fase di “ringiovanimento” dell'armadio ti trovi.

P.S. Se sei in cerca d’ispirazione e vuoi sapere come organizzare l’armadio a tua immagine e somiglianza, iscriviti al corso che terrò il 24 aprile da Leroy Merlin di Torino Giulio Cesare: ti aspetto!

paroladordine-kanban-aprile
"La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza."
Franz Kafka

(clicca su uno dei seguenti formati
Per scaricare lo sfondo corrispondente)
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