martedì 16 ottobre 2018

Una casa che emoziona

A volte penso che vorrei vivere in una casa emozionante. Non solo una casa che accoglie, mi fa sentire bene, asseconda ogni mia voglia di fare o non fare. Ma anche una casa che mi faccia provare le stesse sensazioni di quando osservo la bellezza dei paesaggi: sono emozioni e sensazioni forti, vivificanti, mi inducono a fare pace col mondo e a sentirmi grata.

Lo vorresti anche tu? Allora accompagnami in una camminata in montagna e lasciati ispirare dalla natura.

La fatica

La strada in piano è facile, riusciamo a camminare e nel contempo a chiacchierare. Mi dici quanto vorresti che la tua vita quotidiana fosse così, semplice e piacevole, a cominciare dalla casa. Poi inizia la salita, le pause tra una frase e l’altra si allungano per prendere fiato. Vorresti una casa comoda da riordinare, da pulire, da mantenere sempre sorridente; ti rendi conto che non è facile. Aumenta la pendenza, la strada diventa un sentiero che sale ripido tra rocce e sassaie. Ti aiuti con le mani, sudi e hai il fiato grosso. Una volta hai provato a rivoluzionare casa, ma c’era tanto da fare, e per quanto ti impegnassi il risultato era sempre lontano. I muscoli bruciano, la stanchezza è alle stelle, manca ancora tanto alla cima. Non ce la fai più, quasi quasi ti fermi, rinunci e torni indietro… Resisti, puoi farcela, guarda: siamo quasi arrivate.

La bellezza

Siamo sulla cima! Ci sediamo comodamente a contemplare la bellezza del mondo. In silenzio osserviamo le sfumature del cielo, i disegni delle nuvole, i colori delle foglie, dei prati e dei tetti laggiù, il torrente che esce dal bosco e scorre tranquillo verso la pianura, proprio sotto di noi. Sei senza fiato e non per la fatica, ma per la meraviglia.
Vorresti che la vita in casa seguisse il suo flusso senza intoppi, proprio come il torrente: zero disordine, zero mucchi di oggetti ovunque, zero confusione. Vorresti portare nei tuoi spazi l’ariosità e gli orizzonti lontani del paesaggio, per sentirti libera e senza costrizioni. Puoi farlo: scegli che cosa tenere, quale vista meravigliosa vuoi vedere ogni giorno, ed elimina tutto il resto.

La determinazione

Ce l’hai fatta. Sei contenta di aver resistito, perché il risultato è proprio quello che desideravi, anzi è ancor meglio. La vista da quassù ti regala pace e serenità, non hai più dubbi, solo certezze: sai che puoi farcela. Adesso è ora di tornare a casa, ci alziamo e imbocchiamo un altro sentiero. Sembra meno scosceso, più dolce e facile da percorrere. Ci ritroviamo a correre come bambine, tra risate e scherzi. È stata una bella passeggiata.
Ora lo sai, ogni volta che ne hai bisogno, immagina di essere sulla cima di una montagna e lasciati ispirare dalla natura: come ti senti?


La strada che unisce i tuoi desideri alla loro realizzazione è lunga, in salita e faticosa. Tu, però, non rinunciare e continua a percorrerla fino in fondo: ogni passo in più è una conquista, perché ti avvicina alla meta.


A PROPOSITO DI spazio... MERCOLEDÌ 24 OTTOBRE È IL COMPLEANNO DI PAROLADORDINE! 

PER FESTEGGIARLO ASSIEME HO PREPARATO UNA SORPRESA PER TE

TIENI D'OCCHIO LA PAGINA FACEBOOK, NEI PROSSIMI GIORNI TI DARÒ QUALCHE INDIZIO!


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martedì 9 ottobre 2018

Il tuo tempo e il cambio di stagione

Ogni mattina mi sveglio presto per allenarmi sul lungolago prima di iniziare a lavorare. È tutto calcolato al minuto, perché se parto dopo una certa ora trovo traffico sulla strada e la mia giornata lavorativa inizia e finisce più tardi.

Nelle stagioni calde, la luce e il tepore del mattino mi regalano grinta e tutto fila liscio. Nelle stagioni fredde, invece, il buio e il gelo mi sussurrano all’orecchio: “Non uscire dal tepore delle coperte, rimani a letto! Chi te lo fa fare di alzarti presto e rabbrividire a ogni passo?”.
Questa mattina stavo cedendo. Ho pensato a che cosa mi fa alzare presto – anche a ottobre! - e mi sono resa conto che ho tanti motivi: esserci quando il sole sorge, scaldarmi alla prima luce del giorno, raggiungere il mio obiettivo quotidiano, sentirmi pienamente viva, far iniziare bene la giornata al mio corpo e alla mia mente.

Le stagioni fredde si avvicinano e so che tra poco dovrò rinunciare a questi piaceri: i miei orari non coincideranno più con quelli del sole, riprenderò a svegliarmi un po’ più tardi e a utilizzare le prime ore del mattino per fare altro.
L’anno scorso ho cercato in ogni modo di mantenere questi ritmi, senza riuscirci: zero voglia di allenarmi al buio pesto (con incontri poco piacevoli), sensi di colpa a mille. Euuiua.
Per tutto questo tempo ho cercato una buona soluzione per continuare ad allenare corpo e mente; alla fine ho deciso di iscrivermi a un corso di tai-chi (per la mente) e di camminare nei boschi prima di pranzo (per il corpo). Mi mancherà il momento magico del sole, ma sono sicura che ne scoprirò altri, diversi e altrettanto “magici”.

Da questa mia piccola avventura ho imparato qualcosa che desidero condividere con te, se anche tu, come me, sei sensibile ai cambi di stagione e fatichi ad adattare le tue abitudini (e le tue conquiste!) ai nuovi ritmi.

Non può essere sempre uguale. Non solo ogni stagione porta con sé momenti di energia e momenti di stanchezza, ma anche tu stessa reagisci in modo diverso rispetto al caldo e al freddo, alla luce e al buio, al sole e alla pioggia (e a tutte le altre condizioni climatiche), spesso in modo inconsapevole.
Consiglio organizzativo: tieni traccia delle tue attività quotidiane per una settimana (usa lo schema di Nuove Abitudini, semplice ed efficace!) e, dopo averlo osservato bene, chiediti perché hai faticato con alcune e trova una soluzione alternativa.
Esempio: invece di non camminare quando piove, mi allenerò con l'ellittica a casa.

Lasciati ispirare dalle stagioni. L’autunno e l’inverno sono fatti per riposarsi e fare scorte di energia, la primavera e l’estate per fiorire e dare frutti. Segui i ritmi della natura e prova a farli tuoi: lo so, gli orari della scuola, del lavoro, di tutti gli altri impegni ti lasciano poca scelta…
Consiglio organizzativo: gioca con le ore extra scuola/lavoro/impegni, combina in modo diverso le attività che svolgi normalmente e trova il “nuovo” momento giusto per quel che ti sta a cuore.
Esempio: invece di allenarmi al mattino presto e cucinare in pausa pranzo, farò il contrario.

Ogni stagione ha il suo “momento magico”. Anche se preferisci l’estate per i bagni al mare oppure l’autunno per le castagne, vai oltre e trova il tuo motivo giusto per cui gioire degli altri momenti dell’anno: le vacanze di Natale, i film di Poirot del sabato pomeriggio (adoro), il corso di acquerello, i giri in moto – scegli il tuo.
Consiglio organizzativo: per mantenere alta la motivazione e godere appieno di questi momenti, poniti degli obiettivi, immagina i risultati, usa parole positive e premiati a ogni “vittoria” – ne vorrai sempre di più!
Esempio: invece di rimpiangere l’alba sul lago, mi godrò la luce del sole tra le foglie.

Il cambiamento è sempre in agguato e spesso è proprio il passaggio da una stagione all’altra a renderti difficile godere del tuo tempo, quello al di fuori degli impegni inderogabili legati al lavoro, alla casa e alla famiglia. Fai in modo che sia ricco in ogni momento dell’anno, così non rinuncerai più a quel che ti piace e ami.


    A proposito di tempo... mercoledì 24 ottobre è il compleanno di Paroladordine! 

Per festeggiarlo assieme ho preparato una sorpresa per te

tieni d'occhio la pagina Facebook, nei prossimi giorni ti darò qualche indizio!

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martedì 2 ottobre 2018

Ispirazioni in vacanza

Sono tornata ieri dalle vacanze e da due mesi di studio intenso.
In vacanza ho dormito, mangiato, visitato posti bellissimi ed emozionanti, sognato a occhi aperti, riso e camminato tanto. Ho pensato anche un po’ al lavoro, perché quei due mesi di studio mi hanno lasciato delle tracce profonde e persistenti. Speravo di trovare idee illuminanti, ispirate dai posti da visitare ma, forse perché mi sono allontanata poco da casa, temevo se ne accendessero ben poche. Invece…

Ispirazioni sparse


Le isole dei Borromeo nel Lago Maggiore mi hanno ispirato la cura del bello.
Sono due isole di proprietà della famiglia Borromeo da più di mezzo millennio e ospitano due giardini botanici spettacolari. Li abbiamo visitati a settembre con piante e aiuole sfiorite - sopravvivevano le begonie e sbocciavano le ninfee -, ma erano talmente ben curati in ogni dettaglio da farci subito capire come saranno la prossima primavera.
Mi hanno ispirato a curare il mio modo di comunicare per infondere un po’ di bellezza in tutto quel che faccio col mio lavoro.

Il sito archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta mi ha ispirato la calma.
Il museo che lo ospita ha solo due anni e non è ancora finito, ma gli scavi di questa meravigliosa area sacra preistorica sono iniziati negli anni Sessanta: tanto tempo, se ne lamentano anche alcuni addetti ai lavori. Ma ne è valsa la pena: non sarebbe potuto essere altrimenti, senza la tecnologia del terzo millennio.
Mi ha ispirato a procedere con calma nei progetti lavorativi, rispettare i miei ritmi e le mie capacità, senza fretta e senza ansia.

L’isola di San Giulio nel lago d’Orta mi ha ispirato la condivisione.
L’isola si trova di fronte al borgo di Orta San Giulio e ospita un’abbazia di monache benedettine di clausura. Durante la visita, non ne abbiamo incontrata nemmeno una, ma le abbiamo sentite vicine. La strada ad anello che gira attorno al monastero è chiamata “percorso del silenzio e della meditazione” perché su alcuni cartelli sono scritte frasi sul silenzio (davanti) e sulla meditazione (dietro).
Mi ha ispirato a condividere qualcosa di davvero utile con i miei clienti, per essere presente anche quando non ci sono.

Il Parco di Villa Pallavicino a Stresa mi ha ispirato la partecipazione.
All’interno del parco c’è una “fattoria” per alcuni animali selvatici che non possono più vivere nel loro ambiente e hanno bisogno di cure. Ci sono anche daini, capre tibetane e lama che accorrono appena vedono nuovi visitatori per mangiare fettine di carote dalle loro mani. Sono stata in mezzo a loro, all’inizio mi sentivo a disagio, poi mi son lasciata catturare dalla loro spontaneità. Ora rimane un ricordo indelebile.
Mi ha ispirato a partecipare di più con chi mi segue, nonostante la mia timidezza. Per questo ho deciso di creare occasioni per chiacchierare assieme, ascoltare i tuoi bisogni e desideri, e darti qualche consiglio.

Ogni occasione è buona per crescere e migliorare: sia studiare da chi è esperto e competente, sia lasciarsi ispirare dalle vacanze!

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"L'ispirazione non dà preavvisi."
Gabriel Garcìa Màrquez

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martedì 25 settembre 2018

Evento nazionale Apoi 2018: buon compleanno!

Quest’anno Apoi, Associazione Professional Organizers Italia, torna a Bologna per festeggiare il suo quinto compleanno, con la nuova edizione dell’evento nazionale “Impara ad organizzarti… divertendoti!”

L’associazione è nata un fine settimana ottobrino del 2013, quando per la prima volta Sabrina Toscani, Irene Novello, Silva Bucci e Chiara Battaglioni si sono riunite a Faenza per porne le basi. In cinque anni l’associazione è passata dai primi sei iscritti agli oltre novanta associati di oggi!

Apoi non è soltanto la nostra associazione di categoria, fonte di continui aggiornamenti formativi per noi professionisti dell’organizzazione e garanzia di serietà e qualità professionale per tutti i nostri clienti, ma anche un punto di riferimento. Qui ho conosciuto persone eccezionali che stimo e ammiro per la loro bravura, colleghe e colleghi che seguo, con cui collaboro e ho stretto legami d’amicizia speciali. Proveniamo da tutto il Paese, da esperienze e contesti diversi, ma siamo uniti nel nostro desiderio di promuovere la cultura dell’organizzazione in Italia.

Quest’anno ci trovi il 27 ottobre dalle 15.00 alle 19.00 da Sympo’, un’ex chiesa del Cinquecento nel cuore di Bologna: potrai partecipare ai laboratori creativi e interattivi sui temi “alleggerisci e semplifica”, “stile di vita”, “lavoro e ufficio”, “casa organizzata”, “bambini e famiglia”, e richiedere una consulenza personalizzata e gratuita all’angolo “Parla con un PO”.

Vienici a trovare e passa a salutarmi: mi farà un grande piacere conoscerti e abbracciarti.

martedì 18 settembre 2018

Aspettative in vacanza

Sono in vacanza da due giorni (soprattutto con la testa).
Venerdì sera ho chiuso agenda, libri, taccuini e tecnologia, ho ritirato le penne nell’astuccio e tutto quanto al suo posto. Il tavolo nello studio è vuoto, ho messo un vaso di fiori per fargli assaporare un po’ del profumo spensierato.
Al mattino mi sveglio e dico: “Che bello! Oggi dove andiamo?” Ho una lista lunghissima di luoghi da visitare e scoprire, mi sento pronta a tutto e non mi aspetto nulla.

Non ho aspettative per queste vacanze. Non mi aspetto di riposarmi, né di divertirmi, nemmeno di non pensare al lavoro. Voglio semplicemente vivere ogni giorno fino in fondo e godermi qualsiasi cosa mi porterà.
Per quindici giorni mi sveglierò presto, camminerò, mangerò cibi sfiziosi e scoprirò qualcosa di nuovo. Come qualsiasi altro giorno, ma con leggerezza.

Da quando ho smesso di aspettarmi grandi cose da ciò che per me è importante, ricevo solo piacevoli sorprese e non so più cosa sia la delusione. Un bellissimo risultato, vero?

Ora scappo, mi aspettano a pranzo!

aspettative in vacanza

martedì 11 settembre 2018

Il tempo dei risultati

Desideri una casa in ordine, pulita e sempre pronta ad accogliere te con un abbraccio confortevole e col sorriso i tuoi ospiti – sì, anche quelli improvvisi. Oppure senti il bisogno di una vita equilibrata tra casa, lavoro, famiglia e te stessa, in armonia con i tuoi ritmi e desideri. Sei determinata a cambiare la tua vita e, nonostante questo sia solo l’inizio, sai con esattezza dove vuoi arrivare e quale sarà il tuo risultato finale. L’hai immaginato in ogni particolare, per giorni, mesi e non vedi l’ora che sia reale.
Ma il risultato è lontano, si trova là, alla fine di una lunga strada fatta di nuovi gesti, nuove abitudini, nuovi pensieri da imparare e fare tuoi. Se hai paura di fallire, non ne hai motivo.

Una volta si credeva bastassero ventun giorni (cioè tre settimane tonde tonde) per formare una nuova abitudine e cambiare comportamento: così poco tempo, fantastico! In realtà nel 2009 Philippa Lally del UK Research Centre on Health Behaviour ha dimostrato con una ricerca che ce ne vogliono in media sessantasei: due mesi e quasi una settimana.
La Lally ha chiesto a novantasei volontari di scegliere un nuovo comportamento (nel mangiare, nel bere o un’attività) da compiere quotidianamente nello stesso momento della giornata e nello stesso contesto, per dodici settimane. Ogni giorno i volontari registravano il loro risultato, cioè se erano riusciti a farlo in automatico o meno; la maggioranza dei partecipanti ha procurato dati sufficienti per lo studio, ma la Lally continuò a esaminare i risultati anche oltre il periodo stabilito. Così fece due importanti scoperte:
  1. per acquisire una nuova abitudine alcune persone hanno impiegato diciotto giorni (due settimane e quattro giorni: complimenti!), altre duecento cinquantaquattro  giorni (nove mesi e due giorni);
  2. ripetere il nuovo comportamento nello stesso contesto aiuta a renderlo un gesto automatico; mancare di farlo, però, non influisce sul processo di formazione dell’abitudine.

Sono rimasta colpita dalla sua ricerca, perché cancella con un colpo di spugna quegli atteggiamenti che rischiano di farci perdere ogni determinazione:
  • non esiste un tempo preciso e valido per tutti per riuscire a compiere nuovi gesti in automatico, quindi ognuno ha il suo (anche tu) ed è compreso tra poco meno di tre settimane e poco più di nove mesi;
  • qualche volta dimenticarsi di farlo o non averne la possibilità non rallenta la formazione della nuova abitudine, quindi non c’è motivo per demoralizzarti, né per lasciar perdere alla prima “difficoltà “.

Perciò, quando decidi di cambiare qualcosa nella tua vita, non aver fretta di raggiungere il risultato finale, segui il tuo ritmo naturale e concentrati sul risultato quotidiano: piccolo o grande che sia, è sempre un successo. Lo scriveva anche Goethe.

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martedì 4 settembre 2018

Un risultato (in)aspettato

Mentre eri in vacanza hai preso una decisione importante: cambiare stile di vita per dar spazio ai tuoi bisogni interiori. Brava, hai fatto il primo passo, il più importante di tutti! Il prossimo è pensare a come realizzare il cambiamento, perché quel che ti capita è il risultato del tuo comportamento, dei tuoi pensieri e delle tue parole.

Usa le parole con attenzione

Le parole hanno un enorme potere: influenzano i tuoi pensieri. I pensieri, poi, suscitano delle emozioni, e le emozioni guidano la tua attenzione e determinano il tuo comportamento.
Ti propongo un piccolo test. Quale tra queste due espressioni usi di più?
  1. “Ogni giorno mi preparo ad affrontare le difficoltà quotidiane.”
  2. “Ogni giorno mi preparo a superare le difficoltà quotidiane.
Se hai scelto la 1, probabilmente provi emozioni poco piacevoli (ansia, paura, insofferenza) e ti senti come un soldato in battaglia: affrontare, infatti, significa fronteggiare, esporsi. Se hai scelto la 2, le tue emozioni sono positive (sicurezza, serenità) e ti senti propositiva, pronta ad agire nel miglior modo possibile per “passare oltre”. A ciascuna espressione corrisponde un modo di agire, un atteggiamento, cioè come fai le cose che fai.

I pensieri negativi ti distraggono

Usare spesso parole ed espressioni negative ti porta ad avere pensieri negativi: ti accorgi solo delle difficoltà, rimugini su errori passati, problemi odierni, ostacoli futuri. Questi pensieri ti provocano angoscia, ti scoraggi e perdi ogni buona intenzione.
Ehi, non ti sentire in colpa! Non dipende da te, ma dal cervello: quando provi emozioni spiacevoli, cerca di alleviarle spostando la tua attenzione altrove.
Insomma, come scrive Daniel Goleman in Focus, “le emozioni negative non funzionano bene con le motivazioni”.

Sii positiva e realizza i tuoi sogni 

Già lo sai: se usi parole positive, i tuoi pensieri sono positivi. Ti concentri sulle opportunità, immagini i successi, le soluzioni, i benefici. Ti senti serena, sei convinta di quanto stai facendo e vuoi impegnarti al massimo. Ogni risultato intermedio aumenta la tua soddisfazione, la tua gioia e la tua determinazione.
Il cervello mantiene l’attenzione su ciò che ti fa provare emozioni positive e la tua motivazione è alle stelle! Solo così puoi mantenerti costante nel tempo e realizzare i tuoi sogni.


Quindi, ora ti chiedo: come vuoi realizzare il tuo cambiamento? Come vuoi vivere questa esperienza? Come vuoi rendere le tue giornate, facili o difficili?
Inizia dalle parole (anche nei discorsi tra te e te), allenati alla bellezza (anche delle emozioni) e quello che pensi, tornerà indietro. Prova, ne vale la pena.

P.S. Ti lascio il Kanban di settembre, per segnare i tuoi risultati!

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"Quando abbiamo fatto del nostro meglio, dobbiamo aspettare i risultati in pace."
John Lubbock

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martedì 28 agosto 2018

Un divertimento al giorno toglie la stanchezza di torno

Per ricaricare l’energia puoi fare due cose: riposarti e divertirti.
Già ti sento sospirare: “Sono talmente presa dal vortice delle mie giornate, che non riesco nemmeno a riposarmi – figuriamoci a divertirmi!”

Con ogni probabilità, durante l’anno ti riposi appena puoi: è il corpo stesso che te lo chiede, mentre la stanchezza rallenta ogni movimento e ragionamento. Per fortuna le vacanze estive sembrano fatte proprio per trasformare i lunghi pomeriggi di sole in pisolini altrettanto lunghi!
Per quanto riguarda il divertimento, invece, spesso te ne dimentichi proprio.

Peccato, perché il divertimento è fatto apposta per allontanare il pensiero dalle preoccupazioni quotidianesollevare l’animo dalle fatiche del lavoro (così dice la Treccani).
Sembra quasi che il divertimento non sia un affare da persone adulte: passata la fanciullezza e la gioventù, ci sono solo cose serie, impegni, doveri, problemi “da grandi” (bah!). Invece, proprio quando le giornate si complicano, lasciarti andare a qualcosa di lieve, entusiasmante, gioioso ti aiuta a vivere con più serenità.

Allora ti chiedo (e ti invito a chiederti): quante volte al giorno pensi al piacere di divertirti? Quante volte a settimana ti concedi un piccolo o grande divertimento? Quando ti diverti, te ne accorgi? E se te ne accorgi, come ti senti?
Ma la domanda più importante è: che cosa ti fa davvero divertire?

Se non hai le idee chiare, ti lascio una lista di dieci cose che mi divertono da cui prendere spunto:
  1. fare lunghi giri in moto 
  2. visitare musei e siti archeologici per vedere da vicino i reperti che ho studiato sui libri
  3. leggere libri coinvolgenti
  4. scoprire cose nuove (di cui m’innamoro sempre - sempre!)
  5. ridere a crepapelle
  6. allenarmi sotto la pioggia (ma non sotto i temporali)
  7. giocare con i bambini
  8. andare in bicicletta
  9. osservare le persone attorno a me e immaginare le loro storie
  10. fare la “ribelle”, anche solo per un’ora al mese

Ora tocca a te: come ti diverti? Pensaci, poi aggiungi un pizzico del tuo divertimento a ogni giornata: che sia d’ora in poi il tuo piccolo rituale gioioso per ricaricare l’energia.
E, se ti va, raccontamelo nei commenti: così il sorriso si allarga!

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martedì 21 agosto 2018

Un rito ci salverà (seconda parte)

A. viveva costantemente in ritardo. Nonostante iniziasse la giornata in orario, nel corso della mattina già accumulava ritardo: la colazione da preparare, i vestiti da scegliere (e trovare – o, peggio, stirare!), i documenti (sparpagliati tra tavolo, divano e studio) da mettere in borsa, una telefonata dell’ultimo momento, la benzina ancora da fare… Oltre a tutto questo, era completamente priva di senso del tempo: non riusciva proprio a percepirne il passaggio, a quantificare i minuti, le ore e si perdeva via. Amici, familiari, parenti conoscevano bene questo aspetto del suo carattere; sul lavoro, però, era un problema. Ormai aveva rinunciato a inventare scuse, si affannava per quanto poteva, ma sapeva che se fosse uscita mezz’ora prima di casa il traffico stradale, il passaggio a livello chiuso, i semafori rossi non sarebbero stati d’impiccio.
Sempre di fretta, in affanno, con la sensazione di correre tutto il giorno e arrivare a sera con la meta ancora lontana, inseguita da un senso di colpa ogni giorno più grande… Una gran fatica, sempre.
Quando aveva lasciato il lavoro da dipendente per avviare un’attività in proprio, aveva deciso di dare una svolta alla sua vita e di cambiare questo suo modo di fare: basta ritardi!

Un rituale serale le ha salvato la vita: controllare l’agenda per ricordarsi gli impegni del giorno dopo, preparare il materiale di lavoro, appendere sulla sedia i vestiti (già stirati) e gli accessori da indossare l’indomani, imbandire la tavola per la colazione appena finito di cenare.
Ora A. si prepara con tranquillità, esce di casa mezz’ora prima, arriva in orario agli appuntamenti. Soprattutto ha imparato a calcolare quanto tempo impiega a fare le cose e quanto lasciarne agli imprevisti. Non tutti gli imprevisti sono prevedibili, in questo caso avvisa subito del ritardo, senza scuse inventate - che è meglio!

Ecco che cos’altro ha imparato:
  • prevenire è meglio! Cioè cercare le cause dei suoi ritardi (colazione, vestiti, documenti, telefonate, benzina, traffico) per anticiparle;
  • instaurare un rito serale per chiudere la giornata di lavoro, prepararsi con piacere a quella successiva e alla notte di riposo;
  • partire almeno quindici-trenta minuti prima per far fronte a ingorghi stradali, lavori in corso, lunghe ricerche del parcheggio;
  • fare subito benzina appena il serbatoio della macchina è in riserva;
  • tenere sempre da parte dei soldi per fare benzina. 

Soprattutto ha capito, facendone esperienza, che una serie di piccoli gesti ripetuti ogni sera dà inizio a una nuova e sana abitudine, in linea con lo stile di vita desiderato, e trasforma un circolo vizioso in uno virtuoso.

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martedì 14 agosto 2018

Un rito ci salverà (prima parte)

A. entrava a casa, chiudeva la porta, appoggiava le chiavi da qualche parte, lanciava borsa e cappotto sul divano, scalciava via le scarpe e correva in bagno: quando scappa, scappa!
Poi riceveva una telefonata urgente, raccoglieva scarpe, cappotto e borsa, se li infilava, andava alla porta di casa ed esclamava: “Dove sono le chiavi?! Come cavolo faccio a uscire?!” Sbuffando (e non solo), cercava da tutte le parti: sul tavolo in cucina, in bagno, in camera, tra i cuscini del divano, nelle tasche del cappotto, in quelle dei jeans, sotto i mobili...
Ogni giorno così: qualsiasi fosse la scusa, non sapeva mai dove appoggiare le chiavi di casa o gli occhiali da sole o quel documento importantissimo da firmare e consegnare al più presto; quando ne aveva bisogno, passava minuti interi a cercare, ripensando ai movimenti fatti e buttando a soqquadro la casa. Era sempre di corsa, affannata e indispettita.
Una fatica immane e una gran perdita di tempo, energia e buon umore. A lungo andare, tutto questo la stava logorando.

Un rituale le ha salvato la vita: entrare in casa, infilare le chiavi di casa nella toppa, ritirare le chiavi della macchina e gli occhiali da sole nell’ingresso, togliere giacca, borsa e scarpe e metterle via nell’ingresso.
In questo modo A. sa sempre dove riporre e dove trovare quel che le serve; se arriva una telefonata urgente, ha tutto sotto controllo, recupera quel che le serve in poco tempo e rimane serena e concentrata su quel che deve fare.
Quei gesti, compiuti con lentezza e cura, sono anche un modo per  lasciar fuori i pensieri e prepararsi all’atmosfera accogliente di casa.

Per arrivarci s’è impegnata parecchio:

  1. ha ammesso di avere un problema che le complicava la vita;
  2. ha capito di essere disorganizzata e che il suo disordine stava prendendo il sopravvento;
  3. ha immaginato come sarebbe stata la sua vita senza quel problema – e quel che ha visto le è piaciuto!
  4. ha compreso che la soluzione al suo problema era semplice: bastava trovare un posto per ogni cosa e rimettere ogni cosa al suo posto;
  5. ha ottimizzato gli spazi dell’ingresso secondo le sue necessità, acquistato un nuovo mobile con ante, attaccapanni e cassetti;
  6. ha risolto il suo problema e dato vita a un rituale che le dà il benvenuto a casa e, nel frattempo, l’aiuta a instaurare una nuova abitudine.

Lo so, l’ impegno è tanto e il timore del cambiamento sempre in agguato. Ti assicuro però che ne vale la pena.

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martedì 7 agosto 2018

Il fascino dei riti

Rito è una parola che mi piace molto. Significa “procedura”, cioè modo di comportarsi in alcune circostanze per ottenere un certo risultato, e la nostra vita ne è piena. Ha a che fare, per esempio, con la religione, le tradizioni, la serietà e l’impegno con cui svolgiamo certe attività.
Ha un qualcosa di sacro, di spirituale, mi dà l’idea di pace interiore e intimità con me stessa.

Accade quando facciamo qualcosa per noi, talmente importante ed edificante, da diventare un vero e proprio rituale personale, un pilastro della nostra vita. Qualcosa che rassicura, migliora, arricchisce, che ci predispone bene e ci conduce là dove vogliamo andare.
Il rito può  essere una cosa semplice, come far colazione a casa ogni mattina o leggere un libro prima di addormentarsi, ed è fatto di piccole azioni concatenate: scegliamo di farle perché, nella loro semplicità, ci migliorano la vita.

Ne sono sicura, anche tu hai un rituale speciale che ti accompagna ogni giorno: sono azioni che desideri fare per il piacere di farle, assaporando ogni piccolo gesto con calma e attenzione, aspettando con gioia di compierle perché ti fanno sentire bene.
E così, pian piano, sostituisci una vecchia abitudine (uscire di casa al mattino a stomaco vuoto o usare la tecnologia fino a notte inoltrata) con una nuova.

Gli esseri umani non sanno resistere al fascino dei riti! Il rituale aiuta a focalizzarci sull’importanza dei nostri gesti, a pensare ai mezzi e non al fine, al come e non al perché.
Il modo migliore per instaurare una nuova abitudine è trasformarla in rito. Così non sarà più un dovere, ma solo puro piacere.


P.S. Con i rituali il kanban non serve, ma prepararlo, scegliere la frase più significativa e condividerlo con te è diventato il mio rito d’inizio mese.

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“L’abitudine è un rito.”
Antonio Tabucchi

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martedì 31 luglio 2018

Uno spazio fluido

È il cuore dell’estate, il caldo mi annienta nel corpo e nella mente, le vacanze sono lontane e nel frattempo ho mille pagine da studiare, mille idee da organizzare e mille progetti da scrivere. Ohibò.
Dopo aver provato ogni angolo di casa e scartato giardino, cortile, studio per il troppo caldo, ho trovato la postazione estiva di lavoro/studio perfetta per me: vicina alla luce naturale, lontana dai raggi del sole, rinfrescata da una costante corrente d’aria.
Poiché sono convinta che in un corpo comodo la mente lavori meglio, vi ho trasferito l’unica poltrona di casa, con tanto di poggiapiedi. E all’improvviso il soggiorno s’è trasformato in un piccolo labirinto.

È tutta una questione di flusso. La disposizione degli oggetti determina o meno il passaggio fluido, comodo, naturale di persone, animali, oggetti nello spazio in cui viviamo ogni giorno: ci semplifica la vita oppure la complica.

Ti sei mai chiesta quanto spazio lasci tra un oggetto e l’altro, qual è l’intervallo tra un mobile e l’altro? Passi comodamente in ogni parte di casa o c’è sempre qualcosa “tra i piedi” che intralcia?
Per esempio: puoi aprire lo sportello degli elettrodomestici in cucina, le ante dell’armadio in camera, l’oblò della lavatrice senza rivoluzionare ogni volta l’arredamento? Puoi sfilare un libro dallo scaffale, un paio di piatti dalla credenza, la tua maglietta preferita dal cassetto senza far cadere quel che c'è attorno?

Questo intervallo, lo chiamo comodità, una delle parole chiave che seguo per aiutare le persone a vivere bene lo spazio di casa (quest’anno mi sono capitate un paio di consulenze a distanza proprio per organizzare gli ambienti di casa secondo le attività svolte e la fluidità di movimento). Le altre parole chiave sono: esigenza, funzione, abitudine. Vediamole assieme: prendi quaderno, matita e giù di appunti!

Esigenza

Chiediti qual è la motivazione profonda che ti ha spinto a cambiare in parte o del tutto questo spazio. Di solito si tratta di un nuovo bisogno da soddisfare.
Organizzati: scrivi sul quaderno ogni motivo - sì, ce ne può essere più di uno; per esempio  “Mi manca un posto tutto mio in cui lavorare, leggere un libro e guardare un film in assoluta tranquillità”.

Funzione

Chiediti quali attività svolgerai in questo spazio, cioè che cosa ci farai in concreto, quali oggetti e arredi utilizzerai. 
Organizzati: dividi un foglio a metà, a sinistra elenca le attività, a destra, accanto a ogni voce, gli oggetti e gli arredi necessari; per esempio “Lavorare —> scrivania, sedia ergonomica, cuscini, prese elettriche, computer, stampante, scaffali, faldoni, buste trasparenti, portapenne, candele profumate; leggere —> libri, poltrona, lampada; guardare film —> poltrona, tivù, telecomandi”.

Abitudine

Chiediti come sei abituata a svolgere quell’attività, a usare quegli oggetti e quegli arredi. Di solito abbiamo delle preferenze, trasformatesi col tempo in abitudini; se sono “innocue”, non cercare di cambiarle ma tienine conto e assecondale: diventeranno le tue migliori alleate.
Organizzati: fai una lista delle tue preferenze riguardo le attività, gli oggetti e gli arredi necessari per svolgerla; per esempio “Quando lavoro mi piace sorseggiare tè e sgranocchiare biscotti —> vassoio per non sporcare la scrivania? Piano alto del carrellino?”

Comodità

Chiediti se gli arredi e gli oggetti sono disposti in modo da facilitare i tuoi gesti abituali e il passaggio di persone, animali e cose. Di solito si cerca di tenere tutto vicino col rischio di bloccare i movimenti e di rendere complicato svolgere quell’attività.
Organizzati: fai le prove, sposta arredi e oggetti finché ogni cosa sia disposta in modo funzionale e comoda per ogni movimento; per esempio “Il vassoio sulla scrivania è ingombrante, il carrellino intralcia il passaggio, invece una mensola profonda 30 cm sopra il piano di lavoro sarebbe comoda!”

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Ecco la mia nuova postazione estiva: una poltrona, il suo poggiapiedi, un tavolino e, proprio di fronte (nella foto non si vede), il ventilatore.
Esigenza: trovare un posto comodo, luminoso, fresco e riparato dal sole per lavorare e studiare in questa torrida estate.
Funzione: lavorare e studiare al fresco e in comodità, appoggiare gambe, libri, quaderni, penne, matite, supporti tecnologici, azionare il ventilatore quando necessario —> una poltrona con poggiapiedi, un tavolino e una presa elettrica.
Abitudine: avere vicino ciò che serve per lavorare e studiare, usare contemporaneamente (e sparpagliare) libri, quaderni, penne e matite, tenere a portata di mano bicchiere d’acqua, telefono e occhiali, appoggiare le gambe.
Comodità: media —> la poltrona è vicina alla portafinestra (luce naturale e aria fresca), a quattro prese elettriche, a un tavolino e al ventilatore; l’appoggiapiedi è comodo per gambe e libri, ma occupa molto spazio: in caso di ospiti, lo sposterò davanti al camino per offrire un’altra seduta. 

A volte l’esigenza si scontra con la comodità, allora bisogna capire se vale la pena vivere in uno spazio scomodo o se è meglio cambiare qualcosa. È questo il bello dell’organizzazione personale: cambia assieme a noi e ci sfida a trovare soluzioni creative a nuovi problemi.

martedì 24 luglio 2018

Le interviste creative: Valentina e il Tetto delle Nuvole

Io e Valentina di il Tetto delle Nuvole abitiamo quasi vicino, abbiamo anche alcune ex compagne di scuola in comune, eppure non ci conoscevamo. Ho scoperto lei, la sua bravura e le sue meraviglie all’inizio dell’anno in un incontro a distanza ed è scattata subito l’intesa: oltre all’amore per il nostro lago, per i nostri canidi e per il nostro lavoro, ci accomunano certi pensieri, stati d’animo e sogni.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Ogni mattina a colazione, seguo il suo profilo Instagram e mi diverto ad ascoltare quel che racconta (è simpaticissima) e m’incanto a rimirare quel che realizza con legno, colori, brillantini e perizia.
Mi piace perché è bravissima, piena di idee ed entusiasmo - da quel poco che so, mi sembra una persona capace di trasformare i problemi in opportunità: lo mostra, con garbo e spontaneità, tra un racconto e l’altro delle sue giornate.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Valentina, inizio subito con La Domanda: sei una creativa ordinata o disordinata?
Sono una casinista-ordinata. Lo so, sembra impossibile ma riesco a generare disordine in ogni angolo mente preparo un lavoro o mentre studio nuove idee, per poi sistemare tutto in maniera maniacale in un ordine quasi schematizzato.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Dove realizzi i tuoi lavori: in un laboratorio creativo oppure in un angolo della creatività (magari errante per casa)? 
Vivo in una mansarda senza porte e senza divisioni, che è casa, studio e laboratorio insieme. Ho realizzato un angolo dedicato solo al lavoro dove creo, disegno e studio, circondata da attrezzature e oggetti che cambiano a seconda del periodo e dei progetti a cui mi sto dedicando.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Come hai organizzato i materiali e gli strumenti con cui lavori?
Il mio lavoro è focalizzato principalmente sul colore e, avendo davvero molti barattoli e tubi di acrilici, ho optato per una cassettiera modulabile (quelle in metallo da ufficio di Ikea sono perfette): con tre elementi e tanti cassetti riesco ad avere di fianco a me tutto il necessario. In aggiunta ho un carrello, che posso spostare a seconda del bisogno, attrezzato con le cose più immediate che devo avere sempre a portata di mano. Non può mancare una libreria sia per carte e documenti vari, che per libri, riviste e materiale per il packaging: di cose ne servono sempre tante e cerco di incastrarle per rendere tutto il più funzionale possibile. E ovviamente una peg board {letteralmente un pannello a pioli, ma quella di Valentina è molto, molto di più!} sulla parete dove tengo tutta le parte legata all’ispirazione, che modifico ogni volta che ho in programma nuovi progetti.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Altra domandona: come organizzi il tuo lavoro in base agli ordini, alle spedizioni, ai mercatini...?
Con il tempo ho imparato a organizzarmi meglio, all’inizio era tutto a tutte le ore! Adesso invece divido la giornata a seconda dei compiti: dedico la mattina alla risposta di messaggi e allo shop; una volta finito, passo a quello che io definisco il “lavoro vero”, cioè mi dedico al legno e ai colori.
Ogni settimana compilo una lista delle commissioni in base alla data di consegna e ogni mattina compilo il planner con gli ordini che devo portare avanti: cerco di mantenerlo il più reale possibile così da poterlo completare entro sera.
Per gli ordini tengo sempre qualche spazio per le urgenze, così, se mi viene richiesto qualcosa in tempi brevi, ho due-tre spot liberi al mese per poterli mettere in lavorazione. Tranne nel periodo natalizio o pre fiera, in cui mi divido tra ordini e articoli che andranno in pronta consegna.

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Immagine de il Tetto delle Nuvole

Ci racconti di uno spazio organizzato di cui vai particolarmente fiera?
Sicuramente i cassetti dei colori e dei pennelli divisi per ordine cromatico: potrei aprili a occhi chiusi e trovare il colore in un lampo! Ho cambiato soluzione un paio di volte, ma ora ho trovato la formula perfetta.
Ma la cosa a cui sono più legata è indubbiamente la peg board: è nata dopo tante prove e tanti studi, per essere il più pratica possibile e gestita a seconda del tipo di utilizzo aggiungendo gli accessori in base al bisogno.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Per finire: qual è il tuo sogno nel cassetto della creatività?
Questa è difficile, perché ho tantissimi sogni divisi in tanti cassetti! Per dirtene un paio: c’è quello più pratico di un laboratorio interattivo dove ospitare colleghe, amici e clienti, e quello più fantasioso di vedere la linea dei Musini Birichini diventare un marchio vero e proprio con mobili, accessori e, perché no?, anche tessili.

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Immagine di il Tetto delle Nuvole

Una volta di più è confermata la mia idea: creatività e organizzazione sono fatte l'una per l'altra!
Non solo l'organizzazione aiuta a liberare la creatività, ma la creatività aiuta anche a migliorare e rendere più colorata l'organizzazione.

Se vuoi conoscere Valentina e i suoi lavori, puoi curiosare nel suo negozio Etsy e tra le immagini di Instagram e Facebook (tra poco sarà attivo anche il suo sito): buona meraviglia!


martedì 17 luglio 2018

In estate, ozio

Da questa settimana ho iniziato il mio intervallo: due mesi in cui sospendo ogni collaborazione e m’impegno solo con me stessa.
Non sono due mesi di vacanza, piuttosto due mesi di otium: studierò parecchio, mi eserciterò e metterò in pratica per apprendere bene.

Mi è sempre piaciuto l’otium, fin dalla prima volta che l’ho incontrato al ginnasio.
L’otium era una prerogativa dei patrizi romani, il tempo libero dal negotium (gli affari commerciali e la vita politica), dedicato alla cura di sé, agli studi, alla filosofia e alla letteratura. Insomma, niente a che fare con l’ozio di oggi, sinonimo di pigrizia e indolenza...
Sono d’accordo con gli antichi filosofi, per cui l’otium è importante quanto il negotium e fondamentale per contemplare il mondo fuori e dentro di noi.

Come professionista dell’organizzazione, mi impegno con passione anche in importanti progetti di collaborazione (con Organizzare ItaliaApoi e altri colleghi) perché mi portano là dove, da sola, arriverei con difficoltà. Il confronto di esperienze, comportamenti e idee è uno stimolo continuo. Ma è comunque un lavoro fatto di riunioni, scadenze, obiettivi e compromessi da raggiungere. Per me, abituata a lavorare da sola, è faticoso: sento il bisogno di dedicarmi a me stessa e ai miei progetti, soprattutto quando le scadenze esterne fanno slittare quelle interne.

Ho rimandato questo appuntamento con me stessa da troppo tempo (almeno un anno e mezzo), non posso e non voglio più aspettare.
Perciò a giugno ho avvisato del mio periodo di “ritiro formativo”, settimana scorsa ho concluso le attività in comune e da lunedì ho sospeso per i prossimi due mesi ogni collaborazione. 

Perché proprio adesso e non prima? Sento di essere in una fase di cambiamento: più esperienze faccio e meglio capisco come fare per aiutare chi ha problemi di organizzazione personale.

Ho tante cose da studiare, approfondire e applicare: 

Saranno due mesi di quiete e riflessione. Mi ritirerò al fresco di casa e dedicherò il mio tempo ad accogliere le idee e gli spunti che arriveranno, liberare la mia creatività e migliorare come professionista dell’organizzazione.

paroladordine-otium

martedì 10 luglio 2018

Ogni quanto ricarichi la tua energia?

L’energia, più di tutte, è la risorsa personale che curo con attenzione.
Ho passato anni a sperperarla, senza mai soffermarmi sulle conseguenze: spossatezza, mancanza di lucidità, malattie – dalle più banali alle più gravi. C’era sempre qualcosa di più importante della mia salute, mille impegni che rubavano piccole (e a volte grandi)  dosi quotidiane di energia. Non capivo che, una volta esaurita del tutto, mi sarei esaurita anch’io. E così è successo: sedici anni fa, dieci anni fa, quattro anni fa, l’anno scorso… Il tempo di ripresa diventa ogni volta più lungo e più faticoso è mantenere l’energia a un livello adeguato.

Quando mi sono accorta che la salute mentale e fisica dipende da quanta energia impiego ogni giorno, ho deciso di spenderne meno, risparmiarne di più e farne scorta appena posso.
Significa che ho ridimensionato la mole dei miei impegni, ho imparato a pretendere meno da me stessa, a rispettare i miei ritmi e i miei bisogni (riposo, innanzitutto!). Ho riscritto le pagine dell’agenda, ricalcolato per eccesso il tempo necessario per ogni attività, contato sulla comprensione di chi vive e lavora con me. Soprattutto ho inserito molte pause rigenerative.

Anche tu hai scoperto di essere una comune mortale e non una super eroina come credevi (o ti hanno fatto credere)? Bene, è un ottimo inizio. Per procedere in questa direzione, puoi prendere spunto da quanto ho imparato: ti racconto, infatti, ogni quanto tempo ricarico la mia energia.

Ogni giorno

Al mattino, appena sveglia e prima che inizi a lavorare: la colazione o la pausa in bagno sono momenti preziosi, senza pensieri molesti e interruzioni. In silenzio e con calma puoi prenderti cura di te per iniziare bene la giornata.
Organizzati: vivi in una casa affollata? Svegliati mezz’ora prima degli altri e la pace è assicurata.

In pausa pranzo: mangia bene, goditi ogni boccone, assapora tutti i gusti e assicurati che i tuoi pasti contengano i nutritivi necessari. Appena puoi esci dall’ufficio, raggiungi un parco, pranza con una persona cara, ascolta la tua musica preferita o immergiti in un gustoso romanzo.
Organizzati: sei sempre di fretta e non sai quando e che cosa cucinare? Prepara un menù settimanale (che cosa ti piace mangiare? Che cosa ti mantiene leggera e lucida per le prossime ore di lavoro?) e cucina la sera prima o durante il fine settimana.

Durante le pause tra un’attività e l’altra: mangia uno spuntino (sano), fai quattro passi, prendi una boccata d’aria fresca. Se riesci, fai tutte e tre le cose assieme!
Organizzati: concentrati mentre lavori, evita le distrazioni e premiati con una pausa rigenerativa. Il tuo cervello manterrà la vivacità e lavorerai meglio.

Dopo il lavoro, prima di rientrare a casa: dedica un’ora tutta per te e per sfogarti. Fai ginnastica, una corsa, una passeggiata, prendi un aperitivo, gira per i negozi… 
Organizzati: gli impegni della tua famiglia ti “rubano” tempo? Usa il calendario della famiglia per dividere equamente doveri e piaceri, e avere tutto sotto controllo.

Ogni settimana

Nei giorni del riposo: sono i giorni in cui non si lavora né si pensa al lavoro, i giorni perfetti per un bell’incontro con gli amici e per un’uscita rilassante e rinvigorente. Spegni il computer, silenzia le notifiche delle applicazioni, attiva la modalità aereo sul tuo telefono e resisti - resisti! – alla tentazione di usare il telefono con qualsiasi scusa. 
Organizzati: lavori di sabato e domenica? Usa i tuoi giorni liberi “come se”, proponi un aperitivo invece di una cena, controlla che i luoghi che vuoi frequentare siano aperti proprio quel giorno.

Ogni mese

Nei fine settimana: organizza almeno una visita al mese a un museo, un castello, un sito archeologico, una mostra, una fiera… Amplia i tuoi orizzonti, vivi una piccola avventura con una gita a un luogo del cuore, vicino o lontano.
Organizzati: non sai mai dove andare? Scrivi un elenco di posti da visitare in ogni occasione: nelle stagioni calde, in quelle fredde, col sole, con la pioggia, da sola, in compagnia, vicini, lontani, impegnativi, semplici. Segna anche giorni e orari d’apertura, indirizzo e recapiti.

Ogni stagione

Col cambio di stagione: se sei stanca, parlane col tuo medico e assumi degli integratori. Approfitta di ogni vacanza, festività e ponte stagionale per staccare mente e corpo e dedicarti al dolce far niente.
Organizzati: non puoi permettertelo perché hai troppo lavoro? Pianifica per tempo le tue attività, avvisa con largo anticipo capi, colleghi, collaboratori e clienti, prepara il lavoro per il tuo rientro.

Ogni anno

Periodicamente: controlla che tutto stia andando bene e, se avverti qualche disagio o sei affaticata, corri ai ripari. Fidati del tuo medico e non saltare le visite specialistiche di controllo. Vai in vacanza almeno due volte: non è necessario andare lontano, basta staccare dai soliti ritmi e riposarti – sì, anche a casa! Ma, appena puoi, regalati un viaggio, anzi il viaggio dei tuoi sogni!
Organizzati: a dicembre segna nell’agenda del nuovo anno quando prendere appuntamento per le visite mediche, quando cadranno ferie, feste e ponti, e quando iniziare i preparativi del viaggio dei tuoi sogni.

paroladordine-energia

martedì 3 luglio 2018

Intervallo

Ogni tanto soffermarsi sul significato delle parole e sulle sue sfaccettature dà l’avvio a nuovi pensieri.
Prendi per esempio la parola intervallo: è una parola di origini antiche* ma dal significato molto attuale e fondamentale nell’organizzazione personale.
Segna, infatti, la distanza spaziale tra due punti di riferimento (persone, animali, cose) oppure la distanza temporale tra due avvenimenti (passati, presenti, futuri).
Non solo: significa anche indugio, pausa in un’azione – quella pausa basilare per l’equilibrio tra il fare e il non-fare.

Quando vuoi trasformare un’idea in realtà è utile misurare quanto tempo passa tra il dire e il fare: un intervallo breve serve per prendere le misure, per ricaricare le energie, per fare il punto della situazione e decidere il nuovo “piano d’attacco”; un intervallo lungo può nascondere timore (di non farcela oppure di farcela), perfezionismo, false motivazioni, scarsa convinzione.

Ti faccio un esempio: ho iniziato ad allenarmi alla camminata veloce l’anno scorso, dodici mesi fa esatti; ho smesso a novembre a causa del freddo e dell’umidità, per tutto l’inverno non mi sono allenata e in primavera ho continuato a rimandare perché ero stanca (e ormai poco convinta). A giugno ho capito che l’unico modo per ricominciare era obbligarmi: la sveglia suonava alle sei, invece di lamentarmi per la stanchezza e usarla come scusa, mi costringevo ad alzarmi, prepararmi e uscire.
Un intervallo lunghissimo: avevo bisogno di un atto energico, perché altrimenti non avrei mai ripreso!

Usa il kanban per misurare la distanza tra la pianificazione e l’inizio delle azioni (basta aggiungere la data per ogni attività); poi chiediti che cosa funziona e che cosa no. A questo punto, se scopri che qualcosa non funziona, non demoralizzarti ma trova il modo di trasformare i punti di debolezza in punti di forza e falli lavorare per te.


* In latino significa “spazio tra due palizzate”. 

"Ozio: intervalli di lucidità nei disordini della vita."
Ambrose Bierce

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martedì 26 giugno 2018

La forza della pazienza

Con il tempo bisogna avere tanta pazienza.
Hai un’idea, un progetto, un obiettivo da raggiungere e vorresti che tutto accadesse subito. O almeno il più presto possibile. Ma succede assai di rado.

Conosco poche persone capaci di rispettare con puntualità la loro “tabella di marcia” senza perdersi via. Sono dotati di una grande capacità di autodisciplina, allenati a fare quel che c’è da fare e a vedere i risultati a tempo debito.

A volte faccio fatica. Seguo il mio ritmo (molto tranquillo, ultimamente), il ritmo degli altri (veloce o lento, di rado in sintonia col mio) e quello delle situazioni (spesso ingarbugliato, ripetitivo, smozzicato)… e il risultato mi sembra ancora più lontano. Non mi scoraggio, ricalibro i tempi e vado avanti. Però è stancante, mi capita di distrarmi con facilità e rimandare a un altro momento quel che devo fare.

Succede anche a te? Ti metti di buzzo buono, poi basta una piccola distrazione e rimandi tutto a dopo, con conseguenti sensi di colpa misti ad ansia? Non sei sola, tutti gli esseri umani tendono a farlo e per un motivo semplice: il nostro cervello è programmato per preferire una soddisfazione oggi (seppur effimera) a un premio importante domani.

Tutta “colpa” della dopamina, un neurotrasmettitore che svolge diverse funzioni nel cervello: comportamento, conoscenza, motivazione, sonno, umore, attenzione, memoria a breve e a lungo termine… In particolare, la dopamina è rilasciata quando dall’esterno riceviamo stimoli che producono una ricompensa. Hai presente, no? Alla fine di una lunga e stancante giornata, un buon gelato ci ripaga di ogni fatica e ci fa sentire molto soddisfatte!
Il nostro cervello, tende a ripetere le situazioni che hanno scatenato la dopamina: ora che lo sappiamo, possiamo trasformare un circolo vizioso (mangiare un gelato ogni volta che siamo giù di morale, nonostante la dieta) in un circolo virtuoso (mangiare un gelato di domenica per festeggiare una settimana di dieta). O meglio: sostituire una ricompensa effimera con una forte motivazione.

Ti lascio qualche dritta (le ho provate e le sto mettendo ancora in pratica) per smettere di distrarti e di procrastinare, e iniziare ad avere tanta pazienza. Buon allenamento!

  • Un lungo cammino è fatto di molteplici passi. Dividi una grossa attività in piccole azioni coerenti tra di loro e ben distribuite nel tempo.
  • Le distanze si possono accorciare. Al termine di ogni azione premiati con qualcosa di “goloso”, così darti da fare sarà un vero piacere e il risultato finale sempre più vicina.
  • Le distrazioni sono una brutta bestia. Disattiva le notifiche sonore e pop-up dai tuoi dispositivi elettronici, scegli un paio di momenti nella tua giornata lavorativa per controllare i messaggi di lavoro e di svago, fai sapere a tutti che mentre lavori hai bisogno di concentrarti.
  • La pazienza è la virtù dei forti. Per dare i frutti un albero ha bisogno di tre stagioni: prima perde le foglie, poi va in riposo vegetativo, dopo fiorisce.

paroladordine-motivazione


martedì 19 giugno 2018

La forza della quotidianità

L’organizzazione non si ferma mai.
Hai deciso di dare una svolta alla tua vita, iniziando dalla casa. Hai passato ore a svuotare armadi, spostare mobili, controllare gli angoli più nascosti; hai deciso che cosa fare di ogni oggetto scovato (tenerlo o eliminarlo? Regalarlo, venderlo, riciclarlo o buttarlo nella raccolta differenziata?); li hai divisi per categorie e funzioni; hai trovato il posto giusto per ognuno di loro - secondo le tue abitudini, la tua comodità e le tue necessità. Hai ottimizzato i tuoi spazi e dopo ore, giorni, settimane di lavoro sei finalmente soddisfatta dei risultati ottenuti: ogni volta che entri a casa ti senti accolta con un caldo abbraccio, qualsiasi attività svolga ti senti sostenuta e a tuo agio. Bravissima!

E ora? Ti do un consiglio spassionato: non fermarti mai.
Ora inizia il bello, cioè fare in modo che tutto il tuo lavoro si mantenga giorno dopo giorno. Altrimenti rischi di aver sprecato il tuo tempo (tutte quelle ore!), il tuo spazio (tutto quel trambusto!), il tuo denaro, la tua energia.

Per mantenere il tuo spazio organizzato affidati alla quotidianità: ripeti ogni giorno gli stessi comportamenti finché diventano automatici, quindi abitudini preziose che ti aiutano ad agire per il tuo bene.
Per comodità ho diviso queste attività quotidiane in due gruppi:

1. i piccoli gesti quotidiani
  • metti al suo posto ogni oggetto appena hai finito di usarlo
  • archivia quel che ti serve in futuro
  • fai subito un’azione se dura meno di due minuti
  • programma (pasti, spese, pulizie)
  • elimina l’inutile
  • ripara o ricicla subito quel che può essere riutilizzato

2. i grandi gesti quotidiani
  • apriti ai cambiamenti 
  • ascolta i nuovi bisogni e i nuovi desideri
  • preparati a una nuova organizzazione

L’organizzazione è un lavoro sempre in atto, fa parte della nostra quotidianità, ci accompagna nelle fasi della vita, si adatta ai cambiamenti per aiutarci a vivere meglio, giorno dopo giorno.

paroladordine-quotidianità


mercoledì 13 giugno 2018

La forza della fiducia

Un giorno ho letto una frase che mi ha fatto ragionare. Pare sia di Louise Hay, autrice statunitense e sostenitrice del pensiero positivo. Dice così: Ti sei criticato per anni e la cosa non ha mai funzionato. Prova invece ad apprezzarti e guarda che cosa accade.

Mi ha fatto ragionare, perché in effetti per anni sono stata molto severa con me stessa: pretendevo grandi cose, senza mai regalarmi un complimento. Perché, dal mio punto di vista, non ero e non facevo mai “abbastanza”.
Così i sogni rimanevano tali, i bisogni rimanevano insoddisfatti e io continuavo a non avere fiducia nelle mie capacità.
Finché un po’ per l’età, un po’ per l’esperienza accumulata, un po’ per le parole di un’amica* ho iniziato a smettere di criticarmi e ad avere fiducia in me. Ho cambiato prospettiva e quel che vedo mi piace.

Mi ha fatto ragionare su quanto sia importante la fiducia in sé in ogni ambito della vita, nei momenti tranquilli come nelle fasi di cambiamento; sì, anche quando senti fortissimo il bisogno o il desiderio di organizzarti.
Per organizzarsi bisogna avere fiducia: in te stessa, in chi ti può aiutare, nel metodo e nella tecnica organizzativi scelti.
Mi è capitato quando ho provato il metodo Heppell: ci ho creduto anche se all’inizio ero scettica  (mi sembrava un modo difficile di lavorare); per mesi ho faticato, ma alla fine dell’esperimento ho fatto mio il metodo e ora ne sono entusiasta: lavoro meno e ottengo più risultati!

Ti lascio i miei ragionamenti: se sei in bilico sul ciglio dell’autocritica, potrebbero esserti utili.
  • Apprezzarsi significa fidarsi. Se dai valore e ti affidi al tuo istinto e alle tue capacità, riesci anche a riconoscere il valore e a fidarti degli altri. 
  • La fiducia è il carburante che alimenta la tua energia. Soprattutto quando sei stanca, giù di tono, soprappensiero, un po’ persa… in ogni caso, sai di poter contare sui tuoi punti di forza.
  • Organizzarsi significa usare bene l’energia. Prova una tecnica adatta al tuo modo di vivere ed essere, finché la senti tua: abbi fiducia che funzionerà.
paroladordine-cambiamento

L’amica è Mayda, e se segui Paroladordine fin dall’inizio la conosci bene, perché ha curato la rubrica socialMente. Le parole che mi hanno spronata sono parte di un brano di Marianne Williamson: Siamo tutti nati per risplendere, come i bambini. […] E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo la possibilità agli altri di fare lo stesso.

martedì 5 giugno 2018

La forza della perseveranza

Come passare dall’idea alla sua realizzazione senza perdersi via? Scrivo queste righe per me, per te - se anche tu tendi a fermarti dopo la seconda fase -, per non dimenticarlo mai più!

1. Dall’idea nasce un obiettivo
Hai un bisogno o un desiderio (oppure tutti e due!) e l’hai trasformato in un obiettivo, cioè nel risultato che vuoi ottenere (soddisfare il tuo bisogno o esaudire il tuo desiderio) compiendo una serie di azioni.
Questa, per me, è la parte più bella: mentre progetto do libero sfogo all’immaginazione, alla creatività, risolvo ipotetici problemi… Il risultato mi sembra vicino e ottenerlo così facile!

2. Attorno all’obiettivo cresce un piano
Hai pianificato ogni azione nei minimi dettagli: procedendo a ritroso, dall’ultima alla prima cosa da fare; decidendo quando fare che cosa; a chi, nell’eventualità, chiedere aiuto; che cosa puoi imparare di nuovo o quali capacità mettere in campo…
È un lavoro lungo, certosino, coinvolgente: talmente coinvolgente da (farmi) credere che tutto sia già fatto. Ma non è così.

3. Il piano prende vita con le azioni
Ora inizia la parte (per me) più difficile: ora devi agire.
Agli inizi è dura, perché il risultato è ancora lontano e la fatica è molta. Può capitare che ti senta frustrata, perché vuoi tutto subito… ma ogni cosa ha il suo tempo e l’unico modo per non abbatterti è perseverare.
Se sei motivata e la tua idea è sostenuta da una forte convinzione personale, la perseveranza ti aiuta a mantenere il giusto comportamento nel tempo, finché raggiungi il risultato che vuoi ottenere..

Riassumo le tre fasi con un esempio (reale).
  • Prima fase. Ho deciso di seguire un regime alimentare sano ed equilibrato perché desidero vivere sano. Ho posto domande, letto, ascoltato risposte, approfondito, capito quali sono i miei limiti (no cipolle, pasta al peperoncino, bistecca ai ferri per colazione, per favore!), stabilito dei compromessi. 
  • Seconda fase. Ho impostato un menù settimanale di prova con gli alimenti giusti al momento giusto, organizzato i pasti (a pranzo cucino doppia porzione di verdure, anche per la cena del giorno dopo), deciso il giorno della spesa (lontano, molto lontano dal fine settimana tentatore) e le quantità di alimenti da acquistare.
  • Terza fase. Ho fatto tante “prove” (leggi tentativi) e rimandato l’inizio “serio” di questa nuova alimentazione per un paio di settimane: mercoledì, infatti, tendo a cedere, ogni “notizia così così” (di cattive non ne ho, sicché…) è una scusa per sgarrare, la domenica è libera e il lunedì successivo la dieta è condita con amarezza e sensi di colpa. Alla fine mi sono detta: falla, ‘sta dieta, e basta! Sono consapevole che i primi cambiamenti positivi li noterò tra quindici giorni: proprio perché voglio vederli e gioirne, persevero!

E, sì, il kanban può essere d’aiuto anche per la dieta…

paroladordine-kanban-giugno
"Scegli piuttosto di essere forte nell'animo che forte nel corpo."
Pitagora

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martedì 29 maggio 2018

Si studia! Il potere del riposo

La vita è fatta di incontri. Alcuni sembrano ricamati da una mano esperta, altri buttati a caso come in una partita a dadi. Alcuni sono frutto di coincidenze. Fatto sta che ero in stazione a Milano e nell’ora buca tra un treno e l’altro sono entrata in libreria, ho dato un’occhiata vagamente curiosa alle copertine dei libri e ho trovato lui: Il potere del riposo. Ottenere di più, lavorando di meno di Marcella Danon.

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Era gennaio, tra gli obiettivi per l’anno nuovo brillavano “lavorare meglio” e “vivere sano”. Era un segno del destino: l’ho preso, sfogliato, comprato e letto tutto d’un fiato.
Non mi sono pentita di questo acquisto “di pancia”, perché l’autrice spiega con parole sue quel che già sentivo con prepotenza: trovare l’equilibrio tra il fare e non fare, e che dal non fare può nascere un fare molto più armonioso, che fa bene a noi e al mondo che ci circonda.

Il testo è diviso in sette capitoli, che accompagnano chi legge a ragionare lungo un percorso, da quanto sia controproducente essere iperattivi e frenetici a quanto sia benefico – e naturale – riposarsi seguendo i propri ritmi. Gli esercizi suggeriti aiutano a mettere in pratica fin da subito i benefici del non fare.
L’iperattività compulsiva tipica della nostra società è la causa di molti errori, che richiedono tutta la nostra attenzione, il nostro tempo e la nostra energia. Per evitarli l’autrice suggerisce di fermarci e dedicarci a noi stessi, ritrovare il nostro ritmo e agire secondo i nostri reali (e naturali) desideri e bisogni.
Il riposo, infatti, è un bisogno fisiologico e un vantaggio non solo sul piano personale, ma anche per l’efficacia del lavoro: aiuta a ritrovare la creatività, a prendere decisioni, a risolvere i piccoli e i grandi problemi quotidiani. Se scegliamo di non farci assorbire dal lavoro e dagli impegni, possiamo rendere le nostre giornate più vive e scegliere le attività con cui esprimerci pienamente: tutto questo ci farà diventare persone migliori in ogni ambito della nostra esistenza e ci aprirà a ben più ampi orizzonti.

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Ed è questo il motivo per cui il libro mi è piaciuto. La frenesia del lavoro ci ha tolto ogni spontaneità, riposarci sembra quasi una perdita di tempo… Eppure dall’alternanza tra fare e non fare possiamo crescere, espanderci e “fiorire”.
Conosco sempre più persone che esauriscono l’energia perché hanno chiesto troppo a se stesse sul lavoro, con effetti spiacevoli anche in casa e in famiglia. Ritmi innaturali, resistenza portata al limite (anche oltre), finché il corpo pretende il giusto riposo e qualcosa si rompe: riaggiustare tutto, poi, è faticoso e doloroso.
A me è capitato un paio di volte, l’ultima tre anni fa e non mi è piaciuto affatto: da allora cerco di seguire ritmi più semplici, rifiutare gli impegni che non mi fanno bene (con garbo e senza sensi di colpa), dedicare più tempo al riposo e alle attività che mi piacciono. Non sempre è facile: se sei una persona entusiasta e innamorata del tuo lavoro, conosci bene questa situazione e le sue irresistibili tentazioni!

Ma c’è un altro motivo per cui il libro mi è piaciuto: l’ho incontrato per caso poco dopo aver deciso assieme a Fabiola Di Giov Angelo i contenuti del nostro evento Elogio della lentezza per la Settimana dell’organizzazione… Mi è sembrato un segno del destino.

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