martedì 14 novembre 2017

Evento Nazionale Apoi 2017: presente!

Sabato 11 novembre: l'estate di san Martino ci accoglie a Torino con una promessa di fresco in arrivo. Noi, professionisti dell'organizzazione (PO) provenienti da tutta Italia, ci ritroviamo nelle sale di Toolbox Coworking per l'Evento Nazionale Apoi "Impara ad organizzarti... divertendoti!".

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Il mattino è tutto nostro: ci abbracciamo, salutiamo, riconosciamo, incontriamo i nuovi associati,
diamo forma (volto, voce, mani, sguardi) ai nomi. E subito ci raccontiamo come stiamo, com'è andato  il viaggio, come va il lavoro, ridiamo, sorridiamo, scopriamo le nostre postazioni e ci regaliamo una pausa caffè. Ci facciamo seri (più o meno) durante l'assemblea, ascoltiamo, interveniamo con domande, partecipiamo con proposte: l'associazione è giovane, il nostro Consiglio Direttivo (cioè le fantastiche quattro: Sabrina Toscani, Irene Novello, Silva Bucci e Chiara Battaglioni) è esperto e noi soci siamo pieni di entusiasmo.

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Con Fabiola Di Giov Angelo (fotografia di Francesca Covolan - Attimamente)

Il pomeriggio, invece è dedicato al pubblico: dopo il pranzo rinvigorente di Liberamensa, raggiungiamo le nostre postazioni e diamo inizio all'evento! Dalle 15.00 alle 20.00 accogliamo i visitatori, gli interessati, i curiosi, i partecipanti e diamo inizio a un susseguirsi di consulenze private (sui comodi divani dell'ingresso) e di laboratori pratici di organizzazione sui temi Lavoro e ufficio, Casa organizzata, Space clearing, Stile di vita con il supporto di Brother, Domopack Living e Studio T. Partecipano anche lo Studio Garattoni & Vaccariello con la presentazione del software di fatturazione WindDoc, e Organizzare Italia che presenta la figura professionale del PO e le attività di formazione per PO, per educare all'organizzazione nelle scuole e per conoscere la disorganizzazione cronica.

Fotografia di Linda Rossi - Nuove Abitudini

Il nostro entusiasmo è palpabile: parlare davanti alle persone non è sempre facile, ma raccontare il nostro lavoro, che ci appassiona, e aiutare chi sente il bisogno di uno stile di vita organizzato con brevi laboratori e consulenze ad hoc ci riempie di una soddisfazione infinita.
Ogni Evento Nazionale Apoi mi regala la gioia di abbracciare vecchi e nuovi amici-colleghi, la sensazione impagabile di sentirmi parte di un tutto e la voglia di vivere appieno l'esperienza. Se, poi, qualche amicizia del luogo mi viene a trovare, è una vera festa!

Ci ritroviamo a Bologna, per l'Evento Nazionale Apoi 2018.

giovedì 9 novembre 2017

Musica per il trasloco

Nei pochi traslochi che ho fatto, l'unica musica era quella suonata dalle mie emozioni: echi di giochi dalla mia prima camera, profumo dei libri e colori della città dalla mia stanza di universitaria, polvere e speranze dal nostro primo appartamento.

Quale musica vorrei sentire nel mio prossimo trasloco? Una canzone che canto spesso e mi fa sentire a casa ovunque sia: E la luna bussò di Loredana Berté.

La canto sotto la doccia, mentre stendo i panni, quando gioco col Baldo, sdraiata al sole in giardino, mentre faccio manovra per uscire dal cortile. Uno scrigno di ricordi, cui ne aggiungerò altri, altrove, altrimenti...


Se premi il pulsante Spotify, qui a destra, puoi ascoltare tutte le liste musicali degli scorsi anni e la "colonna sonora" del 2017.
Buon ascolto!

martedì 7 novembre 2017

Sogno un trasloco

Novembre è il mese del mio compleanno e so già quale desiderio esprimere mentre spegnerò le candeline: un trasloco.
Ricordo bene i miei tre traslochi: coi miei genitori (dall'appartamento in affitto alla casa dove ancora vivono), da sola (dalla casa in città alla casa al lago), con mio marito (dall'appartamento in affitto alla nostra casa).
Ricordo bene anche le emozioni che li accompagnavano, in ordine: nostalgia, agitazione, confusione.

Nonostante questo, per il mio compleanno desidero un trasloco: amo casa nostra e come l'abbiamo trasformata da rudere a rifugio, amo addirittura gli angoli storti e ogni stranezza; ma sogno di vivere in una casa nuova, più piccola (su misura per noi)), più comoda (su un solo piano), più vicina alle passeggiate e ai servizi (no alla macchina, sì alla bicicletta!).

Questa volta non mi farò cogliere impreparata dal trasloco: sarò pronta, serena e cercherò anche di divertirmi.

Per prima cosa, non proverò nostalgia: casa nostra ci assomiglia, è rilassante, accogliente, un po' birichina - ma noi non siamo la nostra casa. I muri e il giardino rimarranno qua, sarò contenta di consegnarli a una nuova famiglia, per riempirli di risate di bimbi e di adulti. Con noi porteremo l'atmosfera e lo stile di vita maturato pian piano.

In secondo luogo, non proverò agitazione: preparerò tutto con calma, me stessa e la casa. Sarò pronta e dirigerò ogni fase del trasloco come un direttore d'orchestra. Desidero vivere appieno questa esperienza e concludere una parte della mia vita in dolcezza, senza brutte emozioni. Con noi porteremo solo bei ricordi.

Infine, non proverò confusione: sarò sempre presente a me stessa, non lascerò nulla al caso o a chicchessia. Prevederò gli imprevisti, avrò pronto il piano B (se necessario), risolverò un problema alla volta (se ce ne saranno) e vivrò ogni momento con chiarezza.

Non so quando avverrà questo trasloco, forse tra tre mesi o forse tra tre anni. In ogni caso, inizio fin d'ora a sistemare casa in vista di questa avventura. Nel frattempo avrò una casa organizzata, ordinata e facile da gestire, e anche un animo sereno e tempo prezioso per godermela.

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mercoledì 1 novembre 2017

Novembre e il trasloco

Una volta le famiglie dei contadini "facevano san Martino": caricavano i loro averi su un carro e traslocavano da una cascina all'altra. L'anno lavorativo, infatti, terminava ai primi di novembre, dopo la semina; si chiudevano i vecchi contratti di lavoro e se ne aprivano altri con nuovi proprietari terrieri.

Qualsiasi sia il motivo per cui oggi ci trasferiamo da una casa all'altra, il trasloco può essere un'esperienza più o meno piacevole: la fine della certezza e l'inizio di una nuova avventura oppure una semplice fase di passaggio tra un momento e l'altro della nostra vita. Dipende da come lo viviamo.

Ti lascio lo sfondo del desktop di novembre, di un azzurro appena venato di freddo.

(clicca su uno dei seguenti formati
per scaricare lo sfondo corrispondente)



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giovedì 26 ottobre 2017

Le interviste ai PO: Fabiola Di Giov Angelo

Continuo a fare domande ai miei colleghi Professionisti dell'Organizzazione (PO, in breve), perché mi piace scoprire il loro percorso. E perché, magari, anche tu sei già una PO, ma ancora non lo sai.

Come è capitato a Fabiola Di Giov Angelo, oggi Professionista dell'Organizzazione - specializzata (e innamorata) di uso personale del tempo -, socio senior di APOI e addetto stampa di APOI e Organizzare Italia.

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Che lavoro facevi prima di diventare PO?
Ho sempre lavorato nell'ambito della comunicazione, come sociologa prima e come giornalista e addetto stampa poi, attingendo sempre all'organizzazione, la mia salvezza!

Perché hai deciso di diventare PO? Quali motivazioni ti hanno fatto capire che era la strada giusta da percorrere?
L'ho deciso dopo una delusione ricevuta dal mio precedente lavoro, che ho sempre amato, ma che ad un certo punto sembrava non mi corrispondesse più. Ho ascoltato, e non è un caso, un'intervista alla Tv in cui si parlava di professionisti che aiutavano gli altri a migliorare la propria vita utilizzando strumenti organizzativi. Lì c'è stato il colpo di fulmine per il professional organizing, un'attività che, senza saperlo, svolgevo da anni. Ho preso l'iniziativa e ho contattato le persone di riferimento di APOI, dalle quali ho avuto le risposte che cercavo. Mi sono iscritta subito all'Associazione e in poco  tempo ho capito che era la strada giusta: avrei messo a frutto le mie competenze e la mia esperienza riuscendo ad appagare il mio desiderio di essere utile agli altri semplificandogli la vita.

Come sei diventata PO e qual è stato il tuo percorso?
Sono diventata P.O. quando ho conosciuto Sabrina Toscani e i corsi per professional organizer di Organizzare Italia. Infatti, per quanto avessi preso con serietà questa nuova realtà lavorativa niente di più che partecipare ad un corso professionalizzante, a me che sono cresciuta a pane e corsi, sarebbe servito a rafforzare la convinzione. Il corso per professional organizer di sei mesi, molti libri, gli scambi fruttuosi con gli altri P.O. e i primi clienti mi hanno formata. Svolgo questa professione ormai da alcuni anni, ma sono una professional organizer da sempre, da quando sistemavo il ripostiglio a casa dei miei, organizzavo la biblioteca all'Università, l'archivio al lavoro, suggerivo tecniche per riunioni efficaci e veloci in redazione.

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Che cosa ti affascina di più del mondo dell'organizzazione e di che cosa ti occupi principalmente?
Amo la capacità che l'organizzazione ha di essere duttile e mettersi al servizio della persone! Metto a punto con i miei clienti strategie organizzative che mirino a usare bene e con soddisfazione il proprio tempo. Sono fortemente convinta che grazie all'organizzazione si possono migliorare i propri risultati e raggiungere i propri obiettivi qualunque essi siano: di maggior produttività, efficienza, soddisfazione personale, più spazio e tempo per sé. In ogni ambito della propria vita l'organizzazione è fondamentale! Mi rivolgo a quelle persone, che mi capita di incrociare sempre più spesso, che dichiarano di non aver mai tempo di... salvo poi scoprire insieme che bisogna organizzare meglio gli spazi di casa, la propria agenda, imparare a scrivere una lista o a dire di no. La cosa che mi piace molto di questo lavoro è che si utilizzano metodi, strumenti e tecniche ma si attinge molto alla propria capacità di ascolto e di osservazione, a intuito ed empatia, doti imprescindibili per un P.O.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Diciamo che il mio desiderio, verso il quale indirizzo le mie energie, il mio tempo, la mia volontà, è che sempre più persone scoprano l'organizzazione e ne sperimentino i benefici! Per cui apro ufficialmente il cassetto e dico “diffondiamo l'organizzazione!”

mercoledì 25 ottobre 2017

I Ghirigori di Monila. Il riposo

Da poco meno di un mese ho due gattini.
Mangiano, giocano e riposano. Hanno già capito tutto della vita!
Riposano vicini vicini, caldi caldi e se vicino a noi umani fanno fusa sonore.
Guardandoli penso che vorrei riposare come un gatto... o almeno per una volta mi piacerebbe rimpicciolirmi e accoccolarmi a loro vicini vicini, caldi caldi!

Monila


Monila Valsecchi per Paroladordine.org




martedì 24 ottobre 2017

Perché faccio quel che faccio

È da qualche mese che sono irrequieta. Mi sento come una quarantenne che s'accorge all'improvviso di non veder più bene da vicino: una sensazione fastidiosa che impedisce di fare cose semplicissime - tipo leggere le istruzioni di una qualsiasi cosa.

Sono irrequieta perché non riesco più a veder bene da vicino, soprattutto dentro di me. Quando mi chiedo perché ho scelto di diventare una Professionista dell'Organizzazione - dopo esser stata per anni un'archeologa -, faccio fatica a mettere a fuoco la risposta. Fatico a vedere il nesso, anche se so che esiste.

Alcuni miei colleghi arrivano al Professional Organizing da attività simili e per loro è una naturale evoluzione di ciò che già facevano: architetti, archivisti, magazzinieri, commessi, organizzatori di eventi, formatori...
Io ero un'archeologa, scavavo nel terreno per portare alla luce la vera storia di un luogo: com'è stato cambiato dalla natura e dagli esseri umani, com'era in origine e com'è diventato, qual è la sua vera essenza, quali sono le sue risorse e potenzialità. Tutta un'altra cosa.

Forse.

Poi un giorno leggo l'articolo Salvata dal decluttering di Rita Bellati e le sue parole mi hanno fatto capire più che mai perché dall'archeologia sono passata al Professional Organizing.

Per scavare negli oggetti e negli impegni delle persone e riportare alla luce chi davvero sono.

Questa è la mia naturale evoluzione e ne scrivo proprio oggi, il terzo compleanno di Paroladordine, per ricordarmi di fidarmi del mio istinto. Anche se il nord è nascosto, la nostra bussola interiore ci guida sempre.
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giovedì 19 ottobre 2017

Faccende familiari: il fascino dei giorni di pioggia

Amo i giorni di pioggia, perché mi danno l'opportunità di trascorrere le giornate in modo diverso.

Innanzitutto, permettono di apprezzare maggiormente la propria casa e - soprattutto in inverno - di gustarne ancora di più il calore.
Con i bambini, ci si può mettere in soggiorno, costruire una tenda da indiani con una coperta e crogiolarsi davanti al fuoco acceso.
Oppure, mi posso sdraiare sul tappeto a leggere un libro, accanto ai bimbi che fanno un bagno caldo, di quelli pieni di schiuma e che durano un'infinità come piace a loro.

Ma i giorni di pioggia possono essere anche produttivi.
Approfittando del fatto che se la pioggia dura tanto i miei figli si annoiano - passati in rassegna i soliti giochi da fare dentro casa - ci lanciamo in attività sempre divertenti, ma anche utili:
  • si può cucinare insieme un dolce, oppure altre pietanze comode da congelare (ad esempio le lasagne);
  • ci si può dedicare a quei mestieri di casa che si fanno meno frequentemente e che - chissà come mai - i bambini trovano irresistibilmente affascinanti. Ad esempio pulire e riordinare la scarpiera: tirare fuori e poi risistemare tutte quelle scarpe per loro è quasi una festa!
  • il momento è ottimo anche per un bel repulisti. Ci si arma di un paio di scatoloni e li si riempie: uno con i giocattoli rotti da buttare, uno con quelli non più utilizzati da regalare.

Infine, non dimentichiamoci che nessuno ci vieta di uscire comunque! Finché non si tratta di tempesta, è sufficiente indossare l'abbigliamento adeguato per andare a fare una passeggiata.
Sotto la pioggia anche i posti visti e rivisti acquistano un nuovo fascino. Si scoprono nuovi punti di vista, nuovi suoni e nuovi profumi.


paoladordine bambini pioggia

E se lungo la strada ci sono anche le pozzanghere di fango il divertimento è garantito!

Ps: naturalmente, neanche la neve ci ferma...e al rientro è d'obbligo una tazza di cioccolata calda per tutti.


paroladordine bambini neve


martedì 17 ottobre 2017

Una scrivania tutta per me

Ti sembrerà strano, ma non ho una vera scrivania da lavoro tutta per me.
Quando abbiamo progettato gli spazi di casa, ho voluto fortissimamente uno studio al piano terra, in un angolo riparato e tranquillo, che fosse il mio regno.
Per anni lo studio è stata la stanza degli orrori: scatoloni, polvere di cemento e tristezza. Impossibile lavorare in un caos del genere! In quegli anni il divano in soggiorno s'è trasformato nella mia scrivania: comodissimo per il corpo (ma solo in apparenza), scomodissimo per lavorare...

Quando è arrivato il turno di sistemare lo studio, abbiamo utilizzato i mobili residui di casa: due librerie aperte, un grande tavolo da pranzo con le sue sedie e una mensola. Col tempo abbiamo trasformato una libreria in un angolo ufficio con computer fisso, stampante, telefono e una serie di cassetti comodi per la cancelleria. Poi abbiamo aggiunto anche un mobiletto per contenere altri documenti archiviati.

Il grande tavolo doveva essere la mia scrivania: una superficie ampia su cui disporre il computer portatile, libri e documenti di lavoro e un contenitore con penne, evidenziatori e foglietti da ritirare nel mobile a fine giornata. Quando si è rotto il computer portatile, ho iniziato a usare il computer fisso del marito: la superficie su cui poggia, però, è talmente esigua da non riuscire a contenere nemmeno la parola scrivania!
Ora, al posto del portatile uso una tavoletta elettronica: riesco a svolgere la maggior parte del lavoro e riduco al minimo l'utilizzo del computer fisso. Ma continuo a fare la spola dal divano allo studio...

Così non posso andare avanti: voglio che il soggiorno sia dedicato solo allo svago e che lo studio diventi - finalmente - il mio (unico) posto di lavoro.
Per me, infatti, è fondamentale che ogni spazio abbia la sua funzione, senza contaminazioni. Ed è altrettanto importante che l'ambiente di lavoro sia accogliente e riposante.

Lo studio, però, rimane la stanza di casa che meno amo. Per un certo numero di ragioni:
  • non c'è una scrivania degna di questo nome
  • non c'è bellezza
  • non c'è luce
Il sole, infatti, entra prorompente nelle primissime ore del mattino, poi gira dietro la casa dei vicini e non si mostra più fino al giorno dopo. È una stanza buia anche in estate e io ne soffro: a chi piacerebbe passare le ore di lavoro in una grotta?!

Ci ho pensato a lungo e, alla fine, ho risolto un problema dopo l'altro.

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  1. La scrivania
    È vero, non c'è e nello studio non c'è posto per lei. Però c'è sempre il grande tavolo: se lavoro sul lato davanti all'angolo ufficio posso sfruttare entrambe i piani, spostandomi dall'uno all'altro con la sedia girevole. Così è come avere due scrivanie: da una parte la tecnologia, dall'altra l'ampia superficie per scrivere e fare ricerche in comodità. Tra l'altro, la nostra centrale di comando è proprio lì vicino e tutto si fa più comodo.
  2. La luce
    Che cosa succede se tolgo il grosso lampadario nero appeso sopra il tavolo? L'ambiente diventa più luminoso! Al suo posto pende una semplice lampadina a incandescenza (amo la luce calda), resa più "protagonista" con un filo elettrico colorato: è una soluzione semplice, economica, simpatica, visivamente leggera e molto luminosa.
  3. La bellezza
    Per lavorare bene ho bisogno di stare in un ambiente caldo, armonioso e invitante. Mi piacciono i colori di base dello studio (bianco, legno e nero), mi piace la vivacità dei libri, ma manca qualcosa che renda l'ambiente confortevole. Ho puntato su tre aspetti: il colore (un po' di rosa qui e là), le piante e l'ordine.  È un lavoro ancora in corso: non ho le capacità di un arredatore, seguo solo il mio istinto e quel che mi fa sentire bene.
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È bastato davvero poco per voler bene al mio studio: ogni mattina mi accoglie col sorriso e una postazione di lavoro confortevole e su misura per me. Ora, anche lavorare è riposante.

Morale

Non sempre ci piacciono tutti gli spazi di casa o di lavoro. Alcuni ci sono proprio antipatici e non capiamo perché: troppo disordine, troppo buio, troppo freddo, troppo piccolo? Ci sentiamo quasi respinte. In realtà gli spazi sono lo specchio dell'uso che ne facciamo e, in questi casi, riflettono confusione, pigrizia, rinuncia.
Guardiamoli con occhi nuovi e cerchiamo di capire come vorremmo trascorrervi le ore: la trasformazione è già in atto, dentro e fuori di noi. 
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giovedì 12 ottobre 2017

Evento nazionale APOI 2017: presente!

Per me e i miei colleghi Professionisti dell'Organizzazione l'autunno è una stagione di gran fermento: siamo in piena organizzazione dell'evento nazionale APOI!


Il titolo è già un programma: Impara ad organizzarti... divertendoti!
Quest'anno saremo a Torino sabato 11 novembre per diffondere la cultura dell'organizzazione con laboratori interattivi e formativi, divisi in cinque macro-aree:  
  1. alleggerisci e semplifica per dare il giusto valore alle cose
  2. stile di vita per vivere bene il tempo
  3. lavoro e ufficio per lavorare col sorriso
  4. casa organizzata per avere tutto sotto controllo
  5. bambini e famiglia per imparare fin da piccoli le abilità organizzative
Ci sarà anche l'angolo Parla con un P.O. dove potrai chiedere una consulenza personalizzata e gratuita e trovare la soluzione giusta a un problema organizzativo.
A sostenere l'evento nazionale APOI ci saranno, come sempre: Brother, Domopack Living, Organizzare Italia, Studio T e Studio Garattoni&Vaccariello.

Se parteciperai, sarò ben felice di conoscerti!

martedì 10 ottobre 2017

Quel momento della giornata in cui tutto si ferma

Qual è il momento della giornata in cui fai più fatica a lavorare?
Per me è il pomeriggio. Dopo pranzo mi vien sonno e il lavoro da fare "mi fa fatica", ma tanta fatica. Ancor di più ora, con la triade divano-coperta-tè caldo che invitano con fare suadente al riposo assoluto!

Quando sono immersa in un super progetto, una riunione scoppiettante o un intervento dal vivo, il sonno passa in secondo piano e la mia attenzione è tutta protesa a quel che sto facendo.
Se, però, ho un appuntamento di lavoro solo con me stessa, ho qualche difficoltà a rispettare gli orari e tergiverso... Che inizi tardi o in punto, il sonno rallenta il mio cervello e la resa è appena sufficiente. Se poi aggiungi che son pigra di natura...

Allora ho deciso di assecondare il difetto per "fregarlo" e trarne vantaggio. Quando lavoro da casa, invece di stare al computer, ho due alternative:
  1. mi dedico allo studio: comodamente adagiata sul divano e con una musica di sottofondo, rimango concentrata a lungo e senza fatica
  2. se ho delle commissioni da sbrigare in giro, esco di casa e vado in biblioteca: posso scegliere tra tre biblioteche vicine, ciascuna fa orari diversi e tutte insieme coprono ogni pomeriggio; circondata da tutti quei libri, la mia attenzione è alle stelle!

In entrambi i casi unisco l'utile (= lavoro e commissioni) al dilettevole (= comodità del divano e passeggiata dal parcheggio alla biblioteca e viceversa), traggo vantaggio dal difetto, non perdo tempo e continuo a lavorare.

Morale 

Asseconda i tuoi difetti, invece di combatterli: sarà tutto più facile.
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giovedì 5 ottobre 2017

Musica per il riposo

Non è stato facile trovare la canzone giusta per il tema di questo mese. Ninnananne? Inni alla quiete domenicale? Proteste contro il troppo lavoro? Non ci siamo... Desidero qualcosa che sappia sprimere meglio l'alternarsi di euforia e calma tipico delle giornate ottobrine.

Alla fine l'ho trovata: It's, oh, so quiet di Björk. Le note, la voce, le parole e l'interpretazione esprimono molto bene il piacere di saper godere, in egual misura, dei giorni opachi e dei giorni scintillanti!


Se premi il pulsante Spotify, qui a destra, puoi ascoltare tutte le liste musicali degli scorsi anni e la "colonna sonora" del 2017.
Buon ascolto!

martedì 3 ottobre 2017

Meteoropatia o...

Potrei dire di essere meteoropatica, cioè che soffro per ogni cambiamento climatico stagionale, e che temo ottobre perché è un mese in bilico tra giornate ancora serene e calde, e giornate ormai piovose e fredde. Poi, a ottobre torna l'odiosa ora solare (alla fine del mese, ma ci si deve pur preparare, no?) con i suoi pomeriggi corti e bui.

Direi una bugia: non soffro per il buio, né per le piogge, né per il freddo. Non ne vado matta (guidare nella nebbia o camminare sotto la pioggia incessante non mi riempiono di gioia), ma quest'anno ho deciso di viverli come un'opportunità in più di riposo.
Ottobre è appena iniziato e già mi mette addosso una gran voglia di rallentare, fantasticare, avvolgermi in una coperta, riscaldare la tana e prepararmi al letargo.

Quest'anno giuro che non mi lamenterò per le condizioni climatiche: con qualche piccolo aggiustamento le mie giornate procederanno come prima (allenamento, lavoro, casa, famiglia) e, quando farà freddo/pioverà/sarà buio, godrò con più intensità dei momenti di riposo: saranno un'ottima occasione per ricaricare l'energia più in fretta e più a lungo.

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domenica 1 ottobre 2017

Ottobre e il riposo

Ottobre è l'inizio dell'autunno, quello vero, che alterna giornate di sole e colori vivi alle prime (fredde) promesse d'inverno.
Ottobre è: piogge grigie e incessanti, freddo, cambio dell'ora, meno ore di luce, più buio...
Ma è anche: il profumo intenso di uva fragola e osmanto odoroso, le castagne, le zucche, il fuoco che scoppietta nel camino, le coperte all'uncinetto!

Come ogni mese, anche ottobre, ha i suoi pro e contro. Per me è il momento del riposo e delle abitudini che cambiamo per seguire la nuova fase dell'anno e prepararmi all'inverno.

Ti lascio lo sfondo del desktop di ottobre, di un viola profumatissimo.


(clicca su uno dei seguenti formati
Per scaricare lo sfondo corrispondente)
 
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giovedì 28 settembre 2017

I Ghirigori di Monila . Il rientro

Se rientri nella categoria degli ottimisti in una settimana dal rientro farai tutto il necessario per avere una casa pulita, il frigorifero pieno, i vestiti puliti e stirati nell'armadio, i souvenir al loro posto e altro ancora...
A volte ci vorrebbe una vacanza per riprendersi dalla vacanza... o meglio, dal rientro!


Monila  Valsecchi per Paroladordine.org

mercoledì 27 settembre 2017

Si studia! La regola dei 15 minuti...

Lo faccio dopo. Lavare i piatti, stendere il bucato, chiamare il dentista, fare benzina, telefonare per un'informazione, sistemare i documenti, piegare e mettere via i vestiti, eccetera, eccetera, eccetera. Lo faccio dopo - come se dopo fosse un tempo infinito e propizio: così rimandiamo di ora in ora, anzi di giorno in giorno. A volte ci sono cose che ci aspettano da mesi. Ohibò.

Non ho perso tempo ad acquistare e leggere La regola dei 15 minuti... Come smettere di rimandare e prendere il controllo della tua vita in un quarto d'ora di Caroline Buchanan.

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Si tratta di un manuale su come affrontare la vita, per fronteggiare tutte quelle incombenze che tendiamo a rimandare, e che col tempo diventano troppo pesanti da portarsi dietro.

La regola dei quindici minuti è un metodo semplice e molto potente per smettere di procrastinare e iniziare a fare, e vale per tutto: incombenze rimandate, sogni nel cassetto, decisioni da prendere, imprevisti da risolvere.
Utilizza elementi di Terapia Cognitiva Comportamentale, che aiuta a modificare le sensazioni causate da un cambiamento, correggendo il modo di pensare e il modo di fare.
È strutturata in sei fasi:
  1. Sentirsi ispirati. L'autrice consiglia di avere sempre sott'occhio questa frase di Goethe: "Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala. L'audacia ha in sé genio, forza e magia. Incomincia adesso."
  2. Visualizzare. Immaginare il momento in cui si raggiunge l'obiettivo e assaporarlo, scrivere un progetto per visualizzarne l'obiettivo e memorizzarlo.
  3. Pianificare. Scegliere il momento preciso per iniziare (entro i prossimi tre giorni) e segnarlo in agenda.
  4. Prepararsi. Immaginare i cambiamenti positivi e scrivere qualsiasi idea passi per la mente.
  5. Applicare la regola dei quindici minuti. Impostare la sveglia e avviare il cronometro, concentrarsi sull'obiettivo e fare qualsiasi cosa per iniziare ad agire, fermarsi quando la sveglia suona.
  6. Ricompensarsi. Celebrare sempre le piccole e le grandi vittorie.

Perché la regola dei quindici minuti funziona? Funziona per due motivi principali:
  • perché quindici minuti sono abbastanza per agire e pochi per rischiare di perdersi via. Si comincia con tre sessioni da quindici minuti in tre giorni e, col tempo, si può modificare la regola in base alle necessità (30' o 45' oppure più sessioni da 15' in un giorno)
  • perché l'azione favorisce il benessere e più stiamo bene, più agiamo: è un circolo vizioso che aiuta a sconfiggere le cattive abitudini.

Il libro è ricco di informazioni interessanti (tratte dalle neuroscienze e da casi reali) e spunti su cui riflettere. Per esempio, l'ASSO nella manica, acronimo di l'Atteggiamento Sistema Sempre Ogni cosa: perché il modo in cui percepiamo qualcosa influisce sul modo in cui reagiamo.

Fra tutti mi è piaciuto in particolare il capitolo sulla buona volontà e l'entusiasmo. La buona volontà (capacità di voler far qualcosa; contrario di resistenza) e l'entusiamso (essere ispirati, slancio) sono gl'ingredienti per riuscire a fare e a raggiungere gli obiettivi: la combinazione di buona volontà ed entusiasmo è ciò che fa la differenza tra ottenere ciò che vogliamo e arrenderci ancora prima di iniziare, perché ci fornisce il propellente per raggiungere un obiettivo.
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giovedì 21 settembre 2017

La stanza verde di Cri: autunno

L'autunno, per me, è la stagione più romantica.
I colori si fanno tenui, la temperatura diventa frizzante ed è divertente camminare nei boschi sulle foglie scricchiolanti, se poi si trovano i funghi, ancora meglio!
Arriva il tempo di fare il cambio degli armadi e anche le piante si preparano ad affrontare la stagione fredda.
Vediamo come aiutarle.

Giardino
Preparati per la potatura delle siepi, i vecchi giardinieri dicono che il momento migliore è quando la luna è calante, così non si formeranno nuovi rametti troppo presto e la siepe rimarrà compatta e in ordine più a lungo.

Continua a prenderti cura delle tue rose, nutrile e ripuliscile dai fiori appassiti, potrai ancora godere della loro fioritura, a meno di gelate precoci, ma anche in questo caso non ti preoccupare, torneranno a fiorire in primavera.

Se devi seminare il prato o rinfoltire aree "spelacchiate", da metà settembre a metà ottobre è il momento giusto. Le temperature fresche e le piogge favoriranno la germinazione dei semi.

L'autunno è anche il momento giusto per procurarsi e mettere a dimora i bulbi primaverili.
Col marito, l'autunno scorso, abbiamo preso dei bellissimi bulbi a una fiera e abbiamo faticato a trovare il posto giusto per loro, per cui eravamo d'accordo di non comprarne più...
La settimana scorsa è arrivato a casa tutto contento con bulbi di muscari, tulipani e di aglio ornamentale che io adoro, adesso dovremo trovare loro il posto.
Se hai il nostro stesso problema, è ora di individuare le zone dove puoi piantare dei nuovi bulbi.
In teoria bisognerebbe dissotterrarli, farli asciugare e poi riporli in una cassetta con della sabbia in un luogo buio e asciutto, tipo la cantina. Noi non l'abbiamo mai fatto, un po' perché è impegnativo e un po' perché non è strettamente necessario, gli inverni non sono più così rigidi da causare gelate ai bulbi.

Questo autunno, per me e il marito, sarà anche l'occasione di riprogettare parte di un'aiuola, dove ultimamente regnava l'anarchia botanica. Quindi decideremo di interrare alcune piante che ora abbiamo in vaso e metteremo nell'elenco della spesa quelle che vorremmo comprare.

Ci aspetta anche un lavoro noioso, ripulire la veranda e prepararla per ospitare durante l'inverno gli agrumi e altre piante che devono essere riparate dal freddo.
lastanzaverdedicri: autunno in giardino

Orto 
Qui, invece, i lavori sono meno impellenti, dopo aver ripulito la serra, aver vangato e concimato col compost, abbiamo piantato la cicoria e preparato per la semina dell'aglio che avverrà, rigorosamente come ogni anno, ai primi di novembre.

Rimane da ultimare la raccolta delle pere e delle mele. Le mele saranno riposte dentro delle cassette in cantina, le pere, invece, si conservano poco, quindi le teniamo in casa per mangiarle.
Io vorrei trasformarle, ma il marito preferisce consumarle fresche.

Finita la raccolta della frutta, aspettiamo che cadano le foglie e poi le rastrelliamo e le usiamo come pacciamatura per i finocchi, così sono riparati dal freddo. Spesso usiamo anche la calce come ammendante del terreno e sopra spargiamo le foglie, così, quando in primavera freseremo, il terreno, sarà più nutrito e soffice.

Rimangono ancora da raccogliere gli ultimi peperoni e pomodori, da questi ricaviamo i semi per l'anno prossimo.
Il resto dell'autunno lo passeremo a controllare che i cavoli crescano bene e a mangiarli!

lastanzaverdedicri: autunno nell'orto

Casa e balcone
Sul balcone dovremo preparare i vasi dove mettere le viole e portare in casa le piante che patiscono il freddo, come il banano e le piante grasse che hanno passato l'estate fuori.

Stiamo anche cercando una soluzione per ospitare le Amarillis, che stanno già mettendo fuori le foglie e i bulbi di giacinto che comprerò.
Non resisto mai alla tentazione di farne scorta perché mi piace sentire il loro profumo primaverile mentre fuori fa freddo.
Prima li tengo nel frigo in un sacchetto di carta per circa un mese, dopo li metto nel vaso fatto apposta e li tengo al buio, quando spunta la prima foglia, li porto alla luce.

Oltre ai giacinti, comprerò anche narcisi e muscari pronti a fiorire, che poi trasferirò, chissà dove, in giardino.

lastanzaverdedicri: autunno in casa e sul balcone

martedì 19 settembre 2017

Scorte di serenità

In natura esistono animali che raccolgono cibo e lo mettono da parte per i momenti difficili, animali che vanno a caccia ogni giorno e mangiano finché ce n'è. Dipende dal contesto, dalle risorse ambientali e dalla natura dell'animale.
Non ho ancora capito a quale gruppo appartiene la nostra famiglia, ma, dopo aver detto addio al kakebo, abbiamo deciso di ritornare al metodo dell'accantonamento spiegato da un'amica genovese.

È un metodo semplice e efficace: ogni mese metti da parte una somma di denaro per pagare le spese fisse di tutto l'anno. Crei una riserva di denaro e la lasci temporaneamente lì, finché giunge il momento di usarla. Se ti piacciono nocciole e roditori del bosco, ti sentirai a tuo agio.

Procurati un quaderno, una penna, una calcolatrice, un calendario (meglio se per tutta la famiglia) e inizia:
  1. segna tutte le tipologie di spese, per esempio
    - debiti (mutuo, finanziamenti, prestiti)
    - tributi (imposte, tasse e contributi vari)
    - spese settimanali (alimentari, trasporti)
    - spese mensili (affitto, utenze, trasporti, abbonamenti, rette, medicine, prodotti per la pulizia)
    - spese annuali (visite mediche, assicurazioni, manutenzione casa e automezzi, guardaroba, regali, feste, vacanze)
  2. calcola la somma di ogni tipo di spesa, per capire quanto spendi in un anno
  3. calcola il quoziente mensile dividendo il totale per dodici mesi, per sapere quanto accantonare ogni mese per ciascun tipo di spesa
  4. segna sul calendario le scadenze delle spese mensili e annuali
  5. scegli il giorno dell'accantonamento (il primo del mese, il 15, il giorno di paga)
  6. quel giorno dedica il tempo necessario a segnare su un quaderno accantonamenti, entrate e uscite mensili
  7. subito dopo dividi e accantona il denaro in "buste" (reali o virtuali)
  8. controlla il calendario, preleva il denaro e paga per tempo quanto devi
  9. segna ogni pagamento sul quaderno
Dopo i calcoli iniziali, decidi in quali "buste" accantonare il denaro: reali o virtuali? Scegli come è più comodo e sicuro per il tuo stile di vita.
Una parte può stare sul conto corrente (comodo per le utenze domiciliate e i debiti), un'altra parte su un conto deposito (sicuro per le spese a lunga scadenza), una somma a portata di mano per le spese settimanali. Oppure si possono metter via fisicamente in buste da lettera, etichettate e ben nascoste: si risparmia su spese bancarie, a patto però di essere campioni di forza di volontà (temo non faccia per me).

Un paio di regole perché tutto fili liscio:
  • accantona il denaro avanzato (tutto o in parte, decidi tu) nella "busta" pro emergenze: più la scorta aumenterà, più sarai serena
  • dimenticati di possedere carta di credito e carta di debito (a meno che questa non sia usata solo ed esclusivamente per alcuni pagamenti mensili)
Accantonare è un modo agile e veloce (impegna poche decine di minuti al mese) per essere consapevoli del nostro tenore di vita e avere il controllo del nostro denaro; allena alla responsabilità e aiuta a vivere serenamente.

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venerdì 15 settembre 2017

Si organizza! La lista di controllo

L'altra volta ti ho mostrato la nuova lista di controllo per il mio rientro alla normalità: mi serve per abituarmi ad azioni quotidiane nuove e vecchie ma rimandate in altri momenti. Ogni volta che cambio abitudini ne faccio una e la uso finché ne ho bisogno.
Ma che cos'è, come si fa e a che cosa serve una lista di controllo?

Che cos'è 

La lista di controllo è un elenco dettagliato e completo di azioni da fare per compiere un'attività: ti dice come fare una cosa per bene. Man mano che si procede, si spuntano le voci fatte: in questo modo si è sicuri di portare a buon fine anche le attività più complicate.
Nel mio caso è l'elenco di tutte le azioni da fare nella mia giornata-tipo, da quando mi sveglio a quando mi addormento. Faccio liste di controllo ogni volta che inizio un nuovo lavoro: come procedere con uno scavo archeologico, come fare apertura e chiusura di cassa, come registrare fatture con un programma apposito, come scrivere una testo...

La lista di controllo è anche uno strumento di verifica: ti dice perché non sei riuscita a compiere un'attività e ti mostra quale azione non ha funzionato.
Nel mio caso, mi basteranno pochi giorni per capire se nella mia giornata-tipo riesco a fare tutto (allenarmi, lavorare, curare la casa, riposare): la sera sarò soddisfatta oppure dispiaciuta se avrò tralasciato qualcosa.

La lista di controllo può essere una linea guida, cioè un elenco di azioni che sarebbe meglio fare per acquisire un comportamento desiderato: non ti dice che cosa devi fare, ma cosa potresti fare. Quindi, le voci dell'elenco non sono obblighi, ma consigli basati su consapevolezze.
Nel mio caso, la lista di controllo suggerisce azioni preferibili per vivere una giornata-tipo completa: non mi obbliga, ma mi esorta. Alcuni giorni potrei saltare una voce oppure tutto l'elenco: dipende dagli imprevisti, dalle emergenze, dalle occasioni eccezionali (come una riunione di lavoro in una città lontana, per cui sono fuori casa tutto il giorno).

Come si fa 

Una lista di controllo sia efficiente è compilata con molta attenzione. Le cose da fare sono due:
  1. individua l'attività da compiere o da verificare o il comportamento da acquisire
  2. elenca in sequenza, dalla prima all'ultima, tutte le azioni necessarie per compiere l'attività o per adottare il comportamento: fai in modo che l'elenco sia dettagliato e completo (non ti spaventare!) e controlla di non aver saltato alcun passaggio

A che cosa serve


La lista di controllo ha molte funzioni:
  • imparare nuove attività complicate e fatte da molte azioni consecutive
  • capire perché gli obiettivi non sono stati raggiunti
  • acquisire nuove abitudini
  • riconoscere le priorità

Nella lista di controllo della mia giornata-tipo ho aggiunto gli orari in cui vorrei realizzare le azioni. In questo modo posso controllare che cosa riesco a fare in ventiquattro ore e quindi quali sono le mie reali priorità.
L'obiettivo di fondo delle mie giornate è essere serena e libera da affanni: riuscirò a raggiungerlo o dovrò rinunciare a qualche azione? In questo caso, che cosa voglio davvero fare che mi dia serenità?
La lista di controllo, quindi, diventa anche un metodo efficace per evitare stress, affaticamento mentale e fisico, brutte emozioni e brutti pensieri.

P.S. Ho già una risposta alle mie domande: non riesco a far tutto, perciò rinuncio senza troppi lamenti alla cura della casa (prima dedicavo mezz'ora al mattino, ora mi alleno) e penso a nuove soluzioni. All'allenamento, al riposo e ai progetti entusiasmanti di lavoro non rinuncio: sono indispensabili per farmi sentire bene.

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martedì 12 settembre 2017

Liste di controllo illuminanti

Il mese scorso ho lavorato a un progetto molto impegnativo: al mattino e al pomeriggio, cinque giorni su sette, sempre e solo a quel progetto. Zero riunioni, zero appuntamenti, zero imprevisti lavorativi e alla fine ho smesso di usare l'agenda. D'altronde dovevo solo portare avanti quel progetto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, fino alla fine e bom.
Come dire, avevo pensieri solo per lui (e non tutti eran pensieri d'amore).

Da qualche giorno sono rientrata al lavoro, quello "normale", me lo dicono le numerose notifiche delle varie applicazioni. Per non perdere il ritmo, riprendo in mano l'agenda e ritorno alle vecchie e sane abitudini: metodo Heppell per le attività giornaliere, pianificazione mensile e settimanale, liste di controllo per non perdermi via...
Aspetta. Queste liste di controllo non funzionano più.

Nel giro di due mesi ho introdotto una novità, che mi ha fatto cambiare abitudini. Al mattino mi alleno per un'ora alla camminata attiva: mi sveglio presto, fo colazione, scendo alla pista pedonale sul lago, mi alleno, salgo a casa in collina, mi lavo, do da mangiare al canide, apro casa e inizio a lavorare.
Due ore e mezzo in cui prima dormivo, aprivo casa, facevo colazione, davo da mangiare al cane, pulivo/ordinavo casa e iniziavo a lavorare. Eppure ero più stanca di adesso.

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Ora che gli impegni di lavoro aumentano, mi conviene tenere sotto controllo i miei tempi in modo da mantenere sia gli orari di allenamento, sia gli orari di lavoro, sia gli orari "per tutto il resto" (riposo, spostamenti, preparativi, pasti, faccende domestiche e burocratiche).

Mentre compilo le nuove liste di controllo, all'improvviso si illumina la lampadina: non mi servono solo a ricordare che cosa devo fare, ma anche a controllare (appunto) che cosa riesco a fare in ventiquattro ore e quindi quali sono le mie reali priorità.
Tutta un'altra storia, non ti pare?


giovedì 7 settembre 2017

Musica per il rientro

Per il rientro voglio una canzone dolce e decisa, che mi faccia sognare e correre col sorriso. Perché per tornare alla normalità ho bisogno di sostegno e carezze.
Una canzone ha tutte queste caratteristiche, l'ascolto da quando son ragazzina ed è tra le mie preferite: Dreams dei Cranberries.
Che ne dici, può andare?

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Se premi il pulsante Spotify, qui a destra, puoi ascoltare tutte le liste musicali degli scorsi anni e la "colonna sonora" del 2017.
Buon ascolto!

martedì 5 settembre 2017

Un rientro energetico

Qualsiasi cosa tu faccia al rientro, lo farai con entusiasmo se la tua energia è alle stelle.

Prepararsi al rientro a scuola con i bambini sarà un'occasione per crescere insieme; il rientro al lavoro (da dipendente o da libera professionista) sarà un'opportunità per migliorarsi; rientrare a casa dopo una lunga vacanza (in giro per il mondo o in villeggiatura) sarà il momento propizio per volere più bene a noi e a quel che ci circonda.
Insomma: nuovi o vecchi progetti, un'efficace pianificazione e una buona organizzazione - con un alto tasso energetico tutto funziona!

Se, invece, l'energia è sgonfia? Se, per qualsiasi motivo, l'estate è stata un susseguirsi di emergenze, complicazioni e impegni stancanti? Se una sola settimana di vacanza non basta?
Ti sentirai come se fossi obbligata a correre coi pesi alle caviglie e ai polsi: oltre alla fatica della corsa (il rientro alla normalità), c'è un ulteriore sforzo (la carenza di energia).
Insomma: zero entusiasmo e stanchezza infinita.

Te ne parlo, perché mi trovo proprio in questa situazione. E ho capito che c'è una sola cosa da fare: ricaricare l'energia. Ogni giorno, con lentezza e costanza, seguendo il proprio ritmo e senza tergiversare.
Per farlo uso la regola delle tre C: Concentrazione, Concentrazione, Concentrazione!

  1. decido quali sono le mie reali priorità adesso, mi dedico a loro e lascio aspettare gli altri impegni  
  2. dedico un'ora alla mia attività carica-batterie e mi metto in pausa quando sono particolarmente scarica
  3. immagino come starò bene e quante cose entusiasmanti farò quando le emergenze non ci saranno più
La regola con me sta funzionando: prima ero in uno stato di rassegnazione e malumore, ora mi sento ogni giorno più in forma e il rientro mi preoccupa di meno.

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venerdì 1 settembre 2017

Settembre: il rientro

Settembre è un mese dolcissimo. Ci accompagna per mano dall'estate all'autunno, con voce suadente ci prepara agli ultimi impegni prima del riposo invernale.

L'altra notte i pastori sono passati per le vie del paese: riportavano a casa le greggi dopo due mesi di pascoli freschi.
Ecco cos'è per me settembre: il rientro (non un nuovo inizio, certo non Capodanno, né la forbice che tronca netta, né l'ago che ricuce veloce), il ritorno alla "normalità" e la continuazione. Magari più sicura, più determinata, già in azione, più leggera.

Ti lascio lo sfondo del desktop di settembre, di un promettente violetto.

(clicca su uno dei seguenti formati
Per scaricare lo sfondo corrispondente)



martedì 29 agosto 2017

Divertirsi (tanto) con poco

Mi sono sempre divertita con poco, fin da piccola. Un po' per necessità, un po' per attitudine: non mi è mai pesato. Da quando abbiamo acquistato e ristrutturato casa, le occasioni di divertimento sono drasticamente diminuite: tempo, denaro e energia sono stati completamente assorbiti dal nuovo spazio.

Ho imparato a stilare una lista del divertimento doppia: da una parte tutte le attività costose, dall'altra le versioni economiche. Così posso essere sicura di divertirmi anche nei momenti in cui è meglio risparmiare.

Viaggiare

Mi piace andarmene via, a visitare una città che ancora non conosco, oppure a rilassarmi in montagna o al mare. Quando non posso, mi diverto a scoprire le bellezze del territorio in cui vivo: più o meno vicine a casa, in moto quando il tempo lo concede (consuma pochissimo), con panini, cioccolato e acqua al seguito! Un'estate le nostre vacanze sono state così: in cerca di posti vicini, freschi, con prati per il picnic e il sonnellino pomeridiano, con qualche mostra o museo gratuiti da visitare. È vero, vivo in un luogo bellissimo (il Lago Maggiore), ma so che ogni località in Italia è ricca di dintorni interessanti e di curiosità da scoprire.

Mangiare

Ci sono due cose che adoro: mangiare fuori e prendere l'aperitivo al bar. Quando non posso, ho un'alternativa che mi diverte ancor di più: mangiare a casa con gli amici. Perché il piacere di assaggiare qualcosa di nuovo aumenta col piacere d'essere in compagnia, le risate, la simpatia e la spensieratezza. Si può stare a tavola senza limiti di tempo, spostarsi in soggiorno oppure uscire a far quattro passi: maggior libertà, maggior tranquillità.

Appassionarsi

Ho mille interessi e, nonostante nel tempo mi sia focalizzata su quelli più in linea con me, la tentazione di iscrivermi a un corso è sempre in agguato! Quando non posso, mi dedico alle mie passioni: l'uncinetto, la maglia, la scrittura e la lettura. Sono fortunata, perché chi mi conosce mi regala chili di lana, quaderni e buoni-regalo da spendere in libreria.
Negli ultimi due mesi ho iniziato una nuova attività, la camminata attiva: mi appassiona tantissimo. Costa solo il trasporto da casa alla pista pedonale, le scarpe adatte e parte dell'abbigliamento (santo Decathlon): in cambio mi regala ogni giorno un'ora tutta per me, il contatto con la natura, mente e corpo più sai. E mi diverto come non mai!

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martedì 22 agosto 2017

Spazio agli ospiti!

Ogni anno dopo Ferragosto organizziamo una festa in famiglia: dieci - dodici adulti con tanta voglia di mangiare buon cibo, divertirsi, chiacchierare, ridere e stare bene. L'organizziamo da noi perché in collina è più fresco, ma non solo: mio marito è il Mago della Griglia, il giardino è grande, la casa fresca e - se piove - c'è spazio anche dentro.

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La festa dura più o meno da mezzogiorno a mezzanotte: mi piace, quindi, preparare degli spazi dedicati ai diversi momenti della giornata. Per me l'organizzazione di una festa all'insegna del divertimento rilassato parte dai posti a sedere in ogni spazio di casa (40 mq + giardino):

  • l'area pranzo è fuori in giardino: con un telo che unisce la pergola della cucina esterna e il pergolato facciamo ombra ai due tavoli accostati e alle dodici sedie con braccioli
  • l'area caffè è fuori nel paio: una vela triangolare fa ombra a un divanetto, sei sedie pieghevoli e, nel mezzo, quattro sgabelli tondi che diventano il piano d'appoggio per tazzine e bicchieri; ci sono anche due sdraio per la "pennica" di chi non bene caffè
  • l'area chiacchiere confidenziali è in cucina: il tavolo e le sue sedie sono il posto ideale per confidarsi pensieri più intimi e aggiornarsi sulle ultime novità
  • l'area comodità è in soggiorno: i divani sono il rifugio per chi è più stanco; offrono posto a cinque persone, sei con il pouf
  • l'area cena è nello studio: il tavolo ospita otto persone (dodici con le prolunghe), basta aggiungere le sedie della cucina alle sue sei e siamo a posto!

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Quest'anno il sole è stato dolce a pranzo, bollente subito dopo, poi s'è messo a piovere, l'aria s'è rinfrescata, è uscito di nuovo il sole e, infine, s'è fatta sera portando il buio e le zanzare. Abbiamo assecondato ogni capriccio del tempo e sfruttato ogni spazio dentro e fuori casa: gli uomini hanno sfidato la pioggia sotto la vela del patio, le donne comode sui divani a godersi la corrente d'aria fresca!
Ed è stata, come ogni volta, una bella giornata vissuta assieme.

martedì 15 agosto 2017

Il tempo condiviso si moltiplica

Sono sicura che capita anche a te. Quando stiamo con gli affetti (le persone cui vogliamo bene), le ore, i minuti, i secondi si moltiplicano.

Stare assieme a chiacchierare, ridere, scherzare, confrontarci su argomenti delicati, scambiarci doni, visitare luoghi belli, mangiare una fetta di torta, guardare le vetrine... Insomma, stare assieme e condividere il nostro tempo lo fa aumentare. Come se moltiplicassimo i minuti per ogni persona che sta vivendo con noi questa giornata! Non è meraviglioso?

È così semplice (da piccole lo sapevamo per istinto), eppure ce ne siamo dimenticate.
Quindi nell'agenda segniamo le cene, le grigliate, le passeggiate e le gite con i nostri affetti: il divertimento in compagnia ci allunga la vita.

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martedì 8 agosto 2017

Il divertimento

Il divertimento è un bisogno e un diritto. Non solo dei bambini e dei giovani: di tutti, tu e io comprese!

È un bisogno, perché è un allontanamento* da qualcosa poco piacevole: quando ci divertiamo, infatti, distogliamo l'attenzione da ciò che ci preoccupa o occupa le nostre giornate con costanza (lavoro, casa, mille incombenze quotidiane).
È un diritto, perché mentre ci si diverte si prova gioia: la vita non può essere fatta di solo dovere, ma anche di piacere. Altrimenti come si può andare avanti?

Ecco, il divertimento è il modo più veloce per ricaricare la nostra energia: più ci divertiamo, più siamo forti!
Invece, quando - non si sa come - non riusciamo più a divertirci, il mondo ci sembra grigio, pesante, ci sentiamo senza forze e incapaci di reagire.

Il divertimento ci aiuta a staccare la mente dalle difficoltà, dalle urgenze, dagli affanni, dalle cose poco piacevoli, dalla troppa concentrazione, dai soliti e ripetitivi pensieri. Ci aiuta, anche, a far sì che la mente galleggi in un mare di piacevolezza.

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* Divertimento deriva dal verbo latino de-vertere e significa "prendere un'altra direzione".

giovedì 3 agosto 2017

Musica per il divertimento

Non ho dubbi: la musica di agosto per me è Surfin' USA dei Beach Boys!

Che cosa c'è di più divertente di questa canzone? È desiderio puro di lasciarsi andare, buttarsi, mollare ogni pesantezza e divertirsi, divertirsi, divertirsi!!!
Chi viene stasera al falò sulla spiaggia? ;)

paroladordine-musica-spotify

Se premi il pulsante Spotify, qui a destra, puoi ascoltare tutte le liste musicali degli scorsi anni e la "colonna sonora" del 2017.
Buon ascolto!

martedì 1 agosto 2017

Agosto, il divertimento

Eccoci già ad agosto! Per me è da sempre il mese del divertimento.
Se rimanevo a casa, uscivo in bicicletta con le amiche: di giorno in spiaggia al lago e la sera in centro a schivare i passanti. Se, invece, ero in vacanza, non avevo mai orari: per mangiare, per ridere, per vivere nuove esperienze, per ballare, per gustare cornetti al cioccolato appena sfornati, per veder l'alba spuntare. Se lavoravo, conoscevo nuovi compagni d'avventura, assaggiavo nuovi cibi, imparavo nuove tecniche, provavo nuove - esaltanti - sensazioni.

Forse perché agosto porta con sé un briciolo di malinconia (le giornate si accorciano, l'estate sta finendo, settembre con i suoi impegni incombe...), sento ancora più forte la voglia di divertirmi. Quindi: grigliate, feste in giardino, giri in moto, visite di e ad amici!

Ti lascio lo sfondo del desktop di agosto, di un rosa dolcissimo.


(clicca su uno dei seguenti formati
per scaricare lo sfondo corrispondente)


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giovedì 27 luglio 2017

I Ghirigori di Monila. Il raccolto

A ognuno il suo raccolto...chi raccoglie fiori, chi idee e progetti... chi panni da lavare.
(In alcuni casi, contrariamente al proverbio, non si raccoglie solo quello che si semina)

Monila

Monila Valsecchi per Paroladordine.org

martedì 25 luglio 2017

Raccogliamo consapevolezza

Abbiamo scoperto che il kakebo non fa per noi. Forse ci sfugge il segreto del suo funzionamento; o non riusciamo a trovare il momento giusto per compilarlo; oppure siamo già colpiti dalle spese e vorremmo evitare altre ferite.

Sta di fatto che in questi ultimi mesi l'abbiamo usato quando capitava e senza convincimento. Sappiamo già quali sono le nostre spese maggiori, da quale parte spirano gli imprevisti, e che talvolta sgarriamo - pur conoscendo le conseguenze.

Le categorie più gettonate sono sopravvivenza (spesa, trasporti, medicine, Baldo) e extra (emergenze varie); segue la categoria piacere (bar), spesso per lavoro e talvolta per piacere (per esempio, il gelato della domenica!); mentre è completamente vuota la categoria cultura (per fortuna esistono i compleanni).
Il kakebo ci è servito per confermare quel che già sapevamo. Ora abbiamo bisogno di un sistema che vada oltre.

Consapevoli delle nostre entrate, delle nostre uscite e dello stile di vita che desideriamo, in questi giorni abbiamo preso una decisione che ci renderà più sereni.

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giovedì 20 luglio 2017

Faccende familiari: raccogliere i frutti dell'anno scolastico appena terminato

L'estate per noi è sinonimo di corse sui prati, tuffi nel lago e castelli di sabbia in riva al mare.

Tuttavia, è anche il momento in cui fare un bilancio dell'anno scolastico appena terminato e archiviare tutto ciò che è legato all'annata conclusa, per poi ripartire carichi e determinati a settembre.

Nonostante io sia un'accanita sostenitrice di uno stile di vita leggero, credo che alcuni "tesori" siano assolutamente da conservare.

Si tratta quindi di trovare il giusto compromesso tra ciò che va tenuto e ciò che va invece va buttato.

Per mio figlio maggiore, che ha appena terminato il primo anno di scuola elementare ho deciso di conservare:
  • la pagella di fine anno;
  • i biglietti fatti a mano in occasione delle feste (Natale, Pasqua, festa della mamma e del papà);
  • i quaderni di italiano e matematica.
Avendo utilizzato più di un quaderno per materia, le maestre li hanno rilegati con un cartoncino colorato, in modo tale che rimangano uniti e in ordine.
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In casa ho già predisposto un'apposita scatola in cui ho messo la pagella e i quaderni, lasciando lo spazio per aggiungere quelli dei prossimi anni.
Non penso che conserverò tutti i quaderni di tutti gli anni scolastici (mi occuperebbero troppo spazio), ma quelli di prima elementare sono sicuramente i più rappresentativi e quindi da custodire gelosamente.

Invece non terrò
  • il diario, su cui sono annotati davvero pochi compiti e nient'altro;
  • i libri, che per noi non hanno valore affettivo e quindi posso regalare;
  • i lavoretti più grandi perché troppo ingombranti (a cui comunque ho provveduto a fare una fotografia per ricordo).
Naturalmente ho conservato anche zaino e astuccio che il mio bimbo riutilizzerà il prossimo anno (e che teniamo a portata di mano per fare i compiti estivi).

Anche per la più piccola di casa - che ha frequentato l'anno intermedio della scuola materna - ho fatto scelte simili.

Ho deciso quindi di tenere:
  • disegni e fotografie già raccolti in un comodo album da parte delle maestre;
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  • disegni sparsi e biglietti fatti a mano in occasione delle varie festività, che ho raccolto in una scatola di cartone - insieme ai biglietti fatti dal fratello più grande - posto in cima alla libreria del soggiorno:

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  • i grembiulini che andranno bene anche per il prossimo anno, che conservo appesi nel suo armadio, dato che:
  1. non occupano troppo posto
  2. l'armadio ha spazio sufficiente
  3. a settembre devono già essere pronti e a portata di mano (l'estate purtroppo passa in fretta).


paroladordine-armadio-grembiulini


Come per il più grande, ho eliminato invece
  • i lavoretti, che comunque essendo fatti per lo più di carta non si sarebbero conservati bene;
  • i grembiulini che già cominciavano a starle piccoli.
Ho deciso anche di non comperargliene altri, dato che 3 sono più che sufficienti per l'ultimo anno di scuola materna.

Un ultimo consiglio: se anche voi come me non avete spazio per conservare i lavoretti fatti a scuola, fate loro una fotografia il giorno stesso in cui i vostri bimbi li portano a casa. In questo modo, avrete il ricordo non solo di una piccola grande opera d'arte, ma anche del visetto orgoglioso del vostro bimbo che vi mostra il suo capolavoro.

Una volta che tutto è a posto, ci si può davvero godere l'estate fino in fondo.

Buone vacanze,

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